Paraboloidi. Un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna

“Paraboloidi. Un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna”, il volume realizzato da Marcello Modica e Francesca Santarella ed edito da Edifir illustra un fenomeno architettonico ancora in gran parte sconosciuto in Italia.

 

I paraboloidi, infatti, nonostante le loro origini ed evoluzione nel corso del Novecento abbiano interessato in modo significativo proprio questo paese, sono delle strutture la cui conoscenza è ancora poco diffusa. Trattasi dei magazzini industriali a copertura parabolica (comunemente detti paraboloidi, sebbene il termine non sia propriamente esatto): maestose volte nervate in cemento armato, unione perfetta tra funzionalità ed estetica, che hanno conquistato una posizione di tutto rispetto nell’architettura industriale legata al Movimento Moderno ed alla produzione seriale – tanto da essere successivamente “esportati” in numerosi paesi europei.

L’obiettivo di questo libro è di fare luce, per la prima volta in Italia, su un patrimonio storico, architettonico e culturale di valore inestimabile che, per la sua natura “industriale”, è costantemente a rischio di estinzione.

I 91 paraboloidi in Italia

Al centro della ricerca vi è un’articolata cronologia che descrive la storia di ognuno dei 91 esemplari realizzati sul territorio italiano tra il 1920 e il 1970 (presenti in tutte le regioni ad esclusione della Valle d’Aosta, Lazio, Molise e Basilicata), con un ricco ed inedito corredo di fotografie d’epoca e attuali, disegni, planimetrie originali, e un cenno ai recuperi effettuati e ai magazzini presenti in territorio europeo.

Tra i numerosi esemplari esistenti alcuni emergono per caratteristiche architettoniche, innovazioni costruttive e dimensioni. In ordine cronologico: il magazzino clinker dello stabilimento Italcementi di Casale Monferrato, primo esemplare di silos parabolico mai realizzato (1922-23); il silos perfosfato della Montecatini di Romano di Lombardia (1924-25); il vasto magazzino fertilizzanti azotati dello stabilimento chimico di Nera Montoro (1929-35); l’insieme dei magazzini del sale progettati da Pier Luigi Nervi, tra cui spiccano gli esemplari di Margherita di Savoia (1933-35), Tortona (1950-51) e Bologna (1954); i “paraboloidi della ricostruzione” della Montecatini presso Crotone (1946-47), Assisi (1948) e Castelfiorentino (1948), poi Legnago (1954-55) quale primo esemplare di paraboloide “tipo Montecatini” – ispirato ai progetti dell’ing. Giulio Borrelli – e Porto Recanati (1955), primo silos parabolico a testata “aperta”; tra le fabbriche consorziali del Nord Italia: Portogruaro (1949, presso la Fabbrica Perfosfati), Mantova (1952, presso la Fabbrica Mantovana Concimi Chimici), Cerea (1953-54, presso la Fabbrica Cooperativa Perfosfati), Piacenza (1954, presso il Consorzio Agrario) e Ravenna (1956-57, presso la Società Interconsorziale Romagnola); il magazzino per solfato ammonico presso lo stabilimento SNIA di Torviscosa (1961); i grandi paraboloidi a copertura continua costruiti dalla Montecatini-Edison a Porto Marghera, in particolare quelli dello stabilimento Fertilizzanti Complessi (1962-67) e del nuovo Petrolchimico (1970-71); i nove paraboloidi gemelli a copertura continua costruiti dalla Edison nel petrolchimico Sincat di Priolo (1956-60); i magazzini per fertilizzanti azotati dell’ANIC di Ravenna (1961-62) e relative riproduzioni di Gela (1962-63) e Manfredonia (1969-70); gli ultimi, enormi silos parabolici costruiti dalla Montedison presso Cirò Marina (1970) e Ferrara (1977).

Tra i pochi edifici recuperati si annoverano i due paraboloidi di Cerea (trasformati in centro congressi nei primi anni Duemila), quelli ex Montecatini di Assisi (recuperati in più fasi tra il 1999 e il 2008, oggi sede di un teatro, spazi espositivi e culturali) e il piccolo pseudo-paraboloide della Cimatoria Campolmi di Prato (interamente restaurato e dal 2009 sede della Biblioteca della città). Notevole anche il recupero a fini di pubblica utilità del paraboloide “Embarcadero” di Caceres, in Spagna, avvenuto nel periodo 2000-2006.

