Archeologia industriale. Palermo – Libro edito da Kalós

Archeologia industriale. Palermo a cura di Daniela Pirrone e Maria Antonietta Spadaro è l’ultimo volume edito da Edizioni d’arte Kalós inserito nella collana Itinerari d’arte.

Archeologia industriale. Palermo è una ricognizione storico-fotografica sulle testimonianze di archeologia industriale presenti sul territorio palermitano.

Oltre ai saggi iniziali che ripercorrono la storia imprenditoriale della città, il testo comprende schede approfondite e sintetiche circa le fabbriche individuate e raggruppate in tre sezioni.

La prima sezione è relativa alle strutture industriali abbandonate come ad esempio la Chimica Arenella, vasto complesso attualmente in stato di abbandono che, in considerazione della splendida posizione si presterebbe a un riuso di notevole pregio per la città.

La seconda parte del volume è attinente alle strutture ancora attive nelle sedi storiche come la ditta Fratelli Contorno, l’unica tra le più antiche industrie conserviere a essere ancora in attività presso il sito originario.

La terza sezione del volume riguarda i siti recuperati e impiegati per le nuove attività un esempio ne sono gli stabilimenti delle industrie San Lorenzo olii-conserve, acquisiti di recente dal gruppo Vita s.r.l. che ne ha avviato un progressivo recupero volto ad ospitare attività commerciali. Altri esempi sono poi Palazzo Petyx, sede dell’opificio Dagnino, che oggi ospita gli uffici della Banca Popolare Sant’Angelo. Anche Banca Nuova.

Si tratta spesso di strutture dalle dimensioni notevoli, che occupano aree rilevanti il cui recupero impone riflessioni che vanno recepite dagli strumenti di pianificazione territoriale, prevedendo pratiche di intervento studiate caso per caso,che comportino inoltre una valorizzazione complessiva del territorio, come mostrano tanti esempi italiano e internazionali.

Un ricco e rappresentativo apparato iconografico completa le schede di questa singolare rassegna su una nuova e suggestiva forma d’arte.

PREZZO SPECIALE PER I LETTORI DI ARCHEOLOGIAINDUSTRIALE.NET

Il volume Archeologia industriale. Palermo è disponibile presso le librerie al prezzo di copertina di 20,00€ e sul sito di Edizioni d’arte Kalós a 17,00€ con uno sconto del 15%.

I lettori di Archeologiaindustriale.net potranno avere il volume al prezzo speciale di 15,00€ inserendo il codice “ARCHEOLOGIAPA” al momento dell’acquisto tramite lo shop online della casa editrice.

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Viaggio nella Bellezza: I Villaggi Operai su Rai Storia | VIDEO

I villaggi operai vanno in onda su Rai Storia. Lunedì 14 marzo alle ore 22:00 il programma Viaggio nella Bellezza, all’interno del ciclo Abitare Italia, presenta un’intera puntata dedicata ai villaggi operai.


Insediamenti urbani dalle caratteristiche ben definite, i villaggi operai sorgono per raccordare la vita civile dei lavoratori e delle loro famiglie alle esigenze produttive. Attorno alle fabbriche si trovano dunque elementi quali la scuola, il teatro, le case operaie, la chiesa e quant’altro ancora possa facilitare la vita della forza lavoro al fine di incentivarne l’operosità.

Attraverso la puntata di Rai Storia dedicata ai villaggi operai scopriremo i siti di Crespi d’Adda – Patrimonio UNESCO, Torviscosa, Schio e Valdagno.

Viaggio nella Bellezza è un programma nato dalla collaborazione tra la RAI e il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo allo scopo di presentare al grande pubblico il patrimonio culturale e artistico italiano.

La puntata “Abitare nell’età industriale: i villaggi operai“, è stata curata dalle registe RAI Lucrezia Lo Bianco e Alessandra Conforti.

Trailer Viaggio nella Bellezza – Abitare nell’età industriale: i villaggi operai

Archeologiaindustriale.net ha dato il suo supporto per la realizzazione dei contenuti della puntata




La Via della Carta: le cartiere di Lucca e il turismo industriale

Dalla fabbricazione della carta al turismo industriale, nuova vita alle cartiere di Lucca.

Storia della carta a Lucca

La fabbricazione della carta a Lucca ha origini molto lontane nel tempo ed è strettamente legata alla ricchezza di acqua presente nel territorio.
Una prima importante traccia è datata 1307, anno in cui viene creata la Corporazione dei Cartolai a Lucca, i cartolai si dedicavano alla produzione di carta pergamena per scrivere (prodotta con il vello degli animali – ovini e caprini – anche chiamata cartapecora).

La prima vera cartiera a Lucca nasce nella metà del ‘500 nel borgo di Villa Basilica ad opera di Vincenzo Busdraghi. La sede è un vecchio mulino, attrezzato e restaurato, grazie anche all’aiuto economico della famiglia nobile lucchese Buonvisi. Per circa un secolo questa rimane l’unica cartiera nel territorio lucchese.

Intorno alla metà del ‘600 alcune importanti famiglie nobili lucchesi, ed in particolare la famiglia Biagi, cominciano a dedicarsi al business della carta e, alla fine del secolo, nello Stato di Lucca si contano ben 8 cartiere: la cartiera Buonvisi, la cartiera Montecatini a Piegaio, la cartiera Biscotti a Villa Basilica, la cartiera Tegrimi a Vorno, la cartiera del capitano Francesco Pacini a Villa Basilica, la cartiera Grassi, la cartiera di Anchiano e la cartiera di Collodi.

In questo periodo le cartiere dell’area lucchese sono generalmente su tre piani, che corrispondono alle fasi di lavorazione della carta: al pianterreno ci sono il tino (la vasca dove vengono lavati gli stracci) e le pile (sorta di magli di legno mossi ad intervalli regolari da mulini ad acqua per la triturazione degli stracci); al primo piano vengono preparati gli stracci, ultimati i lavori di rifinitura della carta ed eseguito il confezionamento in risme e in balle; all’ultimo piano trova posto lo stenditoio per l’asciugatura.

Le 8 cartiere di questo periodo raggiungono una produzione annuale di 16.000/20.000 risme di carta. Tuttavia proprio questa fioritura di cartiere e la conseguente prosperità portano, verso la fine del ‘600, alla guerra degli stracci: una contesa tra alcuni mercanti che, salpando dal porto di Viareggio vogliono esportare gli stracci, e gli imprenditori delle cartiere, che desiderano conservare in patria la materia prima. Ad ottenere la meglio sono i fabbrichieri della carta, così che l’esportazione degli stracci venne limitata e regolamentata. Il ‘700 si caratterizza come teatro di forti sviluppi nel settore e la carta continua ad essere fonte di un’intensa attività a Lucca.

Si arriva così alle soglie del XIX secolo, che porta con sé la rivoluzione della carta paglia: un farmacista di Villa Basilica, Stefano Franchi, inventa per caso la carta-paglia, ossia la carta gialla usata per imballare. Si tratta di un composto di paglia, calcina e acqua. Grazie a questa “invenzione” può essere creato un prodotto di facile rifornimento e a basso costo. Il successo ottenuto è davvero notevole: basti pensare che nel 1911 la provincia di Lucca “vanta” 106 cartiere artigianali e a conduzione familiare, con circa 1.400 addetti in totale soprattutto donne. Un contesto nel quale proprio la carta-paglia continua ad essere il prodotto principale con 65.000 quintali di produzione l’anno. Tanta è l’importanza della carta-paglia, che proprio nel quartiere lucchese di Borgo Giannotti viene stabilito il prezzo della materia prima (la paglia) e definito il costo di riferimento per tutta Europa.

Nel dopoguerra diverse cartiere attuarono una profonda riconversione industriale modificando i sistemi di lavorazione della carta. Infatti la materia prima che veniva sempre più usata era rappresentata da “carta da macero” e l’asciugamento avveniva a “caldo”: la carta usciva dalla macchina già completamente asciutta. Con questo sistema si sono resi inutili i locali adibiti a “spanditoi” che poi con il passare del tempo sono andati in decadenza. Questa nuova lavorazione ha procurato un notevole incremento della produzione in termini quantitativi; la forza idraulica venne sostituita dalla forza motrice dell’energia elettrica e si rese necessario avere aree a corredo sempre più ampie.

