I villaggi operai in Italia: su Virgilio.it una bella foto gallery

Virgilio.it presenta una bella foto gallery sui villaggi operai in Italia.

E l’archeologia industriale trova spazio anche su Virgilio, il primo portale internet italiano.

Attento ai trend in ogni ambito e spinto dalla costante volontà di offrire ai propri lettori contenuti sempre interessanti e di valore, Virgilio ha deciso di dedicare una foto gallery con un breve approfondimento sul nostro patrimonio industriale scegliendo il tema dei villaggi operai.

Per realizzare questo contenuto, testuale e visivo, Virgilio ha deciso di affidarsi all’Associazione Archeologiaindustriale.net che dal 2013 si occupa di promuovere il patrimonio industriale italiano.

Sperando che sia il primo di una serie, Archeologiaindustriale.net ringrazia Virgilio per l’interesse manifestato e per la possibilità di diffondere tramite i propri canali il patrimonio archeologico industriale e ringrazia altresì le organizzazioni che hanno contribuito a realizzare il pezzo: Associazione Crespi d’Adda (Crespi d’Adda), Associazione Amici della scuola Leumann e la dott.ssa Carla Gutermann discendente dei Leumann (Villaggio Leumann), Sassi Editore (Schio), il Comune di Torviscosa (Torviscosa) e Stefano Muroni (Tresigallo) e tutti i fotografi che gentilmente hanno collaborato coi propri scatti.

Per vedere la Foto Gallery dei Villaggi Operai pubblicata su Virgilio cliccate a qui

 

Nota:

Pubblicata nella sezione locale di Bergamo, a breve la Foto Gallery andrà online anche nella Home Page di Virgilio e Libero: diffondiamo insieme il nostro patrimonio industriale.




CLICK TOUR – Itinerari fotografici urbani alla scoperta del patrimonio industriale di Bologna

Save Industrial Heritage, in collaborazione col Museo del Patrimonio Industriale, presenta i CLICK TOUR: a luglio 4 itinerari fotografici di trekking urbano nei luoghi simbolo della storia industriale di Bologna.

 

Sin dall’epoca antica la manifattura ha modellato questa città come in pochi altri posti del mondo, grazie alla presenza di numerosi opifici nel centro storico, nella periferia e nella pianura e delle infrastrutture (canali, ferrovie, strade, centrali elettriche ecc.) atte al trasporto di materie prime, prodotti e persone nonché a fornire l’energia necessaria alle attività produttive. Oggi che l’industria è diventato un fenomeno secondario ed extraurbano, la città ha cancellato o trasformato questo paesaggio per adattarsi a nuove funzioni.

Il Click Tour è un’occasione non solo per conoscere la storia dei luoghi e delle persone simbolo della secolare industria bolognese, ma per fotografare ciò che ci circonda e condividerlo sulla rete con l’hashtag #clicktourSIH, mostrando la bellezza di angoli poco conosciuti della città e documentando la trasformazione del paesaggio. Alla fine dei tour saranno selezionati gli scatti migliori per una mostra da tenere in autunno al Museo del Patrimonio Industriale.

Gli itinerari si svolgeranno di sabato nei seguenti luoghi (Visualizza il volantino Clicktour SIH):

  • 9 luglio, ore 17: Battiferro e Museo del Patrimonio Industriale, ritrovo parcheggio via Beverara 123;
  • 16 luglio, ore 17: Porto, ritrovo via Riva Reno 72;
  • 23 luglio, ore 10: Mulino Pizzardi di Bentivoglio (in collaborazione con l’associazione “Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna” e il Comune di Bentivoglio), ritrovo via G. Marconi 5 Bentivoglio (BO);
  • 30 luglio, ore 17: Bolognina Est, ritrovo Locomotiva DLF via S. Serlio 25/B.

Il prezzo del biglietto per partecipare a ognuno degli itinerari è di 10 €, per i titolari della Supporter Card è ridotto a 5 €.
Il biglietto comprende anche la visita al Museo del Patrimonio Industriale il 9 luglio.

Contatti:
www.saveindustrialheritage.org – saveindustrialheritage@gmail.com




Archeologia industriale cartaria – 1° Convegno in Italia

Il 27 e 28 maggio 2016, la Fondazione Gianfranco Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA) di Fabriano presenta il convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione

Sede del convegno il meraviglioso Oratorio della Carità di Fabriano. “Città della carta” per antonomasia, Fabriano è ereditiera di un patrimonio archeologico industriale che affonda le sue origini sin dal XIII secolo, con le Cartiere Miliani Fabriano dal 1782, che, sviluppandosi in industria, nel 2002 sono state acquisite dal Gruppo Fedrigoni ed hanno assunto il nome di “FABRIANO”.

Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione è il primo convegno in Italia sull’archeologia industriale cartaria, promosso e fortemente voluto dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, appoggiato dall’Associazione Italiana del Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) e dal Centro di Ricerca e Servizio sul Paesaggio dell’Università Politecnica delle Marche che hanno collaborato all’organizzazione dell’iniziativa.

L’evento, riconosciuto di alto valore culturale e di portata Nazionale, ha ottenuto il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, nonché quello del Comune di Fabriano e, a livello internazionale, dell’International Paper Historians (IPH).

Programma del 1° convegno in Italia sulla archeologia industriale cartaria

Il Convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione sarà strutturato in due giornate: la prima dedicata a La produzione della carta in Italia tra storia e archeologia industriale: i quadri territoriali in una prospettiva di lungo periodo; la seconda a Siti di produzione della carta ed ecomusei: casi, schedature, proposte di valorizzazione (per i dettagli si rimanda al programma allegato).

Un programma ricco d’interventi, con autorevoli studiosi e docenti universitari provenienti da tutta Italia, al fine di ottenere una mappatura degli insediamenti cartari e del relativo patrimonio archeologico, approfondire la conoscenza della storia del passato e del presente industriale cartario, nonché sviluppare il tema di “Ecomuseo”, definito anche museo diffuso, attraverso quelle realtà cartarie italiane che hanno già concretizzato e sperimentato una forma di museo non convenzionale, non circondato da mura, ma che mira a tutelare, valorizzare e promuovere ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico di un territorio.

Aprirà il Convegno il Presidente della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, Alessandro Fedrigoni, seguito dai rappresentanti degli enti collaboratori, Giovanni Luigi Fontana (Presidente dell’AIPAI) e Andrea Galli (Direttore CIRP). Introdurranno, invece, Anna-Grethe Rischel, Presidente dell’International Paper Historians (IPH) che presenterà un rapporto sullo stato degli studi storici della carta in Europa con la relazione A status report on historical studies of European paper, ed Ivo Mattozzi, Docente della Libera Università di Bolzano, con La formazione del patrimonio industriale della carta dal XVIII secolo.

