Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea – Convegno ad Ivrea

Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea – Il Patrimonio come occasione di rigenerazione urbana e sviluppo, è il titolo del convegno che si terrà ad Ivrea il 16 giugno 2017 presso il Salone dei 2000 in Corso Jervis n. 11

Ivrea – Image courtesy of Gianluca Giordano

 

Il convegno è promosso da Città di Ivrea e Politecnico di Torino – Dipartimento Architettura e Design ed è stato realizzato con il contributo della Regione Piemonte e con la collaborazione di IdeaFimit Sgr.

Il convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea si inserisce nell’ambito  delle attività a supporto della Candidatura di “Ivrea città industriale del XX secolo” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea è un’iniziativa del progetto europeo: “Citylabs: Engaging Students with Sustainable Cities in Latin-America” Co-finanziato da “Erasmus+ Programme of the European Union”

Convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea: Comitato scientifico e organizzativo

  • Rocco Curto, Professore ordinario, titolare dell’“Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio” – A.A. 2016/2017, Laurea Magistrale in “Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio “,
    Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design
  • Lisa Accurti, Docente a contratto dell’“Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio” – A.A. 2016/2017, Laura magistrale in “Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio”, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)
  • Renato Lavarini, Coordinatore Candidatura “Ivrea città industriale del XX secolo” nella WHL UNESCO
  • Diana Rolando, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)
  • Alice Barreca, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)

Convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea: Presentazione

Il patrimonio olivettiano della Core Zone di “Ivrea città industriale del XX secolo” costituisce un’eredità culturale emblematica da valorizzare in cui la “dimensione privata” si deve integrare con quella pubblica e costituire un unico sistema di architetture in grado di innescare processi di rigenerazione dell’intera area urbana e forme di fruizione innovative sia per la cittadinanza eporediese sia per le diverse tipologie di utenza esterna.

Il Politecnico di Torino, per supportare le politiche dell’amministrazione e la candidatura UNESCO nel processo di valorizzazione, anche economica, della Core Zone, con una visione innovativa e in modo sperimentale, ha strutturato un Sistema Informativo Territoriale (SIT), concepito quale modello dinamico e interoperabile in grado di mettere in relazione più di 100 edifici (residenze, edifici industriali, uffici, edifici destinati a servizi),con il loro contesto territoriale. Il gruppo di lavoro ha considerato le infrastrutture e gli spazi pubblici aperti con un ruolo equivalente agli edifici nel processo di valorizzazione territoriale in modo da integrare le politiche pubbliche e gli interventi operativi privati.

Il SIT, grazie all’implementazione di numerosi strati informativi, ha supportato l’esperienza didattica condotta con gli studenti dell’Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio del corso di Laurea magistrale in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio del Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design), A.A. 2016/2017, i quali hanno studiato il sistema di beni della suddetta Core Zone ed elaborato, a partire dai dati raccolti e inseriti nel SIT, coerenti progetti di riuso e valorizzazione.

Le attività didattiche di questo Atelier sono state condotte applicando la metodologia “Problem Based Learning (PBL)”, nell’ambito del progetto “Citylabs: Engaging Students with Sustainable Cities in Latin-America” co-finanziato dal programma Erasmus + dell’Unione europea.

Sono stati in tal modo definiti e prospettati alcuni scenari per il futuro di Ivrea, ipotizzando mix funzionali alternativi per gli edifici dell’area interessata, anche nell’ottica di fornire nuovi luoghi di integrazione e innovazione sociale e di rigenerazione economica e culturale, destinati a diversi segmenti di domanda.

La valorizzazione del patrimonio olivettiano, coinvolto nella Candidatura alla WHL UNESCO di “Ivrea città industriale del XX secolo”, è stata pertanto affrontata, da una parte, individuando interventi di restauro e di riuso compatibili con le architetture realizzate dagli architetti del movimento moderno e, dall’altra, tenendo conto della fattibilità economicofinanziaria degli interventi di riuso e di retrofit, considerando gli edifici della Core Zone come un unico sistema integrato al territorio, al fine di favorire le convergenze tra convenienze private e pubbliche in un contesto “fragile” dal punto di vista economico e sociale rispetto all’entità dell’offerta e in presenza di risorse pubbliche limitate.

Se il riconoscimento dell’architettura olivettiana come patrimonio culturale è impulso cruciale alla sua salvaguardia e valorizzazione sostenibile, analogamente la comprensione, da parte degli studenti, della rilevanza dei contenuti di valore culturale materiale e immateriale è stata fondamentale nella delineazione di proposte progettuali coerenti tanto con i caratteri identitari dei manufatti che con la loro vocazione funzionale, passata e futura.

La presentazione pubblica delle proposte progettuali afferenti la questione – quanto mai attuale – della conservazione e rivitalizzazione del patrimonio architettonico del sito candidato nella WHL, costituisce dunque occasione per riflettere su possibili indirizzi di salvaguardia e, soprattutto, di valorizzazione – attuata attraverso il riuso sostenibile – di beni che sono organica testimonianza di felici processi insediativi e di organizzazione sistemica del territorio; beni attualmente sottoutilizzati, o in dismissione, talvolta a rischio di ruderizzazione, e che stentano a trovare destinazioni d’uso sufficientemente attrattive, sotto il profilo della sostenibilità economico/gestionale e di interesse da parte dell’utenza.

Scarica qui il Programma Convegno Ivrea 16 giugno 2017




Musil di Brescia: presentazione del progetto della nuova sede centrale

Musil Brescia – Sistema Museale dell’Industria e del Lavoro di Brescia: il nuovo progetto della sede centrale museale sarà presentato sabato 10 giugno ore 10:00 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia a Brescia.

Musil-Brescia-sede-di-Rodengo

All’incontro saranno presenti il Sindaco di Brescia Emilio Del Bono, la Giunta comunale, Massimo Negri, responsabile della progettazione museologica e museografica della nuova sede centrale del Musil e Klaus Schuwerk, progettista dell’opera.

Il Musil di Brescia

il Musil di Brescia è frutto di una lunga elaborazione e della raccolta di un’ ampia collezione di reperti integrata da una ricca varietà di fonti documentarie (archivi, libri e riviste, manifesti, fotografie, filmati).

L’asse portante e l’obiettivo principale del Musil è la conoscenza, divulgazione, studio dell’industrializzazione e delle trasformazioni storiche prodotte dalla sua diffusione e generalizzazione, trovando nel territorio bresciano un caso esemplare, di rilievo nazionale e europeo.

Musil di Brescia: presentazione della nuova sede centrale

La sede centrale del Musil, collocata nel sito e in una parte delle strutture che ospitarono la più grande fabbrica di Brescia agli inizi del Novecento, si inserisce in un sistema già pienamente funzionante, e unico nel suo genere in Italia, che comprende il Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo, il magazzino visitabile e museo del cinema di Rodengo Saiano, il Museo del ferro nel quartiere di San Bartolomeo.

La sede centrale del Musil di Brescia si propone come un progetto aperto ai contributi dei diversi soggetti interessati a questo nuovo spazio di conoscenza, educazione e animazione culturale al servizio della città e del suo territorio: ne verranno quindi illustrate le funzioni e la struttura anche in relazione al progetto generale di rigenerazione urbana in cui questa iniziativa viene a collocarsi.

Saranno presentati inoltre i temi, le diversi tipologie di reperti e di documenti come pure le molteplici forme di comunicazione che animeranno le sale del museo dove si incontreranno diversi linguaggi nello spirito della sua architettura contemporanea dove coesistono nuove forme accanto ai capannoni storici della ex-Tempini.

Per saperne di più sull’evento cliccare qui

 




ZTC: Crespi d’Adda parte delle Zone a Traffico Culturale Estate 2017

ZTC: Villaggio operaio di Crespi d’Adda e Centrale Taccani in provincia di Bergamo. Ecco i due luoghi, parte del nostro patrimonio industriale, che sono stati scelti per dare vita al progetto Zone a Traffico Culturale che si terrà tra i mesi di giugno e luglio 2017 (sono aperte le iscrizioni, vedi sotto)


Finanziato dalle Fondazioni Cariplo e Peretti, il progetto Zone a Traffico Culturale presentato da Parco Adda Nord e Coclea cooperativa sociale onlus, ha l’ambizione di interpretare artisticamente i luoghi del patrimonio industriale nella valle dell’Adda, facendone cantieri di condivisione culturale.

Oltre a Parco Adda Nord e Coclea Onlus, che ne sono promotori e partner, il progetto coinvolge i comuni di Trezzo sull’Adda, Capriate San Gervasio, Vaprio d’Adda e Cassano d’Adda, luoghi dove si svolgeranno le ZTC.

ZTC – Zone a Traffico Culturale: la poetica

Le culture dell’Adda intrattengono un millenario colloquio col fiume. Una decisiva ragnatela d’acqua sostiene ’economia di questa valle: potente è colui che possiede non latifondi ma concessioni idriche. Sulla riva, l’Adda convoca antiche cartiere, mulini, falegnamerie, tessiture che da fine Ottocento le centrali idroelettriche accelerano in attività industriali: gli impianti Edison di Cornate d’Adda, quello Enel di Trezzo sull’Adda, il villaggio operaio di Crespi d’Adda, la cartiera ex-Binda e la Velluti Visconti di Modrone a Vaprio d’Adda, il Linificio Canapificio Nazionale di Fara d’Adda e Cassano d’Adda. Le località rivierasche, dove l’economia si sgranchisce da agricola a industriale, portano nel nome il proprio segreto d’acqua: mettono al lavoro la dea Adda; mutano in dispositivo idraulico il fiume, che i Celti veneravano in figura di capricciosa divinità. Questa conversione dal sacro all’operoso scandisce un dramma storico in tre atti.

ZTC – Zone a Traffico Culturale: il progetto

Il progetto Zone a Traffico Culturale si articola in 4 appuntamenti nel corso del 2017 e 2018 (ovvero una ZTC estiva e una invernale per ciascun anno di progetto).

Il progetto Zone a Traffico Culturale si divide in una sessione estiva ed una invernale. Entrambe le sessioni – Zone a Traffico Culturale estate 2017 e Zone a Traffico Culturale inverno 2018, si articolano in 4 appuntamenti.

Ogni appuntamento ZTC sarà composto da 3 Masterclass ognuna condotta da un artista professionista. Obiettivo finale condiviso tra le masterclass: mettere in scena una performance aperta al pubblico.

ZTC n. 1- Zone a Traffico Culturale estate 2017: le masterclass

ZTC Masterclass Musica: Cog In The Machine di Morgan 10-17 giugno 2017

Partiamo dal fatto che il mondo digitale proceda da un occultamento: quello dei cavi, prima di tutto. Perché non vuole mostrare l’oscenità dei meccanismi.
Proprio come il mondo classico non rappresentava il realismo dei propri altari sacrificali. Che abbia reso definitivamente immateriale quello che la civiltà dell’elettricità aveva solo cominciato a rendere trasparente? Quali sono le nuove macchine dell’artigianato musicale? Come cablare le nuove macchine in equilibrio tra l’analogico e il digitale? E quale musica queste nuove macchine dovrebbero propagare? Una musica sociale, contro la dispersione – “per evadere dall’evasione” (Fausto Amodei) – , che scopra i garbugli dei cavi fatti di quotidianità, aspirazioni e lotte. Nei luoghi dell’elettricità e del paternalismo, Morgan accompagna a riappropriarsi della macchina attraverso la canzone che abbia memoria e futuro.