Nel 1971 le cartiere di Lucca sono 211 e proprio negli anni Settanta la carta-paglia viene sostituita dalla produzione di tissue e cartone ondulato, finisce l’era della tanto amata “carta gialla”e nel 1976 una legge, rivolta a proteggere l’acqua come bene ambientale, ne rende, infatti, troppo onerosa la produzione.

Principalmente a causa della mancanza di aree adeguate le storiche famiglie Villesi che hanno prodotto carta in questa valle, si sono trasferite nella piana Lucchese dove, in pochi decenni, hanno permesso a Lucca di diventare il polo cartario più importante d’Italia ed uno dei più importanti d’Europa. Tra queste famiglie i Pasquini, i Perini, e gli Stefani,oggi sono rimaste in attività nella valle di Villa Basilica solo una decina di cartiere.

Video “La carta ritrovata”

Quale futuro per le storiche Cartiere di Lucca?

Cattedrali della carta, i vecchi ruderi non sono stati salvati e riutilizzati in un territorio ad alta vocazione turistica : una sorta di terra di mezzo tra Collodi famosa per “Pinocchio” e Bagni di Lucca antica città termale affollata in ogni periodo dell’anno di turisti inglesi sulle tracce dei poeti Shelley e Byron.

Il turismo non è ancora vissuto come risorsa economica e cosa ancora più grave non esiste una coscienza turistica: consapevolezza dell’importanza che ha e può avere il turismo dal punto di vista economico, occupazionale, di scambio culturale e arricchimento linguistico .

Le istituzioni stanno cominciando a muoversi adesso ed è in preparazione un offerta turistica e culturale che dovrà essere collegata ai sistemi turistici già presenti – dal Parco di Pinocchio a Collodi alle Terme di Montecatini, dal turismo culturale di Lucca e Pistoia, al turismo balneare della Versilia passando dalle strade dell’olio e del vino e il carnevale di Viareggio – si chiamerà La Via della carta” attuato dalla Lucense società pubblico/privata che opera nei settori della ricerca tecnologica industriale.

Sito archeologico industriale: le Cartiere di Lucca
Settore industriale: Industria cartaria
Luogo: Lucca, Toscana, Italia
Proprietà e Gestione: varia
Testo e immagini a cura di: Michela Panigada




“VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali” | VI edizione delle Giornate del Restauro

Il 25-26-27 Febbraio 2016 nell’area dell’ex Ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra (SP) avrà luogo “VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali”, VI edizione delle Giornate del Restauro.

Le Giornate del Restauro è una iniziativa di CNA Liguria rivolta al mondo dei Beni Culturali sotto l’alto patrocinio del MiBACT che mira ad approfondire ogni anno le diverse tematiche della conservazione, restauro e valorizzazione dei siti di interesse culturale del nostro paese, coinvolgendo gli esperti delle varie discipline che si occupano del settore con interventi mirati sia alla divulgazione tramite conferenze sia alla formazione continua con corsi e seminari.

La VI edizione delle Giornate del Restauro, nello spirito che le ha sempre caratterizzate, affronta il tema della conservazione e della valorizzazione dei siti di interesse culturale e si concentra sugli spazi industriali dismessi. Coerente con il proprio intento questa nuova edizione ha eletto come propria sede un sito particolarmente suggestivo parte del nostro patrimonio industriale: la ex Ceramica Vaccari, ex complesso industriale che già da due anni, per volontà di un’amministrazione comunale particolarmente lungimirante, è oggetto di recupero e riconversione in spazio polifunzionale a vocazione culturale, il Progetto Nova.

Un’area industriale con i suoi edifici, gli impianti, le macchine, i legami con il territorio e la sua storia, ma soprattutto con le donne e gli uomini che vi hanno vissuto ha un valore intrinseco di Bene Culturale che può e deve essere preservato e valorizzato.
Ciò non esclude la possibilità di destinarne gli spazi ad altri usi, processo anzi necessario ad evitarne il degrado, ma senza cancellare i numerosi segni che possiamo leggere e tramandare al futuro.
Destinare queste aree a scopi culturali quando possibile è un’ottima occasione per ottenere lo scopo: archivi, biblioteche, spazi espositivi, laboratori teatrali e musicali permettono alla memoria del passato di rigenerarsi in nuove creatività.

Per questo riprogettare conservando richiede una visione più ampia e più complessa, aperta a diverse competenze in grado di restaurare le strutture senza snaturarle, fornendo gli spazi di servizi utili alle nuove esigenze. Nuove tecnologie a fianco di alte competenze artigianali.

CNA chiama a raccolta le esperienze più significative del campo per approfondire l’argomento nella sessione spezzina e in quella genovese, con una serie di conferenze, visite guidate e 2 distinti seminari specifici per architetti e per restauratori.

Il Corso di Formazione per restauratori sulla Pulitura dei Dipinti Contemporanei è tenuto dal Dott. Paolo Cremonesi e si inserisce nello spirito più profondo del concetto di Restauro: conoscere per conservare, rivolto ad una tipologia di oggetti che dialoga bene nell’ordine di tempo e spazio con le architetture industriali.

Una sessione successiva del si terrà a Genova a Palazzo Tobia Pallavicino della Camera di Commercio il 18 marzo 2018.

Programma

Giovedì 25 Febbraio – Ex Ceramiche Vaccari – ore 14.30
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II Piano

Stella SANGUINETTI, Presidente CNA Artistico Liguria – Avvio lavori
Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – 15.00/18.00
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
I parte: la caratterizzazione della superficie da trattare

Venerdì 26 febbraio – Ex Ceramiche Vaccari – ore 9.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura
Le aree industriali dismesse e il loro riuso come siti di interesse culturale

Coordina
Stella SANGUINETTI
Saluti
Juri MAZZANTI, Sindaco Santo Stefano Magra
Gianfranco BIANCHI, Presidente Camera di Commercio

Intervengono
Alessandra VESCO, Archivista Associazione Museo Melara
La nostra storia. Il recupero di spazi industriali per fini culturali: il caso OTO Melara.
Luca RINALDI, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio della Liguria
Andrea CANZIANI, Architetto Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Liguria
Fabbriche: il valore della memoria
Serena MIZZAN, Direttore Immaginario scientifico
Immaginario scientifico e archeologia industriale: modelli di riutilizzo.
Massimo MICHELUCCI, Settore Cultura Amministrazione Comunale di Massa,
La Filanda di Forno – Massa, esempio classico di industrializzazione italiana
Venerdì 26 febbraio – ore 15.00/18.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II piano

Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – 15.30/17.30
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
II parte: definire la composizione dell’ambiente acquoso per il trattamento

Sala Polifunzionale ex Calibratura
Roberto BURLANDO e Luca MAZZARI, Architetti
La Caserma Gavoglio – progettare, conservare e restaurare in historical green building

Sabato 27 Febbraio – ore 9.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura

Coordina
Stella SANGUINETTI
Saluti
Gian Oberto GALLIERI, Presidente CNA Restauro nazionale
Gabriele ROTINI, coordinatore CNA Artistico Nazionale
Intervengono
Susanna OGNIBENE, Archivista Fondazione Fincantieri
La Sala Laurenti del Cantiere del Muggiano. Da officina a luogo della memoria.
Simona POLITINI, Presidente Associazione Archeologiaindustriale.net
Dalla cultura del fare al fare cultura, Presentazione del monografico – Archeologia industriale – Luoghi per l’arte e la cultura /Il Calendario del Popolo
Dimitri MAGNANINI, Ingegnere – Studio Archepta
L’Opificio Calibratura – Conservare per R-innovare
Renato LAVARINI, coordinatore candidatura “Ivrea città industriale del XX Secolo” nella Lista del Patrimonio Unesco
Il piano di gestione della città industriale del XX Secolo
Gabriella GRANDI, Presidente di Jump to Sustain-Ability
La conversione degli spazi dismessi in risorse di comunità: metodologie e strumenti di innovazione culturale e sociale

Sabato 27 Febbraio – ore 15.00/18.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II Piano

Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – ore 15.00/18.00
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
III parte: Definire il modo meno invasivo di applicazione dell’ambiente acquoso
Porteranno il loro contributo un rappresentante della Regione Liguria e dell’Ordine degli architetti.
Iniziativa svolta in collaborazione con gli Ordine degli Architetti di La Spezia e di Genova

Il seminario è stato accreditato presso il CNAPPC e rilascerà nr. 6 crediti per la partecipazione ad entrambe le giornate.

