Industria, oggi: immagini dell’industria contemporanea al MAST di Bologna

Il MAST di Bologna presenta la mostra fotografica Industria, oggi: una riflessione sulla rappresentazione del paesaggio industriale attraverso le immagini dell’industria contemporanea di ventiquattro artisti e fotografi moderni.


La mostra, curata da Urs Stahel, responsabile della collezione di fotografia industriale del noto spazio bolognese, è composta da oltre settanta scatti di artisti che, perdutasi l’incisività della fotografia industriale in senso classico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si interessano oggi ai processi produttivi e al loro legame con la società, indagando sui rapporti di forza e sull’influenza dell’industria sull’uomo e la natura.

Tra i grandi maestri esposti: Olivo Barbieri, Edward Burtynsky, Peter Fraser, Jim Goldberg, Brian Griffin, Miyako Ishiuchi, Vera Lutter, Trevor Paglen,Sebastião Salgado, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali.

Olivo Barbieri, per esempio, nella sua fotografia lunga sette metri raffigurante l’interno di uno stabilimento Ferrari, mostra come i capannoni siano ormai ambienti chiari, luminosi, arredati con grandi, verdi “piante da appartamento”, ma totalmente deserti; Henrik Spohler e Vincent Fournier ci guidano attraverso un mondo di dati e prodotti, un mondo sempre più invisibile in cui ormai solo i cartelli aiutano a orientarsi. Carlo Valsecchi fotografa impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction”. Trevor Paglen sembrerebbe prediligere la pura fotografia del cielo, se le molte strisce bianche non indicassero la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia. Nell’opera dal titolo “Tokamak Asdex Upgrade Interior 2”, Thomas Struth si occupa della ricerca tecnologica del Max-Planck-Institut, mentre Vera Lutter, nelle sue scure immagini stenoscopiche, continua a incentrare il proprio lavoro sull’oppressione, l’imponenza degli impianti industriali, mentre Miyako Ishiuchi documenta la centenaria produzione della seta in Giappone.

Eventi collaterali della mostra: il film-work dal titolo “…Stromness…”  realizzato nel 2005 da Simon Faithfull che mostra la stazione baleniera raggiunta nel 1917 dal noto esploratore Sir Ernest Shackleton, attualmente abbandonata, situata nella costa settentrionale della Georgia del Sud, e il film essay  The Forgotten Space di Allan Sekula e Noël Burch, documentario sul sistema, spesso obsoleto e fonte di gravi danni per il nostro pianeta, del trasporto per mare tramite containers, vincitore nel 2010 del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia.

La mostra Industria, oggi  ha aperto al pubblico il 14 maggio e terminerà il 6 settembre
Ingresso gratuito

Per ulteriori informazioni cliccate qui Fondazione MAST




Armani Silos: il nuovo museo di Giorgio Armani nella ex area Nestlè a Milano

In concomitanza con l’inaugurazione di Expo 2015, nella ex area industriale della Nestlè in zona Tortona a Milano, ha aperto Armani Silos: il museo che Giorgio Armani ha regalato alla città in occasione dei suoi 40 anni di attività.

L’edificio, costruito nel 1950 per la conservazione dei cereali, a seguito dell’intervento di ristrutturazione, si sviluppa su quattro livelli per una superficie di circa 4.500 metri quadrati per accogliere una selezione ragionata delle creazioni dello stilista, suddivisa per temi che ne raccontano l’estetica e la storia.

Ho scelto di chiamarlo silos perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E così, come il cibo, anche il vestire serve per vivere”, ha spiegato Giorgio Armani.

La ricerca di semplicità, la predilezione per le forme geometriche regolari e il desiderio di uniformità hanno dato vita a un’architettura sobria e monumentale al tempo stesso, seguendo la regola dell’ordine e del rigore. Controcorrente rispetto alla tendenza dell’architettura contemporanea, per il progetto di via Bergognone Giorgio Armani ha volutamente ricercato la forma razionale. E le aree relative alle varie attività all’interno dell’edificio sono state progettate con la stessa logica: rispondere con razionalità alle esigenze funzionali, sempre nel rispetto della natura del luogo. L’intervento ha conservato la curiosa sagoma originaria dell’edificio – la forma ricorda quella di un alveare, metafora di laboriosità – rafforzando l’identificazione tra il nuovo spazio espositivo e il dinamismo creativo di Giorgio Armani e la sua filosofia estetica che ricerca l’essenzialità liberando da orpelli e, in generale, da elementi superflui. Unico elemento distintivo è la finestra a nastro che segna il perimetro dell’edificio, quasi come una corona, definendone la massa compatta.

All’interno l’edificio è organizzato secondo uno schema distributivo a basilica con un ‘foro’ aperto a tripla altezza sul quale si affacciano due livelli di navate laterali. I soffitti dipinti di nero, a contrasto con i pavimenti in cemento grigio, mostrano oltre alla struttura in ferro dei nuovi solai, tutti gli impianti elettrici, di riscaldamento e raffreddamento oltre a quelli di illuminazione. La scala centrale, che collega i quattro livelli e organizza il percorso, attraversa un vano verticale, lasciando percepire a chi sale la grande altezza e dimensione della struttura. La facciata a vetri del foyer, scabra ed essenziale, attira l’interesse e la curiosità dei passanti.

Lo spazio propone, oltre all’esposizione, un gift shop, una caffetteria aperta sulla parte interna e l’archivio digitale. Quest’ultimo raccoglie schizzi, disegni tecnici esemplificativi e materiale relativo alle collezioni prêt-à-porter e di alta moda Giorgio Armani Privé ed è dedicato ai ricercatori e agli appassionati che desiderano approfondire il lavoro e l’universo stilistico di Giorgio Armani. Situato all’ultimo piano, l’archivio è consultabile gratuitamente e si avvale di un sistema di catalogazione sviluppato appositamente per Armani/Silos. Workstation, tavoli touchscreen e un’area proiezioni sono gli strumenti messi a disposizione del pubblico per la consultazione e lo studio.

La mostra di apertura, che si articola su tutti e quattro i piani, è un excursus sui 40 anni di lavoro dello stilista e comprende 600 abiti e 200 accessori, dal 1980 a oggi, delle collezioni Giorgio Armani. La selezione è suddivisa secondo alcuni temi che hanno ispirato e che continuano a ispirare il lavoro creativo dello stilista. Al piano terra la sezione daywear, al primo la sezione esotismi seguita, al secondo piano, da cromatismi. Il terzo e ultimo piano è infine dedicato alla tematica luce.

Per informazioni cliccate qui Armani/Silos




Progetto Nova Cantieri Creativi 2015 – al via la II edizione nella Ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano di Magra

Parte la Seconda Edizione di Nova Cantieri Creativi: workshop, dialoghi, confronti per un nuovo hub culturale all’interno della ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano di Magra in provincia di La Spezia

A distanza di una anno dalla sua inaugurazione, il 15 e 16 maggio si rinnova l’evento Nova Cantieri Creativi, per raccontare gli obiettivi raggiunti, lo stato di fatto ed i progetti futuri.

Fortemente voluto da Juri Mazzanti, sindaco di Santo Stefano di Magra, l’ex sito industriale rinasce attraverso la cultura e la creatività. Ben 180.000 mq si trasformano grazie alla sinergia tra istituzioni, associazioni e cittadini, riaprendo i propri cancelli ad una comunità allargata che supera i confini locali.