ZTC Masterclass Musica: Morgan

Marco Castoldi, in arte Morgan, è nato a Milano il 23 dicembre 1972. È musicista, scrittore, maître à penser, uomo di cultura. Scopre presto la musica, inizia a suonare molto giovane la chitarra, poi passa al pianoforte ed in seguito s’innamora perdutamente del sintetizzatore.
Fonda nel 1991 i Bluvertigo, band per la quale compone musiche e testi, pubblicando dal 1995 album tra i quali Acidi e Basi, Metallo Non Metallo, Zero.
Da solista pubblica dal 2003 Canzoni dell’appartamento (Premio Tenco) Da A a A, E’ Successo a Morgan, Morganicomio. Pubblica il remake di Non al denaro, non all’amore né al cielo inciso nel 1971 da Fabrizio De André ed ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, due volumi di Italian Songbook in cui reinterpreta brani di Piero Ciampi, Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Umberto Bindi, Domenico Modugno, Piero Ciampi, Pino Donaggio, I Gufi, Roberto De Simone, Charles Aznavour, Rodolfo De Angelis, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Giorgio Gaber e molti altri. E’ regista teatrale nell’opera lirica Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa al Teatro Coccia di Novarae nel 2014 compone le musiche e i brani per l’adattamento teatrale per la regia di Gabriele Russo al testo Arancia Meccanica di Anthony Burgess. In televisione è partecipa come giudice a otto edizioni di XFACTOR e ora è giudice ad AMICI.
Nel 1998 pubblica con Bompiani Dissoluzione e nel 2014 con Einaudi il suo libro autobiografico Il libro di Morgan.

ZTC Masterclass teatro: Corpi al Lavoro di Massimo Negri e Luca Stano 10-17 giugno 2017

Quando un lavoratore firmava il contratto con il Signor Crespi, gli veniva anche assegnato un posto al cimitero del villaggio, per sé e la sua famiglia. Era la prima affermazione di una estrema cura del corpo, o meglio di una cura del corpo in quanto tale. Poi, nella fabbrica, la filatura del cotone, richiedeva una grande quantità di congegni, mossi da forze potenti e spinti agli estremi limiti di velocità, in ambienti insalubri. Il corpo doveva essere presidiato e mantenuto in salute, per essere produttivo. Infine, un altro corpo, quello architettonico, più grande, perfetto e funzionale, racchiudeva i corpi dei lavoratori. I corpi ricordano, parlano, sono il luogo dove il potere si inscrive. I corpi – ridotti a parte insignificante di una massa sterminata di comparse, ritrovano la consistenza della singolarità attraverso una drammaturgia che restituisce voce, suoni, nomi ai loro vissuti irripetibili. Guidati da Massimo Negri e Luca Stano in un percorso tra gli spazi e i dati documentali disponibili, i partecipanti alla masterclass esplicitano nei loro corpi, i vissuti singolari inscritti nei corpi anonimizzati di coloro che a Crespi vissero e lavorarono.

ZTC Masterclass teatro: Massimo Negri

Direttore Scientifico del Master in Museologia Europa all’Università IULM di Milano e docente di museologia all’Università di Padova. Ha collaborato alla progettazione di corsi di alta formazione nel settore dei beni culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Collabora con università, fondazioni e musei di diversi paesi in materia di exhibition planning e di aggiornamento professionale. Membro del Comitato Scientifico del Museo del Duomo di Milano, del Comitato Scientifico del MUSIL di Brescia, del Comitato Scientifico del Museo Fratelli Cervi. È direttore della fondazione olandese European Museum Academy.

ZTC Masterclass teatro: Luca Stano

Attore, regista, drammaturgo e acting coach. Ha iniziato la carriera come autore e attore in Norvegia presso NorgeTV, si diploma come attore presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, studia poi a Los Angeles e Londra, lavora in teatro con M. Schmidt, Carrozzeria Orfeo e S. Mabellini.
Diverse le sue regie teatrali e la sua produzione per cortometraggi cinematografici.
Sono molti gli spot tv nazionali di cui è protagonista per la regia, tra gli altri, di L. Lucini e G. Capotondi. Per il cinema ha lavorato di recente come acting coach per l’opera prima “Babylon Sisters” di G. Roccati.

ZTC Masterclass fotografia: Spazi Ritratti di Luca Campigotto

29 e 31maggio luoghi del patrimonio industriale e 6 e 7 giugno a Crespi d’Adda

Se l’aristocrazia si rappresenta nell’incisione e nel ritratto pittorico, l’industria trova la propria immagine di modernità proprio nello sviluppo fotografico. Della centrale idroelettrica «Alessandro Taccani», sull’Adda di Trezzo, si conservano numerose lastre di vetro che restituiscono il cantiere; ugualmente di Crespi d’Adda, villaggio operaio lungo il fiume, oltre un centinaio sono gli sviluppi da lastra di vetro. Questi scatti si collocano esternamente alla scena fotografata, essendo immagini di rappresentanza promosse dalla proprietà: testimoniano efficienza, disciplina, padronanza; rincuorano circa la bontà del progresso tecnico, che offre a tutti un’occasione di miglioramento sociale. Le centrali idroelettriche, le industrie in attività o dismesse rappresentano ancora questo messaggio? Quale genius loci abita i luoghi industriali che attendono la riconversione? Il silenzio e la vastità monumentale di fabbriche, un tempo risonanti di operai e suoni industriali, non inducono nostalgia ma ispirano nuove interpretazioni. La fotografia può forse essere la prima arte capace di trasformare la percezione di questi spazi. Quale punto di vista può interessare il fotografo odierno nel racconto del patrimonio industriale dell’Adda? Come indagare e rappresentare
la mise en intrigue di corpi, luoghi spazi, tempi?

ZTC Masterclass fotografia: Luca Campigotto

Luca Campigotto (Venezia, 23 febbraio 1962) è un fotografo italiano. Si è laureato a Venezia in storia moderna con una tesi sull’epoca delle grandi scoperte geografiche. Dall’inizio degli anni novanta ha legato la propria ricerca al tema del viaggio, realizzando progetti a colori e in bianconero sulle città di notte e i paesaggi selvaggi. I suoi lavori principali sono dedicati a Venezia, Il Cairo, i paesaggi di montagna della Grande Guerra, New York e Chicago. Come ha scritto W. Guadagnini: «[…] le sue fotografie slittano ben presto in un’altra dimensione, che è quella dell’immaginario. Un immaginario che davanti allo spettacolo naturale cerca non un Altro da sé, né la conferma delle proprie certezze, ma i modi per rendere visibile la dismisura dell’emozione».

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla prima ZTC – Zone a Traffico Culturale estate 2017

Tutti i dettagli ed il modulo di partecipazione sono disponibile sul sito www.zoneatrafficoculturale.it




La forza delle immagini: fotografie su industria e lavoro al MAST di Bologna

LA FORZA DELLE IMMAGINI: il lavoro e i maestri della fotografia in mostra alla Fondazione MAST di Bologna, oltre cento opere su industria pesante e meccanica, digitalizzazione e società consumistica

La forza delle immagini: alla Fondazione MAST di Bologna,  le immagini di sessanta autori dagli anni venti a oggi su industria e lavoro

Oltre cento fotografie alla Fondazione MAST (Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia) documentano realtà e mutamenti dell’industria pesante e meccanica, della società dei consumi e della digitalizzazione. La mostra La forza delle immagini, curata da Urs Stahel, esamina gli ambienti del sistema industriale e tecnologico, toccando temi di natura sociale, attraverso le immagini di noti fotografi, tra i quali Berenice Abbott, Richard Avedon, Margaret Bourke-White, Jim Goldberg, Germaine Krull, Edgar Martins, Rémy Markowitsch, Edward Steichen, Thomas Struth e Marion Post Wolcott.

I tempi della produzione e quelli della storia delle tecnologie si leggono, ad esempio, nelle immagini che del metallo ci offrono Germaine Krull, Berenice Abbott, Nino Migliori, Takashi Kijima e Kiyoshi Niimaya, secondo tagli e prospettive che ne mettono in luce la duttilità o la resistenza, le trasformazioni, i processi siderurgici, gli utilizzi. Il metallo è stato materia prima di un’ epoca industriale, come testimoniano le foto di Germaine Krull, seguito da plastica e gomme, fino alla recente fase della deindustrializzazione, descritta da immagini di aree industriali dismesse. Ad esempio, il Kodak district a Rochester, ripreso Catherine Leutenegger, dove un’azienda storica, icona per oltre un secolo del “fare fotografia”, è oggi ridotta a meno del 10 per cento delle dimensioni originarie in seguito al passaggio dalla pellicola alla fotografia digitale.

“Nessuna innovazione, neanche la più importante, può essere salvaguardata dal declino”, afferma Stahel, che aggiunge: “Ferrovie, automobili, dirigibili, aerei, bombe: l’umanità inventa, sviluppa, progetta, costruisce, produce e mette in opera a fin di bene e a fin di male”. Un concetto che, nel versante positivo, viene illustrato da una interessante carrellata sulle strutture industriali, grazie agli scatti di Thomas Struth in Laminazione a caldo, Thyssenkrupp Steel, Duisburg o di Edgar Martins in Centrale elettrica Alto Rabagão: barra collettrice, fino ai bianchi ambienti di lavoro della serie Global Soul di Henrik Spohler sul tema dell’invisibilità dei flussi di dati digitali.

Festival Internazionale Fotografia Europea 2017: le Mappe del tempo, tra memoria, archivi, futuro

Industria e lavoro, fabbrica e società, archeologia industriale e innovazione sono rappresentati mediante un intreccio di linee temporali che collegano la mostra al tema Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, leit motiv del Festival internazionale Fotografia Europea 2017, di cui MAST è partner.

“Gli archivi sono giganti silenziosi. Si svegliano e iniziano a parlare, se poniamo loro domande. Quando attingiamo con gli occhi e con la mente al fondo iconografico del passato, quando stabiliamo delle connessioni tra il presente e ciò che è stato (per MAST, tra produzione e consumo, tra l’uomo e la macchina), gli archivi e le collezioni svelano i loro tesori, consegnano informazioni e aprendo gli universi visivi che custodiscono”, dice Urs Stahel.
Ogni archivio o collezione ha una propria storia, una propria struttura, un sistema particolare fatto di ordine e disordine. Chi volesse approfondire il concetto può seguire il percorso che da Reggio Emilia, storica sede del Festival internazionale Fotografia Europea (fino al 9 luglio 2017), si articola in altre città dell’Emilia, con riflessioni sul ruolo delle immagini e sul concetto di archivio inteso come luogo, non solo fisico, dove trovare storie e immagini per meglio comprendere la contemporaneità e un possibile futuro.

Se si tratta di fotografia, un archivio contiene, nella gran parte dei casi, immagini raccolte con funzione soprattutto documentaria. Un’immagine, cioè, raffigura un certo oggetto, lo rappresenta, mostra un evento o uno specifico contesto: è il lato descrittivo della fotografia, che spesso porta a dimenticarne le qualità estetiche o le suggestioni visive.