 

Archeologiaindustriale.net è media partner tematico dell’evento

Cliccate qua per scaricare il Programma di VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali




JAKOB TUGGENER | Mostra Fotografica al MAST di Bologna

La Fondazione MAST di Bologna presenta, per la prima volta in Italia, due mostre dedicate al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988).

Si apre con Jakob Tuggener il ciclo di esposizioni fotografiche del 2016 proposte dalla Fondazione Mast che promuove speciali esposizioni sui temi dell’industria e del lavoro, sia con immagini della propria collezione di fotografia industriale, sia con opere di raccolte private o archivi spesso inediti.

Jakob Tuggener è considerato uno dei dieci fotografi industriali di maggior spicco che siano mai esistiti. Il suo libro Fabrik (Fabbrica), pubblicato nel 1943, è un saggio fotografico, unico nel suo genere, sulla relazione che lega l’uomo al mondo sempre più minaccioso delle macchine. Quest’opera è considerata una pietra miliare nella storia del libro fotografico, paragonabile a Paris de nuit (Parigi di notte) di Brassaïs del 1933 e a The English at Home (Gli inglesi a casa) di Bill Brandt del 1936. Il talento fotografico di Tuggener era inoltre così versatile da consentirgli di catturare con uguale intensità il mondo dell’industria in tutte le sue sfaccettature e gli sfarzosi balli dell’alta società in un connubio di “seta e macchine”, per usare una definizione da lui stesso coniata. Il tratto distintivo della sua opera è rappresentato da uno sguardo penetrante sulle persone e sugli oggetti del mondo così ravvicinato e attento da risultare quasi invadente, unito a una grande padronanza del gioco di luci e ombre. Le sue immagini cesellate nell’oscurità nero-argentea si stagliano con tale potenza da conferire alla loro poesia una marcata valenza espressionistica.” Così Urs Stahel, direttore della PhotoGallery del MAST e co-curatore della mostra, presenta Jakob Tuggener ed il suo lavoro

La mostra FABRIK 1933–1953 presenta nella Photogallery del MAST oltre 150 stampe originali del lavoro di Tuggener, sia tratte dal suo importante libro fotografico FABRIK – saggio unico nel suo genere con un approccio critico di grande impatto visivo e umano sul tema del rapporto tra l’uomo e la macchina – sia da altri scatti dell’artista che affrontano momenti del lavoro nel suo paese.

Tuggener è stato al tempo stesso fotografo, regista e pittore. Ma si considerava anzitutto un artista – afferma Martin Gasser, co-curatore della mostra -. Influenzato dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti, sviluppò una cifra artistica estremamente poetica destinata a fare scuola nel secondo dopoguerra. FABRIK consolidò la fama di Tuggener quale eccezionale fotoartista, aprendogli le porte di prestigiose esposizioni collettive come ‘Postwar European Photography’ del 1953 e ‘The Family of Man’ del 1955 al Museum of Modern Art di New York, o la ‘Prima mostra internazionale biennale di fotografia di Venezia’ del 1957.” In FABRIK Tuggener, oltre a ripercorrere la storia dell’industrializzazione, aveva come finalità, non sempre svelata, di illustrare il potenziale distruttivo del progresso tecnico indiscriminato il cui esito, secondo l’autore, era la guerra in corso, per la quale l’industria bellica svizzera produceva indisturbata.

Le proiezioni NUITS DE BAL 1934–1950 al livello 0 del MAST presentano immagini di balli ed altre occasioni mondane. Tuggener affascinato dall’atmosfera spumeggiante delle feste dell’alta società aveva iniziato a fotografare a Berlino le dame eleganti e i loro abiti di seta, ma è a Zurigo e a St Moritz che con la sua Leica, indossando lo smoking, ha colto le misteriose sfaccettature delle NUITS DE BAL. Riprendeva con il suo obiettivo anche “il lavoro invisibile” dei musicisti, dei camerieri, dei cuochi, dei valletti, dei maître, che FONDAZIONE MAST attraversavano silenti il mondo festoso ed autoreferenziale degli incuranti ospiti. Questi ultimi osteggiarono la pubblicazione del materiale dedicato ai balli, in quanto preferivano rimanere anonimi e non essere visti in intrattenimenti danzanti.

È stato soprattutto il contrasto tra la luminosa sala da ballo e il buio capannone industriale a caratterizzare la percezione della sua opera artistica. Il fotografo stesso, affermando: ‘Seta e macchine, questo è Tuggener’, si collocava tra questi due estremi – spiega ancora Gasser – . Di fatto amava entrambi, il lusso sfrenato e le mani sporche dal lavoro, le donne seducenti e gli operai sudati. Li riteneva di egual valore artistico e rifiutava di essere classificato come un critico della società che contrapponeva due mondi antitetici. Al contrario, gli opposti rientravano appieno nella sua concezione della vita: amava vivere intensamente gli estremi, senza tralasciare le sfumature più tenui tra i due poli”.

Accanto alle 150 immagini delle fabbriche e allo slide show del lavoro sui balli, MAST propone una raccolta di “menabò” di libri fotografici, che lo stesso Tuggener impaginava manualmente.

Inoltre per rappresentare l’eclettismo e l’eccezionalità di questo artista, il percorso è arricchito da FILMATI caratterizzati da una regia dinamica e una tecnica di montaggio che deve molto alle teorie di Ejzenštejn, con passaggi dal campo totale al primo piano:

PROIEZIONI – Continue
MEETING AEREO, 1937, 6’
IL POLSO DEI TEMPI NUOVI, 1938, 12’
IL MULINO DEL LAGO, 1944, 5’
L’ERA DELLA MACCHINA, 1938-70, 30’

Mostre a cura di: Martin Gasser, Urs Stahel
Promosse da: Fondazione MAST
In collaborazione con: Fondazione Jakob Tuggener, Uster; Fondazione Svizzera per la fotografia, Winterthur.

INFORMAZIONI
Fondazione MAST. via Speranza 40-42, Bologna
27 gennaio – 17 aprile 2016
Giorni e orari di apertura: Martedì–Domenica 10.00 – 19.00
Ingresso gratuito

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale del MAST




Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura | Il Calendario del Popolo

Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura, titola così il nuovo numero della rivista culturale Il Calendario del Popolo pubblicata da Sandro Teti Editore

Un numero molto speciale questo della storica rivista fondata nel 1945, un numero doppio che dedica tutta la prima parte al nostro patrimonio industriale, nella fattispecie a quegli edifici che sono stati riconvertiti in luoghi di cultura, rigenerandosi nella funzione produttiva e sociale.

Apre il numero l’intervento firmato dal Prof. Giovanni Luigi Fontana, professore ordinario di Storia Economica all’Università di Padova, nonché uno dei massimi studiosi del patrimonio industriale, ad oggi Presidente dell’associazione AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – e Direttore del Master in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale – MPI, attivato da oltre un decennio presso l’Università di Padova.

Industrial Heritage, questo il titolo dell’intervento, ci introduce nel cuore delle dibattute questioni relative al recupero di questa tipologia di beni, il più delle volte caratterizzati da vaste cubature non semplici da gestire che inducono ad una prima valutazione superficiale a porre in secondo piano tutta quella serie di aspetti storici, scientifici e sociali che la materia porta con sé e che necessitano pertanto di un approccio multidisciplinare.