Una storia importante quella della ex Ceramica Vaccariconsiderato la fucina dell’arte futurista e allo stesso tempo un presidio industriale, l’opificio dava lavoro a migliaia di persone esportando in tutto il mondo. All’inizio degli anni ’70, l’affermarsi del distretto lapideo emiliano, portò a un forte e progressivo ridimensionamento della fabbrica. Iniziò così il suo declino che si concluse nella primavera del 2006, quando la fabbrica venne chiusa.

Dal primo giorno dopo la chiusura della Vaccari, abbiamo scelto di non fare cadere la fabbrica nell’oblio, quell’oblio che accompagna, troppo spesso in Italia, i siti industriali dismessi.” – ha dichiarato Juri Mazzanti – “Abbiamo voluto tenere i riflettori accesi sul vecchio opificio, attraverso tante iniziative, malgrado la chiusura dello stabilimento fosse stata un duro colpo per la nostra comunità. E con lo stesso coraggio, oggi, nonostante la difficile congiuntura storica ed economica, vogliamo seguire esperienze internazionali che hanno raggiunto il recupero e la rivitalizzazione di simili spazi, proprio attraverso la cultura”.

Seguendo una politica urbana che promuove fortemente il riutilizzo del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato, il Comune ha individuato nel 2014 alcuni spazi della Vaccari da assegnare in comodato d’uso mediante bando pubblico a operatori privati per la realizzazione di attività rivolte alla comunità, capaci di attivare processi di sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio. L’accordo tra gli operatori e il Comune rientra nelle forme innovative di partnership tra pubblico e privato: gli operatori, infatti, usufruiscono gratuitamente degli spazi per la durata del comodato e in cambio si impegnano a sistemarli e a renderli agibili, garantendo inoltre dei servizi ad alta ricaduta sociale per la comunità locale. Gli “inquilini” di NOVA sono: la Galleria Cardelli & Fontana, La Stanza delle Necessità, lndustrie Musicali, SportXFun e Full Service.

Un fitto programma attende i partecipanti all’evento che avranno modo di confrontarsi con importanti interlocutori del panorama culturale nazionale e internazionale che interverranno sui temi dell’economia sociale e solidale, le start-up culturali e sociali, l’innovazione sociale e cognitiva, la riqualificazione di spazi ex industriali, anche in relazione alla presentazione di affini progetti realizzati in Italia e all’estero. Tra questi: l’architetto francese Odile Decq – che in Italia ha progettato la nuova ala d’espansione del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea, di Roma – l’antropologo Franco La Cecla, i critici e storici dell’arte Michele Dantini, Stefano Chiodi e Angela Vettese, l’architetto e artista del paesaggio John Lonsdale, il sociologo del territorio Guido Borelli, Neve Mazzoleni per Il Giornale delle Fondazioni, Bertram Niessen presidente dell’associazione cheFare, Damiano Aliprandi coordinatore dell’area ricerca della Fondazione Fitzcarraldo di Torino, Silvia Botti direttore di Abitare

Durante l’evento sarà inaugurato l’Archivio Vaccari, realizzato all’interno dello spazio della ex Calibratura, acquistato dal Comune, grazie a un finanziamento regionale, attraverso il quale sarà possibile ripercorrere la storia di quella eccezionale realtà che era la Ceramia Vaccari.
Insieme all’Archivio Vaccari sarà inaugurato anche l’Auditorium – una sala polifunzionale di 700 mq dotata delle maggiori innovazioni tecniche, che potrà accogliere attività di vario genere, da conferenze a mostre, fino a spettacoli pubblici.

Ma l’arte è anche musica. Protagonisti della serata di venerdì 15 maggio saranno Luis Bacalov, Rita Marcotulli e Alberto Pizzo, con il celebre progetto 3 Piano Generations. Mentre la serata di sabato 16 si animerà grazie alla musica degli ELECTROBREAKFAST dj_visual  (Paolo Ranieri//Diego Bosoni).

E non finisce qui: una serie di eventi artistici e creativi animeranno le due giornate della manifestazione: workshop fotografico, laboratori per bambini, trekking urbano.

Per saperne di più visitate il sito della manifestazione cliccando qui Nova Cantieri Creativi 2015

Anche quest’anno Archeologiaindustriale.net è media partner tematico di Nova Cantieri Creativi



Luigi Micheletti Award 2015: al via la XX edizione

“Creative Museums, Smart Citizens. Come la creatività diventa innovazione”: è questo il titolo della XX edizione del Luigi Micheletti Award, il più prestigioso premio europeo dedicato ai musei di scienza, industria e storia contemporanea.

Dal 7 al 9 maggio, in concomitanza con l’apertura di Expo 2015, la città di Brescia ospiterà la XX edizione del Premio Micheletti, che, per festeggiare questo importante anniversario, si terrà proprio nella città di Luigi Micheletti al quale è dedicato.

Il Luigi Micheletti Award nasce in fatti nel 1995 per volontà della Fondazione Luigi Micheletti e dell’European Museum Forum con il patrocinio del Consiglio d’Europa. Grazie a questo premio sono stati portati alla ribalta europea una serie di esperienze innovative che hanno influenzato fortemente la scena internazionale museale e del nostro continente, a cominciare dal museo DASA di Dortmund, il primo e finora unico museo europeo dedicato al tema della sicurezza sul lavoro, che ha istituito il DASA Award associato al Micheletti Award, sino al MUSE di Trento e la Città della Scienza di Napoli, arrivando – solo per citare gli esempi dei vincitori delle edizioni più recenti – a grandi e prestigiosi musei europei quali il Riverside Museum di Glasgow e il Textile And Industry Museum.

I tre giorni di evento, che si concluderanno con la proclamazione del vincitore, prevedono una fitta serie di incontri ed iniziative alle quali parteciperanno oltre 100 illustri rappresentanti del mondo della cultura tra direttori di musei, relatori nazionali e internazionali ed esperti del settore.

In linea con il tema di Expo 2015, la manifestazione si aprirà con l’incontro dal titolo I musei del cibo tra cultura e industria che si terrà giovedì 7 alle ore 10:00 presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. L’incontro, promosso da Fondazione Musil, European Museum Academy, Museimpresa e Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci ha l’obiettivo di valorizzare i patrimoni culturali, saperi ed esperienze del sistema agroalimentare. (cliccate qua per maggiori informazioni su questa iniziativa)

Dalla sera di giovedì 7 , alle ore 19:00 il palcoscenico dell’evento si sposta a Brescia con il Benvenuto alla XX Edizione del Luigi Micheletti Award che avrà luogo all’interno di Palazzo Martinengo-Colleoni (ex Tribunale).

Venerdì 8, ospiti del Museo di Santa Giulia, la giornata si apre con la sessione di presentazione dei musei candidati a questa edizione del premio; segue la sessione dedicata ai venti anni del Luigi Micheletti Award; alle 16:00 avverrà la premiazione del concorso europeo Heritage in Motion, promosso da EMA ed Europa Nostra con Europeana per concludersi in bellezza con l’inaugurazione della mostra “Roma e le genti del Po” che attraverso 500 eccezionali reperti esposti, racconta della grande vicenda che ha portato, tra il III e il I secolo a.C., all’unione tra la Roma repubblicana e le genti del Po e di “BRIXIA. Parco Archeologico di Brescia Romana”, il più esteso parco archeologico a nord di Roma.