“Le fotografie, infatti, possono fare assai più che descrivere: veicolano un potenziale emotivo, comunicando non un messaggio univoco, ma più concetti insieme, diversi e paralleli. Si tratta di messaggi connotativi, che spesso possiedono sfumature simboliche o metaforiche. Quando l’indice, la definizione e, dal lato opposto, l’emozione, il potere evocativo, si completano a vicenda, l’immagine acquisisce una eccezionale energia, come ritengo avvenga nell’opera tratta dalla serie Open See di Jim Goldberg, con l’ampia pianura ricoperta di rifiuti sulla quale una “guardia” controlla attentamente che i materiali di scarto siano separati dai cadaveri animali. Documento di un luogo, ma anche un monito per la nostra società consumistica che poco si cura di un utilizzo consapevole delle risorse”, conclude Stahel,

 

di Paola Sammartano

 

Informazioni:
Dove: Fondazione MAST. via Speranza 42, Bologna
Quando: la mostra sarà visitabile sino al giorno 10 settembre 2017
Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.00 – 19.00
Visite guidate: Sabato e Domenica 11.00 e 16.00
Ingresso gratuito




Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte – in mostra a Torino

Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte, una mostra a Palazzo Lascaris a Torino fino al 23 giugno.

Giovedì 11 maggio alle 11.30 a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15 a Torino), verrà inaugurata la mostra “Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte”, la mostra è promossa dal Consiglio regionale del Piemonte e realizzata da Carla F. Gutermann e dall’Associazione Culturale Kòres.

Dalla seconda metà dell’Ottocento, con l’espandersi delle nuove realtà industriali, l’esigenza di fornire una casa (vicino alla fabbrica) ai lavoratori inizia ad assumere un significato importante. I villaggi operai incominciano a sorgere in molte regioni del nord Europa dall’Inghilterra alla Germania, alla Francia (Saltaire, Noisel, Krupp) per poi diffondersi anche nell’Italia settentrionale ( Crespi d’Adda, Schio, Leumann) e, in particolare, in Piemonte.

Alla fine del XIX secolo Torino esce dalla sua crisi di identità dopo aver perso il ruolo di capitale d’Italia e si re-inventa come modello di sviluppo industriale. Tra i nuovi imprenditori sono soprattutto quelli che operano nel campo del tessile (Abegg, Du Pont, Gütermann, Leumann, Crumière, per citarne alcuni) a portare in Piemonte una diversa cultura imprenditoriale e un nuovo approccio nei rapporti tra proprietà e lavoratori. Costruire un gruppo di case per gli operai e gli impiegati della fabbrica con i servizi essenziali in comune (la scuola, la chiesa, il lavatoio) diventa un’esigenza che molti imprenditori illuminati realizzano nelle vicinanze dei loro stabilimenti.

Un’intera sezione della mostra è dedicata alla Borgata Leumann di Collegno, realizzata alle porte di Torino tra il 1875 e il 1907 dall’ingegnere-igienista Fenoglio, per gli operai del vicino cotonificio dello svizzero Napoleone Leumann. Oltre alle immagini d’epoca del villaggio saranno esposti anche alcuni oggetti legati alla sua storia.

In Piemonte altri grandi esempi di villaggi operai sono stati realizzati tra ‘800 e inizio ‘900 a Torino (Villaggio Snia), a Ivrea (Borgo Olivetti), a Perosa Argentina (Villaggio Gütermann), a Villar Perosa (Villaggio operaio della RIV SKF), il villaggio operaio della Manifattura di Cuorgnè, il villaggio Wild&Abegg a Borgone di Susa, il villaggio operaio dei Fratelli Bosio a Sant’Ambrogio, e nelle valli di Lanzo il piccolo agglomerato urbano dei tedeschi Remmert. In Italia altri gruppi di case operaie dello stesso genere vennero realizzati a Schio (Vicenza) e a Crespi d’Adda (Bergamo), fino agli ultimi insediamenti che risalgono alla prima metà del ventesimo secolo.

La mostra è stata curata da Alba Zanini (presidente dell’associazione Kores) e Carla F. Gutermann, storica e giornalista, in collaborazione con la Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana di Settimo Torinese.

La mostra “Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte”, ricca di fotografie originali e di approfondimenti storici, resterà aperta a Palazzo Lascaris da lunedì a venerdì dalle 10 alle 18, fino al 23 giugno 2017. Ingresso gratuito.




Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale – Convegno a Biella

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale. Heritage telling, creative factory, temporary use, business model.

A Biella, il 30 e 31 marzo 2017, negli spazi di quelli che un tempo furono due fabbriche tessili, l’ex Lanificio Maurizio Sella e l’ex Lanificio Trombetta oggi Cittadellarte, luoghi protagonisti della storia economica e sociale del territorio e oggi parte del nostro patrimonio industriale, si terrà il convegno dedicato alla rigenerazione del patrimonio industriale dal titolo Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale. Heritage telling, creative factory, temporary use, business model.

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: Biella e le sedi del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

 

Un tempo detta la “Manchester d’Italia”, la città di Biella è nota per l’attività legata al settore tessile che ha origini antiche (tracce di lavorazione laniera sono state rintracciate già in epoca preromana) e che ha lasciato notevoli tracce del suo sviluppo nei grandi lanifici ottocenteschi costruiti lungo gli impetuosi torrenti. Inoltre, la particolarità del luogo consiste nel non aver mai abbandonato la lavorazione laniera, oggi infatti nel territorio si produce ancora circa il 40% di tutti i tessuti di lana pregiati nel mondo. È proprio per il suo passato industriale, per i suoi monumenti del lavoro, che Biella rappresenta una delle città italiane più significative nell’ambito dell’archeologia industriale.

La Fondazione Sella e la Cittadellarte di Pistoletto, realtà che hanno sede all’interno di due ex fabbriche tessili collocate sulle sponde del torrente Cervo, sono i luoghi dove si terranno le due giornate di convegno dedicate alla rigenerazione del patrimonio industriale.

La Fondazione Sella si trova all’interno dell’ex “Lanificio Maurizio Sella”, edificio dal 1988 vincolato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali come monumento di interesse architettonico e storico (guarda il video della Fondazione Sella ). La Cittadellarte di Pistoletto invece si trova all’interno dell’ex Lanificio Trombetta, un complesso di archeologia industriale tutelato dal Ministero dei Beni Culturali, acquistato dal Michelangelo Pistoletto nel 1991 e inaugurato dopo un lungo restauro nel 1998.

 

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: le tematiche del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Il convegno Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale è la naturale prosecuzione di un dibattito avviato tre anni fa.
Era il 30 maggio del 2014 quando a Pray, presso la Fabbrica della Ruota, luogo simbolo dell’archeologia industriale biellese, si teneva il convegno Patrimonio e paesaggio industriale dalla tutela allo sviluppo. Prospettive e modelli per itinerari di conoscenza, conservazione riuso e valorizzazione.
L’iniziativa si inseriva tanto nella consolidata attività di ricerca delle istituzioni promotrici quanto nel dibattito contemporaneo sulla rigenerazione urbana ed extra urbana delle aree a forte connotazione industriale in cui è in atto un processo di deindustrializzazione legato a trasformazioni economico-produttive e processi di globalizzazione del mercato le cui conseguenze hanno determinato una profonda metamorfosi territoriale.
In quella sede il tema è stato affrontato con approccio multidisciplinare e sguardo internazionale a partire dallo stato dell’arte del patrimonio industriale biellese, tra i più ricchi in Europa, dando origine a confronti con realtà italiane ed estere.
A tale iniziativa sono seguite strette collaborazioni fra gli enti organizzatori sul tema in oggetto che hanno portato ad un confronto sulle linee di rigenerazione contemporanee dell’eredità industriale urbana ed extra urbana e sui modelli di sostenibilità economica degli interventi.
Da queste riflessioni, dall’osservazione dei molteplici fenomeni a piccola e grande scala già in essere, e nell’ottica di poter costruire in questa sede un nuovo ed efficace dibattito pluridisciplinare, si sono individuate quattro tematiche strettamente connesse alla rigenerazione del patrimonio industriale, che saranno oggetto del convegno del 30 e 31 marzo:

Heritage telling – Il legame fra la storia dell’impresa e il territorio è molto stretto, sia da un punto di vista sociale, urbanistico, formativo (si pensi come le Università Italiane spesso sono state un bacino di reclutamento per molte aziende come l’Università di Bologna per Ducati ad esempio). In anni recenti sono sorti (spesso con virtuose collaborazioni fra pubblico e privato) di valorizzazione culturale e turistica che hanno dato vita e senso ai musei d’impresa, oltre al loro ruolo di “strumento” aziendale, ma rendendoli parte di network allargati con una fruibilità pubblica. Un esempio di questo fenomeno è il progetto “Motor Valley”, rappresentato da eventi, itinerari e progetti a tema motoristico ideati e voluti all’interno di un unico network dalla regione Emilia Romagna. L’integrazione delle nuove tecnologie narrative (web 2.0, social media, app…) all’archivio / museo fisico è reso possibile grazie alla rete. I Social Network e i nuovi “medium” comunicativi hanno un costante bisogno di contenuti nuovi, certamente molti possono venire dall’attività quotidiana dell’azienda ma altrettanti sono quelli che vengono dagli archivi aziendali, spesso veri e propri scrigni di storie straordinarie: basta pensare al fascino di narrazioni come quelle di Ferragamo, Martini, Alessi, Peroni, Barilla e tanti altri. Un Archivio o un Museo d’impresa non possono essere pensati come un’operazione di puro mecenatismo o beneficenza ma può diventare uno straordinario strumento di valorizzazione per l’azienda sia in termini di Marketing e Comunicazione. I contenuti storici degli archivi e dei musei d’impresa sono un patrimonio vivo e pieno di opportunità, per dirla come Gustav Malher: la tradizione non è culto della cenere, ma custodia del fuoco.

Creative factory – La città muta dal punto di vista fisico, economico, sociale; si dissolvono i confini della città, diventano labili e a geometria variabile cambia il modo di produrre e ciò che si produce e di conseguenza anche i luoghi dove la produzione avviene. Le grandi fabbriche vengono dismesse e quei “vuoti” diventano progressivamente luoghi per la produzione di conoscenza, servizi, tempo libero, residenza; aumentano e si diversificano le popolazioni, gli attori, le interazioni. Anche l’arte muta e si evolve verso un uso partecipato ed emozionale che spinge l’artista e l’arte sempre più ad uscire dalle gallerie per arrivare nelle piazze, nei giardini, nelle fabbriche dismesse, nei luoghi pubblici, per intervenire nel dibattito sulla città, per lavorare affianco al progettista.

Temporary use – Capire come funziona il temporary use, ovvero l’uso temporaneo degli spazi inutilizzati all’interno delle città/territorio come concreta opportunità di gestione in riferimento non solo alla scala architettonica, bensì anche economica e legislativa, individuando le migliori strategie per attuare un temporary use con il supporto di esempi nazionali e internazionali: dal terreno vuoto all’ex stabilimento industriale, alla sede istituzionale dismessa. L’analisi degli usi temporanei vuole dimostrare che le aree residuali hanno il potenziale di diventare terre fertili elaboratori urbani per nuovi tipi di attività con l’obiettivo di individuare metodi che integrino le potenzialità del temporaneo nella gestione della città e nella progettazione urbana.