V’è dunque necessità di un lavoro scientifico più sistematico, metodico, per una protezione ragionata e selettiva, che rimane ancora da fare su scala nazionale. Ci sono monumenti, strutture uniche o assai rare per epoca storica, contenuti tecnici, valori formali e simbolici che vanno salvati, restaurati e trasmessi alle generazioni future nella loro integralità, e non solo negli involucri esterni. E c’è il rapporto con il loro intorno, con la rete degli altri elementi cui sono collegati, per cui pari attenzione va rivolta ai contesti, ai sistemi di riferimento. In altri casi, invece, ci si può limitare alla conservazione di alcune parti, per altri ancora si può adottare un criterio di trasformazione più radicale o di cancellazione, salvo che entrino in gioco altre ragioni di progettualità territoriale che ne suggeriscano o ne rendano profittevole il mantenimento (ad esempio nella costruzione di itinerari, in ambiti ecomuseali, per l’omogeneità dei tessuti edificati o l’inserimento in contesti paesistici di pregio).

Dopo l’editoriale firmato da Sandro Teti segue l’articolo redatto dalla Prof.ssa Giovanna Rosso Del Brenna, storica dell’arte e docente di Archeologia Industriale all’Università Cattolica di Milano e presso l’Università degli Studi di Genova. La Prof.ssa Del Brenna da anni, all’interno dei suoi corsi, indaga “i complessi rapporti che legano patrimonio industriale e progetto, con particolare attenzione alle arti contemporanee e agli artisti che hanno scelto il luogo industriale dismesso per operare, esporre, in qualche caso vivere”. In La fabbrica abbandonata: luogo per la creatività la Prof.ssa Del Brenna ci accompagna lungo un percorso di riappropriazione degli elementi fisici del patrimonio industriale attraverso la creatività: dalle Anonyme Skulpturen di Bernd e Hilla Becher, coppia di fotografi tedeschi che ci hanno lasciato un’affascinante testimonianza dell’architettura industriale in Europa e America, passando per l’occupazione degli spazi industriali del Cast Iron District di New York da parte degli artisti americani, da Robert Rauschenberg a Jasper Johns, alla nuova sede milanese della Fondazione Prada all’interno della ex distilleria Società Italiana Spiriti inaugurata nel maggio di quest’anno su progetto di Rem Koolhaas.

Dalla cultura del fare al fare cultura. Dopo questi due primi interventi che fungono da introduzione ad una materia che si rivela sempre più complessa e sfaccettata per le sue molteplici implicazioni, si snodano una serie di articoli che ripercorrendo l’Italia da nord a sud raccontano di realtà industriali un tempo protagoniste della storia economica ed oggi fucine di creatività e sapere.

Così in Ex Ansaldo e Mudec: «Una sintesi perfetta», una lunga intervista realizzata da Simona Politini, Fondatrice e Project Manager, nonché Presidente, dell’Associazione Archeologiandustriale.net, a Natalina Costa, Amministratore Delegato 24 Ore Cultura, si racconta l’affascinante sfida del Mudec – Museo delle Culture, inaugurato nel marzo 2015 all’interno della ex Ansaldo di via Tortona a Milano (attraverso una gara pubblica indetta nel 2014 la 24 Ore Cultura srl è stata scelta come partner del Comune di Milano per 12 anni consecutivi di questo ambizioso progetto culturale, ndr).

Dalla Lombardia ci spostiamo in Friuli Venezia Giulia per scoprire in Una “cattedrale” della tecnologia l’interessante esperienza di Immaginario Scientifico e del suo visitatissimo Science Centre all’interno della ex centrale idroelettrica Enel “Antonio Pitter” di Malnisio in provincia di Pordenone. Il pezzo ha triplice firma: Paolo Tomasella, Assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Montereale Valcellina (il Comune di Montereale Valcellina è ad oggi proprietario della struttura, ndr), il Prof. Piero Pinamonti dell’Università di Udine e Serena Mizzan, Direttore di Immaginario Scientifico.

Dal Friuli al Veneto per farci raccontare da Gianluca D’Incà Levis, ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee, in Il Villaggio abitato, come col Progetto Borca, nato dalla collaborazione col Gruppo Minoter-Cualbu, attuale proprietario dell’insediamento abitativo, attraverso l’arte contemporanea ha dato nuova vita all’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, esperimento visionario di architettura sociale voluto dall’imprenditore illuminato Enrico Mattei e firmato da Edoardo Gellner

Restiamo ancora nel nord Italia per conoscere un’altra realtà dove la sperimentazione artistica trova la sua collocazione all’interno di un’altra ex Centrale Idroelettrica: la Centrale di Fies. Siamo in Trentino Alto Adige, e a Fies, per l’appunto, frazione del comune di Dro in provincia di Trento, scopriamo un centro per l’arte contemporanea attivo grazie alla Coopertiva Il Gaviale che ha assunto la gestione l’immobile di proprietà della Hydro Dolomiti Enel. Il contributo «Le cose vengono fatte accadere» è firmato da Marla Haddad.

Spostandoci da est a ovest arriviamo in Liguria dove Alice Cutullè, esperta di archeologia industriale in Dalla ceramica a distretto culturale ci racconta la storia della ex Ceramica Ligure Vaccari di Ponzano Magra in provincia di La Spezia. All’interno del suo contributo Alice Cutullè intervista Juri Mazzanti, sindaco di Santo Stefano di Magra, deus ex machina del Progetto Nova Cantieri Creativi che ha fortemente voluto la riconversione nel segno dell’arte e della creatività di questo splendido complesso industriale dalle molteplici potenzialità.

In Piemonte, Elena Rosina e Paolo Naldini, rispettivamente responsabile del Dipartimento Didattica e Direttore della Cittadellarte realizzata da Michelangelo Pistoletto all’interno dell’ex Lanificio Trombetta lungo il torrente Cervo in quel di Biella, conosciuta un tempo come la “Manchester d’Italia” per le sue prestigiose manifatture tessili, nel contributo dal titolo Gli “Uffizi” di Cittadellarte ci raccontano la storia di questo luogo e il suo presente di cantiere culturale, un recupero complesso che ha richiesto più di due decenni e che è ancora in atto, tuttavia “A distanza di 25 anni dall’inizio del processo di riqualifica degli stabilimenti del lanificio Trombetta, Cittadellarte dimostra di aver raggiunto, tra gli altri obiettivi, anche quello di recuperare uno spazio che ha contribuito a plasmare la storia e l’economia biellese, la riqualifica di oltre un chilometro di città e la generazione di un grande laboratorio del “fare”, in continuo divenire e in continua crescita.

Arriviamo così nel capoluogo dell’Emilia Romagna dove attraverso la lettura dell’articolo MAMbo in Progress, firmato da Piero Orlandi e Laura Carlini, rispettivamente Responsabile Servizio Beni Architettonici e Ambientali – IBC e Direttore della struttura, scopriamo la storia ed il progetto culturale di una delle più importanti istituzioni pubbliche dedite all’arte contemporanea: il MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna che trova sede all’interno dell’ex Forno del Pane . L’ex Forno del Pane fu “costruito nel 1915 dal sindaco della prima giunta di sinistra, Francesco Zanardi, con l’intento di dotare la città di un panificio gestito dal Comune per fronteggiare i problemi di approvvigionamento della farina portati dalla guerra, e poi ristrutturato nel 1928-29 quale sede dell’Ente autonomo dei consumi. Inutilizzato per molti anni, fu destinato dal Pru della Manifattura a nuova sede museale”.

In Campania, a Napoli, un’altra giovane esperta di archeologia industriale, Rossella Monaco, ci raccontata in Ex stazione Bellini: l’arte in tensione come “Nel quartiere Avvocata, dove un tempo sorgeva l’antico borgo del Limpiano, oggi racchiuso nelle strade che nei loro odonimi conservano memoria dell’insediamento della casata dei Pontecorvo, tra i vicoli stretti che si arrampicano fra palazzi nobiliari, condomini popolari, chiese e monasteri, si staglia la mole bianca del Museo archivio laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch, istituito a Napoli dalla Fondazione Morra e inaugurato nel settembre del 2008” collocato in quella che un tempo fu una piccola centrale elettrica: la stazione Bellini datata al 1891.