La giornata conclusiva di sabato 9 si articolerà su due sedi. La mattina, i partecipanti saranno accolti all’interno Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo, in Valle Camonica, dove potranno partecipare ad una serie di seminari in sessioni parallele tra i quali Museums and Digital Creativity e History at Museum. Sharing our experiences and European networking; segue la cerimonia di inaugurazione dei nuovi spazi restaurati al MUSIL di Cedegolo e la visita alla mostra dello scultore Perry Bianchini Bio-local lunch. Alle 19:00 ci si sposta tutti al Salone Vanvitelliano Palazzo della Loggia, Brescia per l’attesa cerimonia di premiazione del XX Luigi Micheletti Award, ospite d’onore Diana Bracco Presidente EXPO e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco. 18 I musei in lizza per il premio, tra questi, a rappresentare l’Italia il MAGMA Museum of Arts di Follonica e il Parco di Portofino “La Batterie”.

Il Luigi Micheletti Award 2015 è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Brescia, la Fondazione Brescia Musei e l’Associazione Industriale Bresciana, e con il patrocino della Regione Lombardia, della Provincia di Brescia, dell’Università degli Studi di Brescia, di Icom (International Council of Museums).

Le date del premio sono nel calendario dell’European Industrial and Technical Heritage Year 2015.

Gli sponsor che hanno reso possibile la manifestazione sono: A2A, Consorzio Grana Padano, Fondazione Comunità Bresciana, Ori Martin, Feralpi, Aso Group, Eredi Gnutti, Centrale del Latte di Brescia, Rubinetterie Bresciane, Gefran, Dac.

Per informazioni dettagliate sull’evento cliccate qua Luigi Micheletti Award




Expo 2015 | I musei del cibo tra cultura e industria: anteprima milanese del Luigi Micheletti Award

“I musei del cibo tra cultura e industria” è il titolo del convegno internazionale che si terrà il 7 maggio 2015 dalle 10:00 alle 13:00 presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

L’evento, promosso da Fondazione Musil, European Museum Academy, Museimpresa e Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, rappresenta l’anteprima milanese delle 3 giornate di eventi europei in programma a Brescia per la XX edizione del Luigi Micheletti Award – l’unico premio europeo per musei dell’industria, della scienza e di storia contemporanea – e si pone l’obiettivo di valorizzare i patrimoni culturali, saperi ed esperienze del sistema agroalimentare.

I musei del cibo tra cultura e industria: i temi del convegno internazionale

Tra le tipologie di museo incentrate sui più diversi temi di interesse apparse negli ultimi decenni ritroviamo i musei del cibo e dei prodotti del mondo agrario, il mondo del cosiddetto “agrifood”. A questa categoria sono da ascriversi non solo i classici musei della civiltà contadina, considerati erroneamente per lo più una elegante rimessa di attrezzatura agricola, ma anche quei musei di nuova generazione, che utilizzano quel modo di comunicare così caratteristico del museo contemporaneo, fatto di immagini, parole, oggetti, ambienti multimediali. Come sempre nel museo la innovazione dei modi di comunicare si accompagna a un rinnovamento dei contenuti, dei punti di vista, delle argomentazioni e anche delle informazioni che sono sempre accessibili ma che richiedono anche una crescente capacità di orientamento nella babele della rete e delle altre fonti di conoscenza.

I musei del cibo tra cultura e industria: il programma del convegno internazionale

I lavori comprenderanno una presentazione dei musei iscritti all’edizione 2015 del Luigi Micheletti Award (20 musei da ogni parte d’Europa), un incontro con gli ex vincitori del Premio e la cerimonia di premiazione di Heritage in Motion, contest per l’innovazione digitale applicata al patrimonio.

I lavori saranno introdotti da una presentazione della direttrice dell’Alimentarium di Vevey (Svizzera) realizzato dalla Fondazione Nestlè, successivamente si confronteranno musei di recente apertura come il Museo MUMAC, la Galleria Campari e il Gelato Museum Carpigiani, con archivi di più lunga tradizione come quello della Barilla o la Collezione Branca. Tra i musei invitati, segnaliamo il Museo dell’Era dell’Aringa, creato anni or sono da un gruppo di volontari islandesi e già vincitore del Premio Micheletti nel 2004.

L’incontro, unico nel suo genere e primo in Italia per varietà dei settori rappresentati e novità delle esperienze di comunicazione documentate, sarà inoltre arricchito dalla partecipazione del Museo della produzione industriale dell’Olio di Oliva, situato nell’Isola di Lesbo. Il museo è stato recentemente selezionato dalla CNN tra le 11 eccellenze mondiali nell’ambito dei musei del cibo. Proprio questo museo accoglierà la Cerimonia del Luigi Micheletti Award dell’edizione 2016.

Nel corso della mattinata verrà consegnato uno speciale riconoscimento per l’eccellenza produttiva al Consorzio Grana Padano, una delle massime espressioni dell’alta qualità del Made in Italy che nasce dalla passione per il territorio e dal desiderio di salvaguardare l’esperienza e la competenza unica e irripetibile che si tramanda da generazioni.

#FoodPeople: la mostra sui cambiamenti del nostro modo di mangiare

A seguire la visita alla nuova esposizione #FoodPeople” del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. #FoodPeople è una grande esposizione dedicata ai cambiamenti che hanno segnato il nostro modo di mangiare e alle prospettive future del sistema alimentare e costituisce una delle iniziative del programma di “Expo in città”, il palinsesto promosso dal Comune di Milano con Camera di Commercio (cliccate qui per maggior informazioni sulla mostra).

Cliccate qui per il programma completo dell’evento I musei del cibo tra cultura e industria




Fondazione Prada: apre la nuova sede a Milano nella ex distilleria Società Italiana Spiriti

Giorno 9 maggio, la Fondazione Prada inaugura la sua nuova sede milanese portando l’arte all’interno di uno storico edificio di archeologia industriale risalente agli anni dieci del Novecento: la ex distilleria Società Italiana Spiriti.

La coppia Prada-Bertelli conferma così ancora una volta il proprio interesse verso edifici un tempo destinati alla produzione industriale. Ricordiamo infatti che la sede Prada di via Bergamo altro non era che l’ex stabilimento Lesa, azienda che operava nel settore dei componenti e delle apparecchiature tecniche per dischi e nastro magnetico e nella produzione di elettrodomestici.

Oggi la ex distilleria, sita in Largo Isarco 2, nella zona sud di Milano, si presenta totalmente rinnovata grazie all’intervento dello studio internazionale di architetti di Rotterdam OMA fondato da Rem Koolhaas: un vasto complesso industriale che si estende su una superficie edificata pari a 18.900 metri quadri, dei quali 12.300 aperti al pubblico, che comprende sette edifici preesistenti – magazzini, laboratori e silos – e tre nuove strutture – uno spazio espositivo per mostre temporanee, un ambiente multifunzionale dotato di una sala cinematografica e una torre. La nuova sede della Fondazione Prada, come l’ha definito lo stesso Koolhass, è “una collezione di spazi architettonici originale quanto la sua proposta artistica”.

Continua Koolhaas: “Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Queste due dimensioni coesistono, pur rimanendo distinte, e si confrontano reciprocamente in un processo di continua interazione, quasi fossero frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita, in cui un elemento prevale sugli altri”.

Con a capo Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, e con Germano Celant come Soprintendente Artistico e Scientifico, la Fondazione Prada presenta un progetto culturale basato sulla convinzione che la cultura è profondamente utile e necessaria, non solo per arricchire la nostra vita quotidiana, ma anche per aiutarci a capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo.

