Archeologia industriale cartaria – 1° Convegno in Italia

Il 27 e 28 maggio 2016, la Fondazione Gianfranco Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA) di Fabriano presenta il convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione

Sede del convegno il meraviglioso Oratorio della Carità di Fabriano. “Città della carta” per antonomasia, Fabriano è ereditiera di un patrimonio archeologico industriale che affonda le sue origini sin dal XIII secolo, con le Cartiere Miliani Fabriano dal 1782, che, sviluppandosi in industria, nel 2002 sono state acquisite dal Gruppo Fedrigoni ed hanno assunto il nome di “FABRIANO”.

Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione è il primo convegno in Italia sull’archeologia industriale cartaria, promosso e fortemente voluto dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, appoggiato dall’Associazione Italiana del Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) e dal Centro di Ricerca e Servizio sul Paesaggio dell’Università Politecnica delle Marche che hanno collaborato all’organizzazione dell’iniziativa.

L’evento, riconosciuto di alto valore culturale e di portata Nazionale, ha ottenuto il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, nonché quello del Comune di Fabriano e, a livello internazionale, dell’International Paper Historians (IPH).

Programma del 1° convegno in Italia sulla archeologia industriale cartaria

Il Convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione sarà strutturato in due giornate: la prima dedicata a La produzione della carta in Italia tra storia e archeologia industriale: i quadri territoriali in una prospettiva di lungo periodo; la seconda a Siti di produzione della carta ed ecomusei: casi, schedature, proposte di valorizzazione (per i dettagli si rimanda al programma allegato).

Un programma ricco d’interventi, con autorevoli studiosi e docenti universitari provenienti da tutta Italia, al fine di ottenere una mappatura degli insediamenti cartari e del relativo patrimonio archeologico, approfondire la conoscenza della storia del passato e del presente industriale cartario, nonché sviluppare il tema di “Ecomuseo”, definito anche museo diffuso, attraverso quelle realtà cartarie italiane che hanno già concretizzato e sperimentato una forma di museo non convenzionale, non circondato da mura, ma che mira a tutelare, valorizzare e promuovere ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico di un territorio.

Aprirà il Convegno il Presidente della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, Alessandro Fedrigoni, seguito dai rappresentanti degli enti collaboratori, Giovanni Luigi Fontana (Presidente dell’AIPAI) e Andrea Galli (Direttore CIRP). Introdurranno, invece, Anna-Grethe Rischel, Presidente dell’International Paper Historians (IPH) che presenterà un rapporto sullo stato degli studi storici della carta in Europa con la relazione A status report on historical studies of European paper, ed Ivo Mattozzi, Docente della Libera Università di Bolzano, con La formazione del patrimonio industriale della carta dal XVIII secolo.

Presentazione del terzo tomo della collana di Storia della Carta “L’era del segno”

Ad arricchire il programma dei due incontri previsti, venerdì 27 maggio 2016 alle ore 17.30 presso l’Oratorio della Carità – a conclusione della prima giornata di Convegno – la presentazione del terzo tomo della prestigiosa collana di Storia della Carta “L’era del segno” edita nei suoi due volumi iniziali (Tomo 1 nel 2003 e Tomo 2 nel 2006) dalle Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group, che oggi passano il testimone alla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA con quest’ultimo volume LA FORMA. Formisti e Cartai nella Storia della Carta Occidentale a cura di Giancarlo Castagnari (storico della carta), certamente unico nel suo genere in Italia per la tematica affrontata, la “forma” – strumento indispensabile per la produzione della carta a mano sin dal XIII secolo – raccontata nella sua dimensione storica e tecnico-scientifica; e nato dal desiderio di far conoscere e valorizzare le preziose 2.295 “forme” filigranate (datate dal 1846) ereditate dalle storiche Cartiere Miliani Fabriano, recentemente restaurate e trasferite nello storico complesso archeologico cartario fabrianese, sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA.