I due paraboloidi della Montecatini di Assisi

I due paraboloidi della Montecatini di Assisi. Il caso di Assisi è tra i più interessanti nel panorama italiano dei paraboloidi, essendo tra l’altro uno dei pochi che ha visto il restauro integrale degli edifici ex industriali. In occasione della ricostruzione post-bellica dello stabilimento di Assisi-Santa Maria degli Angeli la società Montecatini decide di attrezzare la rinnovata fabbrica di perfosfato minerale con un grande silos parabolico con chiave ribassata (intendendo con questa definizione i silos che presentano nastro trasportatore posto in una struttura in c.a. sottostante la chiave di volta) ed estradossi a vista, completato nel 1948 e costituito da due sezioni rispettivamente di 11 e 8 archi parabolici in cemento armato e stazione automatizzata di insacco mediana. Un secondo paraboloide, di dimensioni più ridotte, viene aggiunto poi tra il 1955 e il 1956. La fabbrica di perfosfato cessa l’attività negli anni Settanta e, successivamente, viene acquisita dall’Amministrazione Comunale. Negli anni Novanta si concretizza l’interesse verso il primo dei due silos parabolici. La porzione dell’edificio a nord è riutilizzata a fini ricreativi e ludico sportivi (palestra boxe, bocciofila, bar, piscina), la porzione a sud viene sottoposta ad un recupero conservativo ad opera degli ingg. Roberto Radicchia e Marco Mezzi, per ospitare poi la sede del Teatro Lyrick (inaugurato nel 2000). A distanza di qualche anno anche il secondo paraboloide, in condizioni di grave degrado come il primo, subisce un pregevole restauro (ingg. Giuseppe e Giacomo Ferroni) e si trasforma in spazio polifunzionale per eventi e congressi. In corso la rifunzionalizzazione della torretta centrale del “Morandi”, destinata ad ospitare un museo della boxe ed altre funzioni connesse.

Ai padiglioni di Assisi è dedicata una delle pochissime pubblicazioni italiane riguardanti i silos parabolici, ovvero La ricerca dell’arco perfetto. Da Morandi a Nervi, in ≪Bollettino per i Beni Culturali dell’Umbria≫, III, n. 4, Quaderno 1, 2010.

A proposito dell’origine dei due edifici. I due edifici vengono tradizionalmente fatti risalire a Riccardo Morandi (il più antico) e Pier Luigi Nervi (il secondo), anche se in realtà tali progetti non figurano negli elenchi ufficiali delle opere di costoro. Molto più probabile il coinvolgimento di ingegneri e tecnici interni alla società Montecatini, vista la somiglianza tipologica del primo paraboloide con un altro realizzato precedentemente (1940) dalla stessa società presso lo stabilimento chimico di Crotone. Il cosiddetto “Morandi” presenta caratteristiche di assoluta originalità, come la pensilina costituita da una successione di volte a botte sormontate da aperture a lunetta che si aprono nella volta monolitica in cemento armato. Il “Nervi”presenta invece grandi somiglianze con l’analogo denominato “Nervi”, ex Montecatini, esistente a Porto Recanati.

Gli autori

Marcello Modica, urbanista e fotografo, si occupa da diversi anni di archeologia industriale sul territorio italiano ed europeo. Ha partecipato come guest lecturer a numerose conferenze sul tema (Università degli Studi di Genova, Università Cattolica di Milano, 13° Biennale di Architettura di Venezia, NovarArchitettura) e collabora stabilmente con riviste scientifiche (Urbanistica, Patrimonio Industriale, Industriekultur, Llàmpara Patrimonio Industrial).

Francesca Santarella, studiosa di archeologia industriale, è consigliere comunale a Ravenna dal 2011. Di sua iniziativa la campagna di sensibilizzazione pubblica per la salvaguardia del paraboloide ex SIR.

Titolo: Paraboloidi. Un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna
Autore: Marcello Modica, Francesca Santarella – prefazione di Alberto Giorgio Cassani
Casa Editrice: Edifir www.edifir.it
ISBN:978-88-7970-705-3
Lingua:Italiano




Aziende storiche operative e silenti. Cambiamento, Evoluzione, Strategia e Rinascita

Il libro “Aziende storiche operative e silenti” di Emanuele Sacerdote edito da Franco Angeli ci racconta delle imprese che hanno segnato la storia del nostro paese e di come queste possono essere rinnovate o rivitalizzate.

Continuità e cambiamento. Due parole chiave apparentemente contrapposte e inconciliabili, ma dal cui equilibrio e dalla cui dosata armonia ho imparato che dipende la possibilità per un’azienda familiare di coltivare la propria longevità attraverso contesti economici diversi, sapendo interpretare aree competitive spesso sconosciute e soprattutto coniugando stili di governo diversi da parte di generazioni che intrecciano le loro storie individuali, le loro aspirazioni, attitudini, ambizioni”.
Queste le parole di Patrizia Misciattelli delle Ripe, Presidente dell’Associazione Italiana Family Office, autrice della prefazione del libro.

Emanuele Sacerdote prende in esame le aziende storiche, ovvero quelle che vantano di una tradizione acquisita in oltre 100 anni di attività ininterrotta, “in quanto rappresentano il risultato più qualificato per raccontare il supremo traguardo dell’azienda, cioè quello di perdurare nel tempo”.

Centro del suo libro “la prosecuzione, la continuità e lo sviluppo della longevità e della salienza delle imprese storiche”. Il cambiamento diventa così il momento critico da gestire, per mantenere una coerenza col passato ed al tempo stesso progettare lo sviluppo futuro.

Sacerdote delinea due modelli operativi applicati: il primo denominato ReModel, facendo riferimento alle Aziende Storiche operative viventi e pulsanti, ha lo scopo di rilanciare e riposizionare l’azienda secondo nuove logiche e direttrici; il secondo, denominato ReNew, ha la finalità di far rivivere e rinascere le Aziende Storiche silenti , dormienti e decadute.