Creata nel 1993 come luogo di analisi del presente attraverso l’ideazione di mostre d’arte contemporanea, e di progetti di architettura,cinema e filosofia, la Fondazione Prada in oltre 20 anni si è caratterizzata per una fervida attività dislocata tra le sedi di Milano e Venezia, valicando anche i confini nazionali: mostre personali, collettive, progetti speciali, convegni, conferenze, progetti cinematografici, una fucina di cultura inesauribile.

Mostre, installazioni ed altro ancora presenti alla Fondazione Prada in occasione della sua apertura

La nuova Fondazione Prada apre le sue porte al pubblico con una mostra che unisce idealmente le due sedi di Milano e Venezia. “Serial Classic” a Milano e “Portable Classic” a Venezia, entrambe curate nell’allestimento da Rem Koolhass, analizzano rispettivamente i temi della serialità e della copia nell’arte classica e della riproduzione in piccola scala della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo. In particolare“Serial Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, è dedicata alla scultura classica ed esplora il rapporto ambivalente tra originalità ed imitazione nella cultura romana ed il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggio all’arte greca.

Oltre alla mostra “Serial Classic” il visitatore potrà esplorare altri tre progetti espositivi realizzati utilizzando la Collezione Prada come strumento di indagine e di ricerca

An Introduction” si presenta un intenso accenno espositivo a un percorso tra istituzionale e personale sul modo di ricercare e collezionare, nato da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant. È un intreccio tra studio e passione per l’arte che ha assunto caratteristiche pubbliche e private che hanno portato all’apertura di una Fondazione.

La mostra “In Part”, curata da Nicholas Cullinan, è concepita attorno a un nucleo tematico di opere selezionate dalla collezione ed esplora l’idea del frammento corporeo nelle sculture di Maurizio Cattelan, Lucio Fontana e Pino Pascali, nella rappresentazione delle rovine nel lavoro di John Baldessari, David Hockney e Francesco Vezzoli, nell’uso del primo piano fotografico nella costruzione della figura nei dipinti di William Copley, Michelangelo Pistoletto, John Wesley e Domenico Gnoli, nei ritratti deformati di Llyn Foulkes, nelle silhouette incomplete di Yves Klein e infine nella sovrapposizione di figure nell’opera di Francis Picabia. Ciò che accomuna questi lavori è l’idea della sineddoche, ovvero dell’utilizzo di una parte che si riferisce ad un intero assente.

E ancora il progetto “Il Trittico”. Lo spazio ospiterà tre lavori dalla Collezione Prada selezionati per essere esposti a rotazione. Concentrandosi su tre lavori alla volta, “Trittico” rivela similitudini inaspettate tra artisti e pratiche apparentemente diversi. La prima selezione di “Trittico” comprende Case II (1968) di Eva Hesse, Lost Love (2000) di Damien Hirst e 1 metro cubo di terra (1967) di Pino Pascali, tre opere che sviluppano geometrie minimaliste, associando oggetti ed elementi naturali a una forma cubica. Ordine, disordine, complessità dei sentimenti umani si contrappongono ai materiali naturali. Inseriti nei contorni ben delimitati di un cubo, i contenuti divengono un sistema di significato. Un sistema aperto pur essendo apparentemente chiuso.

Il Cinema ospita un progetto dal titolo “Roman Polanski: My Inspirations”. Nel documentario concepito dal Roman Polanski per la Fondazione Prada e diretto da Laurent Bouzereau, si ripercorrono le fonti di ispirazione della sua opera cinematografica, analizzando 6 film che l’hanno influenzato, come Quarto potere di Orson Welles o Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Questi, insieme a 15 pellicole di Polanski costituiscono una rassegna cinematografica in programma ogni venerdì e sabato dal 22 maggio al 25 luglio 2015. Nel foyer del cinema trova la sua collocazione un’opera storica di Lucio Fontana Battaglia, un fregio in ceramica policroma con vernici fluorescenti, realizzato dall’artista nel 1948 per il Cinema Arlecchino di Milano.

Uno spazio sotterraneo del Cinema accoglie l’istallazione permanente firmata Thomas Demand, Processo grottesco, attraverso la quale il pubblico è in grado di esplorare le diverse fasi che hanno portato l’artista alla creazione della fotografia dal titolo Grotto.

Gli spazi raccolti della Haunted House, un edificio a quattro piani nel centro del complesso accolgono un’istallazione permanente dell’artista Robert Gober e due lavori di Louise Bourgeois.

Già dall’apertura prendono il via anche le attività educative dell’Accademia dei Bambini, un progetto a cura della neuropediatra Giannetta Ottilia Latis. L’allestimento architettonico dello spazio è stato affidato a un gruppo di giovani studenti:diciotto ragazzi di vent’anni dell’Ecole nationale supérieure d’architecture de Versailles guidati dai loro insegnanti Cédric Libert ed Elias Guenon. Il risultato è uno spazio capace di assumere fisionomie diverse a seconda dei programmi che vi verranno svolti.

Adiacente all’Accademia dei Bambini, nello spazio che accoglierà la Biblioteca della Fondazione, in occasione dell’apertura è presentato l’intervento temporaneo Die Geburt des Buches aus dem Geiste der Natur (La nascita del libro dallo spirito della natura) di Andreas Slominsky, i rimandi alla futura destinazione di questo spazio sono chiari.

Infine il Bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson, ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Gli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Clicca qui per informazioni sulla nuova sede e sulle esposizioni della Fondazione Prada




Al MUDEC – ex Ansaldo – il Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali

Il MUDEC, il Museo delle Culture da poco inaugurato nella ex area industriale Ansaldo di Milano, ospiterà l’8° Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali organizzato dalla 24 Ore Business School.

E come c’era stato anticipato alla sua apertura, il MUDEC diventa sede di master per la formazione in ambito culturale. Parte infatti il 27 maggio il master che ha l’obiettivo di formare professionisti del Sistema Arte, con tre grandi focus:

– il mercato dell’arte e tutti i profili professionali in esso coinvolti
– il sistema dei beni culturali e delle risorse museali e artistiche
– il mondo delle imprese private, delle banche e delle fondazioni aziendali e bancarie, sempre più coinvolte attivamente nella valorizzazione e nella promozione dell’arte e della cultura

Durata del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali

Il Master ha una durata di 10 mesi, 6 dei quali saranno svolti in aula in maniera intensiva , dal lunedì alla mezza giornata di venerdì, e 4 in stage presso aziende o enti riconosciuti nell’ambito dell’arte. Tra le aziende che hanno offerto la possibilità di svolgere lo stage all’interno del proprio staff: Accademia di Santa Cecilia, Fondazione Trussardi, Galleria Gagosian, HangarBicocca, Musei Vaticani, Zetema, Skira.

Comitato scientifico e corpo docenti del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali

A garanzia dell’alto livello qualitativo del master è presente un comitato scientifico con nomi ben noti a chi conosce almeno un po’ questo settore, tra questi: Natalina Costa – Amministratore Delegato 24 ORE Cultura, Patrizia Asproni – Presidente Fondazione Torino Musei e Presidente Confcultura, Gabriella Belli – Direttore Fondazione Musei Civici di Venezia, Alberto Garlandini – Presidente Icom Italia, International Council of Museum, Comitato Nazionale Italiano, Alessandro Laterza – Presidente della Commissione Cultura Confindustria.