Presentazione del terzo tomo della collana di Storia della Carta “L’era del segno”

Ad arricchire il programma dei due incontri previsti, venerdì 27 maggio 2016 alle ore 17.30 presso l’Oratorio della Carità – a conclusione della prima giornata di Convegno – la presentazione del terzo tomo della prestigiosa collana di Storia della Carta “L’era del segno” edita nei suoi due volumi iniziali (Tomo 1 nel 2003 e Tomo 2 nel 2006) dalle Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group, che oggi passano il testimone alla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA con quest’ultimo volume LA FORMA. Formisti e Cartai nella Storia della Carta Occidentale a cura di Giancarlo Castagnari (storico della carta), certamente unico nel suo genere in Italia per la tematica affrontata, la “forma” – strumento indispensabile per la produzione della carta a mano sin dal XIII secolo – raccontata nella sua dimensione storica e tecnico-scientifica; e nato dal desiderio di far conoscere e valorizzare le preziose 2.295 “forme” filigranate (datate dal 1846) ereditate dalle storiche Cartiere Miliani Fabriano, recentemente restaurate e trasferite nello storico complesso archeologico cartario fabrianese, sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA.

Un’opera collettanea bilingue (italiano e inglese) che accoglie monografie storiche sul tema e un album fotografico, curato da Livia Faggioni (coordinatrice della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA) con le immagini di alcune delle straordinarie “forme” presenti nella collezione.

Con la sua uscita, la Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA ufficializza, finalmente, i risultati di un lungo percorso di analisi e sperimentazione condiviso con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma e la Soprintendenza dei Beni Storici Artisti ed Etnoantropologici delle Marche, per standardizzare il metodo di catalogazione Nazionale delle “forme” tra le varie realtà cartarie italiane che possiedono un patrimonio simile a quello fabrianese. Nel volume, infatti, è presente il modello dell’aggiornata scheda di catalogazione PST 4.00 (acronimo di Patrimonio Scientifico e Tecnologico, settore d’appartenenza dei beni culturali identificato per le “forme”), che è stata integrata con un lemmario di tecnica cartaria riferita alla “forma”, prima inesistente, e, dal mese di luglio 2016, ufficialmente pubblicata in sperimentazione nel Sistema Informativo Generale del Catalogo (www.sigeweb.it) ed on-line sul sito dell’ICCD (www.iccd.beniculturali.it) tra gli Standard Catalografici.

Tutto questo è stato possibile, grazie alla professionalità ed alla collaborazione delle Istituzioni facenti capo al Ministero dei Beni e delle Attività Cultura e del Turismo e il know how dagli esperti messi a disposizione dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA. Un passo importante che segna l’evoluzione Nazionale nell’ambito degli studi di storia e tecnica cartaria. La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, da alcuni mesi ha avviato la catalogazione delle 2.295 forme secondo i canoni stabiliti.

Il volume sarà presentato da Ezio Ornato del Laboratoire de Médiévistique Occidentale de Paris (CNRS – Université Paris I). Interverranno, anche, Claudia Caldari (già funzionaria della Soprintendenza dei Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche) e Flavia Ferrante (funzionaria dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma. 

Informazioni
INGRESSO LIBERO al convegno e alla presentazione del volume.
Il programma è disponibile on-line su www.istocarta.it
Per maggiori informazioni scrivere a info@istocarta.it o chiamare 0732/702502.

Evento: Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione
Genere: Convegno
Quando: 27 e 28 maggio 2016
Dove: Sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA Viale Pietro Miliani 31/33 60044 Fabriano (AN) – ITALY




Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo

“Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo” è la mostra fotografica di Giuseppe Corbetta sulle periferie di Milano sulle orme di Gabriele Basilico che inaugura il 17 maggio alle ore 19:30 presso lo Spazio SEICENTRO di Milano.

 

Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo” è un progetto fotografico sugli ex-edifici industriali delle periferie milanesi 35 anni dopo l’indagine condotta da Gabriele Basilico alla fine degli anni ‘70. La mostra, organizzata dalla Commissione cultura del Consiglio di Zona 6 del Comune di Milano con la collaborazione dello Studio Gabriele Basilico, mette a confronto le immagini di Giuseppe Corbetta, realizzate tra il 2010 e il 2016, con quelle del grande fotografo di Milano.

Obiettivo del progetto è quello di estendere temporalmente la “rassegna sistematica, il più possibile completa di tutte le zone industriali della città”, iniziata da Gabriele Basilico nella Milano “anche e ancora operaia” nel momento storico “del passaggio della sua economia alla fase post-industriale”.

In questi sei anni di lavorazione, Giuseppe Corbetta ha percorso le periferie della zona sud di Milano per documentare lo stato degli ex-edifici industriali fotografati da Gabriele Basilico negli anni 1978-80 per Milano ritratti di fabbriche, confrontando il catalogo della mostra con la mappa della città e identificando le strutture fotografate.

L’autore si è posto, davanti agli edifici, con la stessa predisposizione di Basilico, cercando di replicare l’esatto punto di ripresa e utilizzando gli stessi obiettivi fotografici, allo scopo di ottenere la stessa inquadratura. Come per un ritratto, ha studiato le luci, le ombre e la posizione del sole, determinata dall’ora del giorno e dal mese dell’anno, e dalle condizioni metereologiche.
È stato quindi un lavoro lungo, paziente, ritornando sul posto diverse volte, in diverse ore del giorno e nei diversi mesi dell’anno fino a ottenere il risultato desiderato. In molti casi al posto della fabbrica c’è il nulla, oppure un edificio completamente nuovo. In questo caso è stata consultata la Carta Tecnica Comunale di Milano degli anni ’70 per identificare l’esatta posizione delle strutture demolite e scegliere il punto di ripresa più significativo per documentare al meglio la trasformazione del territorio.

La collaborazione con lo studio Gabriele Basilico
Le fotografie in rigoroso bianco e nero presentano lo stato attuale di ogni struttura accanto alla scansione, gentilmente fornita dallo Studio Gabriele Basilico, dei negativi impressionati negli anni ’70.
Tra le oltre 50 fotografie originali proposte, due (via Nervesa e via Filippo Brunelleschi) sono di particolare interesse in quanto furono presentate solo sull’edizione SugarCo di Milano ritratti di fabbriche6 (edizione ormai introvabile) e non più nell’edizione del 2009 per Federico Motta Editore.

Evento: Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo
Genere: Mostra fotografica
Dove: Spazio SEICENTRO via Savona 99 Milano www.comune.milano.it/zona6 tel.: 02.88446330
Quando: Dal 17 al 31 maggio – inaugurazione 17 maggio ore 19:30




Richard Ginori, la cittadella sul Naviglio

Sabato 14 maggio ore 18:00, allo Spazio Ex Fornace a Milano, sede del MUMI – Ecomuseo Milano Sud, l’associazione MuseoLab6, all’interno dell’iniziativa VIVACITTÀ presenta i risultati della ricerca “Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio – Storia della fabbrica di ceramica di San Cristoforo “, incontro di restituzione pubblica ai cittadini con protagonisti, testimoni, storici ed esperti.

Il programma prevede la proiezione in anteprima del video realizzato da MuseoLab che ripercorre con immagini e interviste la saga dei Richard e della fabbrica.
A seguire interverranno al dibattito: Raffaella Ausenda, storica dell’arte ceramica, Oliva Rucellai, conservatrice del Museo di Doccia, Uberto Cajrati Crivelli, Imprenditore immobiliare, Antonio Aramini, caporeparto decoratore della Richard Ginori, Salvatore Licitra, nipote di Gio Ponti e direttore dei Ponti Archives, e Alessandro Pizzoccheri, docente di Arte al Liceo Vittorini nonché Massimo Negri, esperto museologo e pioniere dell’Archeologia Industriale in Italia e all’estero, che inquadrerà il fenomeno nell’attualità.
Il dibattito sarà intramezzato da una breve proiezione di foto inedite dello stabilimento Richard Ginori dagli anni 1937/38 a quelli del bombardamento del 1944. Tale intermezzo verrà commentato al piano da Monica Ranci, nipote di Marco Inzigneri, autore delle foto e direttore dello stabilimento di S. Cristoforo dal 1936 al 1948.