Business model – La sfida per l’economia del territorio è legata alla capacità di integrare la tradizione con l’innovazione, la prima come linfa per la seconda e non una semplice coabitazione – spesso forzata e/o subita. Per far ciò, tutti gli stakeholder devono avere necessità e convenienza nel condividere questo percorso coevolutivo. Il patrimonio industriale – nelle sua varie declinazioni: dagli edifici, agli archivi, ai percorsi- può diventare un volano per i soggetti che devono generare e consolidare il proprio business model in prospettiva. Ad esempio creando un percorso dove si possa rivivere la storia imprenditoriale, visitare gli insediamenti storici, raccontando la loro tradizione imprenditoriale ed evidenziando le nuove realtà di successo. La value proposition del turista industriale è legata al racconto del patrimonio industriale e alla condivisione delle nuove realtà imprenditoriali per opportunità di business in termini di partnership industriali, tecnologiche oppure come mercati di acquisizione.

 

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: organizzatori e sostenitori del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

L’evento è organizzato da AIPAI – Associazione Nazionale per il Patrimonio Archeologico Industriale in collaborazione con l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Biella, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Biella, DOCBI – centro studi biellesi, Centro Interdipartimentale di innovazione ICxT dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, Università degli Studi di Padova, Master TPTI Erasmus Mundus in Techniques, Patrimoines, Territoires de l’Industrie, Histoire, Valorisation, Didactique.

L’evento è sostenuto dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Biella, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Biella, DOCBI – centro studi biellesi, Gruppo Banca Sella, Città di Biella, Cittadellarte, Associazione Nazionale Costruttori Edili Biella, Eurometallica srl, Futurall srl, Ronchetta & c. srl, Fratelli Bazzani spa, Unione Industriale Biellese

L’evento è patrocinato da Regione Piemonte, Consiglio Nazionale degli Architetti, Cittadellarte, Museimpresa

Media-partner Archeologiaindustriale.net

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: i crediti formativi del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Evento accreditato presso il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e presso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Ai fini della Formazione Professionale Continua la giornata di Convegno del 30/03 assegnerà 8 CFP agli Architetti e 6 CFP agli Ingegneri, mentre la giornata del 31/03 assegnerà 7 CFP agli Architetti e 6 CFP agli Ingegneri, previa iscrizione ai rispettivi portali per l’ottenimento delle credenziali di accesso (nome utente e password), successiva iscrizione e pagamento di 15,00 euro per ciascun evento. È possibile iscriversi ad entrambi gli eventi oppure ad uno solo.
Per l’iscrizione gli Architetti P.P.C. potranno registrarsi al portale www.formazionearchitettibiella.it
Per l’iscrizione gli Ingegneri potranno registrarsi al portale www.ingegneribiella.it

Evento previsto nel percorso formativo del master TPTI Erasmus Mundus in Techniques, Patrimoines, Territoires de l’Industrie, Histoire, Valorisation, Didactique e del Percorso per i giovani talenti di Politecnico di Torino e Fondazione CRT.

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: informazioni sul convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Per maggiori informazioni contattare
AIPAI: info@patrimonioindustriale
oppure architetto Manuel Ramello cell 393.9203751

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale.
Heritage telling, creative factory, temporary use, business model

Il Programma

30 marzo BIELLA – MIAGLIANO – PRAY BIELLESE

SEDE: Ex Lanificio Maurizio Sella – Biella

9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti
9.30 Saluti istituzionali
Antonella Parigi, Regione Piemonte Assessore alla cultura, turismo
Manuela Salvitti, MiBACT – Soprintendente per le province di BI-NO-VCO-VC
Giovanni Luigi Fontana, AIPAI -Presidente
Gelsomina Passadore, Presidente Ordine Architetti di Biella
Marco Cavicchioli, Sindaco della Città di Biella

10:15-12:45 I sessione lavori
Coordina Giovanni Luigi Fontana

IL FASCINO INSIDIOSO DELL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
Pio Baldi, Accademico di S. Luca
DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI PAESAGGIO CULTURALE?
Marco Trisciuoglio e Michela Barosio – Politecnico di Torino – dipartimento di Architettura e Design
RE-ACTS, VOCAZIONE AL RIUSO ADATTIVO
Manuel Ramello, Architetto Vice presidente AIPAI
PERCORSI DI RIGENERAZIONE POST-INDUSTRIALE: ARTE, CULTURA, CREATIVITA’, NUOVE TECNOLOGIE
Cristina Natoli, MIBACT –Soprintendenza per le province BI, NO, VCO e VC
SCENARI ANAMORFICI RIGENERANO UN PATRIMONIO DIMENTICATO
Stefania Dessi introduce Emanuele Ronco – MIBACT- Segretariato regionale per il Piemonte – Truly urban artist
RIGENERARE O DEL FUOCO DEL TEMPO E DELL’INIZIO
Ferdinando Fava, Università di Padova
DOLOMITI CONTEMPORANEE: INESSENZIALITA’ DEL BUDGET, CONCRETEZZE POIETICHE
Gianluca d’Incà Levis, Dolomiti contemporanee, curatore
BIELLA IN TRANSIZIONE: DA DISTRETTO MONOCULTURALE A ECOSISTEMA
Marco Berchi, Biella in transizione, project manager

13:00-14:00 Light lunch

14:00-15:00 Visita al Lanificio Sella
15:30 Visita Lanificio Poma, Miagliano
17:00 Visita alla Fabbrica della Ruota, Pray Biellese

19:30 Cena per i relatori presso la Fabbrica della Ruota

31 marzo BIELLA

SEDE: Fondazione Cittadellarte Pistoletto – Biella

9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti
9.30 Saluti istituzionali
Giuseppina De Santis, Regione Piemonte Assessore alle Attività produttive (Industria, Commercio, Artigianato, Imprese cooperative, Attività estrattive), Energia, Innovazione, Ricerca e connessi rapporti con Atenei e Centri di Ricerca pubblici e privati, Rapporti con società a partecipazione regionale.
Gennaro Miccio, MiBACT , Segretario Regionale per il Piemonte
Carlo Piacenza, Presidente, Unione Industriale Biellese
Generoso De Rienzo, Presidente,Ordine Ingegneri di Biella
Valeria Varnero, Assessore alla progettazione Urbana Integrata

10:15-12:45 II sessione lavori
Coordina Giovanni Vachino

IL PATRIMONIOINDUSTRIALENELLA LISTA UNESCO DEL PATRIMONIOMONDIALE
Massimo Preite, Università degli Studi di Firenze, Ticcih Board
ARCHIVI E MUSEI D’IMPRESA COME STRUMENTI DI VALORIZZAZIONE TERRITORIALE
Marco Montemaggi, Museimpresa
BUSINESS MODEL EMERGENTI PER LA RIGENERAZIONE DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE
Marco Pironti, Università degli Studi di Torino
MRF ed ENVIPARK, LA FABBRICA RIGENERA IL SISTEMA SOCIOECONOMICO
Davide Canavesio, AD Environment Park, TNE Torino Nuova Economia.
DALLE IDEE AL PIANO DI GESTIONE
Renato Lavarini, coordinatore candidatura UNESCO «Ivrea Città industriale del XX secolo»
LA RIGENERAZIONE DELL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA: TAX CREDIT ED OCCASIONI PRODUTTIVE
Paolo Tenna, AD FIP Film Investimenti Piemonte
RICUCIRE GLI STRAPPI DEL PAESAGGIO CON UN FILO ECOLOGICO
Hilario Isola, artista

13:00-14:00 Light lunch

14:00-15:00 Visita alla Fondazione Cittadellarte Pistoletto

15:30 Tavola rotonda
SOSTENIBILITÀ E PROSPETTIVE DI RIGENERAZIONE DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE
Moderano Marco Pironti e Manuel Ramello

Consolata Buzzi, archivio storico e progetti culturali BUZZI UNICEM
Francesco Ferraris membro Gruppo Giovani Imprenditori
Giovanni Luigi Fontana, AIPAI, presidente
Carlo Infante, changemaker, presidente di Urban Experience
Doris Messina, SELLA LAB direttrice
Gennaro Miccio, MIBACT – Segretario Regionale per il Piemonte
Paolo Naldini, Cittadellarte direttore
Manuela Salvitti, MIBACT- Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di BI, NO, VCO e VC
Giovanni Vachino, Presidente, Docbi – Centro Studi Biellese
Pier Francesco Corcione, Direttore Unione Industriale Biella




Progetto BresciaNuova: INSIDE THE TIME, si riparte dalle aree industriali dismesse di Brescia

Progetto BresciaNuova nasce da gruppo interdisciplinare composto da giovani studenti e professionisti con la passione di prendersi cura di Brescia tramite la progettazione urbana nonché la riqualificazione delle aree industriali dismesse.

 

Dare una svolta alla città di Brescia partendo proprio da uno dei sui pilastri: l’industria.

È questa la convinzione sulla quale si basa tutta l’attività del Progetto BresciaNuova che studia strategie innovative per le aree dismesse, riqualifica spazi pubblici, reinventa il contesto urbano, accende dibattiti su temi urbani, coinvolge altri giovani che hanno voglia di esprimere le proprie idee sul futuro della città.

Dopo un lavoro intenso di un anno passato come semplice gruppo informale che si divertiva a portare avanti proposte originali per la città, ha deciso di formalizzarsi come associazione culturale no profit nel novembre del 2015. Oggi Progetto BresciaNuova presenta per la prima volta un lavoro organico e sistematico sulle aree dismesse di Brescia: INSIDE THE TIME, un progetto video che racconta alcune delle aree industriali dismesse di Brescia più significative.

INSIDE THE TIME sarà presentato sabato 11 marzo alla Camera di Commercio di Brescia alle ore 10:30. (visita l’evento su Facebook)

Il progetto è patrocinato da Moving Culture, MUSIL, Brescia Mercati, Archeologiaindustriale.net, Istituto Nazionale di Urbanistica, Save Industrial Heritage, Legambiente, Camera di Commercio di Brescia. Gli sponsor del progetto sono la Industrial Asset Management e la Germani Trasporti. Media Partner tematico Archeologiaindustriale.net.

Incontriamo Jacopo Alessandro Tassoni, ideatore e capogruppo del Progetto BresciaNuova

 

Cosa ha fatto scattare la scintilla che ha dato origine al Progetto BresciaNuova?

La scintilla è scattata sia da motivazioni individuali che dall’influenza del contesto urbano in cui ci troviamo a vivere e ad operare.

In un primo luogo abbiamo deciso di fondare Progetto BresciaNuova perché volevamo lasciare qualcosa di propositivo nella città in cui viviamo. Un giorno proposi l’idea ad alcuni colleghi e ad amici d’infanzia. Alcuni rimasero entusiasti  e incominciammo a riunirci nella terrazza di casa mia.

Con il passare del tempo abbiamo deciso di prendere le cose più seriamente e, dopo due anni e mezzo di avventura, siamo ancora qui a credere nel nostro sogno. Oggi siamo in 12, un team interdisciplinare di giovani studenti e professionisti che dedica il proprio tempo per il futuro della città.

Inoltre l’influenza di pensiero che appartiene a questo specifico contesto urbano è stata decisiva. Brescia è la città della Fondazione Micheletti e del Musil Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia, due realtà note a livello internazionale per il proprio apporto alla ricerca e valorizzazione del patrimonio industriale.

 

Come nasce INSIDE THE TIME? Ci parli del progetto?

La volontà del Progetto BresciaNuova è di ripartire dalle fondamenta di Brescia, l’industria, per reinventare il contesto urbano, si materializza per la prima volta nel progetto video INSIDE THE TIME: alla scoperta ci alcune tra le più interessanti aree industriali dismesse di Brescia.