Le lezioni sono tenute da professionisti affermati in questo settore: chi se non una persona che opera quotidianamente all’interno del mondo dell’arte è in grado di trasmettere le giuste competenze, frutto non solo di preparazione teorica, ma anche di vera e propria esperienza sul campo?

Tra coloro che hanno accettato di condividere le proprie conoscenze con la prossima generazione di operatori dell’arte, troviamo: Alessandro Bollo Responsabile Ricerca e Consulenza Fondazione Fitzcarraldo, Giovanni Crupi Direttore sviluppo Museo della Scienza e della Tecnologia Milano, Luigi Di Corato Direttore Fondazione Brescia Musei, Guido Guerzoni Docente Management dei Beni culturali Università Bocconi, Gianfranco Maraniello Direttore Istituzione Bologna Musei, Stefano Monti Partner Monti & Taft, Antonia Pasqua Recchia Segretario Generale MiBACT, Alessandro Rubini Project Leader del Progetto Distretti Culturali Ideatore e Responsabile iC_innovazioneCulturale Fondazione Cariplo, Michele Trimarchi Professore di Economia della cultura Università di Bologna; tra le testimonianze invece: Anna Boccaccio Responsabile Relazioni Istituzionali BNL – BNP Paribas, Alexandra Andresen Responsabile Organizzazione Mostre Scuderie del Quirinale PalaExpo, Fabio Abate Marketing and Sales Director Skira Editore, Anna Adriani Global PR Director & Chief Sustainability Officer Illycaffé, Pietro Allegretti Managing Director Alef Cultural Project Management, Giorgio Lauretta Amministratore Delegato Ticketone Sistemi Culturali, Magda Marsili Segretario Generale Museimpresa, Claudio Monteverde Corporate Communications & Public Affairs Manager Google e potremmo scrivere ancora ed ancora, perché sono davvero tanti i nomi che si avvicenderanno in aula.

Le materie del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali

Il corso si struttura in 10 moduli, all’interno dei quali si approfondiranno argomenti che vanno dai più classici a quelli più all’avanguardia come: Il mercato dell’arte e gli investimenti in beni artistici, Il marketing e la comunicazione delle istituzioni e dei progetti artistici e culturali, Tecnologia e multimedialità per valorizzare l’arte e i beni culturali, L’avviamento di una start up innovativa in ambito culturale.

Ad integrazione del corso sono previsti laboratori come quello di fotografia, study tour presso fiere d’arte internazionali,  un corso intensivo di 40 ore di Business English, la realizzazione di due project work ed un divertente business game per fare team working coi nuovi compagni di corso e altro ancora.

L’edizione di Roma e le agevolazioni economiche

All’edizione di Milano segue quella di Roma,che partirà giorno 25 novembre 2015. Per chi fosse interessato, facendo domanda entro il 23 ottobre 2015 c’è la possibilità di accedere alle borse di studio, per gli altri forme di rateazione, valide anche per l’edizione di Milano, agevoleranno la partecipazione al corso

Per maggiori informazioni cliccate qui Presentazione Master




NERO SULCIS. Minatori e paesaggi minerari | Mostra fotografica – VII Giornata Nazionale sulle Miniere

NERO SULCIS. Minatori e paesaggi minerari : una coinvolgente mostra fotografica per scoprire il paesaggio minerario sardo ed i suoi protagonisti.


L’Associazione Save Industrial Heritage, in collaborazione con il Museo del Patrimonio industriale di Bologna promuove la mostra fotografica dell’artista Adriano Mauri: NERO SULCIS. Minatori e paesaggi minerari.

La mostra inaugurerà sabato 30 maggio, alle ore 17:00, in occasione della VII Giornata Nazionale sulle Miniere (evento promosso dall’AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – per diffondere il valore ed il significato culturale del turismo geologico e minerario) e terminerà il 15 di luglio.

Adriano Mauri, fotografo professionista che nel suo curriculum vanta importanti collaborazioni con enti e editori di primo piano, nonché la partecipazione a diverse collettive in Italia ed all’estero, non ultima la sua presenza all’interno della imminente Biennale di Fotografia 2015 di Milano, curata da Vittorio Sgarbi e Giorgio Gregorio Grasso, è prima di tutto un sardo doc che, attraverso l’uso della macchina fotografica, ci racconta della sua terra dai contrasti forti, del sole accecante del mezzogiorno come del nero dei cunicoli che ci portano nelle viscere della terra.

La mostra si articola in due sezioni fotografiche: i ritratti fotografici dei minatori della miniera di carbone della Carbosulcis di Nuraxi Figus, presso Gonnesa, in Provincia di Carbonia Iglesias in Sardegna, già oggetto di una mostra promossa nel 2011 dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Consolato Italiano di Cordoba (Argentina) ed il lavoro inedito sul paesaggio industriale: nato prima su hipstamatic come diario per raccogliere appunti visivi, diventa, per questa occasione, un vero percorso esplorativo degli odierni siti minerari dell’Iglesiente, molti dei quali non più fruibili ma di grande valore storico e archeologico.

Termina il percorso una sezione video nella quale si potrà ammirare una proiezione in grande formato dell’intero lavoro di Adriano Mauri, accompagnato dalla base musicale del rapper Alessandro Sanna (Quilo). All’interno di questa sezione, com’è già stato in occasione della mostra allestita in Argentina, Marco Delogu, fotografo e nuovo direttore dell’Istituto italiano di cultura di Londra, partecipa attraverso un suo contributo critico.

Incontriamo il fotografo Adriano Mauri che ci racconta un po’ del suo progetto.

D: Adriano, come nasce l’idea di ritrarre i minatori sardi e quali emozioni ha scaturito in te questo lavoro?

R: Sono figlio di terra di miniera. Sono nato ad Iglesias, uno dei territori più importanti in Italia per presenza di miniere metallifere, attive sino alla fine degli anni ’80. Mio bisnonno, Evaristo Mauri, uno dei primi fotografi professionisti italiani, giunse in Sardegna invitato dalla famiglia di Amedeo Modigliani, sui personali amici, per fotografare i terreni di loro proprietà sui quali sorgeva la miniera di Buggerru. Innamoratosi di una giovane donna del luogo decise di rimanere là dove era approdato. Da allora la storia della mia famiglia si intreccia con la storia delle miniere: mio nonno Adriano per circa trent’anni ha diretto l’amministrazione di una miniera, mio padre Giulio ha lavorato come impiegato in una società mineraria e mia madre Nunzia è stata insegnante in una scuola di minatori.

Io non ho mai lavorato in una miniera, né mai ho pensato di farlo, preferendo seguire la mia passione per la fotografia, ma la porto nel mio dna, nei miei ricordi. Tutto intorno a me era naturalmente legato a quel mondo. Con la mia arte ho cercato così di raccontare questo mondo.

I minatori della Carbosulcis (unica miniera ancora attiva) hanno rappresentato per me il motivo e la voglia di raccontare la miniera non attraverso gli impianti industriali, ma attraverso le facce di chi la miniera la fa e la vive tutti i giorni.

Ogni scatto per me è stato una fortissima emozione, un tentativo di riportare alla luce questi uomini che lavorano al buio per dieci ore al giorno impegnati nell’attività del taglio. Ecco perché ho scelto di utilizzare uno sfondo bianco: ogni volta che si esce dal buco è come una rinascita. Dal nero al bianco, “un lavoro di camera oscura al contrario” così come l’ha definito Marco Delogu.