Un’opera collettanea bilingue (italiano e inglese) che accoglie monografie storiche sul tema e un album fotografico, curato da Livia Faggioni (coordinatrice della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA) con le immagini di alcune delle straordinarie “forme” presenti nella collezione.

Con la sua uscita, la Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA ufficializza, finalmente, i risultati di un lungo percorso di analisi e sperimentazione condiviso con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma e la Soprintendenza dei Beni Storici Artisti ed Etnoantropologici delle Marche, per standardizzare il metodo di catalogazione Nazionale delle “forme” tra le varie realtà cartarie italiane che possiedono un patrimonio simile a quello fabrianese. Nel volume, infatti, è presente il modello dell’aggiornata scheda di catalogazione PST 4.00 (acronimo di Patrimonio Scientifico e Tecnologico, settore d’appartenenza dei beni culturali identificato per le “forme”), che è stata integrata con un lemmario di tecnica cartaria riferita alla “forma”, prima inesistente, e, dal mese di luglio 2016, ufficialmente pubblicata in sperimentazione nel Sistema Informativo Generale del Catalogo (www.sigeweb.it) ed on-line sul sito dell’ICCD (www.iccd.beniculturali.it) tra gli Standard Catalografici.

Tutto questo è stato possibile, grazie alla professionalità ed alla collaborazione delle Istituzioni facenti capo al Ministero dei Beni e delle Attività Cultura e del Turismo e il know how dagli esperti messi a disposizione dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA. Un passo importante che segna l’evoluzione Nazionale nell’ambito degli studi di storia e tecnica cartaria. La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, da alcuni mesi ha avviato la catalogazione delle 2.295 forme secondo i canoni stabiliti.

Il volume sarà presentato da Ezio Ornato del Laboratoire de Médiévistique Occidentale de Paris (CNRS – Université Paris I). Interverranno, anche, Claudia Caldari (già funzionaria della Soprintendenza dei Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche) e Flavia Ferrante (funzionaria dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma. 

Informazioni
INGRESSO LIBERO al convegno e alla presentazione del volume.
Il programma è disponibile on-line su www.istocarta.it
Per maggiori informazioni scrivere a info@istocarta.it o chiamare 0732/702502.

Evento: Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione
Genere: Convegno
Quando: 27 e 28 maggio 2016
Dove: Sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA Viale Pietro Miliani 31/33 60044 Fabriano (AN) – ITALY




La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA a Fabriano “città della carta”

La Fondazione G. Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA), nasce l’8 marzo 2011 a Fabriano – “città della carta” per antonomasia.

 

Ente non-profit che contribuisce alla promozione degli studi di storia della carta e delle discipline connesse, ed allo sviluppo e divulgazione delle scienze cartarie, fortemente voluta dalla fondatrice Fedrigoni SpA – cartiera veronese che nel 2002 ha acquisito le Cartiere Miliani Fabriano, la Fondazione G. Fedrigoni gestisce l’importante patrimonio archivistico, librario e scientifico e tecnologico ereditato dalle storiche cartiere fabrianesi.

La tradizione cartaria della “città della carta” affonda le sue solide radici già dal sec. XIII. Una tradizione plurisecolare che subisce un’importante trasformazione alla fine del 1700. Nel 1782, infatti, nasce, grazie a Pietro Miliani, l’omonima Cartiera che in breve tempo assorbe parte degli opifici concorrenti e raggiunge un alto grado di efficienza degli impianti e di sviluppo commerciale, dovuto soprattutto alle capacità imprenditoriali del titolare, il quale con sicurezza e tenacia punta al miglioramento qualitativo del prodotto, affrontando ingenti spese per rinnovare l’attrezzatura degli opifici, fino a produrre carta tanto pregiata da essere apprezzata da famosi tipografi ed incisori tra i quali Bodoni, Rosaspina, Morghen, ecc. A Pietro succedono il nipote Giuseppe e il pronipote Giambattista che proseguono lo sforzo di acquisizione delle cartiere concorrenti e la meccanizzazione della produzione, oltre allo sviluppo qualitativo della lavorazione a mano delle carte pregiate e carte valori.