Ci spostiamo in Puglia, dove, difronte ad uno splendido mare azzurro, scopriamo la Fondazione Pino Pascali che trova la sua collocazione all’interno dell’ex Mattatoio comunale di Polignano a Mare. In Un faro per la cultura firmato da Antonio Frugis ne apprendiamo storia passata e storia presente: “Il mattatoio
venne inaugurato nel 1913. La sua funzione cessò definitivamente nel 1984, quando ormai la struttura, nel frattempo diventata vetusta, non era più rispondente alle nuove norme vigenti in fatto di sicurezza sanitaria. Da allora vari progetti sono stati presentati ma solo nel 2004 sono cominciati i lavori di ripristino per trasferirvi, in seguito, la sede della Fondazione Museo Pino Pascali nel 2012”.

Dalla Puglia al Lazio, da un piccolo comune sul mare alla capitale, si, perché è proprio a Roma che si trova uno dei maggior esempi di recupero di archeologia industriale destinati al settore culturale: stiamo parlando della ex Centrale Montemartini di Roma ostiense, oggi Museo della Centrale Montemartini parte del polo espositivo dei Musei Capitolini di Roma. E chi meglio di Emilia Talamo, già Direttrice del Museo della Centrale Montemartini, ce ne può raccontare la storia? Attraverso il dettagliato contributo di Emilia Talamo, Le macchine e gli Dei, ripercorriamo così la storia di questo luogo magico dove scultura classica e macchinari industriali si incontrano in una cornice architettonica funzionale agli scopi produttivi, ma, al tempo stesso, di estrema eleganza, un luogo che è in grado di incantare visitatori provenienti da tutte le parti del mondo. “Due mondi diametralmente opposti, come l’archeologia classica e l’archeologia industriale, viaggiano su piani paralleli senza che l’una snaturi l’altra, catturando l’attenzione del visitatore ora sulla scura macchina, ora sulla bianca maestosità e delicatezza dei marmi antichi.

Conclude il monografico il contributo di Antonella di Lullo, OUTDOOR 2015 – HERE, NOW, curatrice del Outdoor Festival che ha scelto come location per l’edizione 2015 la ex Caserma di Servizio alla Reale Fabbrica di Armi di via Guido Reni a Roma.

Termina qui Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura, un viaggio alla scoperta di vecchi luoghi e nuove realtà per scoprire insieme come l’energia del produrre possa trasformarsi in energia creativa, un ventaglio di buone pratiche per ispirare le scelte future sul destino del nostro splendido patrimonio industriale.

Oltre ad alcune immagini dei luoghi di cui si parla all’interno degli interventi, gentilmente concesse dalle realtà presenti, il numero è corredato da un progetto fotografico realizzato dal fotografo professionista specializzato in architetture Alberto Muciaccia: gli scatti si caratterizzano per le linee pulite ed essenziali così come le eleganti forme dell’archeologia industriale ci insegnano.

Il monografico Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura è stato ideato e curato da Simona Politini, Fondatrice e Project Manager, nonché Presidente, dell’Associazione Archeologiandustriale.net

Il monografico Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura è un progetto editoriale patrocinato dell’Associazione AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale e rientra nella programmazione del 2015 European Industrial and Technical Heritage Year

L’Associazione Archeologiaindustriale.net è Media Partener del progetto.

Archeologia Industriale_Media Partner_Patrocinio

 

SAVE THE DATEPiù-libri-più-liberi-2015

Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura, n° 70 della rivista culturale Il Calendario del Popolo pubblicata da Sandro Teti Editore sarà presentato martedì 8 dicembre alle ore 14:00 nella Sala Corallo durante l’evento Più libri più liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre presso il palazzo dei Congressi, Eur

Intervengono:
Antonella Di Lullo, NUfactory, curatrice Outdoor Festival;
Alberto Muciaccia, fotografo;
Simona Maria Politini, fondatrice di archeologiaindustriale.net
Emilia Talamo, già direttrice della Centrale Montemartini
Sandro Teti, direttore Calendario del Popolo

Modera:
Rachele Masci, caporedattrice della rivista

La rivista sarà in vendita durante l’evento

Dove acquistare la rivista:
• da metà gennaio all’interno del circuito Feltrinelli
• già da adesso attraverso spedizione contattando direttamente l’editore

 

Titolo: Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura. Nuovo numero della rivista culturale Il Calendario del Popolo
Autore: AA.VV.
Fotografia: Alberto Muciaccia
Casa Editrice: Sandro Teti Editore www.sandrotetieditore.it
ISSN:  9-770393-374002-50767
Lingua: italiano




XIV Edizione della Settimana della Cultura d’Impresa: L’impresa va in scena

È partita la XIV edizione della Settimana della Cultura d’Impresa promossa da Confindustria: dal 10 al 20 novembre tanti appuntamenti per scoprire insieme la storia dell’impresa italiana.

Anche quest’anno Museimpresa – Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa nata a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria – organizza e promuove sull’intero territorio nazionale un articolato calendario di eventi per leggere, attraverso il patrimonio culturale custodito all’interno dei Musei e Archivi delle imprese, la storia del nostro Paese.

10 Giorni consecutivi con 51 eventi diffusi su territorio nazionale: dagli incontri di approfondimento, ai convegni, visite guidate, mostre, rassegne cinematografiche e – particolarità di quest’anno – anche rappresentazioni teatrali.

Novità della XIV edizione, come evidenziato dal titolo “L’impresa va in scena”, è il teatro e la volontà di avvicinare il mondo dell’industria al mondo teatrale facendo così vivere al pubblico, in modo inusuale attraverso reading e rappresentazioni – la storia delle imprese, dei loro protagonisti e dei loro prodotti. Tanti sono i musei e gli archivi di impresa che hanno colto l’invito con entusiasmo proponendo interessanti e originali eventi.

Tra gli eventi si segnala

Alla scoperta dei Musei Kartell e MUMAC
Sabato 14 novembre, ore 17.30, Museo Kartell e MUMAC – Museo della Macchina per Caffè
Al Museo Kartell potrete partecipare alla visita guidata alla collezione permanente del Museo, dove storia, design e lifestyle si incontrano nella mostra appena rinnovata e arricchita dall’installazione artistica “Fra gli Alberi” di Stefano Arienti. Al MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, lo spettacolo teatrale “Ho misurato la mia vita a cucchiaini di caffè”, della compagnia teatrale “Eco di Fondo”, vi catapulterà in un viaggio alla scoperta della nascita del caffè espresso, attraverso gli sviluppi, le scoperte e i traguardi raggiunti nella sua storia. A seguire un aperitivo a base di caffè

Genius Loci. Luoghi e identità tra Lanificio e Oasi Zegna
Domenica 15 novembre, ore 14.00 Casa Zegna, Trivero (BI)
La mostra fotografica di CasaZegna è un invito a riscoprire con nuovi occhi il territorio apparentemente familiare dell’Oasi Zegna. Foto di Giovanni Caccamo.

Dietro le quinte del cinema industriale
Domenica 15 novembre, ore 17.00, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, Milano
Come nasce un documentario industriale? Qual è la sua funzione e quale è stata nel passato? Con che strumenti linguistici è possibile esprimere la realtà dell’impresa? L’annuale rassegna di Museimpresa svelerà il dietro le quinte di questo particolare genere cinematografico. In collaborazione con Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa LIUC – Università Cattaneo.

Letteratura e industria. La fabbrica, il paesaggio, l’umanità
Lunedì 16 novembre, ore 21.00, Teatro Franco Parenti, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza in collaborazione con il Teatro Franco Parenti. Reading di Rosario Lisma, la cui voce farà da guida tra luoghi, gesti e segni che raccontano la realtà e l’immaginario della parola impresa. Accompagnamento musicale per chitarra classica di Gipo Gurrado.