Aziende storiche operative e silenti raccoglie inoltre interviste ad imprenditori e numerosi casi – trai quali Officine Panerai, Pantofola d’Oro, Riso Scotti, Ermenegildo Zegna, Richard Ginori.
Il secondo capitolo presenta infatti una serie di domande ad alcuni dei protagonisti delle aziende storiche italiane sul tema della longevità.

Cesare Verona, presidente e amministratore delegato di Aurora, lo storico marchio di penne stilografiche, così definisce l’azienda storica: “Le aziende storiche affondano le radici nel passato, vivono intensamente il presente guardando sempre al futuro. Sue caratteristiche sono il lungo periodo di attività, il rispetto dei valori delle tradizioni e della famiglia, il peso delle radici”.

Jacopo Poli, proprietario dell’omonima Poli Distillerie interrogato su come un’azienda storica dovrebbe affrontare i cambiamenti del mercato suggerisce “una volta capito che un determinato modello di business dovrebbe essere modificato per aderire alle mutate esigenze del mercato, l’impresa storica dovrebbe riuscire a rinnovarsi, mantenendo saldi i valori aziendali, ma senza precludersi la possibilità di esplorare nuove strade”.

Tra le raccomandazioni per affrontare meglio il futuro di un’azienda storica Vasily Piacenza, brand manager Fratelli Piacenza S.p.A consiglia di “mantenere sempre la propria coerenza, cercando al tempo stesso di rinnovarsi stando al passo coi tempi” e Pina Amarelli, presidente della Amarelli Liquirizie di Rossano, invita a “partecipare alla vita associativa di associazioni specifiche per confrontare con gli altri le proprie esperienze e crescere insieme, quali Les Hénokies, Museimpresa, L’Unione Imprese Storiche Italiane, Le Dimore Storiche e poi l’Aidaf, il GEEF ed FBN per le aziende familiari”.

Il testo è inoltre arricchito da due interventi relativi agli archivi d’impresa di Andrea Lovati, che ci da alcune indicazione su come e dove recuperare gli archivi d’impresa di aziende silenti (Lovati cita gli Archivi Economici Territoriali, i registri delle Camere di Commercio, enti ed istituzioni tra le quali Il Centro della Cultura d’Impresa, la Fondazione ISEC, La Fondazione Ansaldo e altro ancora), e alle valorizzazioni economiche della Aziende Storiche di Alessandro Panno, secondo il quale “Determinare il valore intrinseco di un’azienda storica operativa o silente significa basare il processo valutativo sulla sequenza di benefici economici futuri che l’azienda sarà in grado di produrre in funzione delle sue caratteristiche specifiche, uniche ed esclusive

Chiude la postfazione di Giuseppe D’Avino, Consigliere Delegato della Strega Alberti Benevento Spa.

Titolo: Aziende storiche operative e silenti. Cambiamento, Evoluzione, Strategia e Rinascita
Autore: Emanuele Sacerdote
Casa Editrice: FrancoAngeli www.francoangeli.it
ISBN:978-88-917-0914-1
Lingua:Italiano




MUMAC – Il libro che racconta il Museo della Macchina per Caffè di Binasco

MUMAC – Il Museo della Macchina per Caffè è il libro edito da Francesco Mondadori con prefazione di Philippe Daverio che racconta l’omonimo museo di Binasco voluto dal Gruppo Cimbali in occasione dei sui cento anni di attività.

 

Il museo – scrive Philippe Daverio nella sua prefazione – è luogo di documentazione e di formazione, e lo è di tutto ciò che viene reputato degno di queste due formidabili missioni … Gruppo Cimbali, con MUMAC, ha realizzato da questo punto di vista un progetto preciso che ambisce ad essere esemplare.

Il libro ci accompagna lungo un percorso che ha inizio dall’idea della realizzazione del museo, per proseguire con lo studio del progetto, addentrandoci poi nella sua collezione e terminando, infine, nel descrive le diverse attività che lo spazio accoglie al suo interno.

MUMAC – Dal sogno alla realtà

Maurizio Cimbali racconta del suo incontro negli anni Novanta con Enrico Maltoni, studioso e collezionista di macchine per caffè espresso d’epoca e di libri antichi attinenti alla materia (la sua collezione è confluita nel progetto MUMAC), sino alla scintilla che ha portato alla realizzazione del museo per celebrare i cento anni di attività dell’azienda.

Poi la scintilla – racconta Maurizio Cimbali – : al posto dell’evento effimero, sicuramente d’impatto ma destinato ad essere dimenticato nel giro di qualche mese,potevamo pensare a qualcosa che celebrasse il centenario dell’azienda ed al tempo stesso durasse nel tempo. E così l’idea di un museo ha cominciato a farsi più concreta.