La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA ha sede nel maestoso complesso storico delle Cartiere Miliani che presenta un impianto planimetrico a “C” tipico dell’industria cartaria del XVIII secolo (già idealmente rappresentata nell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert del 1751) con un corpo longitudinale principale e due ali trasversali poste agli esterni, ed un ulteriore elemento longitudinale che collega le due ali trasversali, fungendo da ingresso, che fa assumere al complesso una forma chiusa, a corte. Un caso singolare in quanto si tratta di un edificio nato appositamente per ospitare un’attività produttiva evoluta, moderna, distante dal, più frequente (in questo campo), riuso di una struttura esistente o dall’uso di una forma architettonica non specifica per questo tipo di attività (v. Archeologia Industriale nelle Marche. L’Architettura a cura di Alessia monti e Paolo Brugè, p. 67). Un’architettura monumentale che rimanda all’epoca rinascimentale e barocca caratterizzata da una perfetta simmetria degli elementi, che oggi – utilizzata solo in parte – ospita alcuni uffici della Fedrigoni SpA, lo splendido l’Archivio Storico con i suoi trecento metri lineari di documenti datati a partire dal 1782 (data di fondazione delle Cartiere Miliani) ed annessa “biblioteca” specializzata in ambito cartario, e gli oltre “duemila metri quadrati” di strumenti per la fabbricazione della carta a mano e a macchina.

L’Archivio delle Cartiere Miliani

L’Archivio delle Cartiere Miliani è il primo Archivio d’Impresa dichiarato di «notevole interesse storico» in Italia, con provvedimento vincolistico emesso il 20 luglio 1964 dal Professor Emerito della Sapienza di Roma, Elio Lodolini, allora Soprintendente Archivistico per le Marche. Le fonti documentarie inventariate ed ordinate in serie e fondi, risalgono alla fondazione delle Cartiere Miliani nella seconda metà del sec. XVIII, e ne illuminano l’attività tecnica ed economica, i problemi seriali relativi ai lavoratori ivi occupati, i rapporti con esponenti del mondo delle lettere, delle arti e della politica, le relazioni commerciali di rilievo internazionale (v. L’Archivio Storico delle Cartiere Miliani di Fabriani di Valeria Cavalcoli, Fabriano 2014, P. 17. Rist. an. edita dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA): i copialettere dal 1783, documentano l’antica corrispondenza tra Pietro Miliani e la fittissima rete commerciale estesa in tutto il mondo. Tra la clientela emergono nomi importanti di personalità ed istituzioni pubbliche e private. Da Antonio Canova, Giambattista Bodoni (tipografo), Francesco Rosaspina (incisore), i fratelli Filippo e Giorgio Harckert, le famiglie nobiliari Leopardi, Torlonia, Colonna, Mastai Ferretti, a vari Istituti di Credito (Banca d’Italia, Monte dei Paschi, Banca Commerciale Italiana), note aziende del Made in Italy (FIAT, Pirelli, Fernet Branca, Borsalino, Mont Blanc, ecc.). Di rilevante importanza sono la fototeca con più di 1.287 fotografie, recentemente digitalizzate, testimonianza del patrimonio archeologico industriale, architettonico, paesaggistico e degli aspetti identitari della società e della cultura cartaria dal 1871, e la raccolta di filigrane realizzata nel 1946 dal consigliere delegato delle Cartiere Miliani, Luigi Tosti duca di Valminuta, ricca di oltre 1.500 esemplari.