Per consultare il programma dettagliato cliccate qua

La manifattura Richard Ginori di S. Cristoforo

Intorno al 1830, nella contrada allora detta dei Corpi Santi di S. Cristoforo e non ancora incorporata alla metropoli lombarda, si sviluppa uno dei rioni industriali più importanti della città.

Venendo da Porta Ticinese, oltrepassato il pittoresco ponte del Trofeo, costeggiando il Naviglio, un po’ oltre la vetusta chiesa viscontea di S. Cristoforo, si ha la netta impressione di essere in piena campagna. Basse e rade cascine e pochissime umili case si specchiano nelle limpide acque del Naviglio tra i vasti e fertili campi.
La gran parte della sua popolazione si dedica ai trasporti, alla concia delle pelli, alla fabbricazione della carta e delle stoviglie. Possiamo tranquillamente affermare che nel borgo di S. Cristoforo si iniziasse la vita industriale milanese e nazionale.

In pochi anni, le modeste cartiere, le fornaci, le concie e lo stabilimento ceramico dell’epoca romantica avevano operato un miracolo convertendo in una piccola città il tranquillo borgo. Protagonista indiscusso della miracolosa trasformazione è lo stabilimento fondato da Giulio Richard.

Nel 1844 il Richard tiene occupate 240 persone e, pur costituendo la porcellana per diversi anni il principale prodotto, già si produce terraglia dura. Il caolino si acquistava in Francia, il quarzo era nazionale e il feldspato veniva da Varenna.

L’impresa industriale nel 1855 è solidamente stabilita.

“I disegnatori, i dipintori delle porcellane e i modellatori dei pezzi son quasi tutti di Lombardia”. Lo stabilimento è stato ampliato, e con l’opera continua di 320 persone si fabbricano annualmente 700.00 pezzi di porcellana e 1.600.000 di terraglie e di stoni all’uso inglese; nonché, 200.000 bottiglie da birra e da liquori.

La dimensione della produzione che abbraccia ogni genere di ceramica, dalle più aristocratiche alle più umili e varie espressioni, e i susseguenti ampliamenti dello stabilimento, impongono a questo punto a Giulio Richard la trasformazione della proprietà personale in proprietà sociale. Nel 1873 si costituisce la Società Ceramica Richard: ormai gli operai sono 463, coadiuvati da 43 impiegati.

La gamma dei prodotti va dalle porcellane e terraglie di lusso, ai comuni articoli per le industrie seriche ed elettrotecniche, oltre al grès, alle maioliche artistiche e ai mattoni refrattari per forni e ferriere.
In una relazione sullo stato delle industrie milanesi, parlando dello stabilimento, si afferma che esso “ è colossale ed è la più grande delle fabbriche italiane, che si dieno alla produzione corrente per gli usi della vita ordinaria, pur non trascurando il genere di lusso ed è uno dei pochi opifici milanesi a grande impianto e tra i più perfetti come organizzazione interna.”
Infatti, trionfa alla famosa e indimenticabile esposizione del 1881; siamo ormai intorno a una produzione di otto milioni di pezzi.

Intanto Augusto Richard succede al padre Giulio nella conduzione della Società: con l’avvento di Augusto si conclude la parte romantica, pionieristica della manifattura.

Augusto imprimerà una svolta più marketing oriented e i Richard, dopo l’acquisizione di altri stabilimenti, mettono a segno un colpo di politica commerciale strategicamente determinante per quei tempi, incorporando alla Società Ceramica Richard nel 1896 la grandiosa manifattura Ginori di Doccia, fondata nel 1735 dal marchese Carlo, emblema stesso della qualità massima della porcellana d’arte italiana, universalmente riconosciuta anche all’estero .

Da questo momento S. Cristoforo cessa la produzione della porcellana, rimasta a Doccia, e concentra il suo core business nella produzione della terraglia dura, importantissimo genere ceramico che si presta ad ogni lavorazione, l’intuizione industriale della quale è tutta da ascrivere a Giulio che ne coltivò con merito l’introduzione in Italia.

All’inizio degli Anni Venti, la Richard Ginori è già un marchio di garanzia affermato. Sul Naviglio Grande, a S. Cristoforo, è nata una piccola cittadella che i Richard dotano di case per gli operai ed impiegati come anche di scuola e servizi sanitari.

È di quegli anni, nel 1923, l’incontro fortunato dei Richard con un giovane architetto, Giò Ponti. La Richard Ginori è per il Ponti un terreno ideale di sperimentazione e massimamente idoneo all’applicazione del suo ingegno creativo di marca novecentista. Ponti, alla Richard Ginori, può approfondire la conoscenza dei materiali e le procedure tecniche di realizzazione con un gruppo di maestranze di notevolissimo livello. In breve assume l’incarico di direttore artistico che mantiene fino ai primi anni Trenta . Ponti coinvolgerà e inviterà a collaborare per la realizzazione di modelli scultorei artisti come Salvatore Saponaro, Fausto Melotti, Germiniano Cibau, .

Ma con Ponti il connubio è esemplare. Raramente si è vista consonanza più armonica tra progettazione artistica e produzione industriale. Siamo agli albori del design industriale e Ponti ne è senz’altro pioniere cosciente. Il plauso che gli viene tributato è confermato dal successo che i prodotti da lui messi a punto incontrano nel pubblico. Un pubblico più sofisticato e sensibile alle sue “grazie” neoclassiche.

La Richard Ginori tocca il suo apogeo. Nel 1925, nel 1927 e nel 1930 la manifattura è presente alla Biennale di Arti Decorative di Monza con una produzione raffinata e di grande qualità artistica, firmata Ponti.

Negli anni Trenta il principale disegnatore della Richard-Ginori è Giovanni Gariboldi, che tuttavia solo nel 1946 ottiene ufficialmente l’incarico di direttore artistico.

In quegli anni viene intrapresa la costruzione del nuovo stabilimento per ceramiche sanitarie che si affaccerà direttamente sul Naviglio Grande. Nel 1937 la produzione della manifattura è presente all’Esposizione Internazionale di Parigi.

Negli anni Quaranta la “Richard-Ginori” inizia la costruzione di un nuovo stabilimento nei pressi di Sesto Fiorentino che verrà inaugurato nel 1950.
Negli anni ’40 e ’50, nonostante i bombardamenti della seconda guerra mondiale avessero colpito lo stabilimento, molti reparti vengono ricostruiti e rimangono in attività mentre le vecchie sezioni furono abbandonate. Nonostante ciò, il rinnovo degli impianti fu curato, i mezzi di produzione furono perfezionati e le strutture migliorate, cosicché la Richard-Ginori rimase all’avanguardia non solo in Italia, ma in tutta Europa.