L’industria per Brescia è stata linfa vitale: ha portato posti di lavoro, ha incrementato la popolazione e la dotazione dei servizi, ha fatto crescere la città in termini economici ed urbanistici facendola diventare una delle più ricche ed efficienti del Paese.

Gli avvenimenti che si sono susseguiti tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta hanno dato vita a processi di revisione dell’economia, delle relazioni sociali e degli stili di vita, che non potevano non lasciare il segno anche sulla trasformazione urbana.

Ciò che ci appare dinnanzi agli occhi oggi è una città segnata da un progressivo ridursi dei suoi spazi e dallo smaterializzarsi dovuto alla dismissione dei grandi impianti industriali con la conseguente deindustrializzazione di vaste aree urbane e l’abbandono di gran parte delle loro attrezzature e infrastrutture.

Pertanto risulta evidente come ripartire dalla base, dalle fondamenta di una città, possa essere il modo migliore per superare una crisi profonda e diventare un paradigma da seguire. È ciò che ci auguriamo avvenga al più presto.

Le aree industriali dismesse di Brescia che abbiamo indagato sono state scelte sulla base della loro potenzialità di suggerire una specifica idea di città: cinque narrazioni visive per le quali abbiamo ideato un titolo che potesse rievocare forme, immagini, sensazioni tipiche di quell’area.

Le aree industriali dismesse di Brescia selezionate in INSIDE THE TIME, progetto video del Progetto BresciaNuova, sono:

ex Magazzini Generali , “Templi di Archeologia Industriale”
ex Pietra, “Abissi d’Acciaio” 
ex Cantine Folonari, “Spazio in Fermento”
ex ATB, “Scheletri di Ruggine”
ex Tempini, “Relitti Disarmati”
ex fornaci di ponte Crotte, “Vulcani di Calce”

 

Perché è importante recuperare le aree industriali dismesse? Cosa sono e qual è il loro potenziale?

Recuperare le aree industriali dismesse è una questione puramente strategica: le aree industriali dismesse offrono la possibilità di ripensare una strategia di sviluppo attraverso la collocazione di altre funzioni eccellenti o per il riequilibrio di porzioni urbane e territoriali sotto il profilo delle dotazioni e dei servizi.

La localizzazione di queste aree industriali dismesse all’interno della città e lungo importanti infrastrutture di trasporto determina un aspetto di fondamentale interesse per una visione urbana strategica.

La concezione del lavoro e della città dell’età industriale è superata, pertanto occorre ripensare, insieme alle istituzioni, alle associazioni, ai portatori di interesse e alle comunità locali, il modo attraverso cui vedere, pensare e vivere queste ampie aree urbane, attraverso servizi e funzioni tipici della vita quotidiana.

Nietzsche scriveva “Qualche cosa d’esistente è sempre nuovamente interpretata da una potenza superiore in vista di nuovi propositi, così che in fondo, l’intera storia di una ‘cosa’ può essere in tal modo un’ininterrotta catena di segni che accenna sempre nuove interpretazioni e riassestamenti” penso che sintetizzi al meglio questo tema.

 

Quali sono gli obiettivi del progetto INSIDE THE TIME?

Il nostro obiettivo centrale è quello di rendere appetibili le aree industriali dismesse ad investitori e imprenditori, attraverso suggestioni e progetti mirati per uno determinato ambito urbano, con specifici investimenti da predisporre.

 

Sabato 11 marzo presenterete INSIDE THE TIME alla Camera di Commercio di Brescia, ci racconti un po’ dell’evento?

La presentazione “INSIDE THE TIME” sarà suddivisa in due fasi: in un primo momento verrà proiettato un film-documentario sulle aree industriali dismesse di Brescia sopra citate con lo scopo di offrire una panoramica generale del patrimonio industriale bresciano. Successivamente verrà presentato il progetto elaborato dal nostro team per le casere degli ex Magazzini Generali. Si cercherà di dare un taglio interdisciplinare e trasversale agli aspetti progettuali, anche grazie a specifiche indagini condotte sul territorio. Riscoprire una nuova attrattiva nell’investire nella rigenerazione delle aree dismesse.

È necessario che le nuove generazioni di imprenditori diano il proprio contributo per il recupero lungimirante e strategico delle aree industriali dismesse e per favorire la cooperazione con gli attori locali nello scenario urbano. Le aree industriali dismesse celano enormi ricchezze, che aspettano solo di essere trovate e di essere sfruttate, affinché diventino luoghi significativi per la comunità locale di oggi e di domani.

 

Come viene finanziato il progetto INSIDE THE TIME?

Nonostante la desolante crisi immobiliare e i forti periodi di difficoltà che hanno coinvolto il nostro paese in questi anni, esistono ancora persone che hanno il coraggio di sognare e di credere nel futuro. È il caso di Flavio Regosa e Mauro Ferrari, imprenditori lungimiranti che hanno sempre creduto in noi e hanno dimostrato alle famiglie bresciane di amare questo territorio, investendo in idee che non traggono un beneficio immediato.

Flavio Regosa e Mauro Ferrari sono a capo di aziende leader nel settore rispettivamente della Industrial Asset Managment e della Germani Trasporti, che amano la città, il suo territorio, attente perfino al patrimonio architettonico e culturale e, soprattutto, che credono nei giovani, nelle loro idee, nella loro capacità di cambiare le cose. Nello specifico potrebbero divenire gli antesignani del recupero innovativo delle aree dismesse, attraverso un nuovo modo di vedere, pensare e vivere la città. Flavio Regosa e Mauro Ferrari hanno deciso di investire nel lancio del nostro messaggio. L’auspicio è che questo interesse possa continuare come segno di una nobile intenzione a migliorare questa città e non solo.

In questi anni abbiamo visto come la capacità finanziaria di reggere le grandi operazioni immobiliari, le progettazioni dall’alto, è venuta meno. Penso che la scommessa per il futuro sia investire nelle progettazioni dal basso, attraverso un processo di sussidiarietà, grazie a professionisti interdisciplinari che aiutano la comunità locale a far emergere aspirazioni e necessità. La partecipazione della cittadinanza alla costruzione del futuro della propria città la riteniamo un fattore importantissimo, per questo motivo, oltre alla partecipazione di bandi e alla richiesta di finanziamento agli investitori, ci piacerebbe aprire una campagna di crowdfunding per il fundraising dei costi progettuali.

 

Qual è la prospettiva futura ovvero l’evoluzione di Progetto BresciaNuova?

Spesso il futuro delle persone e delle organizzazioni va più in là di qualsiasi prospettiva più o meno auspicabile. La visione di massima è che Progetto BresciaNuova possa essere un’esperienza bella, utile e sostenibile per il più alto numero di persone possibile, restando un’associazione o diventando qualcosa d’altro. Non mi soffermo su un’idea specifica in quanto penso che più che la nostra volontà, saranno il tempo e i segnali ad indicarci la migliore delle strade possibili da percorrere per realizzare questo sogno.




Dayanita Singh: Museum of Machines – In mostra alla Fondazione MAST di Bologna

La Fondazione MAST presenta per la prima volta in Italia un’esposizione personale di Dayanita Singh, una delle figure più rilevanti della fotografia contemporanea.

 

Chi è Dayanita Singh:

Nata a Delhi nel 1961, Singh è una protagonista affermata della scena artistica internazionale e una delle rare fotografe indiane note in tutto il mondo, autrice di un’opera decisamente peculiare, che riflette una visione straordinariamente personale del suo paese pur esplorando temi che superano qualsiasi confine geografico.

Negli ultimi cinque anni il suo lavoro è stato esposto presso l’Art Institute di Chicago, la Hayward Gallery di Londra, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte sul Meno, il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi e la Fundación Mapfre di Madrid. Ha partecipato inoltre a due edizioni consecutive della Biennale di Venezia, nel 2011 e nel 2013.

Dopo gli esordi nel fotogiornalismo e i numerosi reportage sull’India realizzati negli anni novanta per importanti testate internazionali, Singh ha preso le distanze dal linguaggio giornalistico e dalla prospettiva tipicamente coloniale da cui il suo paese è spesso stato ritratto, sviluppando una ricerca fotografica documentaristica e poetica insieme e realizzando progetti e pubblicazioni in cui le immagini si susseguono secondo criteri, displays e ritmi narrativi nuovi.

Dayanita Singh ha infatti elaborato una forma espositiva molto originale: attraverso una serie di arredi in legno – paraventi, carrelli, tavoli che riprendono il concetto di griglia modernista – costruisce ciò che lei stessa definisce “musei”: strutture mobili, portatili, modulabili, che permettono di conferire al suo lavoro una fisionomia mutevole e un significato sempre nuovo. In questi “musei”, attraverso un racconto per immagini privo di parole, Singh rielabora storia personale e storia collettiva, vita privata e vita pubblica, presenza e assenza, realtà e sogno, trasformandoli in un insieme frammentario ma pervaso da un profondo sentimento di umanità, dall’interesse e dal rispetto profondo per tutto ciò che la circonda: persone, ambienti sociali, oggetti, archivi, macchine.

 

Museum of Machines, la mostra fotografica alla Fondazione MAST di Bologna:

La mostra allestita nella Photo Gallery della Fondazione MAST e ideata dal suo curatore Urs Stahel prende il nome dal Museum of Machines, recente acquisizione della Collezione MAST. Il percorso espositivo propone circa 300 fotografie articolate in serie – oltre a Museum of Machines, anche Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Machines, Museum of Men e File Museum, e alcune altre opere – che raccontano il lavoro e la produzione, la vita, la sua gestione quotidiana e la sua archiviazione.

Macchinari enormi che fumano ed esalano vapori, processi e metodi lavorativi, luoghi deputati all’esecuzione e all’organizzazione del lavoro, presentati in maniera quasi labirintica grazie a una forma espositiva molto articolata e originale, non si limitano a descrivere ambienti produttivi ma danno vita a scenari psichici in cui riconosciamo esperienze, dolore, speranze.

A proposito del Museum of Machines il critico e scrittore Aveek Sen osserva: “Trascorrendo del tempo con queste creature e contemplando gli spazi d’incontro che occupano o evocano, paradossalmente sentiamo farsi strada dentro di noi la sensazione di trovarci di fronte a una personalità, a un carattere individuale”.

Racconta il curatore della mostra, Urs Stahel: “Oggi Dayanita Singh è una delle artiste indiane più apprezzate e tra le fotografe più famose sul piano internazionale. La mostra al MAST consente non soltanto di osservare le opere esposte, ma anche di conoscere da vicino una vita piena, ricca, dedicata interamente all’arte, una personalità forte e complessa, divenuta negli anni sempre più matura e consapevole, senza smarrire la curiosità, l’interesse per gli altri, il piacere del gioco.”

Al livello 0 della Photo Gallery di MAST la mostra prosegue con Archives e Factories, due proiezioni di altre immagini di Dayanita Singh dedicate rispettivamente agli archivi e alle fabbriche, e con l’installazione del Museum of Chance.

 

Informazioni:

Dove: MAST.  via Speranza 42, Bologna
Quando: la mostra sarà visitabile sino a giorno 8 gennaio 2017
Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.00 – 19.00
Ingresso gratuito




Le cattedrali dell’energia – Mostra alla Fondazione AEM

La mostra “Le cattedrali dell’energia. Architettura, industria e paesaggio nelle immagini di Francesco Radino e degli Archivi Storici Aem”, con oltre cento immagini racconta e descrive gli edifici, i luoghi e le architetture dell’impresa dediti alla produzione dell’energia da nord a sud Italia.

