XIV Edizione della Settimana della Cultura d’Impresa: L’impresa va in scena

È partita la XIV edizione della Settimana della Cultura d’Impresa promossa da Confindustria: dal 10 al 20 novembre tanti appuntamenti per scoprire insieme la storia dell’impresa italiana.

Anche quest’anno Museimpresa – Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa nata a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria – organizza e promuove sull’intero territorio nazionale un articolato calendario di eventi per leggere, attraverso il patrimonio culturale custodito all’interno dei Musei e Archivi delle imprese, la storia del nostro Paese.

10 Giorni consecutivi con 51 eventi diffusi su territorio nazionale: dagli incontri di approfondimento, ai convegni, visite guidate, mostre, rassegne cinematografiche e – particolarità di quest’anno – anche rappresentazioni teatrali.

Novità della XIV edizione, come evidenziato dal titolo “L’impresa va in scena”, è il teatro e la volontà di avvicinare il mondo dell’industria al mondo teatrale facendo così vivere al pubblico, in modo inusuale attraverso reading e rappresentazioni – la storia delle imprese, dei loro protagonisti e dei loro prodotti. Tanti sono i musei e gli archivi di impresa che hanno colto l’invito con entusiasmo proponendo interessanti e originali eventi.

Tra gli eventi si segnala

Alla scoperta dei Musei Kartell e MUMAC
Sabato 14 novembre, ore 17.30, Museo Kartell e MUMAC – Museo della Macchina per Caffè
Al Museo Kartell potrete partecipare alla visita guidata alla collezione permanente del Museo, dove storia, design e lifestyle si incontrano nella mostra appena rinnovata e arricchita dall’installazione artistica “Fra gli Alberi” di Stefano Arienti. Al MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, lo spettacolo teatrale “Ho misurato la mia vita a cucchiaini di caffè”, della compagnia teatrale “Eco di Fondo”, vi catapulterà in un viaggio alla scoperta della nascita del caffè espresso, attraverso gli sviluppi, le scoperte e i traguardi raggiunti nella sua storia. A seguire un aperitivo a base di caffè

Genius Loci. Luoghi e identità tra Lanificio e Oasi Zegna
Domenica 15 novembre, ore 14.00 Casa Zegna, Trivero (BI)
La mostra fotografica di CasaZegna è un invito a riscoprire con nuovi occhi il territorio apparentemente familiare dell’Oasi Zegna. Foto di Giovanni Caccamo.

Dietro le quinte del cinema industriale
Domenica 15 novembre, ore 17.00, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, Milano
Come nasce un documentario industriale? Qual è la sua funzione e quale è stata nel passato? Con che strumenti linguistici è possibile esprimere la realtà dell’impresa? L’annuale rassegna di Museimpresa svelerà il dietro le quinte di questo particolare genere cinematografico. In collaborazione con Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa LIUC – Università Cattaneo.

Letteratura e industria. La fabbrica, il paesaggio, l’umanità
Lunedì 16 novembre, ore 21.00, Teatro Franco Parenti, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza in collaborazione con il Teatro Franco Parenti. Reading di Rosario Lisma, la cui voce farà da guida tra luoghi, gesti e segni che raccontano la realtà e l’immaginario della parola impresa. Accompagnamento musicale per chitarra classica di Gipo Gurrado.

Bottiglie e Flaconi. Conservazione, catalogazione, valorizzazione
Mercoledì 18 novembre 2015, ore 14.30, Archivio di Stato, Milano
Un seminario di confronto fra tecnici ed esperti per discutere del valore storico e documentario di flaconi e bottiglie, delle principali raccolte museali esistenti in Italia, delle tecniche di conservazione e delle modalità di catalogazione, a partire dalla scheda elaborata dal gruppo di lavoro di Museimpresa, che verrà presentata in anteprima.