Nel 1965, nelle vicinanze dello stabilimento di Sesto Fiorentino, viene inaugurato, su progetto dell’architetto Pier Niccolò Berardi, il nuovo Museo di Doccia, attualmente chiuso.

Nello stesso anno, il gruppo “Ginori” si fonde con la “Società Ceramica Italiana” di Laveno.

Nel 1975 la società è assorbita dal gruppo Pozzi che finalizza la produzione, di tipo sempre più industriale, ad articoli igienico-sanitari.

Negli anni ’80 la Pozzi-Ginori passa al gruppo Ligresti che acquista l’area esclusivamente per finalità speculative di tipo edilizio. Molte fabbriche, collocate nei centri delle città o comunque in aree urbanizzate, sono sfruttate a livello edificabile per il settore terziario.

L’area della ex-Richard-Ginori di San Cristoforo diventa negli anni ’90 area dismessa in stato di totale abbandono e degrado sociale, spaccio di droga e occupazioni abusive.

Nel 2015 la Richard Ginori ha festeggiato 280 anni di storia.
Quest’anno, lo stabilimento di San Cristoforo, se fosse ancora in attività, ne compirebbe 143.

Tutta l’area dello stabilimento di S Cristoforo della Richard Ginori, dagli anni 2000 è stata oggetto di una esemplare operazione di riconversione che, mantenendone più o meno intatte le volumetrie, l’ha destinata ad attività del terziario.
Il complesso ha voluto serbare nel nome la memoria del passato e verrà chiamato, appunto, Ex Richard Ginori.

Nel 2013 la Manifattura Ginori viene acquisita dal Gruppo Gucci e la direzione artistica affidata a Alessandro Michele. Oggi, come 280 anni fa, Richard Ginori rappresenta l’eccellenza del Made in Italy coniugando artigianalità, creatività e attenzione al progresso

Titolo: Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio
Autore: Jayme Fadda www.museolab6.com
Evento: Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio – Storia della fabbrica di ceramica di San Cristoforo
Quando: sabato 14 maggio ore 18:00
Dove: Spazio Ex Fornace, via Alzaia Naviglio Pavese 16 Milano




Archeologiaindustriale.net riceve la SPECIAL MENTION al European Union Prize for Cultural Heritage / Europa Nostra Awards 2016

L’Associazione Archeologiaindustriale.net ha ricevuto la Menzione Speciale nella categoria “Category Education, Training and Awareness-Raising” al Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016, la più alta onorificenza presente in Europa nel settore del patrimonio culturale e naturale. 

“I am pleased to inform you that your entry was chosen amongst those entries which receive a SPECIAL MENTION of the Jury.
In particular, the Jury recognised the outstanding personal commitment and contribution this project makes to assist better nationwide knowledge of industrial heritage.”

Per leggere la comunicazione integrale cliccare qua European Union Prize for Cultural Heritage 2016

Europa Nostra Award 2016

Il Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards

Il Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio culturale / Europa Nostra Awards è stato lanciato dalla Commissione Europea nel 2002 ed da allora è gestito da Europa Nostra.

Il premio celebra e promuove le migliori pratiche relative alla conservazione del patrimonio, la ricerca, la gestione, il volontariato, l’educazione e la comunicazione. In questo modo, contribuisce a creare un più forte riconoscimento pubblico del patrimonio culturale come risorsa strategica per l’economia e la società europee. Il Premio è sostenuto dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea. Negli ultimi 14 anni, le organizzazioni e gli individui provenienti da 39 Paesi hanno presentato un totale di 2.540 candidature per i premi. Per quanto riguarda il numero di candidature per Paese, la Spagna è prima in classifica, con 480 progetti, seguita dal Regno Unito, con 276. L’Italia occupa la terza posizione (239 iscrizioni), la Germania quarta (190 iscrizioni), e la Francia è al quinto posto (114 iscrizioni). Per quanto riguarda le categorie, quella della Conservazione ha avuto il maggior numero di candidature (1.524). Seguono le categorie dell’istruzione, formazione e sensibilizzazione (378), poi ricerca (319), e, infine, Contributi Esemplari (297).

Dal 2002 giurie di esperti indipendenti hanno selezionato 426 progetti premiati provenienti da 34 paesi. In linea con il numero di candidature la Spagna è in cima alla lista con 59 riconoscimenti ricevuti. Il Regno Unito è al secondo posto con 58. L’Italia risiede al terzo posto (33 premi), Germania al quarto (28 premi), e Grecia al quinto (25 premi). Per quanto riguarda le categorie, la Conservazione ha il maggior numero di vincitori (256) seguiti dalla categoria Contributi Esemplari (63), dall’ Istruzione, Formazione e Sensibilizzazione (55), e, infine, dalla Ricerca (52).

Un totale di 88 Grand Prix da € 10.000 l’uno sono stati consegnati ad eccezionali iniziative nell’ambito del patrimonio culturale, selezionate tra i progetti già premiati.

Il Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards ha ulteriormente rafforzato l’influenza del settore del patrimonio culturale in Europa, evidenziando le best practice, incoraggiando lo scambio di conoscenze tra Paesi e collegando i vari soggetti interessati a reti più ampie. Ha anche portato importanti vantaggi per i vincitori, come una maggiore esposizione (inter)nazionale, successivi finanziamenti e un incremento del numero di visitatori. Inoltre, ha aumentato la consapevolezza dei cittadini del nostro patrimonio condiviso, evidenziando il suo carattere intrinsecamente europeo. Il Premio è quindi uno strumento fondamentale per promuovere il patrimonio europeo.

 

I vincitori dell’edizione 2016 del Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016

Bruxelles / L’Aia, 7 aprile 2016 – La Commissione Europea e Europa Nostra hanno annunciato i nomi dei vincitori del Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016, la più alta onorificenza presente in Europa nel settore del patrimonio culturale e naturale. I 28 vincitori, provenienti da 16 paesi, sono stati riconosciuti per i loro risultati esemplari nell’ambito della conservazione, ricerca, contributi esemplari, istruzione, formazione e sensibilizzazione. Giurie di esperti indipendenti hanno valutato un totale di 187 domande, presentate da organizzazioni e individui provenienti da 36 paesi europei, e hanno selezionato i vincitori. Tra i vincitori anche quattro progetti italiani: nella categoria Conservazione, le Terme di Diocleziano e Certosa di Santa Maria degli Angeli: il Chiostro “Ludovisi” e la piscina scoperta (Roma); nella categoria ricerca, I granai della memoria (Bra); nella categoria contributi esemplari, Giulia Maria Crespi (Milano); e nalla categoria istruzione, formazione e sensibilizzazione, il progetto Apprendisti Ciceroni (Milano). I cittadini di tutto il mondo possono ora votare on-line per il Premio della giuria popolare e mobilitare il sostegno del proprio paese o di un altro paese europeo per il progetto/i premiato/i.