 

Le cattedrali dell’energia: la mostra fotografica alla Fondazione Aem

Esposta presso la Casa dell’Energia e dell’Ambiente di Milano dal 21 ottobre al 27 gennaio, la rassegna è ideata e promossa dalla Fondazione Aem – Gruppo A2A, curata da Francesco Radino e Fabrizio Trisoglio e si articola in due sezioni in stretto dialogo fra loro che mettono in evidenza due sguardi, due epoche e che ripercorrono la storia delle “cattedrali dell’energia” dai primi del novecento ad oggi.

L’inedita campagna fotografica a colori, realizzata da Francesco Radino nel 2016, illustra gli edifici simbolo di Aem, le nuove architetture del Gruppo A2A, tracciando un lungo percorso – testimonianza della contemporaneità – che dalle centrali valtellinesi porta in Friuli e che dai termovalorizzatori lombardi giunge agli splendidi invasi della Calabria. Si tratta di costruzioni dall’aspetto molto differente che uniscono utilità a estetica e creano nuovi equilibri con la natura circostante. I quattro elementi naturali acqua, terra, aria e fuoco assumono di conseguenza un’importanza imprescindibile, che non solo li lega ai processi di produzione dell’energia, ma li rende parte attiva nell’unione trasversale di paesaggio e architettura.

Nella sezione dal taglio storico, un’accurata selezione di scatti fotografici in bianco e nero, appartenenti al prestigioso patrimonio fotografico conservato negli Archivi Storici Aem, illustra con scatti di Vincenzo Aragozzini, Guglielmo Chiolini, Antonio Paoletti, Gianni Moreschi una panoramica delle strutture industriali della prima metà del Novecento, che ritraggono imponenti centrali, officine, ricevitrici e monumenti elettrici di Milano, di Cassano d’Adda e della Valtellina, oltre a dettagli dei macchinari, quadri di manovra per le linee elettriche o per il servizio tramviario.

Il corpus di immagini nella sua completezza mostra una varietà di edifici, caratterizzati dalla prevalenza di elementi storici o moderni. Ne sono esempio la centrale idroelettrica del Roasco, progettata dal celebre architetto Piero Portaluppi, che ricorda un castello medievale, gli impianti di Grosotto e Fraele dalla matrice neorinascimentale e neoromanica, mentre il richiamo allo stile gotico è evidente nella centrale termoelettrica di Monfalcone, dalle ampie navate che ribadisce la connessione al tema delle “cattedrali” così come riporta il titolo della mostra. Espressioni più moderne, geometriche, legate all’alternanza dei pieni e dei vuoti, sono la ricevitrice sud di Milano e la centrale idroelettrica di Calusia in Calabria, progettata da Giovanni Muzio.

Alberto Martinelli, presidente di Fondazione Aem – Gruppo A2A, da tre anni ha aperto le porte dell’Archivio Storico alla città, promuovendo un’inedita serie di mostre fotografiche, convegni e creando un dialogo tra patrimonio storico e contemporaneo come emerge dal suo testo di presentazione della mostra: “alla selezione delle ‘cattedrali storiche’ di Aem, documentate dai preziosi scatti degli Archivi Storici di Fondazione, si accompagnano le splendide immagini contemporanee di Francesco Radino, già protagonista negli anni Ottanta con Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin di grandi servizi fotografici per la municipalizzata milanese.

Insieme ai luoghi storici di Aem e delle altre realtà che compongono oggi il Gruppo A2A, la nuova campagna fotografica ha indagato i più moderni impianti dell’azienda e i suoi nuovi territori di competenza, non più storicamente ancorati all’area lombarda ma da anni ormai diffusi su tutto il territorio italiano”.

 

Le cattedrali dell’energia, mostra alla Fondazione Aem: il catalogo

L’esposizione Le cattedrali dell’energia è corredata da un prezioso volume di oltre 150 immagini di grande valore storico e artistico che approfondiscono significativamente il tema. Nel libro, a cura di Francesco Radino e Fabrizio Trisoglio, sono presenti le introduzioni istituzionali di Alberto Martinelli, presidente di Fondazione Aem – Gruppo A2A e di Giovanni Valotti, presidente A2A e importanti contributi critici di: Roberto Mutti, Francesco Radino, Ornella Selvafolta e Fabrizio Trisoglio. Il coordinamento generale è di Luisa Toeschi, consigliere di amministrazione di Fondazione Aem.

 

“Le cattedrali dell’energia” in mostra alla Fondazione Aem: biografia di Francesco Radino

Francesco Radino nasce a Bagno a Ripoli (Firenze) nel 1947. Dopo studi di Sociologia, negli anni Settanta si dedica completamente alla fotografia in vari ambiti da quello industriale al design, dall’architettura al paesaggio. Da sempre intreccia lavoro professionale e ricerca artistica ed è oggi considerato uno degli autori più influenti nel panorama della fotografia contemporanea in Italia.

A partire dagli anni Ottanta partecipa a numerosi progetti di carattere pubblico di ricerca sul territorio, fra i quali le campagne fotografiche Archivio dello Spazio all’interno del Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano, il progetto Osserva.Te.R promosso dalla Regione Lombardia, il progetto European Eyes on Japan, Atlante italiano 2003 per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Tramsformazione per il Museo di Fotografia Contemporanea di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo (Milano).

Stimato in Italia e all’estero, Radino dal 1984 ha collaborato con l’Aem a numerose campagne fotografiche, che hanno costituito uno dei fondi più ricchi e pregiati dell’Archivio fotografico contemporaneo di Fondazione Aem. Ha pubblicato inoltre numerosi libri e realizzato diverse opere audiovisive.

Ha esposto in gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali.

Le cattedrali dell’energia: informazioni 

Sede Casa dell’Energia e dell’Ambiente, piazza Po 3 – Milano
Date 21 ottobre 2016 – 27 gennaio 2017
Inaugurazione giovedì 20 ottobre 2016, ore 18.30
Orari da lunedì a venerdì, ore 9 – 17.00
chiuso dal 24 dicembre 2016 al 7 gennaio 2017
Ingresso libero
Contatti: Tel. +39 02 7720 3935 fondazioneaem@a2a.eu – www.fondazioneaem.it




Ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo inaugura Haus der Kunst – La Casa dell’Arte

All’interno di uno dei capannoni industriali dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, il Verein e.V. Düsseldorf Palermo apre la sua nuova sede siciliana.

 

Il 15 ottobre alle ore 12:00 inaugura infatti “Haus der Kunst“ (Casa dell’Arte) uno spazio che ospiterà le attività del Verein e.V che da tre anni conduce progetti e scambio culturali e artistici tra le città di Palermo e Düsseldorf, e tra le due rispettive regioni, Sicilia e Renania Settentrionale-Vestfalia. In questi giorni è in fase di restauro uno dei capannoni della ex fabbrica storica dei Ducrot, un luogo plasmabile al servizio dell’arte.

Ma uno spazio artistico non è tale se non si apre con una mostra: ed ecco quindi nascere – sempre sabato 15 ottobre – la collettiva “Haus der Kunst #1” che raccoglie le opere di diversi artisti che lavorano tra la Sicilia e la Renania Settentrionale-Vestfalia; generazioni diverse, spesso a confronto, ma anche notorietà, medium (pittura, scultura, fotografia, istallazioni) e tematiche artistiche sviscerate.

Da nomi noti in ambito internazionale – come Felix Droehse, Jan Kolata, Valerie Krause, Fulvio Di Piazza, Sergio Zavattieri – fino agli studenti delle Accademie di Düsseldorf e di Palermo. L’idea è proprio quella di “invadere lo spazio con l’arte”, simbolicamente e fisicamente, pur mantenendone le “tracce”, le orme indelebili del suo passato remoto, del suo essere luogo di lavoro, attivo fino al secondo dopoguerra.

Con “Haus der Kunst #1” il Verein e.V. vuole quindi riconsegnare simbolicamente lo spazio all’arte e alla cultura, costruendone una nuova identità in cui si intrecciano due realtà apparentemente distanti, Palermo e Düsseldorf, ma che negli ultimi anni hanno dimostrato la volontà di conoscersi e di innescarsi a vicenda.

Archeologiaindustriale.net incontra Alessandro Pinto, vicepresidente del Verein  Düsseldorf Palermo e.V. e Responsabile dello spazio  Haus der Kunst

 

Alessandro Pinto così ci racconta il progetto culturale:

“Haus der Kunst (casa dell’arte, il nome che è stato dato allo spazio) è il risultato di anni di attività del Verein Düsseldorf Palermo e. V. e dello scambio artistico e culturale che il Verein ha condotto. Il Comune di Düsseldorf e quello di Palermo hanno siglato un patto di gemellaggio a marzo di quest’anno e in virtù di questo hanno assegnato al Verein uno spazio per i progetti che hanno luogo in Sicilia.  Si tratta di una concessione temporanea della durata di sei anni e si spera già da ora che venga rinnovata, ovviamente se riusciremo a guadagnarci la nostra presenza in uno spazio così bello, e secondo l’accordo col Comune di Palermo garantendo dei progetti inerenti allo scambio artistico e culturale e garantendo la manutenzione e il restauro del padiglione.”

Chiediamo: cosa significa lavorare all’interno di uno spazio di archeologia industriale?

Insediarsi in un luogo industriale per noi che promoviamo arte significa quasi un ritornare al fare, al produrre. Per certi versi è un onore rileggere la storia dello spazio che il Comune di Palermo ci ha assegnato, abbiamo la possibilità di riattivare un luogo che per anni è rimasto chiuso e quasi isolato dal mondo. Esporre arte organizzando progetti legati all’arte e alla cultura è un modo per approcciarsi alla storia di questi luoghi. Ed è per questo che abbiamo deciso di iniziare con il primo progetto lasciando lo spazio esattamente come l’abbiamo trovato, intervenendo solo nella messa in sicurezza e cercando di rispettare il più possibile le tracce del suo passato.”

E ancora: quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare all’interno di un ex spazio industriale?

“Ovviamente il vantaggio di lavorare in un luogo dell’archeologia industriale come questo è poter fare tutto. Cercare di trasferire l’idea del produrre manualmente anche nella fase allestitiva dello spazio. Abbiamo installato delle opere intervenendo fisicamente nello spazio e cercando di sfruttare anche elementi, per così dire, non convenzionali per uno spazio espositivo, per esempio le nicchie e binari presenti nel capannone. Lo svantaggio sta nel competere con lo spazio, spesso questi spazi ex industriali sono già delle esposizioni, delle mostre, visitarli suscita interesse e andare ad allestire una mostra significa dover competere con le pareti, con il tetto, con la pavimentazione, ovvero con il risultato visivo della loro storia.”

 

Informazioni:

Nel giorno dell’inaugurazione, “Haus der Kunst” rimarrà aperto da mezzogiorno a mezzanotte e, oltre alla mostra, vedrà susseguirsi performance musicali di artisti siciliani e tedeschi.

Artisti in mostra: Felix Droese, Petra Fröhning, Jan Kolata, Birgit Jensen, Valerie Krause, Nina Brauhauser, Driss Ouadahi, Udo Dziersk, Stefanie Pürschler, Wanda Koller, Frank Hinrichs, Mira Sasse, Jan Holthoff, Giuseppe Agnello, Fulvio Di Piazza, Sergio Zavattieri, Riccardo Brugnone, Andrea Buglisi, Giuseppe Adamo, Andrea Stepkova, Daniele Notaro, Erika Giacalone, Dimitri Agnello, Valeria Prestigiacomo, Grazia Inserillo, Roberta Mazzola, Azzurra Messina, Giampiero Chirco.