“La comunicazione di Musei e Archivi d’Impresa”
Giovedì, 19 novembre 2015, ore 16.30, Università IULM Milano, Aula Seminari, Milano
Presentazione del libro di Domenico Liggeri, Lubrina Editore, 2015. I musei e gli archivi delle imprese come ricetta anticrisi e spinta per la ripresa economica. Uno sguardo approfondito sulla comunicazione del futuro di musei e aziende, dall’impiego di new media e social network al fenomeno dei musei virtuali, esposizioni che esistono soltanto sul web, ad alto tasso tecnologico e spettacolare. Tanti dati, studi, proposte e consigli per le imprese che hanno già musei o archivi e per quelle che stanno pensando di crearne di nuovi.

Grand tour d’impresa. Storie e scoperte made in Italy
Venerdì 20 novembre, ore 20.30, Teatro Arsenale, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Museimpresa in collaborazione Associazione SestoSpazio. Un viaggio nell’immaginazione che porta i musei e gli archivi d’impresa a teatro e li raccontano dando voce a oggetti, documenti, brevetti, sogni nel cassetto e memorabili scoperte del mondo dell’industria italiana.

E ancora tanti altri eventi offerti dalle grandi imprese italiane associate a Museimpresa tra le quali: Sisal, Fondazione Pirelli, Museo Nicolis, Archivio Storico Eni, Fondazione Fila Museum, Officina Rancilo, Archivio Storico Olivetti, Fondazione AEM – Gruppo A2A, Liquirizia Amarelli, Fondazione Dalmine, Collezione Branca, Casa Martini, Museo Piaggio, Museo Salvatore Ferragamo, Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano.

Per il programma completo cliccate qua




La fabbrica Fernet Branca e la Collezione Branca

La Fernet Branca, un’azienda tutta italiana con 170 anni di storia,  racconta di una capacità imprenditoriale fortemente legata alle proprie tradizioni, ma sempre protesa al futuro.

Novare serbando” è il motto dell’azienda che affonda le sue origini nel lontano 1845, quando Bernardino Branca, speziale di professione, con l’aiuto di un medico (tradizione vuole che fosse svedese e di cognome facesse Fernet) mette appunto un preparato per la cura del colera e della malaria.
Ben 27 elementi tra erbe, spezie e radici compongono la bevanda, delle quali però restano segrete le modalità, i tempi e le temperature di estrazione delle essenze; ancora oggi 5 delle 27 spezie vengono pesate e miscelate direttamente da un membro della famiglia Branca, che svolge l’operazione da solo, a porte chiuse. Gli ottimi risultati ottenuti sono la motivazione grazie alla quale cinque anni dopo, nel 1850, viene fondato il primo stabilimento Fernet Branca in Viale di Porta Nuova.

L’attività va a gonfie vele già dagli esordi, questo però costringe a cambiare stabilimento per uno più grande. Nel 1910 la Fernet Branca si trasferisce nella sede di Via Resegone 2 dove tutt’oggi si trova l’intera attività produttiva (eccetto, per motivi di sicurezza, la distillazione dell’alcool), un bene classificabile come archeologia industriale che però continua a svolgere la sua attività di sempre.
La nuova sede della Fernet Branca si presenta così come una piccola città del lavoro: orti, sartoria, falegnameria, infermeria erano alcuni dei servizi a disposizione dei 900 operai presenti in fabbrica.

Oggi con Niccolò Branca siamo alla quinta generazione e,  nonostante il volume produttivo sia rimasto alto, bastano 40 operai e altrettanti addetti alle mansioni contabili e di marketing per portare avanti l’azienda.
La fabbrica di via Resegone 2 è l’unico stabilimento europeo della Branca, da qui escono ogni anno 20 milioni di bottiglie tra i vari prodotti aziendali, esportati in Europa, Africa e America del nord.

Dagli anni ’80 dello scorso secolo la Fernet Branca inizia una politica di acquisizioni, entrano così a far parte del gruppo la Carpano di Torino, produttrice del Vermut Carpano e del Punt e Mes, poi la Grappa Candolini, e quindi nel 2000 arriva l’acquisizione del celebre Caffè Borghetti. Nello stesso anno la Fernet Branca apre il proprio stabilimento in Argentina, coprendo da vicino il mercato sudamericano

La Collezione Branca

La Collezione è un’iniziativa culturale che vuole far conoscere la storia di Branca in Italia e nel mondo, sia per quanto riguarda la tradizione e la cultura degli speziali, che per l’evoluzione imprenditoriale.