Il patrimonio industriale cartario della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA

Un ricco patrimonio archivistico, le cui fonti documentarie hanno fornito e forniscono tutt’ora un valido contributo per gli studi di storia della carta e delle scienze e delle tecniche cartarie, tanto più se affiancate da un patrimonio archeologico, scientifico e tecnologico di inestimabile valore, rappresentato da macchinari e strumenti indispensabile ai fine della fabbricazione della carta: un impianto di pile idrauliche a magli multipli risalente alla fine del 1700 – necessario alla pestatura degli stracci (da cui si ricavava la poltiglia per l’impasto) ed attivo fino alla metà del Novecento – era azionato dall’energia idrica fornita da corsi d’acqua adiacenti alla Cartiera; 2.300 forme (vergate e veline), per la produzione della carta a mano, tutte filigranate; 793 tele metalliche cilindriche per la produzione della carta a macchina in tondo, di un metro di diametro e circa due metri di larghezza, anch’esse con pregiatissime filigrane, destinate a rivestire il tamburo creatore; e vari strumenti annessi alla realizzazione di forme e tele, come gli oltre n. 3.000 punzoni in legno, bronzo e rame necessari per imprimere la filigrana in chiaro-scuro sulla tela (velina).

Le 2.300 forme, datate dalla prima metà dell’Ottocento, sono ognuna differente dall’altra. Ogni forma riporta sulla superfice della tela una filigrana, “segno” o “marca” realizzata con filo metallico di argentana, rame o bronzo modellato a mano, cucita manualmente o saldata a stagno (filigrana in chiaro); oppure impressa sulla tela attraverso un punzone (filigrana in chiaro, in scuro o in chiaro-scuro). Le filigrane realizzate con filo metallico, sono veri capolavori di oreficeria (ritratti di papi, principi, principesse come Francesco Giuseppe I ed Elisabetta d’Austria, Papa Pio IX) e quelle in chiaro-scuro (filigrana artistica), modellano la tela metallica della forma riproducendo ritratti di personaggi famosi della storia italiana ed internazionale o particolari di opere d’arte (Ludwig van Beethoven, Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, “L’Adorazione dei Magi” del Gentile da Fabriano, “La Madonna della Seggiola” di Raffaello Sanzio, ecc.).

La mole e l’importanza del patrimonio archivistico, librario e scientifico e tecnologico cui è dotata la Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, la rendono, nel suo genere e per i suoi scopi, un’istituzione unica in Italia, grazie alla fondatrice Fedrigoni S.p.A. che ha deciso di offrire un ampio sostegno alla cultura, alla ricerca scientifica e tecnica, alla tutela e valorizzazione di questo patrimonio, fonte di ricchezza e sviluppo intellettuale, sociale ed economico.

La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA è nella Rete di Archivi d’Impresa, progetto della Direzione Generale per gli Archivi e collabora allo sviluppo di temi e percorsi del Portale del Sistema Archivistico Nazionale (SAN) e del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (SIUSA). È tra i soci di Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.

Sito archeologico industriale: Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA
Settore industriale: Industria cartaria
Luogo: Viale Pietro Miliani 31/33 60044 Fabriano (AN) – Marche – ITALY
Proprietà e Gestione: La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA è stata fondata dalla Fedrigoni SpA www.istocarta.it
Testo a cura di: Ufficio Comunicazione Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA
Immagini: Le immagini pubblicate sono coperte da Copyright. © Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA




La Via della Carta: le cartiere di Lucca e il turismo industriale

Dalla fabbricazione della carta al turismo industriale, nuova vita alle cartiere di Lucca.

Storia della carta a Lucca

La fabbricazione della carta a Lucca ha origini molto lontane nel tempo ed è strettamente legata alla ricchezza di acqua presente nel territorio.
Una prima importante traccia è datata 1307, anno in cui viene creata la Corporazione dei Cartolai a Lucca, i cartolai si dedicavano alla produzione di carta pergamena per scrivere (prodotta con il vello degli animali – ovini e caprini – anche chiamata cartapecora).