Convegno in Parlamento: Il Patrimonio industriale in Italia. Da spazi vuoti a risorsa per il territorio

Il Patrimonio industriale in Italia. Da spazi vuoti a risorsa per il territorio è il titolo del convegno, voluto e promosso dalla Senatrice Michela Montevecchi che si terrà a Roma, venerdì 7 ottobre, dalle 10:0 alle 13:00, nella Sala della Regina a Palazzo Montecitorio.

Il convegno sul patrimonio industriale in Parlamento: come nasce l’idea

Il convegno sul patrimonio industriale prende spunto dall’indagine conoscitiva sul patrimonio culturale in stato di abbandono promossa dalla Senatrice Michela Montevecchi all’interno della Commissione Cultura al Senato, indagine propedeutica alla creazione di una vera propria “Mappa dell’abbandono .

L’indagine parte dalla convinzione che sia assolutamente necessario mappare il nostro patrimonio culturale abbandonato se si vuole partire con una seria strategia di recupero, valorizzazione e restituzione alla collettività che sia il presupposto concreto per la rinnovata fruizione del bene nonché per la creazione di nuove opportunità di lavoro.

All’interno di questa mappatura il patrimonio industriale ha assunto un ruolo di primo piano, sia per il suo significato storico, economico, tecnologico sia come risorsa per il territorio grazie al potenziale che rappresenta in ottica di riutilizzo e riqualificazione urbana.

Da questa consapevolezza prende il via l’idea di dare maggiore risalto al patrimonio industriale attraverso l’organizzazione di un convegno all’interno dell’istituzione più importante del nostro paese: il Parlamento.

Il convegno sul patrimonio industriale in Parlamento: il programma

Il programma del convegno sul patrimonio industriale, coordinato dalla dottoressa Simona Politini, esperta del settore e presidente dell’Associazione Archeologiaindustriale.net, mira ad offrire una panoramica sullo stato dell’arte del patrimonio industriale e sul fermento che questa tipologia di beni culturali sta vivendo: censimenti, rivitalizzazioni da parte di committenti privati come di enti pubblici, progetti di riqualificazione dal basso attraverso la pratica dei bandi pubblici, casi concreti di trasformazioni già avvenute che hanno restituito il bene alla comunità nella stessa forma, ma con una nuova missione.

Apre l’evento la Senatrice Michela Montevecchi, eletta al Senato della Repubblica nella XVII Legislatura con il Movimento 5 Stelle nel 2013, prima della lista della circoscrizione Emilia Romagna e membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali). La Senatrice Montevecchi illustrerà il progetto da lei promosso in Commissione Cultura al Senato: la Mappa dell’abbandono, che mira a restituire una fotografia, la più completa possibile, dei beni del nostro patrimonio culturale abbandonati.

Terminata la presentazione della Mappa dell’abbandono da parte della Senatrice Montevecchi seguirà il triplice intervento sulle Nuove forme di promozione e censimento del patrimonio industriale condotto da Simona Politini, Marcello Modica e Francesca Santarella.

Simona Politini illustrerà il progetto Archeologiaindustriale.net da lei ideato e gestito. Archeologiaindustriale.net nasce nel novembre 2013 come Progetto Web 2.0 con l’intento di valorizzare il Patrimonio Industriale italiano attraverso la condivisione di informazioni e il coinvolgimento di esperti e appassionati della materia. Ad un anno e mezzo di distanza, nel luglio 2015, Archeologiaindustriale.net si è costituita in Associazione Culturale per venire incontro alle esigenze del settore ed operare attivamente sul territorio in maniera più efficace. Quest’anno Archeologiaindustriale.net ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016, la più alta onorificenza presente in Europa nel settore del patrimonio culturale e naturale, nella categoria “Category Education, Training and Awareness-Raising”.

Marcello Modica presenterà il suo progetto web di censimento del patrimonio industriale dismesso mediante la fotografia. Il progetto Still Alive, ideato e direttamente curato da Modica, nasce nel 2004 con lo scopo di raccontare visivamente il fenomeno della dismissione industriale. Lo studio sistematico dei siti industriali dismessi si esplicita attraverso un’accurata e approfondita operazione di lettura fotografica e ricerca storiografica, cui segue la pubblicazione di un reportage all’interno dell’archivio territoriale “virtuale” presente sul sito. Con questo progetto, l’autore vuole dare il suo contributo alla salvaguardia della memoria dell’epoca industriale e, soprattutto, incoraggiare una percezione positiva e costruttiva di un patrimonio culturale di straordinaria valenza tecnica e di irripetibile bellezza, spesso ignorato e costantemente a rischio.

Dal web alla carta. L’incontro tra Marcello Modica e Francesca Santarella da vita al progetto editoriale “Paraboloidi, un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna, del quale parlerà per l’appunto la relatrice Francesca Santarella. La monografia Paraboloidi, che censisce un centinaio di silos industriali in cemento armato a copertura parabolica (comunemente, seppure impropriamente, denominati appunto “paraboloidi”), si pone l’obiettivo di fare luce, per la prima volta nel nostro Paese, su un patrimonio storico, architettonico e culturale di valore inestimabile costantemente a rischio di estinzione per la sua natura “industriale”. La ricerca, infatti, muove dall’esigenza di dare voce alle istanze dei cittadini che tentano di far valere le motivazioni della tutela e del recupero, talvolta scontrandosi con Amministrazioni ed Istituzioni prive delle forze e delle conoscenze necessarie per la salvaguardia dei “beni comuni”.

Sarà la volta poi del Direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi. L’intervento del Direttore Reggi si concentrerà sulla presentazione delle iniziative messe in campo dall’Agenzia del Demanio per avviare e realizzare il recupero di insediamenti/aree industriali dismessi da valorizzare individuando nuovi utilizzi e destinazioni che siano anche volano per operazioni più generali di rigenerazione urbana e riqualificazione territoriale. Verranno citati alcuni esempi concreti come l’ex Arsenale di Pavia o la Ex Manifattura Tabacchi di Bari, con percorsi di riutilizzo già avviati grazie anche all’intensa attività di concertazione istituzionale tra tutti livelli di governo e al contributo apportato da strumenti di partecipazione diretta come la “consultazione pubblica” per favorire il coinvolgimento, già in fase progettuale, di cittadini, associazioni e imprese. Segue un focus su Valore Paese-Fari, un progetto di grande fascino: fari, torri ed edifici costieri possono essere affittati fino a 50 anni presentando un progetto di riqualificazione e recupero coerente con i temi del turismo sostenibile, della natura, della cultura e dell’ambiente. Il successo riscosso con il bando 2015, la seconda edizione attualmente in corso.

Prenderà poi la parola Claudio Tedeschi, Vice Presidente e Amministratore Delegato Dismeco Srl. L’azienda Dismeco srl è promotrice del progetto Borgo Ecologico®, inaugurato a Marzabotto (BO) su circa 42.000 metri quadri acquisiti dall’area della ex Cartiera Burgo. All’interno progetto, nel luglio di quest’anno, la Young Architects Competitions, con la collaborazione di Unindustria Bologna, ha lanciato Green Academy, un concorso di idee per la riqualificazione dell’ex cartiera di Marzabotto (Bologna). Obiettivo dell’iniziativa: fornire un paniere quanto più vasto possibile di soluzioni architettoniche per la rifunzionalizzazione del bene a fine di trasformarlo, da ex-impianto industriale, in un polo didattico-museale d’avanguardia, dedicato alla ricerca in ambito di riciclo ed eco-sostenibilità. Verranno presentati i progetti vincitori e le motivazioni. Inoltre, attenzione particolare verrà data ad un progetto che, sebbene non sia rientrato tra quelli selezionati, si è fatto notare per la sensibilità mostrata verso il valore storico e culturale del bene industriale. Il progetto in questione si chiama Re-Acts e sarà illustrato da tre membri del gruppo proponente: Manuel Ramello – AIPAI, Jacopo Ibello – Save Industrial Heritage e Patrizia Trivisonno – architetto e archeologo industriale.

Segue poi il duplice intervento sul Villaggio Operaio di Crespi dAdda – sito Unesco, e il recupero del suo cuore produttivo: la Fabbrica.

A parlare per primo è l’architetto Mauro Piantelli che, insieme a Tobia Scarpa, protagonista del design e della cultura italiana del ’900, è stato incaricato del progetto di recupero della fabbrica di Crespi d’Adda, dal 2013 proprietà della Società Percassi.
L’ex cotonificio, in più di un secolo di storia industriale, ha prodotto, direttamente ed indirettamente, un paesaggio unico, senza eguali. Le azioni antropiche e naturali si sono avvicendate indirizzando l’evoluzione del luogo; oggi si presenta come un paesaggio in divenire che richiede azioni sistematiche che lo rendano leggibile e coerente.

Crespi d’Adda diviene così un prezioso laboratorio di urbanistica, architettura, restauro, sociologia, paesaggio, che unisce ricerca e produzione, pubblico e privato, storia e innovazione, locale e globale. In questo momento storico, mentre la Fabbrica, che trascende alle ragioni del proprio essere e passa da fatto produttivo a fatto culturale, si afferma la consapevolezza della necessità di ri-scrivere il luogo e di ri-portare il lavoro, come mezzo culturale, al centro del racconto. È verso questa direzione che si sviluppa il progetto.

Segue Giorgio Ravasio, presidente dell’Associazione Crespi d’Adda, che parlerà dell’importanza delle memorie per dare un senso ai luoghi dell’industria: la storia di Crespi d’Adda attraverso i suoi anni di svolta (1878 fondazione 1929 il passaggio di consegna alla STI 1995 l’inserimento nel Patrimonio dell’Umanità 2003 la chiusura della fabbrica 2013 una possibile nuova vita).

Da un caso di recupero in itinere si passa ad un caso di recupero di bene archeologico industriale già portato a termine: il Museo della Centrale Montemartini. Un progetto sicuramente unico nel suo genere dove l’archeologia industriale incontra l’archeologia classica. Il Museo della Centrale Montemartini fa parte del sistema Musei Capitolini e accoglie innumerevoli sculture insieme a epigrafi e mosaici, scoperte durante le stagioni più feconde dell’archeologia romana in una straordinaria ambientazione di archeologia industriale. A parlarcene la dott.ssa Emilia Talamo, già direttore del Museo della Centrale Montemaritini.

Conclude il convegno lo storico Mario Bencivenni. Il professor Bencivenni porterà a termine i lavori del convegno tirando le fila degli interventi che l’hanno preceduto durante il corso della mattinata non mancando di sottolineare la necessità di una ripresa di interesse verso questo importante settore del patrimonio culturale attraverso spunti di riflessione volti a rimuovere alcuni ostacoli che invece recentemente si sono creati in questa direzione.