MUMAC – Il Progetto MUMAC

Architettura e design al servizio della cultura del Caffè.
Il MUMAC si presenta come uno dei più interessanti esempi di architettura museale contemporanea. L’esterno è caratterizzato da forme sinuose – in contrasto con la conformazione dello spazio interno dai tagli decisi -che, sapientemente illuminate, accompagnano il visitatore lungo un percorso di suggestioni e rimandi futuristici. Difficile credere che prima di allora l’edificio fosse un magazzino di ricambi dell’azienda. Curato in ogni suo aspetto, dal giardino esterno agli ambienti interni fortemente evocativi, il progetto MUMAC rappresenta in pieno le caratteristiche del Gruppo Cimbali: passione, tradizione ed avanguardia.

MUMAC – La Collezione

La collezione del MUMAC è la più grande al mondo dedicata alle macchine per caffè professionali.
Nasce dall’incontro della storia della famiglia Cimbali con Enrico Maltoni, appassionato collezionista di macchine per caffè. Oggi la collezione vanta di oltre 200 pezzi, oltre a numerosissimi libri, gadget, documenti storici, poster, brevetti, articoli, giornali e riviste.
All’interno del libro la storia della collezione, un percorso che parte dal 1906 sino ai giorni nostri, passando attraverso prestigiosi nomi del design quali i Fratelli Castiglioni, Sottsass, Giugiaro, Ponti, Munari.

MUMAC – Le anime del MUMAC

Il Mumac non è solo contenitore di una delle più esclusive collezioni di oggetti industriali, ma anche spazio per Eventi, una Academy per la diffusione della cultura del caffè, formazione e ricerca, ed un luogo per l’attività Educational indirizzata alle scuole. All’interno del libro un approfondimento su ognuna delle anime del MUMAC che si rivela così non un luogo statico nel quale conservare oggetti, ma uno spazio dinamico nel quale generare conoscenza e cultura d’impresa.

Il libro MUMAC è corredato da un apparato iconografico assolutamente unico composto da splendide fotografie del luogo e della collezione, immagini storiche, disegni di progetti.

Il libro MUMAC è bilingue: italiano ed inglese per dare a tutti la possibilità discoprire questo piccolo grande gioiello del Made in Italy.

Il libro MUMAC è già disponibile in libreria o online

Leggi anche Il MUMAC : Museo della Macchina per Caffè in Lombardia

Titolo: MUMAC – Museo della Macchina per Caffè
Curatore Editoriale: Stefano Bagiotti
Casa Editrice: Francesco Mondadori www.moremondadori.com
ISBN:978-88-97702-24-5
Lingua: Edizione Bilingue. Italiano Inglese




Riusiamo l’Italia : da spazi vuoti a startup culturali e sociali

“Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start-up culturali e sociali” di Giovanni Campagnoli e postfazione a cura di Roberto Tognetti ci parla della possibilità concreta di riutilizzare gli spazi vuoti nel nostro paese per generare valore culturale e sociale.

Per la prima volta i territori vivono un fenomeno nuovo, quello di trovarsi “pieni di vuoti”: significa cioè che sono diventati molti luoghi abbandonati quali ex-scuole, caserme, fabbriche e capannoni industriali dismessi, cinema chiusi, stazioni, negozi, abitazioni,, uffici vuoti, così come gli spazi finiti e mai aperti… Tutti questi luoghi non abitati dalle persone pongono la questione di individuare nuove funzioni d’uso (anche temporanee) e nuove progettazioni.
La sfida è ricercare le condizioni affinché questi spazi tornino ad essere luoghi significativi per la comunità locale, per fare occasione di sviluppo a partire dai giovani.

Riusiamo l’Italia approfondisce le condizioni facilitanti la gestione di questi luoghi da parte di “startup culturali e sociali” in grado di generare risorse autonomamente al fine dell’equilibrio economico.

I contenuti del libro Riusiamo l’Italia permettono di acquisire conoscenze per l’avvio e la gestione delle startup quali imprese culturali, sociali giovanili che abbiano anche un ritorno (etico) sul capitale investito. Nel testo viene quindi illustrato anche come raccogliere il capitale necessario. Oltre a ciò, tre capitoli sono dedicati alla descrizione dei processi organizzativi che possono portare alla gestione efficace ed efficiente di queste startup.

Il sito www.riusiamolitalia.it affianca il testo per promuoverne le tematiche e raccogliere esperienze di chi sta già lavorando su questi argomenti

Giovanni CAMPAGNOLI

Giovanni Campagnoli lavora in spazi ‘non convenzionali’ di incubazione di start up giovanili innovative, a vocazione creativa, sociale, culturale e di sviluppo locale. Docente di economia dai Salesiani, bocconiano, si occupa di ricerca come direttore e blogger della Rete Informativa Politichegiovanili.it e su questi temi opera anche come consulente e formatore per Enti Pubblici e Organizzazioni No Profit. Lavora a Enne3network ed in Vedogiovane.

Roberto TOGNETTI

Architetto novarese, si laurea con lode nel 1986 con Franca Helg. Negli anni successivi si specializza in ‘Museografia e Museologia’ ed è docente di Architettura d’Interni allo IED di Milano. Lavora presso studi e società d’ingegneria milanesi (Austin Italia Spa, Studio G14 Progettazione) e fonda poi a Novara nel 1990, lo Studio associato architetti FGMT. Negli ultimi vent’anni si occupa però prevalentemente di sviluppo locale attraverso l’ideazione e la conduzione di progetti e piani di azione locale in svariati territori italiani ed europei. Nel 2008 fonda con Giovanni Alifredi Federico Morchio e Gianpiero Oliva iperPIANO che ha costituito il Centro studi horrorVACUI.