Il museo nasce per iniziativa del Presidente Niccolò Branca che ha voluto raccogliere e conservare oggetti, documentazione da collezione, oltre che dotare l’azienda di un luogo per attività culturali ed è uno dei primissimi musei d’impresa in Italia.

La Collezione è allestita nel complesso industriale di Milano e occupa oltre 1000mq. Essa è il frutto di più di 10 anni di lavoro in cui sono stati coinvolti tutti i soggetti attivi dell’Azienda, dalla selezione dei materiali, al restauro degli oggetti, fino all’allestimento finale.

L’aroma del Fernet-Branca pervade il museo e per evidenziare i diversi ambiti produttivi sono stati allestiti una bellissima area “erboristeria”, il laboratorio chimico per la qualità e l’analisi delle erbe, la falegnameria, un ufficio.

Alle pareti si possono ammirare, tra l’altro, alcuni calendari annuali realizzati dal 1886 al 1913 e alcuni dei tanti manifesti promozionali a firma Metlicovitz, Cappiello, Jean d’Ylen, Mauzan, Codognato, che testimoniano l’attenzione di Branca all’immagine d’impresa.

Su alcuni tavoli sono esposte alcune bottiglie di prodotti Branca “vecchie” di oltre 60 anni (tra cui una delle prime prodotte). Nell’area comunicazione si ammirano i bozzetti di alcune campagne pubblicitarie degli anni ’60 – 70’ e si rivedono i famosi Caroselli della televisione.

Ma la vera sorpresa arriva quasi alla fine del percorso museale, è la Botte Madre, la botte più grande d’Europa: 84.000 litri, 6 metri di diametro per 6. Fu costruita nel 1892 all’interno della prima sede poi, nel 1910 smontata, le sue doghe caricate su 40 carri, poi ricostruita in due mesi nell’attuale posizione. In questo gigante di legno invecchia il brandy Stravecchio e dal 1910 non è mai più stata svuotata per intero: ogni ciclo, infatti, viene lasciato un terzo del contenuto e poi rabboccata con il brandy nuovo. In questo modo si ha una specie di “riserva perpetua”, che dà continuità e una certa dose di fascino al prodotto.

Infine, 300 botti per lo Stravecchio e 500 botti per il Fernet, di 25.000 litri di capacità media per ogni botte, fiancheggiano il tunnel sotterrano che conduce all’uscita.

La Collezione Branca raccoglie dunque le testimonianze che portano a conoscere valori e tradizioni della storia Branca, una storia in cui l’azienda è fiera e alla quale ancora oggi si ispira per il futuro.

La Collezione Branca è parte di Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.

Informazioni:

La Collezione Branca è aperta solo per visite guidate su appuntamento/invito
(Lunedì – mercoledì – venerdì – due visite al giorno, alle h. 10.00 e alle h. 15.00)
Via Resegone, 2 -Milano – Tel: 02 8513970 collezione@branca.it

Sito archeologico industriale: Fabbrica Fernet Branca e la Collezione Branca
Settore industriale: Settore Beverage
Luogo: Milano, Lombardia, Italia
Proprietà e Gestione: Fernet Branca www.branca.it
Testo a cura di: Collezione Branca




MUMAC – Il libro che racconta il Museo della Macchina per Caffè di Binasco

MUMAC – Il Museo della Macchina per Caffè è il libro edito da Francesco Mondadori con prefazione di Philippe Daverio che racconta l’omonimo museo di Binasco voluto dal Gruppo Cimbali in occasione dei sui cento anni di attività.

 

Il museo – scrive Philippe Daverio nella sua prefazione – è luogo di documentazione e di formazione, e lo è di tutto ciò che viene reputato degno di queste due formidabili missioni … Gruppo Cimbali, con MUMAC, ha realizzato da questo punto di vista un progetto preciso che ambisce ad essere esemplare.