D: Sardegna terra di mare e di sole, all’interno di questa cartolina un grande patrimonio minerario da valorizzare e promuovere. In questo contesto come si inseriscono i tuoi scatti sui luoghi delle miniere?

R: Ho approcciato questo lavoro senza pensare assolutamente alla Sardegna come terra da cartolina, come un posto turistico. Il mio è stato un lavoro di documentazione. Per me era importante lasciare una testimonianza di questo momento di passaggio nel quale questi luoghi, attualmente non fruibili, si accingono a trasformarsi definitivamente per accogliere il turismo industriale.

D: Il tuo auspicio per il patrimonio minerario sardo

R: Alla luce di quanto è ormai di dominio pubblico, mi riferisco alla cattiva gestione da parte della società IGEA (azienda fondata nel 1986 per mettere in sicurezza e bonificare le aree minerarie dismesse, ndr), venuta fuori grazie all’inchiesta Geo&Geo, il mio augurio, come quello di qualsiasi persona di buon senso che non solo è legata affettivamente al territorio, ma riscontra nella storia della sua attività mineraria una strada per uscire dal difficilissima situazione economica nella quale versa, è quello che finalmente i finanziamenti per la messa in sicurezza e la valorizzazione dei luoghi vengano gestiti in maniera onesta e proficua . Grandi aspettative ricadono adesso sul Piano Sulcis della Regione Sardegna che lo scorso febbraio ha avuto l’approvazione del CIPE in via definitiva.

NERO SULCIS. Minatori e paesaggi minerari è un’iniziativa patrocinata dal Comune di Iglesias, dalla Regione Sardegna, dal Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e dall’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico industriale, ed è sostenuta dalla Filctem Cgil Sulcis-Iglesiente.

Le Associazioni Culturali Sarde “Grazia Deledda” di Parma e “Nuraghe” di Fiorano Modenese offriranno agli ospiti il tipico “cùmbidu/rinfresco” con degustazione di prodotti della tradizione sarda.

La mostra è visitabile con il biglietto di accesso al museo secondo i normali orari di apertura.

Evento: NERO SULCIS. Minatori e paesaggi minerari
Genere: Mostra Fotografica
Dove e Quando : Museo del Patrimonio Industriale di Bologna – ex Fornace Galotti Via Beverara, 123 40131 Bologna Tel 051.63.56.611. 30 maggio / 15 luglio 2015
Contatti: Save Industrial Heritage saveindustrialheritage@gmail.com Cell. 377/4529323

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Regione Basilicata presenta la proposta di legge “Valorizzazione del Patrimonio di Archeologia Industriale”

“La Regione Basilicata promuove la valorizzazione e la fruizione del patrimonio di archeologia industriale presente sul proprio territorio, riconoscendone il valore che esso riveste per la cultura e per lo sviluppo economico regionale”

 

Così si apre la proposta di legge presentata dai consiglieri del PD Mario Polese e Roberto Cifarelli. Prendendo spunto dalla legge approvata nel mese di gennaio dalla vicina Regione Puglia, Polese e Cifarelli, attraverso questa proposta, puntano i riflettori sul valore del patrimonio industriale regionale ai fini di un suo recupero e utilizzo, salvando, dunque, dal degrado e restituendo nuova vita a questa particolare tipologia di beni che fanno parte a pieno titolo della storia del territorio.

Già noto il progetto di recupero dello storico Mulino Alvino di Matera, acquistato nel 2014 dall’imprenditore Nicola Benedetto, con la promessa non solo di rimetterlo in funzione, ma di realizzare altresì all’interno della struttura un museo delle “arti bianche” e delle tecniche di produzione ospitando attività legate alla cultura gastronomica del territorio tra le quali una scuola di cucina. Una case history di tutto rispetto per la Regione Basilicata che, attraverso questa legge, motiva e supporta la propria comunità nel reiterare esperienze similari.

Riqualificazione e riuso del patrimonio; divulgazione e didattica; realizzazione di itinerari culturali e di percorsi tematici; realizzazione di sistemi informativi o portali web dedicati all’archeologia industriale; comunicazione e promozione turistico-culturale: sono queste infatti le attività individuate dalla proposta di legge della Regione Basilicata per la valorizzazione del patrimonio industriale.

La proposta di legge prevede:

• L’adozione di un Programma triennale per la ricognizione, censimento e valorizzazione dell’archeologia industriale ed un Piano annuale riguardante le specifiche azioni.
• La realizzazione di un Censimento Regionale dei beni materiali ed immateriali non più utilizzabili per il processo produttivo che verrà aggiornato annualmente realizzato tramite la collaborazione degli Enti locali.
• L’istituzione della Consulta Regionale per l’archeologia industriale presso il Dipartimento “Politiche di Sviluppo, Lavoro, Formazione e Ricerca” della Regione Basilicata costituita da undici membri tra i quali lo stesso Direttore del dipartimento o un suo delegato, il Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Regione Basilicata o suo delegato, un rappresentante designato dall’Università della Basilicata, Facoltà di Architettura, un rappresentante dell’IBAM CNR. La Consulta sarà chiamata a formulare proposte per la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale ed a esprimere pareri obbligatori e non vincolanti sul Programma Triennale.
• La Regione promuoverà accordi, intese e altre forme di collaborazione con Amministrazioni Statali, Enti Locali e altri soggetti pubblici o privati, ai fini della ricognizione, censimento, catalogazione e valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale. La Regione, promuoverà inoltre forme di collaborazione interregionale e internazionale per lo studio, la divulgazione e la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale
• La Giunta Regionale provvederà al finanziamento delle attività contemplate dalla proposta di legge mediante l’erogazione di contributi, nel rispetto delle norme comunitarie, statali e regionali e tenuto conto del Piano annuale.

Scambiamo due battute con l’avv. Polese ed il dott. Cifarelli sull’argomento ed in generale sul ruolo della cultura nel rilancio della Regione Basilicata

D: A breve distanza di tempo dalla firma per l’approvazione della legge sulla valorizzazione del patrimonio industriale promossa dalla Regione Puglia, la Regione Basilicata fa seguito con una sua proposta. Quali considerazioni vi hanno spinto a mutuarne l’esperienza?

R: La proposta di legge nasce da un suggerimento della dott.ssa Pellettieri, dirigente di Ricerca IBAM CNR, che ci ha fatto notare come in Puglia questa legge era stata approvata anche in relazione alla preparazione dell’Anno Europeo del Patrimonio Industriale e Tecnico che è proprio il 2015. Dopo aver ben studiato il tipo di legge approvata in Puglia, e altresì quelle approvate in materia, in Umbria e Lombardia, abbiamo creduto necessario e opportuno proporre una legge per valorizzare il patrimonio archeologico Industriale della Basilicata.

D: Regione Puglia e Regione Basilicata, due regioni vicine anche territorialmente, è possibile prevedere una cooperazione in questo ambito, magari con la realizzazione di percorsi integrati o attraverso altre attività?