Per saperne di più su Il Giornale dell’Arte – Arte e Imprese sezione Spazi Mutanti Spazi Mutati intervista a Giovanni Campagnoli

Acquista online Riusiamo l'Italia

Titolo: Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start-up culturali e sociali
Autore: Giovanni Campagnoli – postfazione a cura di Roberto Tognetti
Casa Editrice: Il Sole 24 Ore
ISBN:978-88-6435-578-6
Lingua: Italiano




Nasce la nuova collana Industrial Heritage

Un nuovo progetto editoriale indaga sull’archeologia industriale: Industrial Heritage è il nome della collana diretta dal prof. Massimo Preite ed edita da Edizioni Effigi.

Towards a European Heritage of Industry

Towards a European Heritage of Industry è il primo volume della collana a cura del prof. Massimo Preite con prefazione del prof. Giovanni Luigi Fontana.

Con la pubblicazione del primo numero di “Patrimonio Industriale”, la rivista dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), abbiamo visto l’inizio di una rubrica – Forum Heritage – che mirava a fare il punto sulle pratiche di conservazione e la l’avanzamento del patrimonio industriale in Europa.
La rubrica, edita regolarmente da aprile 2010 (numero 5) ad aprile 2014 (numero 12/13), ha ospitato una serie di contributi di alto livello di esperti stranieri, che hanno dato un’ampia panoramica dei problemi e delle prospettive sulla salvaguardia e il riutilizzo di beni archeologici industriali in paesi diversi (Croazia, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna e Repubblica Ceca).
Agli esperti che sono stati invitati a contribuire è stata data una lista schematica dei problemi da esplorare: una panoramica delle associazioni attive nella difesa del patrimonio industriale, sistemi per la catalogazione e la documentazione di siti di archeologia industriale, il quadro legislativo e normativo per la loro protezione, una selezione di buone pratiche per il riutilizzo e la riconversione delle strutture industriali dismesse, etc.
I loro contributi offrono un quadro molto ampio e di grande attualità, sullo stato di avanzamento per quanto riguarda il patrimonio industriale nei paesi coinvolti. Questo ci permette di vedere fino a che punto le politiche volte a proteggere e salvaguardare questo patrimonio convergono su un nucleo comune di principi, pratiche e teoriche.

Massimo Preite
Massimo Preite è docente di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze. Il suo principale campo di ricerca riguarda la conservazione del patrimonio industriale e il riutilizzo. È vice presidente dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI). Egli è un membro del consiglio del Comitato Internazionale per la Conservazione del Patrimonio Industriale (TICCIH) e membro del consiglio della European Route for the Industrial Heritage (ERIH). Ha ideato (con Riccardo Francovich) il Masterplan per il Parco Minerario Nazionale delle Colline Metallifere (Toscana).

Towards a European Heritage of Industry

With the publication of the first issue of “Patrimonio Industriale”, the magazine of the Italian Association for the Industrial Archeological Heritage (AIPAI), we saw the start of a column – Heritage Forum – that was aimed at taking stock of conservation practices and the advancement of the industrial heritage in Europe.
The column, which appeared regularly and covered the period April 2010 (issue 5) to April 2014 (issue 12/13), played host to a series of contributions from senior foreign experts, who have given a broad overview of the problems and prospects for safeguarding and reusing industrial archeological assets in
their own countries (Croatia, Spain, France, Germany, Britain, and the Czech Republic).
The experts who were invited to contribute were given a schematic list of the issues to be explored: an overview of the associations active in defending the industrial heritage, systems for listing and documenting industrial archeological sites, the legislative and regulatory framework for their protection, a selection of best practices for the reuse and conversion of abandoned industrial structures, etc.
their contributions offer a very wide-ranging picture, and a very topical picture, of the state of play as regards the industrial heritage in their own countries. This allows us to see how far policies aimed at protecting and safeguarding this heritage converge on a common core set of principles, both practical and theoretical.

Massimo Preite (editor)
He is professor of urban planning at the Department of Architecture at the University of Florence. His main field of research concerns industrial heritage conservation and reuse. He is vice president of the Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI). He is a board member of The International Committee for the Conservation of Industrial Heritage (TICCIH) and board member of the European Route for the Industrial Heritage (ERIH). He devised (with Riccardo Francovich) the Masterplan for the National Mining Park of the Metalliferous Hills (Tuscany).

 

Il primo volume della collana “Industrial Heritage” può essere ordinato presso qualunque libreria, oppure acquistato con il 15% di sconto sul sito di Edizioni Effigi

Titolo: Towards a European Heritage of Industry
Curatore: Prof. Massimo Preite
Casa Editrice: Edizioni Effigi
ISBN:978-88-6433-470-7
Lingua: inglese




MUSEUM Master Specialistico in Museologia Europea – IULM

L’università IULM organizza la V edizione del MUSEUM – Master specialistico in Museologia Europea: apprendimento sul campo presso realtà europee d’eccellenza e lezioni tenute da esperti del settore italiani e stranieri caratterizzano il percorso formativo.