La prima vera cartiera a Lucca nasce nella metà del ‘500 nel borgo di Villa Basilica ad opera di Vincenzo Busdraghi. La sede è un vecchio mulino, attrezzato e restaurato, grazie anche all’aiuto economico della famiglia nobile lucchese Buonvisi. Per circa un secolo questa rimane l’unica cartiera nel territorio lucchese.

Intorno alla metà del ‘600 alcune importanti famiglie nobili lucchesi, ed in particolare la famiglia Biagi, cominciano a dedicarsi al business della carta e, alla fine del secolo, nello Stato di Lucca si contano ben 8 cartiere: la cartiera Buonvisi, la cartiera Montecatini a Piegaio, la cartiera Biscotti a Villa Basilica, la cartiera Tegrimi a Vorno, la cartiera del capitano Francesco Pacini a Villa Basilica, la cartiera Grassi, la cartiera di Anchiano e la cartiera di Collodi.

In questo periodo le cartiere dell’area lucchese sono generalmente su tre piani, che corrispondono alle fasi di lavorazione della carta: al pianterreno ci sono il tino (la vasca dove vengono lavati gli stracci) e le pile (sorta di magli di legno mossi ad intervalli regolari da mulini ad acqua per la triturazione degli stracci); al primo piano vengono preparati gli stracci, ultimati i lavori di rifinitura della carta ed eseguito il confezionamento in risme e in balle; all’ultimo piano trova posto lo stenditoio per l’asciugatura.

Le 8 cartiere di questo periodo raggiungono una produzione annuale di 16.000/20.000 risme di carta. Tuttavia proprio questa fioritura di cartiere e la conseguente prosperità portano, verso la fine del ‘600, alla guerra degli stracci: una contesa tra alcuni mercanti che, salpando dal porto di Viareggio vogliono esportare gli stracci, e gli imprenditori delle cartiere, che desiderano conservare in patria la materia prima. Ad ottenere la meglio sono i fabbrichieri della carta, così che l’esportazione degli stracci venne limitata e regolamentata. Il ‘700 si caratterizza come teatro di forti sviluppi nel settore e la carta continua ad essere fonte di un’intensa attività a Lucca.

Si arriva così alle soglie del XIX secolo, che porta con sé la rivoluzione della carta paglia: un farmacista di Villa Basilica, Stefano Franchi, inventa per caso la carta-paglia, ossia la carta gialla usata per imballare. Si tratta di un composto di paglia, calcina e acqua. Grazie a questa “invenzione” può essere creato un prodotto di facile rifornimento e a basso costo. Il successo ottenuto è davvero notevole: basti pensare che nel 1911 la provincia di Lucca “vanta” 106 cartiere artigianali e a conduzione familiare, con circa 1.400 addetti in totale soprattutto donne. Un contesto nel quale proprio la carta-paglia continua ad essere il prodotto principale con 65.000 quintali di produzione l’anno. Tanta è l’importanza della carta-paglia, che proprio nel quartiere lucchese di Borgo Giannotti viene stabilito il prezzo della materia prima (la paglia) e definito il costo di riferimento per tutta Europa.

Nel dopoguerra diverse cartiere attuarono una profonda riconversione industriale modificando i sistemi di lavorazione della carta. Infatti la materia prima che veniva sempre più usata era rappresentata da “carta da macero” e l’asciugamento avveniva a “caldo”: la carta usciva dalla macchina già completamente asciutta. Con questo sistema si sono resi inutili i locali adibiti a “spanditoi” che poi con il passare del tempo sono andati in decadenza. Questa nuova lavorazione ha procurato un notevole incremento della produzione in termini quantitativi; la forza idraulica venne sostituita dalla forza motrice dell’energia elettrica e si rese necessario avere aree a corredo sempre più ampie.