I progetti scelti dalle giurie sono esempi eccellenti di creatività, innovazione, sviluppo sostenibile e partecipazione sociale nel settore del patrimonio culturale in Europa. Tra le iniziative premiate nel 2016 vi sono: la ristrutturazione di un sentiero sospeso sulle sponde scoscese di una gola, che ha aperto una zona di fenomenale bellezza naturale al pubblico attirando così una nuova ondata di turismo nella regione (Spagna); lo sviluppo di uno stile industriale di digitalizzazione che ha portato alla digitalizzazione di quasi 9 milioni di esemplari zoologici, botanici e geologici, europei e non solo, di enorme valore per i ricercatori di tutto il mondo (Paesi Bassi); la dedizione dei dipendenti di un museo nazionale che hanno lavorato instancabilmente e senza remunerazione per tre anni, al fine di mantenere il museo aperto nonostante la difficile situazione politica (Bosnia ed Erzegovina); infine un progetto di sensibilizzazione che incoraggia i cittadini ad ‘adottare’ monumenti di importanza culturale e storica per la loro comunità, di riportarli all’antico splendore e di aprirli al pubblico (Finlandia). Per la prima volta quest’anno, un premio è stato assegnato ad un progetto islandese: la riabilitazione e la trasformazione dell’ospedale francese di Faskrudsfjordur in un museo.

“Mi congratulo con i vincitori e i loro staff per questi progetti straordinari. Grazie al loro talento e dedizione, molti tesori culturali europei sono stati preservati e rivitalizzati per le generazioni presenti e future. I loro progetti hanno contribuito ad una maggiore sensibilizzazione al patrimonio culturale come risorsa strategica per la società e l’economia europea. Il patrimonio culturale unisce i popoli e crea ponti tra il passato, il presente e il futuro. Allo stesso tempo, genera crescita economica, promuove uno sviluppo sostenibile e incoraggia la partecipazione e l’inclusione sociale, oggi importante più che mai. Queste le ragioni per cui sosteniamo e continueremo a sostenere il Premio e altri progetti sul Patrimonio culturale attraverso il programma Europa Creativa,” ha affermato Tibor Navracsics, Commissario Europeo per l’istruzione, la cultura, la gioventú e lo sport.

L’elevato numero dei progetti premiati dimostra che il patrimonio culturale e naturale è importante per l’Europa e i suoi cittadini. È un fattore chiave per lo sviluppo economico sostenibile ed è una forza che unisce le nostre società multiculturali, come è stato ampiamente riconosciuto dalle istituzioni dell’UE ed è chiaramente dimostrato nella recente relazione ‘Il patrimonio culturale conta per l’Europa’. Sono lieto che quest’anno la cerimonia di premiazione si terrà nella mia città natale, a Madrid, in un luogo speciale: il Teatro de la Zarzuela,” ha aggiunto Plácido Domingo, celebre cantante lirico e Presidente di Europa Nostra.

I vincitori degli European Heritage Awards 2016 saranno celebrati nel corso di un evento di alto profilo, sotto l’egida del Commissario Navracsics e di Plácido Domingo, la sera del 24 maggio presso lo storico Teatro de la Zarzuela a Madrid. La cerimonia riunirà circa 1.000 persone, tra professionisti del patrimonio, volontari e sostenitori provenienti da tutta Europa, nonché rappresentanti di alto livello delle istituzioni dell’UE, del paese ospitante e degli altri stati membri. Durante la cerimonia saranno annunciati i sette vincitori del Grand Prix, ognuno dei quali riceverà € 10.000, ed il vincitore del Premio della giuria popolare, scelti tra progetti vincitori di quest’anno.

I vincitori presenteranno inoltre i loro progetti durante la Excellence Fair nella mattinata del 24 maggio, presso la sede del Collegio degli Architetti di Madrid e parteciperanno a vari eventi di networking che si terranno a Madrid durante il European Heritage Congress (22-27 maggio) organizzato da Europa Nostra nell’ambito del suo progetto
di networking ‘Mainstreaming Heritage’, con il sostegno del programma Europa Creativa dell’Unione Europea.

Archeologiaindustriale.net ringrazia

L’Associazione Archeologiaindustriale.net ringrazia la giuria del Premio per il Patrimonio e coglie l’occasione anche per ringraziare tutte realtà che hanno aderito e continuano ad aderire al progetto, contribuendo così alla diffusione della conoscenza del nostro patrimonio industriale

Simona Politini
Fondatrice e Project manager Archeologiaindustriale.net e Presidente dell’omonima associazione.




FM Centro per l’Arte Contemporanea – Apre a Milano

Giovedì 7 aprile 2016 inaugura a Milano FM Centro per l’Arte Contemporanea.

 

Ai Frigoriferi Milanesi, splendido esempio di archeologia industriale a Milano recuperato a spazio polifunzionale con vocazione culturale, apre FM Centro per l’Arte Contemporanea, un nuovo polo dedicato all’arte e al collezionismo che raccoglie in un unico contesto tutti i soggetti e le funzioni connesse alla valorizzazione, esposizione e conservazione di collezioni private e archivi d’artista.

FM Centro per l’Arte Contemporanea ospita:

  • un’area espositiva dedicata a mostre di collezioni private italiane e internazionali
  • un temporary space per le gallerie d’arte contemporanea
  • un’innovativa formula di deposito visitabile per collezionisti che desiderano rendere accessibili al pubblico le loro collezioni
    una serie di archivi d’artista
  • un programma di residenze per artisti e curatori
  • laboratori specializzati in restauro e conservazione di opere d’arte
  • un dipartimento di art advisory.

La direzione artistica del nuovo centro è affidata a Marco Scotini con il supporto di un board internazionale di esperti che include Vasif Kortun (direttore, SALT, Istanbul), Grazia Quaroni (Senior Curator / Head of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Charles Esche (direttore, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (direttore artistico, MAXXI, Roma), Enea Righi (collezionista, Bologna).

FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care (Gruppo Bastogi), l’unica società in Italia ad offrire servizi integrati per l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ‘70”

FM Centro per l’Arte Contemporanea inaugura il 7 aprile, in occasione di miart 2016, con la mostra “L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ‘70” (8 aprile-15 giugno 2016), curata da Marco Scotini in collaborazione con Lorenzo Paini. La mostra presenta un’ampia ricognizione della scena artistica italiana degli anni ‘70, un decennio di grande produttività in cui la cultura “eccede” al di fuori del campo dell’estetica, sconfinando in linguaggi che resistono alla catalogazione, in pratiche effimere e in azioni legate alla performatività sociale e basate sulla temporalità. Le opere saranno affiancate a materiali provenienti da diversi ambiti di produzione: dalla musica all’architettura radicale, dai libri al cinema sperimentale, alla fotografia.
Il concetto di “Inarchiviabile” fa riferimento all’emergere di diverse forze sociali (general intellect) e all’approccio multidisciplinare che caratterizza gli anni ’70 in Italia, così come alle nuove questioni legate al femminismo e alle politiche di genere. Allo stesso tempo, però, rimanda a ciascuna delle opere in esposizione, che rappresentano già di per sé stesse delle tassonomie, dei tentativi di catalogazione da parte degli artisti: dalle classificazioni di Alighiero Boetti alle sequenze di numeri di Fibonacci di Mario Merz, dalle collezioni di Giulio Paolini alle raccolte di fototessere di Franco Vaccari, dall’Atlante geografico di Luigi Ghirri alle sequenze fotografiche di Michele Zaza o di Aldo Tagliaferro, dai cataloghi filmici e profumati di Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi ai “leftovers” collezionati da Gianfranco Baruchello, dagli inventari gestuali di Ketty La Rocca agli assemblaggi testuali di Nanni Balestrini.
Non solo tentativi di archiviare l’effimero dunque, ma anche aspirazione all’assoluto o all’idea di totalità o Tutto, come si intitola una celebre opera di Giovanni Anselmo.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: le mostre da visitare