Il libro ci accompagna lungo un percorso che ha inizio dall’idea della realizzazione del museo, per proseguire con lo studio del progetto, addentrandoci poi nella sua collezione e terminando, infine, nel descrive le diverse attività che lo spazio accoglie al suo interno.

MUMAC – Dal sogno alla realtà

Maurizio Cimbali racconta del suo incontro negli anni Novanta con Enrico Maltoni, studioso e collezionista di macchine per caffè espresso d’epoca e di libri antichi attinenti alla materia (la sua collezione è confluita nel progetto MUMAC), sino alla scintilla che ha portato alla realizzazione del museo per celebrare i cento anni di attività dell’azienda.

Poi la scintilla – racconta Maurizio Cimbali – : al posto dell’evento effimero, sicuramente d’impatto ma destinato ad essere dimenticato nel giro di qualche mese,potevamo pensare a qualcosa che celebrasse il centenario dell’azienda ed al tempo stesso durasse nel tempo. E così l’idea di un museo ha cominciato a farsi più concreta.

MUMAC – Il Progetto MUMAC

Architettura e design al servizio della cultura del Caffè.
Il MUMAC si presenta come uno dei più interessanti esempi di architettura museale contemporanea. L’esterno è caratterizzato da forme sinuose – in contrasto con la conformazione dello spazio interno dai tagli decisi -che, sapientemente illuminate, accompagnano il visitatore lungo un percorso di suggestioni e rimandi futuristici. Difficile credere che prima di allora l’edificio fosse un magazzino di ricambi dell’azienda. Curato in ogni suo aspetto, dal giardino esterno agli ambienti interni fortemente evocativi, il progetto MUMAC rappresenta in pieno le caratteristiche del Gruppo Cimbali: passione, tradizione ed avanguardia.

MUMAC – La Collezione

La collezione del MUMAC è la più grande al mondo dedicata alle macchine per caffè professionali.
Nasce dall’incontro della storia della famiglia Cimbali con Enrico Maltoni, appassionato collezionista di macchine per caffè. Oggi la collezione vanta di oltre 200 pezzi, oltre a numerosissimi libri, gadget, documenti storici, poster, brevetti, articoli, giornali e riviste.
All’interno del libro la storia della collezione, un percorso che parte dal 1906 sino ai giorni nostri, passando attraverso prestigiosi nomi del design quali i Fratelli Castiglioni, Sottsass, Giugiaro, Ponti, Munari.

MUMAC – Le anime del MUMAC

Il Mumac non è solo contenitore di una delle più esclusive collezioni di oggetti industriali, ma anche spazio per Eventi, una Academy per la diffusione della cultura del caffè, formazione e ricerca, ed un luogo per l’attività Educational indirizzata alle scuole. All’interno del libro un approfondimento su ognuna delle anime del MUMAC che si rivela così non un luogo statico nel quale conservare oggetti, ma uno spazio dinamico nel quale generare conoscenza e cultura d’impresa.

Il libro MUMAC è corredato da un apparato iconografico assolutamente unico composto da splendide fotografie del luogo e della collezione, immagini storiche, disegni di progetti.

Il libro MUMAC è bilingue: italiano ed inglese per dare a tutti la possibilità discoprire questo piccolo grande gioiello del Made in Italy.

Il libro MUMAC è già disponibile in libreria o online

Leggi anche Il MUMAC : Museo della Macchina per Caffè in Lombardia

Titolo: MUMAC – Museo della Macchina per Caffè
Curatore Editoriale: Stefano Bagiotti
Casa Editrice: Francesco Mondadori www.moremondadori.com
ISBN:978-88-97702-24-5
Lingua: Edizione Bilingue. Italiano Inglese




Il MUMAC : Museo della Macchina per Caffè in Lombardia

Il MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, realizzato dal Gruppo Cimbali per festeggiare i cento anni di attività,  raccoglie la più prestigiosa collezione di macchine per caffè espresso al mondo.