Le lezioni frontali saranno integrate da visite di studio in Italia e 2 viaggi di studio all’estero, che comprenderanno incontri con esperti del settore delle istituzioni ospitanti. Le visite di studio si svolgeranno in diversi musei italiani, mentre i due viaggi in Europa avranno le seguenti possibili destinazioni: Alicante, Dortmund, Barcellona, Basilea, Pirano, Valencia, Glasgow, Tampere. Le spese di viaggio e soggiorno sono comprese nella quota di iscrizione (pasti e altre spese locali sono esclusi). Il programma potrà essere soggetto a modifiche in corso.

Il Master specialistico in Museologia Europea fornirà strumenti e conoscenze per:

• acquisire metodologie e tecniche di progettazione incentrate su spazi espositivi temporanei e permanenti
• apprendere nuove modalità organizzative attraverso l’analisi di casi innovativi nel panorama europeo
• affinare le abilità di analisi e di sviluppo di progetti (museum planning and project enrichment
• conoscere per esperienza diretta istituzioni ed esperti del settore in diversi contesti europei
• familiarizzare con le organizzazioni europee del settore e il relativo linguaggio professionale.

Il Master specialistico in Museologia Europea avrà inizio il 23 gennaio 2015, per terminare il 14 novembre 2015. Le lezioni di didattica frontale si terranno presso l’università IULM, mentre la didattica dislocata e l’addestramento professionale saranno presso strutture museali ed espositive italiane e straniere. Le lezioni, parte delle quali saranno in lingua inglese, si terranno di norma il venerdì e il sabato (anche la domenica in occasione dei viaggi). La frequenza e la partecipazione alle attività didattiche deve coprire almeno l’80% del totale delle ore ai fini del rilascio del diploma.

A completamento del percorso formativo vi è la possibilità di svolgere uno stage con istituzioni italiane e straniere del settore.

Direttore Scientifico: Massimo Negri
Coordinatore Didattico: Matteo G. Brega

Il Master specialistico in Museologia Europea è organizzato in collaborazione con :
EMA – European Museum Academy Foundation (NL)
LEM – The Learning Museum Network Project
FSK– Forum of Slavic Cultures, Ljubljana (SLO)
MUSIL – Museo dell’Industria e del Lavoro-Fondazione Micheletti, Brescia

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Master in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale – MPI

Riaprono le selezioni per il Master in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale – MPI per l’anno accademico 2014/2015.

Il Master è istituito dall’Università degli studi di Padova (Dipartimento DiSSGeA), dall’Università IUAV di Venezia, dal Politecnico di Torino, dall’Università degli Studi di Ferrara, dall’Università degli Studi di Cagliari, dal Politecnico di Milano, in cooperazione con l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali di Lecce.

Il Master si propone di rinnovare e diffondere procedure, metodi e pratiche conoscitive, progettuali e gestionali nel campo del patrimonio industriale in un quadro di cooperazione tra gli operatori economici, culturali e i diversi attori istituzionali.

La scadenza per la presentazione della domanda di preiscrizione è il 20 gennaio 2015

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Libro Officine del Volo: un progetto di Nicola Gisonda

“Officine del Volo: un progetto di Nicola Gisonda” è un libro che attraverso splendide fotografie e testi accurati racconta del recupero di uno degli esempi più significativi del patrimonio industriale della città di Milano.

Edito da Silvana Editoriale, casa editrice storica specializzata in storia dell’arte, il libro “Officine del Volo: un progetto di Nicola Gisonda” è stato realizzato grazie alla collaborazione della prof.sa Maria Antonietta Crippa, del prof. Ferdinando Zanzottera (docenti del Politecnico di Milano), dell’Ing. Gian Luca Lapini e dell’Arch. Carlo Capponi che hanno curato i testi dando corpo alle ragioni e all’acuta sensibilità critica con la quale l’Arch. Nicola Gisonda ha attuato il moderno restauro e ha avviato l’attività delle Officine del Volo.

Le Officine del Volo in fatti, sono il frutto dell’attento lavoro di recupero e ripristino delle “Officine Aeronautiche Caproni di Taliedo” attuato dall’Arch. Nicola Gisonda. Questo intervento di restauro trova la sua naturale e propria collocazione nel contesto dell’archeologia industriale che negli ultimi decenni ha consentito la rivalutazione del patrimonio urbano periferico di Milano, permettendo di omogeneizzare elementi storici, urbanistici e ambientali in una realtà nuova e funzionale per la città.

Il volume si avvale di un corredo d’immagini elaborato da due professionisti della fotografia, Gabriele Basilico e Matteo Piazza, che dà un contributo fondamentale alla comprensione visiva dell’estensione e della qualità del complesso, ormai di carattere nettamente urbano, in cui le Officine del Volo si inseriscono, contribuendo alla percezione del valore dell’ampliamento della città compatta attraverso il rigoroso rispetto e valorizzazione dei tessuti edilizi periferici.

Il libro è stato realizzato col patrocinio della Provincia di Milano.