 

GUARDA IL CONVEGNO:  IL PATRIMONIO INDUSTRIALE IN ITALIA

Il programma del convegno sul patrimonio industriale in Italia:

Il Patrimonio industriale in Italia. Da spazi vuoti a risorsa per il territorio

10:00/10:10
Apertura del Convegno

10:10/10:30
Benvenuto della Senatrice Michela Montevecchi

10:30/11:00
Simona Politini – Presidente Associazione Archeologiaindustriale.net
Marcello Modica – Autore del progetto Still-Alive
Francesca Santarella – Coautrice della monografia Paraboloidi
Nuove forme di promozione e censimento del patrimonio industriale. Presentazione dei progetti digital Still-Alive e Archeologiaindustriale.net. Segue Dal web alla carta. Catalogazione tipologica del patrimonio industriale: il caso dei magazzini a copertura parabolica

11:00/11:20
Roberto Reggi – Direttore dell’Agenzia del Demanio
I progetti dell’Agenzia del Demanio per il riuso del patrimonio industriale pubblico dismesso – Il recupero dei fari costieri: un’iniziativa di successo

11:20/11:40
Claudio Tedeschi – Vice Presidente e Amministratore Delegato Dismeco Srl
Green Academy: un concorso d’idee aperto a tutti per recuperare l’ex cartiera di Marzabotto

11:40/12:10
Mauro Piantelli – Studio De8 Architetti architetto e progettista con Tobia Scarpa del progetto di recupero della fabbrica di Crespi d’Adda di proprietà della Società Percassi
Giorgio Ravasio – Presidente dell’Associazione Crespi d’Adda
Rivitalizzare il territorio attraverso il recupero dei luoghi e della cultura del lavoro – Nuova vita alla fabbrica del Villaggio operaio di Crespi d’Adda, sito Unesco

12:10/12:30
Emilia Talamo – già Direttrice del Museo della Centrale Montemartini
La nuova energia della centrale Montemartini: quando l’archeologia industriale incontra l’archeologia classica

12:30/12:50
Mario Bencivenni – storico
Conclusioni

12:50/13:00
Saluti finali della Senatrice Michela Montevecchi

Al Termine del convegno seguirà un momento di confronto tra il pubblico e i relatori

Modera il convegno Simona Politini

 

Note sui relatori:
Mario Bencivenni

Mario Bencivenni, storico, vive a Firenze e si occupa di storia dell’architettura e dei giardini, e di storia del restauro e della tutela; ha svolto attività di ricerca e docenza presso le Facoltà di Architettura di Firenze, del Politecnico di Milano, di Ferrara; dal 2013 è docente alla Scuola di specializzazione in restauro dei monumenti e dei giardini storici e del paesaggio de «La Sapienza» di Roma. È accademico d’onore dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e nel 1999 è stato nominato Ispettore onorario per i beni ambientali e architettonici di Firenze. Nel 2015 ha curato la sezione «Il verde Pubblico» della mostra per i 150 anni di Firenze Capitale (Archivio di Stato di Firenze). Ha al suo attivo circa cento pubblicazioni fra le quali L’architettura della Compagnia di Gesù in Toscana (Alinea, 1996); Monumenti e Istituzioni (Alinea, 2 voll.1987-1992, in collaborazione con R. Dalla Negra e P. Grifoni); in collaborazione con Massimo de Vico Fallani : Giardini pubblici a Firenze dall’Ottocento a oggi (Edifir, 1998), l’edizione italiana di M.L. Gothein, Storia dell’Arte dei Giardini, (Olschki, 2006, 2 voll.) e l’edizione del manoscritto di A. Pucci, I giardini di Firenze, (Olschki, 2015-2016, 6 voll.).

Marcello Modica

Marcello Modica (Milano, 1987), laureato in Pianificazione Urbana e Territoriale presso il Politecnico di Milano, si occupa da diversi anni di studiare e documentare attraverso la fotografia la dismissione
industriale sul territorio italiano ed europeo. Le sue ricerche sono state pubblicate su numerose riviste scientifiche e presentate in diverse conferenze sul tema. Collabora con continuità presso università e
istituzioni culturali. Di recente pubblicazione il suo libro “Paraboloidi. Un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna” (con Francesca Santarella; Edifir, 2015).

Mauro Piantelli

Mauro Piantelli, Carlo Vailati e Massimo Bressanelli si laureano al Politecnico di Milano. Fondano lo studio DE8 architetti e lavorano all’inizio degli anni ’90 a Milano. Decidono di trasferire lo studio a Bergamo. Dal 2008 si associa Cristian Sangaletti anch’egli laureatosi al Politecnico di Milano.
Lo studio lavora sia in Italia che all’estero occupandosi di temi progettuali eterogenei: urbanistica, residenziale, terziario, commerciale, alberghiero, strutture sportive, interior design, retail.
La possibilità di effettuare frequenti cambi di scala, dal progetto urbano al dettaglio costruttivo, così come l’indirizzo rivolto a temi differenti dell’architettura, è diventata una caratteristica della propria attività professionale: “unspecialized architecture”.
Membro fondatore del “new italian blood”, lo studio è stato invitato a mostre e conferenze sia in Italia che all’estero; propri progetti sono stati pubblicati su riviste specializzate.
Lo studio è stato premiato in 2 progetti europan 8 ( Bergamo – italia ; Kemi –finlandia).
Nel 2010 vince il concorso per Social Housing a Milano Figino, nel 2011 riceve una nomination al “MIES VAN DER RHOE award” nonché il premio OAB quale miglior realizzazione privata 2000-2010 della provincia di Bergamo ed il premio PIDA per gli Hotels. Nel 2010 ha partecipato all’esposizione di Shanghai “Eccellenze Italiane. Alto Design – Alta Tecnologia”, presso il WTC, con il progetto PIRELLI SKYSCRAPER (nuovo belvedere grattacielo Pirelli).
DE8 architetti ha collaborato, ed ha collaborazioni in corso, con Tobia Scarpa, Dominique Perrault, Kengo Kuma, Asymptote.

Simona Politini

Simona Politini si è laureata con lode in Conservazione dei Beni Culturali presentando una tesi di laurea sperimentale in Archeologia Industriale. Dopo aver frequentato il Master alla LUISS Management di Roma in Management dei Beni Culturali ha lavorato per diverse aziende, nazionali ed internazionali, impegnate nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, tra le quali la Réunion des Musées Nationaux.
Specializzata in comunicazione, prima classica e ora digital, nel novembre 2013 Simona ha lanciato online il progetto Archeologiaindustriale.net con l’intento di valorizzare il patrimonio industriale italiano attraverso la condivisione di informazioni e il coinvolgimento di esperti e appassionati della materia. Nel luglio 2015, Archeologiaindustriale.net si è costituita in Associazione Culturale per venire incontro alle esigenze del settore ed operare attivamente sul territorio in maniera più efficace.

Giorgio Ravasio

Giorgio Ravasio vive a Crespi d’Adda. Ha creato, nel 1991, il primo movimento di valorizzazione culturale del villaggio operaio contribuendo, poi alle iniziative del CSFM – Centro Sociale Fratelli Marx che culminarono, nel 1995, nell’inserimento del sito nella World Heritage List dell’Unesco. Ha fondato, nel 2011, l’Archivio Storico di Crespi d’Adda – la biblioteca sentimentale crespese. Ha pubblicato “Crespi d’Adda. La città del lavoro proficuo, dell’utopia sociale e della metafora architettonica” e di “Crespi d’Adda. Storia di una impresa”. Attualmente è il presidente della Associazione Crespi d’Adda.

Roberto Reggi

Roberto Reggi dal settembre 2014 è Direttore dell’Agenzia del Demanio. Laureato in Ingegneria, ha unito nel corso degli anni l’attività professionale all’impegno nella pubblica amministrazione. Nel 1994, in una fase difficile per la vita amministrativa e politica di Piacenza, la sua città, inizia il suo percorso di amministratore pubblico come assessore alle Politiche Sociali e Abitative del Comune. Nel giugno 2002 viene eletto Sindaco di Piacenza e nel 2007 viene riconfermato nella carica. Durante i dieci anni da Sindaco realizza una imponente operazione di rigenerazione urbana basata su grandi opere pubbliche realizzate anche attraverso un rapporto virtuoso pubblico-privato, fondato sulla sostenibilità e l’attenzione all’ambiente. Nel giugno del 2005 diviene Vicepresidente nazionale del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana. Nell’ottobre 2009 è nominato Vicepresidente nazionale dell’Anci, con delega al Patrimonio, alle Infrastrutture e alla Protezione Civile. Nell’aprile del 2012 è Presidente della Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci costituita insieme alle Casse Previdenziali di Geometri e Periti Industriali con l’obiettivo di accompagnare i Comuni nel difficile processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare. Carica che mantiene sino al 28 febbraio 2014 quando viene nominato Sottosegretario di Stato presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Francesca Santarella

Francesca Santarella studiosa di cultura industriale, è stata consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Ravenna dal 2011 al 2016. Dal 2010 si batte per la tutela del magazzino a copertura parabolica della Società Interconsorziale Romagnola presso la darsena portuale antica di Ravenna, destinato alla demolizione a favore di un centro commerciale benché le norme urbanistiche ne prevedessero il recupero. Tra le numerose iniziative intraprese per sensibilizzare le Istituzioni sul valore dell’architettura industriale, ricordiamo, oltre a petizioni popolari, collaborazioni nella stesura del Piano Operativo Comunale Darsena di Città, processi partecipativi e conferenze, un progetto di recupero commissionato da un gruppo di cittadini all’architetto Marco Mattei di Firenze, già autore del recupero dell’Opificio Campolmi di Prato, ora Museo del Tessuto e Biblioteca Civica e la redazione, insieme all’architetto Marcello Modica, della prima monografia dedicata ai cosiddetti “paraboloidi” italiani.

Emilia Talamo

Emilia Talamo già Funzionario Direttivo della Sovrintendenza Capitolina di Roma Capitale, Responsabile dei Musei Capitolini, Centrale Montemartini dal 1997 al 2015.
È stato responsabile del gruppo di lavoro che ha progettato e realizzato l’allestimento dell’esposizione archeologica alla Centrale Montemartini (1997 e 2000). Ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha progettato e realizzato l’allestimento del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio (2000). Curatore di mostre in Italia e all’estero. Membro della Commissione per il prestito di opere d’arte istituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direttore scientifico di numerosissimi interventi di restauro su sculture antiche e di ricomposizioni di frammenti appartenenti a Musei diversi (statua di Agrippina Orante). Membro del comitato di redazione del Bullettino della Commissione Archeologica Comunale. Autore di saggi e articoli scientifici di carattere archeologico (avori, sculture romane e topografia di Roma).

Claudio Tedeschi

Claudio Tedeschi è Vice Presidente e Amministratore Delegato Dismeco Srl, azienda nata nel 1977 come attività a gestione familiare e poi sviluppatasi a fine 2010 sino a diventare la prima in Italia nella gestione specifica dei RAEE, con una forte accelerazione in seguito all’apertura del nuovo stabilimento ubicato nel vicino Comune di Marzabotto, che rientra in un progetto decisamente più ampio: il Borgo Ecologico®, un modello industriale di sostenibilità ambientale applicabile operativamente in tutte le sue numerose declinazioni. Claudio Tedeschi, fortemente ispirato dai temi del salvaguardia ambientale e della valorizzazione culturale del territorio è Componente Direttivo dell’Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, è parte del Gruppo di Studio Ambiente e Responsabilità Sociale di Impresa organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna, è componente dell’Osservatorio IEFE sulla Green Economy – Università Bocconi, nonché Componente Commissione Energia e Sviluppo Sostenibile di Confindustria Emilia-Romagna e Componente Settore Acqua Energia Ambiente Unindustria Bologna di Unindustria Bologna.