Nel 1971 le cartiere di Lucca sono 211 e proprio negli anni Settanta la carta-paglia viene sostituita dalla produzione di tissue e cartone ondulato, finisce l’era della tanto amata “carta gialla”e nel 1976 una legge, rivolta a proteggere l’acqua come bene ambientale, ne rende, infatti, troppo onerosa la produzione.

Principalmente a causa della mancanza di aree adeguate le storiche famiglie Villesi che hanno prodotto carta in questa valle, si sono trasferite nella piana Lucchese dove, in pochi decenni, hanno permesso a Lucca di diventare il polo cartario più importante d’Italia ed uno dei più importanti d’Europa. Tra queste famiglie i Pasquini, i Perini, e gli Stefani,oggi sono rimaste in attività nella valle di Villa Basilica solo una decina di cartiere.

Video “La carta ritrovata”

https://www.youtube.com/watch?v=vt2y6fhDpEA

Quale futuro per le storiche Cartiere di Lucca?

Cattedrali della carta, i vecchi ruderi non sono stati salvati e riutilizzati in un territorio ad alta vocazione turistica : una sorta di terra di mezzo tra Collodi famosa per “Pinocchio” e Bagni di Lucca antica città termale affollata in ogni periodo dell’anno di turisti inglesi sulle tracce dei poeti Shelley e Byron.

Il turismo non è ancora vissuto come risorsa economica e cosa ancora più grave non esiste una coscienza turistica: consapevolezza dell’importanza che ha e può avere il turismo dal punto di vista economico, occupazionale, di scambio culturale e arricchimento linguistico .

Le istituzioni stanno cominciando a muoversi adesso ed è in preparazione un offerta turistica e culturale che dovrà essere collegata ai sistemi turistici già presenti – dal Parco di Pinocchio a Collodi alle Terme di Montecatini, dal turismo culturale di Lucca e Pistoia, al turismo balneare della Versilia passando dalle strade dell’olio e del vino e il carnevale di Viareggio – si chiamerà La Via della carta” attuato dalla Lucense società pubblico/privata che opera nei settori della ricerca tecnologica industriale.

Sito archeologico industriale: le Cartiere di Lucca
Settore industriale: Industria cartaria
Luogo: Lucca, Toscana, Italia
Proprietà e Gestione: varia
Testo e immagini a cura di: Michela Panigada




Il Museo della Carta di Amalfi in Campania

Il Museo della Carta di Amalfi, piccolo gioiello di archeologia industriale, racconta di una tradizione antica in uno dei luoghi più suggestivi della nostra Italia.

Amalfi e la produzione della carta

Non si hanno documenti ufficiali che consentono di determinare gli anni esatti dei primi impianti, ma si può supporre che siano sorti intorno alla prima metà del XII sec. prendendo come riferimento epocale la data (1231) in cui Federico II con le norme “decretali” pubblicate a Melfi vietò ai curiali di Napoli, Sorrento e Amalfi l’uso della carta “bambagina” negli atti pubblicati ed impose la trascrizione degli stessi su pergamena.

Gli amalfitani avevano appreso dagli Arabi le tecniche per la produzione di carta che allora veniva chiamata carta bambagina, dal nome della città araba El Mambig e, anche, secondo altre tesi, dal cotone omonimo.
Poi la carta amalfitana fu usata anche per scritture private, per atti giudiziari e valori bollati in tutte le città dell’Italia Meridionale, presso le corti degli Angioini, degli Aragonesi, del Vicereame Spagnolo e della corte Borbonica. Furono molti gli stranieri che, attirati dalla qualità del prodotto, arrivavano a Napoli per stampare le loro opere sulla carta d’Amalfi.
Quante siano le cartiere sorte nella Valle dei Mulini non é possibile stabilirlo.