Titolo: Officine del Volo: un progetto di Nicola Gisonda
Curatore: Maria Antonietta Crippa e Ferdinando Zanzottera
Casa Editrice: Silvana Editoriale www.silvanaeditoriale.it/
Lingua: Edizione Bilingue: italiano e inglese




Libro: Invisibile è la tua vera patria

Il libro di Giancarlo Liviano D’Arcangelo Invisibile è la tua vera patria è un viaggio lungo l’Italia che racconta di storie e di luoghi legati alla presenza dell’industria.

Milioni di metri quadri. È infinito, in Italia, lo spazio che nel corso dell’ultimo secolo è stato annesso, conquistato, sottratto alla natura e manipolato dalla produzione industriale. Acciaierie, raffinerie, miniere, cotonifici, centrali nucleari, cementifici. Cattedrali gigantesche sono sorte dal Piemonte alla Sicilia, simboleggiando, con la loro grandezza, una promessa di benessere infinita che in pochi decenni ha completato la propria metamorfosi in degrado, archeologia, speculazione immobiliare.

Da questi immensi scenari, ora più simili a città fantasma o a orizzonti postatomici che a centri nevralgici della società del benessere, è transitata l’anima della società italiana, guidata, secondo le esigenze del capitale, alla capillare rimozione di un intero immaginario secolare, poi affogato, come i rigagnoli di un piccolo affluente travolto dallo scioglimento di un immenso ghiacciaio, nel vuoto liquido della cultura di massa.

Dalla Sicilia al caso virtuoso della fabbrica Olivetti di Ivrea, dalle fabbriche abbandonate della Lombardia alla miniera di Montevecchio in Sardegna, da Crespi d’Adda, all’area infetta dell’Italsider di Taranto attorno a cui nacquero decine di piccoli paesi dormitorio ora divenuti catacombe, un lungo viaggio, tra passato, presente e futuro, attraverso i luoghi che hanno rimodellato l’Italia e il nostro modo di pensare il lavoro.

Un reportage narrativo che volge alla ricerca di storie umane d’impostura e speranza, di fiducia e speculazione, di emigrazione e resistenza, di creazione effettiva di ricchezza e interessi privati assorti a benefici collettivi, per capire, attraverso l’osservazione capillare dei luoghi, la potenza delle suggestioni, e l’accostamento metodologico tra passato, presente e futuro, in che modo, nel nostro paese, è deflagrato lo scontro tra modernità e umanesimo.

Invisibile è la tua vera patria, edito dal Il Saggiatore, è stato recensito dalle più importanti testate nazionali clicca qui

Titolo: Invisibile è la tua vera patria
Autore: Giancarlo Liviano D’Arcangelo contatto: liviano.giancarlo@gmail.com
Giancarlo Liviano D’Arcangelo è nato a Bologna nel 1977 ed è cresciuto a Martina Franca. È scrittore e studioso di mass media. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo d’esordio Andai, dentro la notte illuminata (peQuod), finalista al Premio Viareggio. Nel 2011 è uscito per Fandango il reportage narrativo Le ceneri di Mike (Premio Benedetto Croce, Premio Sandro Onofri). Ha pubblicato racconti per le antologie La storia siamo noi (Neri Pozza 2008) e Juve! (Rizzoli 2013).Fa parte della redazione di Nuovi Argomenti e scrive di cultura sull’Unità.
Casa Editrice: Il Saggiatore www.ilsaggiatore.com




Libro: Ceramica Ligure Vaccari. Storia, archivio, produzione

Il libro “Ceramica Ligure Vaccari, storia, archivio, produzione” ci accompagna all’interno della fabbrica, della produzione e del villaggio operaio di una delle più importanti realtà produttive nel settore della ceramica del XX secolo.

Attraverso la consultazione e catalogazione dei documenti conservati nell’archivio della fabbrica nonché l’analisi di documenti inediti e la raccolta delle testimonianze dirette degli eredi della famiglia, il volume ricostruisce la storia della Ceramica Ligure Vaccari di Ponzano Magra, frazione di Santo Stefano Magra in provincia di La Spezia, Liguria, oggi parte del nostro patrimonio industriale.

Nel libro si mette in luce i rapporti che la fabbrica ha avuto con artisti del periodo futurista, quali Prampolini e Fillia, e di fama mondiale come Giò Ponti e Guido Galletti.

Il progetto Nova, Nuovo Opificio Vaccari per le Arti, ideato dal comune di Santo Stefano Magra, è nato con l’intento di salvare il complesso e la sua memoria, per far tornare l’area motore di sviluppo per il territorio e la sua comunità, così come un tempo.

La Ceramica Ligure Vaccari, storia del sito di archeologia industriale

Il sito della Ceramica Ligure Vaccari comprende 140.000 mq di superficie territoriale corrispondenti ai capannoni della fabbrica e ai vari edifici del villaggio operaio.

La fabbrica nacque alla fine dell’Ottocento come fabbrica di laterizi, ma fu grazie all’imprenditore genovese Carlo Vaccari, il quale intuì le proprietà dell’argilla locale, che iniziò il suo grande sviluppo con la produzione dei grès ceramico, fiore all’occhiello dell’industria ponzanese ed esportato in tutto il mondo.