R: La collaborazione è già in corso attraverso i ricercatori dell’IBAM CNR che si occupano di questi temi già da molto tempo. La dottoressa Pellettieri, attraverso un Progetto PO FESR dall’acronimo MenSALe, ha iniziato un censimento dei mulini, dei forni e delle cantine della regione lucana classificando i manufatti per la raccolta, la conservazione, la trasformazione, il trasporto, la cottura e il consumo degli alimenti nella storia. L’architetto Monte, sempre dell’IBAM CNR, si occupa di Archeologia Industriale da un ventennio studiando, in particolare la Puglia ma anche, per alcuni aspetti, la regione lucana. Il 24 aprile, il Comune di Corigliano d’Otranto ha organizzato la Giornata di Studi L’acqua e la farina  in collaborazione con il Progetto IN,CUL.TU.RE. dell’IBAM CNR, e ha invitato anche noi Consiglieri Regionali della Basilicata, per uno scambio di idee e per un confronto che può servire ad entrambe le Regioni per meglio approcciarci al recupero di queste strutture che, nella maggior parte dei casi, hanno bisogno di essere restaurate e valorizzate.

D: La Basilicata è una regione turisticamente ancora da valorizzare. Ritenete che l’applicazione di questa legge possa aiutare ad incrementare il flusso di visitatori? E se si, in che termini?

R: Forse, fino a qualche anno fa, si poteva sostenere che la Basilicata era poco nota ma, oggi, per molti motivi e concause, attira flussi turistici. Il turismo deve essere sostenibile ma anche responsabile. Con questa legge intendiamo, in primis, fare opera di divulgazione e didattica sui territori. Un censimento accurato e ben fatto del patrimonio industriale è il punto di partenza per capire quali di questi siti sono più adatti a divenire punti di riferimento per eventuali itinerari culturali e turistici, attraverso la riqualificazione e il riuso.

D: Matera 2019 – Capitale Europea della Cultura e la legge per la Valorizzazione del Patrimonio di Archeologia Industriale: quali le possibili sinergie?

R: A parte il progetto di recupero dello storico Mulino Alvino di Matera che Lei prima ha ricordato, recentemente con il Progetto MenSALe della dott.ssa Pellettieri, è stato fatto il censimento di tutti gli antichi forni della Città di Matera, ma anche dei suoi mulini e dei silos granari. Non dimentichiamo le vecchie cave e il mattatoio. Anche in questo caso, fornire un giusto censimento potrebbe essere il punto di inizio per eventuali nuovi luoghi da dedicare alla cultura e alla valorizzazione anche, ad esempio, del noto pane di Matera. Matera2019 avrà l’onore e l’onere di trascinare l’intera regione lucana verso nuovi traguardi legati alla promozione turistico-culturale anche attraverso percorsi di turismo rurale ed ecosostenibile.

D: Oggi si parla molto di start up culturali come una possibilità per contribuire allo sviluppo del paese e favorire l’occupazione giovanile. Questa legge potrebbe dare una spinta ai giovani lucani per muoversi in questa direzione. All’interno dunque di un processo volto alla riqualificazione ed allo sviluppo del patrimonio culturale della Regione Basilicata, avete pensato alla possibilità di promuovere bandi regionali per il sostegno all’avvio di start up culturali?

R: Non vorrei ripetermi ma ritengo che prima vada compiuta un’opera di conoscenza e approfondimento su tutto il territorio regionale. Il 30 aprile, l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR, attraverso il Progetto MenSALe, organizza un importante simposio internazionale, presso l’Aula Seminari dell’Area di Ricerca a Tito Scalo, al quale parteciperanno le più importanti personalità dell’archeologia industriale europea. Il Convegno si divide, essenzialmente, in due parti: nella prima parte, si confronteranno studiosi e ricercatori sui risultati del loro lavoro in Spagna, parteciperà anche Assumpcio Feliu, Presidente della Federazione Europea delle Associazioni di Archeologia Industriale, ma anche in Umbria e in Puglia, oltre i ricercatori del progetto MenSALe del CNR che studiano su questo argomento da molti anni. Nella seconda parte, si terrà una Tavola Rotonda presieduta dallo storico modernista Renato Covino, alla quale parteciperanno assessori e consiglieri regionali dell’Umbria, della Puglia e noi Consiglieri regionali della Basilicata. Dopo questo importante confronto a cui invitiamo a partecipare tutti i Sindaci della Basilicata e tutti i giovani interessati a questa disciplina, ne seguiranno altri sul territorio e in tutti quei comuni che vorranno cominciare a lavorare su questi temi. Quello che seguirà sarà esattamente ciò che la regione può offrire e la valorizzazione anche mediante start up potrebbe essere uno dei vari modi attraverso i quali si possono progettare future collaborazioni adatte alla Basilicata.

D: Restando in tema di formazione, l’Università degli studi della Basilicata da tempo ha attivato il corso di Archeologia Industriale, ritenete che sia sufficiente per preparare i giovani ad interfacciarsi con questa tipologia di beni abbastanza complessi o sarebbe opportuno programmare delle attività formative extra universitarie aperte a tutti gli interessati, giovani e meno giovani, che istruiscano sul come trattare l’argomento ed in generale guidino ad un approccio consapevole del riutilizzo dei beni culturali?

R: Questo insegnamento presso la Scuola di Archeologia a Matera è tenuto dall’architetto Monte che è un ricercatore dell’IBAM CNR. Ogni forma di attività formativa, oltre quella già presente presso l’Università di Basilicata, sarà opportuna e necessaria.

Archeologiaindustriale.net auspica che la proposta si tramuti presto in legge e che, attraverso di essa, la Regione Basilicata possa trovare un nuova via per la promozione del proprio territorio e nuovi sbocchi per un rilancio economico sempre più consapevole.




Un Secolo di Luce nel Circondario di Vallo della Lucania

“Un Secolo di Luce nel Circondario di Vallo della Lucania. La Società Idro-Elettrica Lucana: l’impianto idroelettrico sul fiume Calore a Felitto e la tramvia di Vallo della Lucania” è il libro di Costabile Cerone che narra di un patrimonio industriale unico.

Il 1913 è l’anno in cui nel territorio del salernitano appaiono le prime imprese di produzione e distribuzione di energia elettrica e in molti paesi del Circondario di Vallo della Lucania e della Valle del Calore iniziano ad accendersi le prime lampade a incandescenza per l’illuminazione pubblica. È il punto di svolta verso un lento ma inevitabile progresso tecnologico.

Un Secolo di Luce, è il risultato di un lungo lavoro di studio e ricerca svolto per celebrare il centenario dell’arrivo dell’energia elettrica nel Cilento. Il libro racconta la storia di un’importante società elettrica costituita a Vallo della Lucania il 1910, la Società Idro-Elettrica Lucana, che nel 1913 diede inizio ai lavori di realizzazione di una centrale idroelettrica alimentata dal fiume Calore nel territorio comunale di Felitto (ad oggi di proprietà dell’ENEL), con la distribuzione di energia in moltissimi paesi del Circondario, da Felitto a Vallo della Lucania, attraversando i comuni di Campora, Cannalonga, Ceraso, Laurino, Magliano, Moio della Civitella, Novi Velia, Stio e tanti altri.

Il 1913 è anche l’anno di costituzione di un’altra società concorrente, la Società Anonima Lucana d’Industrie Elettriche, che raggruppava piccole aziende locali di produzione e distribuzione sui territori di Agropoli, Aquara, Capaccio, Castel San Lorenzo e Roccadaspide, portando per la prima volta l’elettricità a Vallo della Lucania con una piccola officina di produzione termoelettrica a carbone.

Il libro, oltre a dare un quadro storico del settore della produzione di energia elettrica a partire dalla fine dell’Ottocento, illustra le vicende legate al territorio e dei personaggi e società collegate a questo settore, come in particolare la Società Meridionale di Elettricità, in un taglio completamente inedito e accattivante, descrivendo luoghi, paesaggi e impianti.