Contemporaneamente inaugureranno all’interno di FM Centro per l’Arte Contemporanea le mostre promosse dalle gallerie Laura Bulian Gallery, Monitor, P420 e SpazioA. Laura Bulian Gallery, che ha all’interno del centro la sua sede permanente, inaugura “Imagine a Moving Image”, la prima personale in Italia del giovane artista croato Marko Tadić. Monitor, P420 e SpazioA saranno, invece, le prime gallerie ad occupare all’interno del centro il temporary space pensato per progetti promossi da gallerie di ricerca. La loro mostra si intitolerà “Corale” e metterà a confronto artisti di generazioni diverse, in particolare Eric Bainbridge, Franco Guerzoni, Benedikt Hipp, Nicola Samorì e Claudio Verna per Monitor; Luca Bertolo, Esther Kläs, Chiara Camoni, Piotr Łakomy e Giulia Cenci per SpazioA; Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Rodrigo Hernandez, Paolo Icaro e Alessandra Spranzi per P420.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: Archivi d’artista

Gli archivi d’artista presenti nel centro sono l’Archivio Dadamaino, l’Archivio Gianni Colombo e l’Archivio Ugo Mulas.

Info:

Inaugurazione 7 aprile 2016 ore 20-24
Orari apertura durante Miart:
Venerdì 8 aprile, ore 12-21
Sabato 9 aprile, ore 11-20
Domenica 10 aprile, ore 11-18

FM Centro per l’Arte Contemporanea
Indirizzo: Via Giovanni Battista Piranesi, 10, 20137 Milano
Telefono:02 73981 – sito web: www.fmcca.it 




BASE Milano apre nei rinnovati spazi della ex Ansaldo

Gli spazi della ex Ansaldo, punta di diamante dell’archeologia industriale a Milano, aprono le porte a BASE Milano.

BASE Milano – A place of cultural progress è il nuovo progetto per la cultura e la creatività a Milano, luogo di produzione culturale, sperimentazione e di condivisione.

BASE Milano è un esperimento di innovazione e contaminazione culturale tra Arte, Creatività, Impresa, Tecnologia e Welfare, che si insedia nel cuore del distretto Tortona, in una delle aree più vivaci e dinamiche della città, in continua evoluzione. Un humus creativo particolarmente fertile al quale BASE Milano contribuirà come nuovo punto di riferimento.

Con i suoi 6.000 mq di spazi aperti tutto l’anno, BASE Milano ospiterà un coworking, laboratori, la nuova foresteria-residenza casabase, una caffetteria, una lounge e una fitta programmazione d’iniziative ed eventi.

A far rinascere questo splendido luogo dell’archeologia industriale ci ha pensato un gruppo nato dalla cooperazione tra pubblico e privato, firmano infatti il progetto BASE Milano al 50% il Comune di Milano ed un consorzio di privati composto da Arci Milano, Avanzi, esterni, h+, Make a Cube³, vincitori del bando pubblico che ha aggiudicato loro la gestione per i prossimi 12 anni, fondamentale poi il sostegno di Fondazione Cariplo. BASE Milano porta avanti l’opera iniziata negli anni Novanta dal Comune di Milano che acquistò questi spazi con l’obiettivo di destinarli a funzioni culturali. BASE Milano si va quindi ad affiancare al neo-nato MUDEC – Museo delle Culture ed ai  dirimpettai Laboratori del Teatro alla Scala.

BASE Milano è un luogo che rende Milano sempre più attraente e sempre più internazionale” così il Sindaco del Comune di Milano Giuliano Pisapia ha salutato in conferenza stampa l’apertura di questo nuovo spazio culturale, uno spazio vibrante, camaleontico, che racchiude una storia e tante ne racconterà.

Ed è proprio riguardo la sua natura di luogo già vissuto connotato da una forte valenza storica, economica e sociale, che Matteo Bartolomeo, Presidente BASE Milano, in merito alla tipologia di recupero applicata alla struttura ha dichiarato “Volevamo che l’anima di questo spazio rimanesse il più possibile intatta”, e noi che ci occupiamo di archeologia industriale, e tanti e tanti luoghi a noi cari abbiamo visto perdere di identità, non possiamo che abbracciare in toto questa linea guida. Il progetto architettonico di BASE Milano è firmato Onsitestudio, che così sottolinea: “Gli elementi aggiunti all’esistente sono immediatamente leggibili per la loro natura differente in relazione ai grandi spazi bianchi e ai pavimenti mantenuti nel loro carattere di originalità, ancora segnati dalle tracce delle attività precedenti.”

30 Marzo 2016 – Festa di apertura di BASE Milano

A partire dal 30 marzo prenderà il via una serie di eventi per accompagnare l’apertura di BASE Milano con una grande festa e con l’inaugurazione della mostra-laboratorio Visual Making.

BASE Milano e il fitto calendario di appuntamenti per il trimestre

Si parte il 30 marzo con l’inaugurazione della mostra-laboratorio Visual Making (30 marzo – 17 aprile), realizzata da Opendot in collaborazione con Claude Marzotto e Daniela Lorenzi, sul tema della sperimentazione grafica tra digital fabrication e stampa artistica artigianale.

Immediatamente a seguire, Book Pride, la fiera degli editori indipendenti promossa da Odei (1- 3 aprile), appuntamenti entrambi che vedono l’editoria come primo ambito di esplorazione.

Si prosegue con la XXI Triennale “21st Century. Design After Design” (2 aprile – 12 settembre), che fa il suo grande ritorno a Milano dopo vent’anni con cinque mesi di mostre ed eventi diffusi. Fra le 20 sedi ufficiali, BASE Milano è stata scelta per ospitare alcune tra le più importanti partecipazioni internazionali.

Il 9 aprile alle ore 19, in occasione di MiArt, BASE Miano festeggia i 10 anni di Le Dictateur, con la presentazione in anteprima della nuova edizione speciale Le Dictateur N.5 a cura di Maurizio Cattelan e Myriam Ben Salah e, a seguire, una grande festa che riunirà la “visual community” di grandi artisti della scena nazionale e internazionale e nomi emergenti che ne hanno fatto parte.

È poi la volta del tanto atteso Fuorisalone milanese. Dal 12 al 17 aprile, BASE Milano si trasforma nel Design Center della Tortona Design Week e ospita una serie di progetti di respiro internazionale in linea con la propria vocazione di piattaforma innovativa dedicata all’integrazione fra idee e produzione culturale.

Terminato il Fuorisalone, la programmazione prosegue: da Design 1o1 (23 aprile – 1 maggio), progetto sperimentale di educazione online/offline, ad Art Lab 16 (19-20 maggio), l’appuntamento della comunità dei professionisti della cultura, che quest’anno fa tappa per la prima volta a Milano, proprio negli spazi di BASE, per parlare di imprese culturali e creative; da Green City Milano (13-15 maggio) a Piano City Milano (20-22 maggio), via via con tante altre sorprese e novità.