Il Museo della Carta di Amalfi

Per iniziativa di uno dei suoi figli migliori, il comm. Nicola Milano, illustre discendente di un’antica stirpe di cartari, Amalfi ha il suo “ Museo della Carta ”. Questo museo ha sede in un’antica cartiera risalente al XIV secolo, o, forse, alla metà del XIII.
La donazione per la Fondazione avvenuta nel 1969 e riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica del 22 novembre 1971 n. 1294 è frutto dell’acquisita consapevolezza del Magister in arte cartarum Nicola Milano dell’incombente pericolo non solo di un ulteriore degrado di questo insediamento, e anche di una definitiva perdita della sua identità, ma soprattutto perché fosse conservata per i posteri la “Storia” della carta a mano amalfitana.

Nella cartiera – museo sono ancora oggi fruibili gli attrezzi secolari usati nella produzione della carta a mano. Ben evidenti gli antichi magli in legno che, azionati da una ruota idraulica, battevano e trituravano gli stracci di lino, cotone e canapa precedentemente raccolti nelle possenti “Pile in Pietra”. L’impianto così ricavato si prelevava dalle pile con opportuni attingiti in legno e veniva immesso nel Tino, diluendolo con acqua. Il “Tino” consisteva in una vasca, rivestita interamente di maioliche, di un’altezza tale da consentire al lavorante in piedi la più comoda delle posizioni. Il lavorante immergeva nel tino un telaio il cui fondo era costituito da una rete metallica a maglie strette e raccoglieva una certa quantità di pasta, distribuendola nella forma. Scolata l’acqua, restava un sottile strato di pasta. Il “Foglio” veniva poi messo su un feltro di lana “Ponitore” e ricoperto di un altro feltro. Molti “Fogli” accatastati insieme con la stessa procedura, venivano poi sottoposti ad una pressa per l’eliminazione dell’acqua residua. Nella cartiera – museo ne esistono due, tuttora funzionanti, risalenti al 1700. Dopo la pressatura i fogli venivano tolti dal levatore e posti l’uno sull’altro creando la così detta “Posta”. Successivamente le “Poste” venivano trasportate nei locali “Spanditoi” per l’asciugatura ad aria. I fogli venivano poi collati con soluzione di gelatina animale e lisciati a mano, previa accurata selezione a seconda della qualità.

L’ambiente della cartiera, nelle sue stratificazioni presenta altri aspetti più “moderni”. Nel 1600, infatti la “pila a maglio” fu sostituita dalle “Olandesi”, nuove macchine capaci di produrre più celermente a costi inferiori. L’esemplare esistente nella cartiera, azionato idraulicamente, fu installato il 18 novembre 1745, come risulta dalla data graffita sull’intonaco di una parte. Questa lavorazione a “mano – macchina” utilizzava, al posto del telaio, un cilindro ricoperto di tela metallica per metà immerso nella pasta di cui sollevava uno strato aderente alla superficie. Lo strato si staccava automaticamente e passava attraverso due rulli feltrati per l’eliminazione dell’acqua. Questa macchina era detta “in tondo” o “a tamburo”. La carta così prodotta a fogli veniva poi messa ad asciugare negli “Spanditoi”.

Il “Museo della carta” si avvale anche di una sala operativa, realizzata in un moderno ambiente sovrapposto, dove vi è una mostra antichi utensili per la fabbricazione e allestimento della carta a mano. A memoria delle numerose cartiere una volta in funzione disseminate lungo il fiume “Canneto”, ora ruderi, e per il godimento dei visitatori. Grande importanza e valore bibliografico assume la dotazione libraria di fonti e testi sulle origini della Carta di Amalfi in lettura presso la biblioteca del museo, in parte donata dal Magister in arte cartarum Nicola Milano fu Filippo.

Informazioni:
Museo della Carta
via Delle Cartiere, 24 – Amalfi
Tel.+ 39 089 83 04 561
www.museodellacarta.it info@museodellacarta.it

Sito archeologico industriale:Museo della Carta di Amalfi
Settore industriale: Industria Cartaria
Luogo: Amalfi, Salerno, Campania, Italia
Testo a cura di: Direttore del Museo della carta di Amalfi