Bottiglie e Flaconi. Conservazione, catalogazione, valorizzazione
Mercoledì 18 novembre 2015, ore 14.30, Archivio di Stato, Milano
Un seminario di confronto fra tecnici ed esperti per discutere del valore storico e documentario di flaconi e bottiglie, delle principali raccolte museali esistenti in Italia, delle tecniche di conservazione e delle modalità di catalogazione, a partire dalla scheda elaborata dal gruppo di lavoro di Museimpresa, che verrà presentata in anteprima.

“La comunicazione di Musei e Archivi d’Impresa”
Giovedì, 19 novembre 2015, ore 16.30, Università IULM Milano, Aula Seminari, Milano
Presentazione del libro di Domenico Liggeri, Lubrina Editore, 2015. I musei e gli archivi delle imprese come ricetta anticrisi e spinta per la ripresa economica. Uno sguardo approfondito sulla comunicazione del futuro di musei e aziende, dall’impiego di new media e social network al fenomeno dei musei virtuali, esposizioni che esistono soltanto sul web, ad alto tasso tecnologico e spettacolare. Tanti dati, studi, proposte e consigli per le imprese che hanno già musei o archivi e per quelle che stanno pensando di crearne di nuovi.

Grand tour d’impresa. Storie e scoperte made in Italy
Venerdì 20 novembre, ore 20.30, Teatro Arsenale, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Museimpresa in collaborazione Associazione SestoSpazio. Un viaggio nell’immaginazione che porta i musei e gli archivi d’impresa a teatro e li raccontano dando voce a oggetti, documenti, brevetti, sogni nel cassetto e memorabili scoperte del mondo dell’industria italiana.

E ancora tanti altri eventi offerti dalle grandi imprese italiane associate a Museimpresa tra le quali: Sisal, Fondazione Pirelli, Museo Nicolis, Archivio Storico Eni, Fondazione Fila Museum, Officina Rancilo, Archivio Storico Olivetti, Fondazione AEM – Gruppo A2A, Liquirizia Amarelli, Fondazione Dalmine, Collezione Branca, Casa Martini, Museo Piaggio, Museo Salvatore Ferragamo, Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano.

Per il programma completo cliccate qua




L’Archivio Storico Olivetti di Ivrea

L’Archivio Storico Olivetti di Ivrea (TO) conserva la documentazione di una delle aziende che ha segnato la storia economica del nostro paese, non solo da punto di vista tecnologico, ma anche per la cultura del lavoro che in essa si perseguiva.

La Olivetti – cenni storici

Costituita ad Ivrea nel 1908 come “prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere”, fin dagli inizi l’Olivetti si distingue per l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione, la cura del design, la presenza internazionale, la sensibilità verso gli aspetti sociali del lavoro e l’azione diretta a vantaggio dello sviluppo del territorio, sotto il profilo culturale ed urbanistico. Questi caratteri sono impressi dal fondatore Camillo Olivetti e in particolare dal figlio Adriano, che a metà degli anni Trenta, trasforma l’azienda familiare in un moderno gruppo industriale internazionale capace di conquistare in diversi campi e in diversi momenti storici, posizioni di assoluta eccellenza a livello mondiale.

In un ambiente favorevole alla libera espressione dello spirito di iniziativa e delle capacità personali, aperto alla cultura umanistica come a quella tecnico-ingegneristica, emergono numerosi personaggi di grande valore: operai che diventano direttori generali, intellettuali e umanisti che ricoprono cariche importanti, tecnici, economisti e strateghi di primo piano, grafici e designer che legano indissolubilmente il nome Olivetti all’eleganza delle forme e alla funzionalità dei prodotti.

Conquistate posizioni di leadership mondiale nei prodotti meccanici per ufficio, già negli anni ’50 l’Olivetti investe nella tecnologia elettronica con importanti risultati.

La scomparsa di Adriano Olivetti (1960) e il peso degli investimenti rallentano la transizione verso l’elettronica; ma nel 1965 esce il primo calcolatore elettronico da tavolo la Programma 101, nel 1978 la prima macchina per scrivere elettronica a livello mondiale e nel 1982 il primo PC professionale europeo.

Negli anni ’80, Olivetti accelera lo sviluppo nell’informatica e nei sistemi. I nuovi sviluppi delle telecomunicazioni, negli anni ’90 spingono l’Olivetti a spostare il baricentro verso questo settore, dapprima creando Omnitel (1990) e Infostrada (1995) e poi acquisendo il controllo di Telecom Italia (1999), con la quale si fonde nel 2003.

La Olivetti – Archivio Nazionale Cinema d’Impresa

L’Associazione Archivio Storico Olivetti – attività e scopi

Costituita a Ivrea nel 1998 su iniziativa della Società Olivetti, in accordo con la Fondazione Adriano Olivetti e con la partecipazione di importanti soci pubblici e privati, l’Associazione si occupa del recupero, della conservazione, gestione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico documentale della Olivetti.

I fondi documentali sono costituiti da documenti, lettere, libri, giornali, riviste, manifesti, disegni, foto, filmati, audiovisivi, prodotti, modellini e plastici, che divengono oggetto di un sistematico lavoro di schedatura elettronica e per quanto possibile di digitalizzazione.

L’attività dell’Associazione non si esaurisce con l’impegno strettamente archivistico di recupero, catalogazione e conservazione dei documenti, ma si manifesta anche attraverso l’attività di assistenza e consulenza nei confronti di studiosi e ricercatori, di collaborazione con iniziative culturali di enti privati e pubblici, di realizzazione di mostre, filmati, conferenze, studi, ricerche e pubblicazioni finalizzate a promuovere e approfondire la conoscenza della storia e dei valori olivettiani.

Con questa medesima finalità l’Associazione gestisce e continuamente arricchisce il suo portale www.storiaolivetti.it che attraverso testi e foto gallery illustra diversi aspetti della storia olivettiana.

L’Associazione conserva anche una Biblioteca Specialistica che fa parte del coordinamento delle biblioteche speciali e specialistiche di Torino, e che conta al momento oltre 21.000 titoli ivrea.erasmo.it; l’Emeroteca raccoglie 186 periodici italiani ed esteri (tra cui gli house organ delle consociate della Società).

L’Associazione svolge attività educative, organizza tour didattici per le scuole e attività formative per le aziende del territorio, anche oltre l’ambito regionale; promuove e conduce visite (gratuite) per le scuole, di ogni ordine e grado, alla mostra permanente, Cento anni di Olivetti, il progetto industriale.

Dichiarato nel 1998 di “notevole interesse storico” da parte della Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, l’Archivio Storico Olivetti è nella Rete di Archivi d’Impresa, progetto della Direzione Generale per gli Archivi e collabora allo sviluppo di temi e percorsi del Portale del Sistema Archivistico Nazionale (SAN) e del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (SIUSA). È tra i soci fondatori dell’Associazione Nazionale degli Archivi e dei Musei d’Impresa, Museimpresa; nel 2005 diventa socio dell’AAA/Italia, l’Associazione nazionale degli Archivi di Architettura contemporanea.

L’Archivio collabora inoltre con molti enti del Territorio, tra cui il Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università degli Studi di Torino sede di Ivrea, e l’Accademia dell’Hardware e del Software libero “Adriano Olivetti”. È partner tecnico-scientifico del Tavolo di coordinamento della Candidatura Unesco di Ivrea città industriale del XX secolo.

Sito archeologico industriale: Archivio Storico Olivetti
Settore industriale: Industria tecnologica
Luogo: Ivrea, Torino, Piemonte, Italia
Proprietà e Gestione: Olivetti / Telecom Italia SpA – www.arcoliv.org
Testo a cura di: Associazione Archivio Storico Olivetti




“La storia e il mito” – Gruppo Cimbali racconta 70 anni di FAEMA

Inaugura domenica 25 ottobre 2015 “La storia e il mito”: l’evento espositivo organizzato dal Gruppo Cimbali per festeggiare i primi 70 anni di FAEMA, uno dei suo marchi principali.