Il periodo di maggiore produzione si ebbe nel dopoguerra ma una crisi di liquidità e una cattiva gestione porterà alla chiusura per fallimento nel 1972. Dopo questa data si susseguirono varie proprietà che non riusciranno a risollevare le sorti della Ceramica Ligure e l’ultimo proprietario, l’azienda austriaca Lasselsberger, fu costretto a chiudere l’attività nel 2006.

Il Villaggio operaio della Ceramica Ligure Vaccari

Una delle più importanti caratteristiche del sito industriale di Ponzano Magra è sicuramente il villaggio operaio. Questo si sviluppò a partire dai primi anni del Novecento con una struttura a ferro di cavallo dove risiedevano gli operai, chiamata la Corte, e venne anche costruita la villa padronale. Con l’aumento della produzione fu necessario espandere il sito e quindi negli anni Trenta vennero edificate nuove case operaie, lo spaccio aziendale, la casa dell’operaio che fungeva da mensa, lo spogliatoio, il deposito di biciclette, la chiesa e la palazzina della dirigenza.

Titolo: La Ceramica Ligure Vaccari. Storia, archivio, produzione.
Settore industriale: Industria della ceramica
Luogo: Ponzano Magra frazione di Santo Stefano Magra – La Spezia – Liguria
Proprietà/gestione: Il Comune di Santo Stefano Magra possiede il capannone più antico e ne ha in comodato d’uso altri, il resto appartiene all’azienda austriaca Lasselsberger. www.lasselsberger.com www.comune.santostefanodimagra.sp.it
Testo a cura di: Alice Cutullè contatto: alice.cutulle@gmail.com Alice Cutullè, nata a La Spezia, si è laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università di Pisa e successivamente ha conseguito la laurea specialistica con il massimo dei voti in Storia dell’arte e valorizzazione del patrimonio artistico all’Università di Genova con la tesi in archeologia industriale dal titolo “Ceramica Ligure Vaccari: l’archivio e la produzione della fabbrica di Ponzano Magra”.
Casa Editrice: Sagep Editore www.sagep.it




Libro: Leumann storia di un imprenditore e del suo villaggio modello

In “Leumann, storia di un imprenditore e del suo villaggio modello” Carla Federica Gütermann, non solo studiosa della materia ma diretta discendente dell’imprenditore Napoleone Leumann, ci porta per mano attraverso la storia e le vicende del Villaggio Leumann.

Presentazione del libro a cura del giornalista Andrea Sottero:

Leggere il frutto del lavoro di una lunga e dettagliata ricerca di tipo storico, sociale e, nel caso specifico, urbanistico ed architettonico, per quanto per fini prevalentemente divulgativi, è sempre curioso, perché, al di là dell’eleganza stilistica con cui il discorso si dipana tra le pagine, si finisce col percepire abbastanza chiaramente il livello di passione con cui l’autore ha condotto i suoi studi e le sue ricerche.

Sapere che l’autrice di “Leumann, storia di un imprenditore e del suo villaggio modello”, Carla Federica Gütermann, ha studiato le vicissitudini e le opere di un suo antenato e si è occupata, di conseguenza, di un pezzo di storia significativo della sua famiglia, potrebbe indurre a credere che il suo coinvolgimento emotivo si palesi da subito tra le righe del discorso. Invece, di fronte a queste aspettative, si rimane delusi perché la prima impressione è che il testo scorra come una sterile relazione degli studi fatti. Solo dopo qualche decina di pagine, quando ormai si intuisce un quadro più completo del tipo di lavoro svolto, si inizia ad avere la piacevole sensazione di trovarsi di fronte al racconto di chi ha avuto modo di conoscere fatti e aneddoti che vanno al di là di ciò che può essere trovato in documenti e annali dell’epoca; un racconto, per altro, arricchito da una miriade di informazioni più dettagliate, spesso anche di carattere tecnico, che, non solo non appesantiscono la narrazione, ma la rendono persino più viva e appetibile.

Il pregio dell’opera sono le notizie sui modelli urbanistici e industriali italiani ed europei che vengono via via descritti e comparati, in modo semplice, ma straordinariamente chiaro. Senza contare le informazioni sui piani regolatori e sullo sviluppo viario della città di Torino, che insieme alla spiegazione del funzionamento di un villaggio industriale satellite quale il Leumann, quasi piccolo centro urbano nella città, ci regalano un quadro dell’evoluzione urbanistica del capoluogo piemontese.

Il libro è integrato da una sezione curata dal fotografo torinese Renzo Miglio che raccoglie più di cento scatti. Questi mostrano a chi non conoscesse la realtà del sobborgo torinese lo splendore e l’originalità delle sue architetture e somministrano quella buona dose di curiosità che dovrebbe indurre i lettori più esigenti a sincerarsi di persona dello stato attuale delle villette e palazzine.

 

Libro: Leumannm storia di un imprenditore e del suo villaggio modello
Autore: dott.sa Carla Federica Gütermann guter@inwind.it
Casa Editrice: Daniela Piazza Editore www.danielapiazzaeditore.com
Anno di pubblicazione : 2006