INFORMAZIONI BASE Milano
via Bergognone 34
www.base.milano.it (nuovo sito dal 30 marzo)
fb: https://www.facebook.com/BaseMilano.aplaceforculturalproject/
twitter: @basemilano
instagram: Base Milano
hashtag: #basemilano




Viaggio nella Bellezza: I Villaggi Operai su Rai Storia | VIDEO

I villaggi operai vanno in onda su Rai Storia. Lunedì 14 marzo alle ore 22:00 il programma Viaggio nella Bellezza, all’interno del ciclo Abitare Italia, presenta un’intera puntata dedicata ai villaggi operai.


Insediamenti urbani dalle caratteristiche ben definite, i villaggi operai sorgono per raccordare la vita civile dei lavoratori e delle loro famiglie alle esigenze produttive. Attorno alle fabbriche si trovano dunque elementi quali la scuola, il teatro, le case operaie, la chiesa e quant’altro ancora possa facilitare la vita della forza lavoro al fine di incentivarne l’operosità.

Attraverso la puntata di Rai Storia dedicata ai villaggi operai scopriremo i siti di Crespi d’Adda – Patrimonio UNESCO, Torviscosa, Schio e Valdagno.

Viaggio nella Bellezza è un programma nato dalla collaborazione tra la RAI e il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo allo scopo di presentare al grande pubblico il patrimonio culturale e artistico italiano.

La puntata “Abitare nell’età industriale: i villaggi operai“, è stata curata dalle registe RAI Lucrezia Lo Bianco e Alessandra Conforti.

Trailer Viaggio nella Bellezza – Abitare nell’età industriale: i villaggi operai

Archeologiaindustriale.net ha dato il suo supporto per la realizzazione dei contenuti della puntata




“VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali” | VI edizione delle Giornate del Restauro

Il 25-26-27 Febbraio 2016 nell’area dell’ex Ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra (SP) avrà luogo “VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali”, VI edizione delle Giornate del Restauro.

Le Giornate del Restauro è una iniziativa di CNA Liguria rivolta al mondo dei Beni Culturali sotto l’alto patrocinio del MiBACT che mira ad approfondire ogni anno le diverse tematiche della conservazione, restauro e valorizzazione dei siti di interesse culturale del nostro paese, coinvolgendo gli esperti delle varie discipline che si occupano del settore con interventi mirati sia alla divulgazione tramite conferenze sia alla formazione continua con corsi e seminari.

La VI edizione delle Giornate del Restauro, nello spirito che le ha sempre caratterizzate, affronta il tema della conservazione e della valorizzazione dei siti di interesse culturale e si concentra sugli spazi industriali dismessi. Coerente con il proprio intento questa nuova edizione ha eletto come propria sede un sito particolarmente suggestivo parte del nostro patrimonio industriale: la ex Ceramica Vaccari, ex complesso industriale che già da due anni, per volontà di un’amministrazione comunale particolarmente lungimirante, è oggetto di recupero e riconversione in spazio polifunzionale a vocazione culturale, il Progetto Nova.

Un’area industriale con i suoi edifici, gli impianti, le macchine, i legami con il territorio e la sua storia, ma soprattutto con le donne e gli uomini che vi hanno vissuto ha un valore intrinseco di Bene Culturale che può e deve essere preservato e valorizzato.
Ciò non esclude la possibilità di destinarne gli spazi ad altri usi, processo anzi necessario ad evitarne il degrado, ma senza cancellare i numerosi segni che possiamo leggere e tramandare al futuro.
Destinare queste aree a scopi culturali quando possibile è un’ottima occasione per ottenere lo scopo: archivi, biblioteche, spazi espositivi, laboratori teatrali e musicali permettono alla memoria del passato di rigenerarsi in nuove creatività.

Per questo riprogettare conservando richiede una visione più ampia e più complessa, aperta a diverse competenze in grado di restaurare le strutture senza snaturarle, fornendo gli spazi di servizi utili alle nuove esigenze. Nuove tecnologie a fianco di alte competenze artigianali.

CNA chiama a raccolta le esperienze più significative del campo per approfondire l’argomento nella sessione spezzina e in quella genovese, con una serie di conferenze, visite guidate e 2 distinti seminari specifici per architetti e per restauratori.

Il Corso di Formazione per restauratori sulla Pulitura dei Dipinti Contemporanei è tenuto dal Dott. Paolo Cremonesi e si inserisce nello spirito più profondo del concetto di Restauro: conoscere per conservare, rivolto ad una tipologia di oggetti che dialoga bene nell’ordine di tempo e spazio con le architetture industriali.

Una sessione successiva del si terrà a Genova a Palazzo Tobia Pallavicino della Camera di Commercio il 18 marzo 2018.

Programma

Giovedì 25 Febbraio – Ex Ceramiche Vaccari – ore 14.30
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II Piano

Stella SANGUINETTI, Presidente CNA Artistico Liguria – Avvio lavori
Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – 15.00/18.00
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
I parte: la caratterizzazione della superficie da trattare

Venerdì 26 febbraio – Ex Ceramiche Vaccari – ore 9.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura
Le aree industriali dismesse e il loro riuso come siti di interesse culturale

Coordina
Stella SANGUINETTI
Saluti
Juri MAZZANTI, Sindaco Santo Stefano Magra
Gianfranco BIANCHI, Presidente Camera di Commercio

Intervengono
Alessandra VESCO, Archivista Associazione Museo Melara
La nostra storia. Il recupero di spazi industriali per fini culturali: il caso OTO Melara.
Luca RINALDI, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio della Liguria
Andrea CANZIANI, Architetto Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Liguria
Fabbriche: il valore della memoria
Serena MIZZAN, Direttore Immaginario scientifico
Immaginario scientifico e archeologia industriale: modelli di riutilizzo.
Massimo MICHELUCCI, Settore Cultura Amministrazione Comunale di Massa,
La Filanda di Forno – Massa, esempio classico di industrializzazione italiana
Venerdì 26 febbraio – ore 15.00/18.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II piano

Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – 15.30/17.30
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
II parte: definire la composizione dell’ambiente acquoso per il trattamento

Sala Polifunzionale ex Calibratura
Roberto BURLANDO e Luca MAZZARI, Architetti
La Caserma Gavoglio – progettare, conservare e restaurare in historical green building

Sabato 27 Febbraio – ore 9.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura

Coordina
Stella SANGUINETTI
Saluti
Gian Oberto GALLIERI, Presidente CNA Restauro nazionale
Gabriele ROTINI, coordinatore CNA Artistico Nazionale
Intervengono
Susanna OGNIBENE, Archivista Fondazione Fincantieri
La Sala Laurenti del Cantiere del Muggiano. Da officina a luogo della memoria.
Simona POLITINI, Presidente Associazione Archeologiaindustriale.net
Dalla cultura del fare al fare cultura, Presentazione del monografico – Archeologia industriale – Luoghi per l’arte e la cultura /Il Calendario del Popolo
Dimitri MAGNANINI, Ingegnere – Studio Archepta
L’Opificio Calibratura – Conservare per R-innovare
Renato LAVARINI, coordinatore candidatura “Ivrea città industriale del XX Secolo” nella Lista del Patrimonio Unesco
Il piano di gestione della città industriale del XX Secolo
Gabriella GRANDI, Presidente di Jump to Sustain-Ability
La conversione degli spazi dismessi in risorse di comunità: metodologie e strumenti di innovazione culturale e sociale

Sabato 27 Febbraio – ore 15.00/18.00
Sala Polifunzionale ex Calibratura – II Piano

Paolo CREMONESI, chimico dei beni culturali
Corso di formazione – ore 15.00/18.00
Alcuni aspetti teorici ed applicativi della pulitura dei dipinti contemporanei
III parte: Definire il modo meno invasivo di applicazione dell’ambiente acquoso
Porteranno il loro contributo un rappresentante della Regione Liguria e dell’Ordine degli architetti.
Iniziativa svolta in collaborazione con gli Ordine degli Architetti di La Spezia e di Genova

Il seminario è stato accreditato presso il CNAPPC e rilascerà nr. 6 crediti per la partecipazione ad entrambe le giornate.