Gruppo Cimbali è leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine professionali tradizionali per caffè, bevande a base di latte fresco, bevande solubili e attrezzature dedicate alla caffetteria. Il Gruppo, di cui fanno parte gli storici marchi La Cimbali e FAEMA, fondati rispettivamente nel 1912 e nel 1945, oltre a Casadio e Hermerson, è uno dei simboli dell’eccellenza made in Italy ed è ambasciatore della cultura del caffè espresso nel mondo.

Oggi, attraverso l’esposizione “La storia e il mito”, il Gruppo Cimbali ha voluto rendere omaggio al marchio FAEMA raccontandone la storia: un viaggio alla scoperta di una delle aziende che ha segnato la storia dell’imprenditoria italiana, e che ha contribuito in modo determinante alla promozione e alla diffusione della cultura del caffè espresso nel mondo.

E ancora, un racconto di un’azienda fortemente legata alle proprie origini milanesi (il duomo di Milano è da sempre parte integrante del suo logo) che ha dato vita a uno dei marchi più rappresentativi del settore delle macchine professionali per caffè espresso e tra i simboli del made in Italy.

Organizzata in collaborazione con il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, “La storia e il mito” rappresenta la tappa conclusiva delle iniziative realizzate quest’anno dal gruppo milanese per celebrare l’importante anniversario di FAEMA, fondata nel 1945 da Carlo Ernesto Valente e, da allora, sinonimo di eccellenza nel design e di innovazione tecnologica grazie a macchine capaci di esaltare le esigenze e la professionalità dei baristi di tutto il mondo.

“La storia e il mito” – 70 anni di FAEMA: il percorso espositivo

Il percorso espositivo racconta le eccellenze dell’azienda: la genialità progettuale, la capacità creativa e l’adozione delle tecnologie più innovative nello sviluppo di prodotti che hanno segnato l’evoluzione dell’intero settore.

E ancora, la grande attenzione a tutti i dipendenti e alle loro famiglie attraverso iniziative quali, ad esempio, l’organizzazione di centri estivi, di cene aziendali e di gite sociali e la distribuzione di pacchi dono in occasione delle festività, in tempi in cui ancora non era diffusa la sensibilità a queste tematiche.

Infine, la lungimirante visione di marketing e comunicazione che, negli anni 60 ha legato il brand al mondo del ciclismo intraprendendo una delle prime sponsorizzazioni sportive e dando origine a un binomio leggendario rimasto impresso nella memoria di più di una generazione grazie successi e alle gesta di campioni del calibro di Eddie Merckx, Vittorio Adorni e Hendrick Van Looy.

Sono oltre cento gli oggetti esposti all’interno di un percorso espositivo che si sviluppa attraverso tre sezioni tematiche su una superficie di circa 300 metri quadrati e che avvolge il visitatore in un’atmosfera dove il passato si mescola al presente e dove non manca uno sguardo verso il futuro.

Tra di essi alcune delle macchine professionali per caffè espresso divenute pietre miliari nell’evoluzione del settore, come la E61, la prima macchina dotata di pompa volumetrica in grado di mantenere costante a 9 bar la temperatura di pressione dell’acqua, lanciata sul mercato nel 1961 e divenuta un’icona del comparto.

E ancora, prodotti domestici (macchine per la preparazione del caffè, lucidatrice, tostapane, frullatore, asciugacapelli, etc.), in ricordo dei trascorsi industriali al di fuori del mondo del caffè e una “Isetta” brandizzata FAEMA, microvettura utilizzata negli anni ’50 per prestare assistenza a clienti e venditori, in prestito dal Museo Nicolis.

Inoltre, più di 100 fotografie storiche e contemporanee tratte dagli archivi MUMAC – Museo della Macchina per Caffè e Gruppo Cimbali, riviste e pubblicazioni d’epoca, la maglia gialla e la maglia rosa indossate da Eddie Merckx nel Tour de France e nel Giro d’Italia vinti, rispettivamente, nel 1969 e nel 1968 provenienti dal Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo e la bici con cui il campione belga trionfò nella “corsa rosa” del 1968, in prestito dalla Collezione Alberto Masi – Biciclette Masi.

“La storia e il mito” – 70 anni di FAEMA: l’allestimento

Nell’allestimento, ideato da Gruppe Gut Gestaltung, spicca un elemento architettonico retroilluminato a forma di onda che si snoda al centro dell’intero spazio espositivo e lungo il quale prendono forma i tre nuclei tematici rappresentati.

Questi ultimi, a loro volta, sono identificati da suggestivi elementi visivi: una rulliera, a richiamo della linea produttiva di uno stabilimento (sezione azienda e persone), una penisola ricoperta da 100 kg di caffè (sezione prodotti e tecnologie), una base espositiva che ricorda una strada asfaltata (sezione sport e ciclismo).

L’esperienza di visita è arricchita infine dalla presenza di installazioni audiovisive attraverso le quali è possibile ascoltare interviste e racconti di alcune delle corse ciclistiche dove grandi atleti, indossando le maglie FAEMA rosso-bianche, hanno dato lustro al nome del brand anche in ambito sportivo.

Tra i soggetti prestatori figurano anche la Collezione Enrico Maltoni, la Collezione Noel Gregoire – Wielermuseum, Roeselara e Vittorio Seghezzi.

Info:

Quando: da domenica 25 ottobre a venerdì 18 dicembre 2015
Dove: MUMAC – Museo della Macchina per caffè – Via P. Neruda, 2, 20082 Binasco MI
Contatti: Tel: 02 9004 9362 www.mumac.it

Ricordiamo che:

Gruppo Cimbali ospita presso il proprio head quarter di Binasco (Milano) il MUMAC – Museo della Macchina per Caffè Espresso, la più grande esposizione permanente dedicata alla storia, al mondo e alla cultura delle macchine per il caffè espresso, con oltre 100 macchine esposte, numerosi materiali audio-video organizzati in un percorso multimediale e polisensoriale che raccontano l’evoluzione del settore in oltre 100 anni di storia e un fondo librario di cui fanno parte circa 1.000 volumi e 15 mila documenti.

Il MUMAC è associato a Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.




La Fondazione Dalmine presenta “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada”

La Fondazione Dalmine ospita la mostra “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada”, un evento organizzato nell’ambito del programma Triennale Xtra: in viaggio con la Triennale, mostre ed eventi di architettura, arte e design nei capoluoghi lombardi.

L’esposizione, curata da Andrea Gritti, è dedicata ai 49 Km di autostrada tracciati nel 1927 tra Milano e Bergamo: un campione significativo del territorio lombardo per l’enorme quantità di flussi che supportano e per l’implicito ruolo di “vetrina” delle trasformazioni territoriali che vi si sono addensate in meno di un secolo. Questo segmento della rete autostradale appare come il luogo dove oggi si svolge un conflitto cruciale tra sistemi eccezionali, dedicati alla regolazione del transito veloce su automezzi, e forme ordinarie di urbanizzazione, che li stringono d’assedio.

L’autostrada tracciata nel 1927 per collegare Milano e Bergamo non è solo la parte essenziale del sistema infrastrutturale che vertebra il territorio lombardo, ma è soprattutto il suo specchio, la “vetrina” dove si mostrano, a volte precocemente a volte tardivamente, le sue trasformazioni.