Costabile Cerone, l’autore

Costabile Cerone, architetto, si interessa di ricerca e studio dei beni appartenenti al patrimonio di archeologia industriale, tra i quali le centrali idroelettriche dismesse per le quali certa di individuare possibili progetti di riattivazione e riutilizzo a scopo di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e di valorizzazione degli ambienti di elevato valore naturalistico del paesaggistico in cui spesso sono inserite.

Ha scritto saggi sugli argomenti e numerosi articoli su riviste locali sui temi dell’ambiente, del paesaggio e dell’architettura. Tra i progetti recenti: Il ritorno di un paesaggio al vento; Recupero del mulino a vento di Montecorice; Riattivazione ex centrali idroelettriche in località Molino di Mare e Sorgenti di Capodifiume nel comune di Capaccio.

In corso di realizzazione: Restauro della vecchia fornace di Agropoli per un museo di archeologia industriale.

Titolo: Un Secolo di Luce nel Circondario di Vallo della Lucania
Autore: Architetto Costabile Cerone
Casa Editrice: [S. l. : s. n.], 2013 (Ogliastro Cilento : Centro Grafico Meridionale)
ISBN:978-88-909467-0-7
Lingua:Italiano




Nasce lo Spazio Amideria per conservare e promuovere la storia della ex Amideria Chiozza di Ruda

La ex Amideria Chiozza di Ruda, sito di archeologia industriale, trova nella comunità locale la forza per tramandare la sua storia. Nasce così lo Spazio Amideria fortemente voluto da chi ha compreso il valore del nostro patrimonio industriale.

La Storia dell’Amideria Chiozza

Nel 1865 Luigi Chiozza avvia in località La Fredda di Perteole nel comune di Ruda (Udine) una piccola attività per l’estrazione dell’amido dal mais, denominata “Industria La Fredda”, dal nome della roggia su cui insisteva il vecchio mulino che verrà utilizzato come forza motrice.

Inizialmente si configurava come un laboratorio dove avveniva sia la ricerca che la produzione. In seguito decise di ampliare l’attività grazie ad un nuovo metodo brevettato da Chiozza per l’estrazione dell’amido dal riso, che garantiva non solo una maggiore resa, ma soprattutto una maggiore qualità del prodotto in termini di purezza e candore.

Nel 1902, con l’entrata in società della “Prima pilatura triestina di riso, società anonima ad azioni”, il complesso viene ampliato raggiungendo la superficie attuale di oltre 10.000 mq coperti, l’intera organizzazione produttiva rinnovata, vengono introdotti nuovi macchinari assumendo l’aspetto che ancor oggi possiamo osservare e garantendo l’occupazione ad oltre 100 lavoratori in un area rurale della Bassa Friulana caratterizzata da una economia Agricola estremamente povera.

L’amido veniva utilizzato nelle confezioni di panni e tessuti per renderli rigidi (colli, pizzi…), ma gli impieghi divengono ben presto molteplici: nelle tessiture di lino e cotone, nelle tintorie e stamperie, nelle cartiere, nella concia dei pellami, nell’industria farmaceutica come eccipiente per pastiglie, nei cosmetici, nelle colle e adesivi, nei leganti per fonderia, nell’industria alimentare.

Il processo di lavorazione messo a punto da Luigi Chiozza per l’estrazione dell’amido, è rimasto inalterato per l’intero arco di attività dell’amideria, oltre un secolo, a testimonianza della sua assoluta validità. Negli anni ’50 inizia la crisi del settore a causa dell’avvento dell’amido sintetico e della sempre maggiore diffusione delle fibre tessili artificiali. Nel 1986 vi erano impiegate 24 persone, di cui 3 nell’amministrazione e 15 nella produzione.

Nel 1991 il Comune di Ruda acquista il complesso produttivo per garantire la tutela di una delle più significative testimonianze legate alla storia dell’industria presenti sul territorio, la prima fabbrica sorta nella Bassa friulana .

 

Guarda il video dell’Amideria Chiozza di Ruda

L’Associazione Amideria Chiozza e lo Spazio Amideria

Nel territorio del Comune di Ruda e nella sua Comunità è profondamente sentita la presenza dell’eredità industriale dell’ Amideria Chiozza, non come un “ reperto archeologico “ da studiare , ma come un’eredità viva. Per questo è nata, nel febbraio 2014, l’Associazione Amideria Chiozza che conta oggi oltre 40 soci: il Comune di Ruda, abitanti di Ruda, ex lavoratori, studiosi; tutti uniti dalla “passione” e dalla “volontà di fare“. Obiettivo dell’Associazione Amideria Chiozza è far rivivere e mantener in vita l’Amideria Chiozza cercando di trasferire non solo le emozioni di chi ha partecipato a questa storia ma la cultura del lavoro.

Il primo progetto che l’Associazione Amideria Chiozza si è prefissata di concretizzare è stato l’apertura dello Spazio Amideria. Lo Spazio Amideria, realizzato grazie all’Amministrazione Comunale di Ruda che ha messo a disposizione gli spazi, ma sopratutto grazie al lavoro dei suoi soci, è un “contenitore aperto al pubblico”, un sistema polifunzionale dove trovano collocazione: il Centro Studi Amideria Chiozza (CSAC), nato in collaborazione con l’Università di Udine, Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali; il Museo Storico, primo nucleo museale che presenta e descrive la storia della fabbrica con video, immagini e testi; l’Archivio dell’Amideria Chiozza, l’archivio della fabbrica che contiene tutta la sua storia dal 1927 al 1976; la Sala Consultazione ed una Sala Conferenze.

Progetto altrettanto ambizioso, per il quale però non sono sufficienti gli sforzi ed i modesti fondi dell’associazione è “Riaccendiamo la macchina a vapore”. Nel 2015 ricorre infatti il 150° anniversario della fondazione della fabbrica, in quest’occasione un atto significativo sarebbe poter aprire parte dell’opificio, ad oggi ancora chiuso per motivi di sicurezza, e rimettere in moto la macchina a vapore, un esemplare unico in Europa ancora nella sua sede dove, dal 1902 alla fine degli anni 80, produceva l’energia che faceva funzionare l’intera fabbrica.

L’evento: Inaugurazione dello Spazio Amideria

Sabato 11 aprile, alle ore 15:00, sarà inaugurato a Saciletto di Ruda lo Spazio Amideria, ovvero un locale, messo a disposizione dall’Amministrazione comunale, nel quale l’associazione che porta il nome della storica fabbrica di amido da riso potrà svolgere e far svolgere tutte le attività connesse alla conoscenza e poi al rilancio del sito produttivo della Fredda. All’inaugurazione, fra gli altri, interverrà il Presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che, da sempre impegnata sul sito dell’Amideria Chiozza, non ha voluto far mancare il suo appoggio in primis all’amministrazione comunale e in secondo luogo all’associazione, costituitasi un anno fa, entrambe impegnate nel difficile compito di tramandare la memoria ma anche di rilanciare un luogo che altrimenti rischia l’oblio perenne.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.amideriachiozza.it

Evento: Inaugurazione Spazio Amideria
Genere: Inaugurazione di Associazione e della sua sede
Dove e Quando : Sabato 11 aprile, alle ore 15:00 Salacinetto di Ruda – Udine
Contatti: www.amideriachiozza.it
Presentazione a cura di: Associazione Amideria Chiozza
Crediti Fotografici: ph Elido Turco + Associazione Amideria Chiozza