 

Archeologiaindustriale.net è media partner tematico dell’evento

Cliccate qua per scaricare il Programma di VITA NOVA – gli Edifici Industriali e il riutilizzo a fini culturali




JAKOB TUGGENER | Mostra Fotografica al MAST di Bologna

La Fondazione MAST di Bologna presenta, per la prima volta in Italia, due mostre dedicate al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988).

Si apre con Jakob Tuggener il ciclo di esposizioni fotografiche del 2016 proposte dalla Fondazione Mast che promuove speciali esposizioni sui temi dell’industria e del lavoro, sia con immagini della propria collezione di fotografia industriale, sia con opere di raccolte private o archivi spesso inediti.

Jakob Tuggener è considerato uno dei dieci fotografi industriali di maggior spicco che siano mai esistiti. Il suo libro Fabrik (Fabbrica), pubblicato nel 1943, è un saggio fotografico, unico nel suo genere, sulla relazione che lega l’uomo al mondo sempre più minaccioso delle macchine. Quest’opera è considerata una pietra miliare nella storia del libro fotografico, paragonabile a Paris de nuit (Parigi di notte) di Brassaïs del 1933 e a The English at Home (Gli inglesi a casa) di Bill Brandt del 1936. Il talento fotografico di Tuggener era inoltre così versatile da consentirgli di catturare con uguale intensità il mondo dell’industria in tutte le sue sfaccettature e gli sfarzosi balli dell’alta società in un connubio di “seta e macchine”, per usare una definizione da lui stesso coniata. Il tratto distintivo della sua opera è rappresentato da uno sguardo penetrante sulle persone e sugli oggetti del mondo così ravvicinato e attento da risultare quasi invadente, unito a una grande padronanza del gioco di luci e ombre. Le sue immagini cesellate nell’oscurità nero-argentea si stagliano con tale potenza da conferire alla loro poesia una marcata valenza espressionistica.” Così Urs Stahel, direttore della PhotoGallery del MAST e co-curatore della mostra, presenta Jakob Tuggener ed il suo lavoro

La mostra FABRIK 1933–1953 presenta nella Photogallery del MAST oltre 150 stampe originali del lavoro di Tuggener, sia tratte dal suo importante libro fotografico FABRIK – saggio unico nel suo genere con un approccio critico di grande impatto visivo e umano sul tema del rapporto tra l’uomo e la macchina – sia da altri scatti dell’artista che affrontano momenti del lavoro nel suo paese.

Tuggener è stato al tempo stesso fotografo, regista e pittore. Ma si considerava anzitutto un artista – afferma Martin Gasser, co-curatore della mostra -. Influenzato dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti, sviluppò una cifra artistica estremamente poetica destinata a fare scuola nel secondo dopoguerra. FABRIK consolidò la fama di Tuggener quale eccezionale fotoartista, aprendogli le porte di prestigiose esposizioni collettive come ‘Postwar European Photography’ del 1953 e ‘The Family of Man’ del 1955 al Museum of Modern Art di New York, o la ‘Prima mostra internazionale biennale di fotografia di Venezia’ del 1957.” In FABRIK Tuggener, oltre a ripercorrere la storia dell’industrializzazione, aveva come finalità, non sempre svelata, di illustrare il potenziale distruttivo del progresso tecnico indiscriminato il cui esito, secondo l’autore, era la guerra in corso, per la quale l’industria bellica svizzera produceva indisturbata.

Le proiezioni NUITS DE BAL 1934–1950 al livello 0 del MAST presentano immagini di balli ed altre occasioni mondane. Tuggener affascinato dall’atmosfera spumeggiante delle feste dell’alta società aveva iniziato a fotografare a Berlino le dame eleganti e i loro abiti di seta, ma è a Zurigo e a St Moritz che con la sua Leica, indossando lo smoking, ha colto le misteriose sfaccettature delle NUITS DE BAL. Riprendeva con il suo obiettivo anche “il lavoro invisibile” dei musicisti, dei camerieri, dei cuochi, dei valletti, dei maître, che FONDAZIONE MAST attraversavano silenti il mondo festoso ed autoreferenziale degli incuranti ospiti. Questi ultimi osteggiarono la pubblicazione del materiale dedicato ai balli, in quanto preferivano rimanere anonimi e non essere visti in intrattenimenti danzanti.

È stato soprattutto il contrasto tra la luminosa sala da ballo e il buio capannone industriale a caratterizzare la percezione della sua opera artistica. Il fotografo stesso, affermando: ‘Seta e macchine, questo è Tuggener’, si collocava tra questi due estremi – spiega ancora Gasser – . Di fatto amava entrambi, il lusso sfrenato e le mani sporche dal lavoro, le donne seducenti e gli operai sudati. Li riteneva di egual valore artistico e rifiutava di essere classificato come un critico della società che contrapponeva due mondi antitetici. Al contrario, gli opposti rientravano appieno nella sua concezione della vita: amava vivere intensamente gli estremi, senza tralasciare le sfumature più tenui tra i due poli”.

Accanto alle 150 immagini delle fabbriche e allo slide show del lavoro sui balli, MAST propone una raccolta di “menabò” di libri fotografici, che lo stesso Tuggener impaginava manualmente.

Inoltre per rappresentare l’eclettismo e l’eccezionalità di questo artista, il percorso è arricchito da FILMATI caratterizzati da una regia dinamica e una tecnica di montaggio che deve molto alle teorie di Ejzenštejn, con passaggi dal campo totale al primo piano:

PROIEZIONI – Continue
MEETING AEREO, 1937, 6’
IL POLSO DEI TEMPI NUOVI, 1938, 12’
IL MULINO DEL LAGO, 1944, 5’
L’ERA DELLA MACCHINA, 1938-70, 30’

Mostre a cura di: Martin Gasser, Urs Stahel
Promosse da: Fondazione MAST
In collaborazione con: Fondazione Jakob Tuggener, Uster; Fondazione Svizzera per la fotografia, Winterthur.

INFORMAZIONI
Fondazione MAST. via Speranza 40-42, Bologna
27 gennaio – 17 aprile 2016
Giorni e orari di apertura: Martedì–Domenica 10.00 – 19.00
Ingresso gratuito

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale del MAST