Dalmine: autostrada – territorio – industria

Storia dell’industria e storia del territorio sono inscindibilmente correlate. Il caso di Tenaris a Dalmine è particolarmente significativo. Dal 1906 e per oltre un secolo, l’azienda, oggi leader globale nella produzione di tubi in acciaio e servizi per l’industria energetica mondiale e per altre applicazioni industriali, si è insediata e sviluppata in una costante relazione con lo spazio circostante, realizzando impianti produttivi, servizi, abitazioni, sistemi viari. Questo processo, che ha condotto alla nascita di una company town, ha incrociato, dalla metà degli anni ’20, quello di costruzione e ampliamento dell’Autostrada MI-BG, sostenuta dalla stessa azienda in veste di membro del comitato promotore e poi di socio di minoranza. Dal 1927, lo stabilimento costituisce un vincolo fisico allo sviluppo del tracciato autostradale. In occasione delle espansioni impiantistiche degli anni ’30, ’50 e ’70, l’autostrada è per contro il confine lungo il quale l’azienda riorganizza spazi produttivi e infrastrutture. E, ancora, l’area industriale perimetrale è quella su cui si estendono, negli anni ’60, il raddoppio di corsia e il casello autostradale. Limite, quindi, ma al contempo punto di riferimento reciproco: questa è la chiave con cui, oggi, assume particolare attualità la storia della relazione fra questi due protagonisti del paesaggio antropizzato.”*

*Introduzione del catalogo della mostra di Carolina Lussana

La mostra

Come uno specchio questa autostrada è uno strumento per capire come e perché le cose stanno cambiando al suo interno e al suo intorno, registrare i segni del tempo recente, commentare l’attualità, interpretare il futuro prossimo in una delle aree metropolitane più critiche d’Europa. Mossi da questo convincimento i curatori e i ricercatori coinvolti nella preparazione di questa mostra hanno percorso e attraversato i 49 km del tracciato originale della Milano-Bergamo, partendo da punti di osservazione diversi, ma con l’intento di convergere verso un obiettivo comune: rappresentare il formidabile attrito generato dall’incontro tra questa autostrada e il territorio che attraversa.

L’allestimento di questa mostra consiste nella disseminazione di frammenti e testimonianze della presenza dell’autostrada dentro il tessuto urbano della company town di Dalmine, un emblema inevitabilmente complementare a quello della modernità autostradale.
Il principio adottato per questa scomposizione esprime un debito nei confronti della ricerca archeologica, in un certo senso ripercorrendo il tragitto che mezzo secolo fa avevano tracciato i pionieri dell’archeologia industriale. Rilievi, sondaggi, repertori, inventari sono pertanto il supporto di una stratigrafia che ha provato a ridurre questo tratto di autostrada in elementi, a riconoscere i paesaggi che attraversa, a nominare le architetture che lo hanno identificato come specifico contesto, a esporre le fotografie che li rappresentano simultaneamente.

La scomposizione in temi e conseguentemente in oggetti da mostrare è messa in scena negli allestimenti delle diverse sedi della mostra. Presso la Fondazione Dalmine i disegni, le immagini e i video che descrivono le architetture campeggiano dentro gli spazi domestici di una delle antiche palazzine e sono realmente circondati dalle tavole a scala geografica e dalle schede botaniche di dettaglio installate nel parco per descrivere i paesaggi naturali, agricoli, residuali.
Sotto le volte della pensilina dell’autostazione, eccezionalmente liberate da altri usi civici, sono allestiti gli elementi che provengono dai siti industriali dove prendono forma i pezzi e le parti dell’ingegneria autostradale. Infine nell’ex spaccio aziendale della Dalmine, restituito all’aspetto originale, con le grandi altezze interne nelle cinque navate completamente visibili, si trovano le due gallerie nelle quali sono state disposte le fotografie, che documentano la lunga campagna di ricognizione e osservazione che ha accompagnato tutte le fasi della ricerca.

“Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada” è il frutto della collaborazione tra la Triennale di Milano, la Regione Lombardia, il Comune di Dalmine, la Fondazione Dalmine, la Fondazione Bergamo nella storia, la Fondazione Sestini e Confindustria Bergamo.

Hanno patrocinato l’iniziativa il Comune di Bergamo, la Presidenza Regionale Lombardia del Fondo Ambiente Italiano, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bergamo, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, la Scuola di Architettura e Società e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bergamo.

Conferenze e visite guidate

Alla mostra “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada” è affiancato un programma di conferenze e visite guidate organizzate con la collaborazione dell’Associazione Bergamo Scienza e della Fondazione Dalmine.

Save The Date:
13 ottobre 2015 | ore 18.00
Peppino Ortoleva conversa con curatori, studiosi e fotografi
A seguire visita guidata
Ingresso libero

17 ottobre 2015 | ore 15.00 – 18.00
Visite guidate con i curatori

Info

Quando:
28.09.2015 / 31.10.2015
Dove:
Dalmine (BG)
Fondazione Dalmine – Piazza Caduti del 6 luglio 1944, 1
Pensilina autostazione – Piazzale del Risorgimento
Ex spaccio aziendale Dalmine S.P.A. – via Cavour, 4
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì 15.00-18.00

Ingresso libero
Contatti:
tel 035 560 3418 segreteria@fondazionedalmine.org




La Biennale Foto/Industria 2015 alla Fondazione MAST

La Fondazione MAST, in collaborazione con il Comune di Bologna, presenta la seconda edizione della biennale FOTO/INDUSTRIA 2015.

Il mondo del lavoro in tutte le sue forme e in particolare la produzione industriale dalla creazione al riciclaggio è al centro della mostra affidata alla direzione artistica di François Hébel.

La Biennale Foto/Industria 2015 si articola in 14 esposizioni che si svolgeranno nel mese di ottobre in undici sedi storiche e presso il MAST.

Una manifestazione di straordinaria importanza a livello nazionale e internazionale che conferma sia la volontà della Fondazione MAST di offrire iniziative culturali di qualità ad un pubblico sempre più variegato e motivato, sia la vocazione del Comune di Bologna di promuovere attività artistiche legate alla tradizione e alla storia concreta dell’industria.

Gli artisti scelti fanno parte a pieno titolo del mondo della fotografia, pur con storie molto diverse tra loro: artisti molto noti, reporter, ritrattisti, fotografi di impresa, giovani professionisti, tutti hanno in comune modi di operare forti, inattesi e altamente significativi.

“La biennale FOTO/INDUSTRIA si conferma un appuntamento importante per la città, un evento internazionale pensato per valorizzare la cultura industriale e del territorio, alla scoperta di alcuni dei suoi luoghi chiave. Isabella Seràgnoli, attraverso la Fondazione MAST, ci offre la rappresentazione dell’industria e del mondo del lavoro, tramite la fotografia d’autore, cogliendo temi e valori di un universo che caratterizza fortemente il tessuto sociale ed economico della nostra area metropolitana”, dichiara il Sindaco di Bologna, Virginio Merola.

“Abbiamo consolidato la partnership con l’amministrazione comunale che porterà ad un maggior successo dell’iniziativa contribuendo a far conoscere una città con peculiarità uniche nel panorama industriale, perché Bologna diventi sempre più anche un luogo di riferimento per la fotografia che racconta l’industria” afferma Isabella Seràgnoli, Presidente Fondazione MAST.

“Ancor più della prima edizione del 2013 – spiega il Direttore Artistico François Hébel – questa rassegna unica al mondo per la sua capacità di selezionare sguardi e visioni sul lavoro e la produzione, è in realtà un autentico festival internazionale di fotografia offerto dalla Fondazione MAST e dal Comune di Bologna ai visitatori nella cornice eccezionale del centro storico della città e nella riqualificata area periferica dove sorge il MAST.
Nel centro città nuovi spazi espositivi con palazzi storici, cappelle barocche e musei, danno modo ai visitatori di accedere a piedi a luoghi di grande interesse e alle loro collezioni, in occasione della visita a FOTO/INDUSTRIA”.

“La biennale FOTO/INDUSTRIA BOLOGNA’15 – conclude François Hébel – crede nella possibilità di estendere il territorio della fotografia industriale a una platea sempre più vasta e di contribuire a una migliore qualità del nostro sguardo”.

Un ampio programma di eventi darà spazio anche a incontri con i fotografi e i curatori delle esposizioni.

Informazioni
Apertura al pubblico: 3 ottobre 2015
Sedi Centro Storico dal 3 ottobre al 1° novembre 2015
Sede MAST dal 3 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016
Per informazioni : segreteria@fondazionemast.org – T. 051 6474345