Inaugurato nel 2012 nella sede dell’azienda a Binasco, in provincia di Milano, in quello che originariamente era uno dei magazzini di ricambi, il MUMAC  si pone l’obiettivo di contribuire a tutelare il patrimonio italiano rappresentato da questo settore.

Il progetto del MUMAC,  spazio polifunzionale – esposizione permanente, location per eventi e meeting, Academy per la diffusione della cultura del caffè – che si estende per una superficie di quasi 2.000 mq, è firmato dall’architetto Paolo Balzanelli e dall’ingegnere Valerio Cometti, che ne hanno curato tutti gli aspetti, dalla definizione del logo alla progettazione degli spazi, dall’allestimento agli arredi. Il progetto
ha ricevuto il riconoscimento della rivista cinese JTART, tra le più autorevoli nel settore design/architettura, che lo ha inserito nei 100 edifici più belli del mondo.

L’allestimento, fortemente evocativo grazie anche all’utilizzo di selezionate immagini storiche, accompagna il visitatore in un viaggio nel tempo alla scoperta delle lucenti macchine per caffè espresso. Cuore del percorso espositivo, concepito come sorpresa  al centro del labirinto, sospeso tra pareti dal colore rosso, l’esploso dell’ammiraglia di casa Cimbali: la M1000, che svela la tecnologia all’interno di una macchina per caffè.

La collezione permanente del MUMAC, aperta al pubblico,è in grado di offrire tutte le informazioni e gli approfondimenti sulla storia, la cultura e il design della macchina per caffè espresso. La raccolta rappresenta e tutela il patrimonio italiano di questo settore, raccontando, attraverso le macchine e i supporti multimediali presenti, gli ultimi cento anni di made in Italy.

Il MUMAC è associato a Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.

La Collezione delle macchine per caffè espresso del MUMAC

Il racconto parte dai primi anni del novecento, con un ambiente tipico dei caffè Liberty e del ventennio, attraversa gli anni del boom economico italiano e la nascita di un nuovo modo di vivere rappresentato dalla vita nei bar, sino al fiorire del design e alla sua esplosione con i grandi designer degli anni sessanta e settanta. Meritano di essere ricordati i Fratelli Castiglioni, Sottsass, Giugiaro, Ponti.
La storia continua con la metamorfosi internazionale vissuta negli anni ottanta e novanta sino ad arrivare nel nuovo millennio con i pezzi più innovativi ad alta tecnologia.

Composto da oltre 200 macchine espresso da bar, il MUMAC raccoglie la Collezione Enrico Maltoni –  studioso e collezionista di macchine per caffè espresso d’epoca e di libri antichi attinenti alla materia (circa 150 pezzi, 500 volumi dal 1592 e oggetti vari legati legati ai grandi marchi storici d’Italia) e Cimbali (circa 50 pezzi). Si tratta complessivamente della collezione più completa e meglio conservata a livello internazionale e raccoglie i marchi di case costruttrici ancora presenti sul mercato dopo molti anni come La Pavoni, La Victoria Arduino, Bezzera, La San Marco, LaCimbali, Rancilio, La Marzocco, La Carimali, Gaggia, Faema, Nuova Simonelli, La Spaziale. Accanto alle macchine, il museo è arricchito da un archivio storico di oltre 15.000 documenti selezionati e catalogati che saranno fruibili a un pubblico di ricercatori, studenti e semplici appassionati.

Il Gruppo Cimbali

Fondata nel 1912, anno nel quale Giuseppe Cimbali apre un negozio per la lavorazione del rame nel centro di Milano,  l’attività si espande all’inizio degli anni ’30 a seguito dell’acquisizione di un cliente, la S.I.T.I., specializzata nella produzione di macchine per caffè espresso, nasce così la Ditta Giuseppe Cimbali. Il grande successo viene raggiunto nel 1950 quando anche Cimbali, ormai diventata nota come “La Cimbali”, adotta la tecnologia a leva che consente l’erogazione di un espresso con la crema. A metà degli anni ’90 La Cimbali acquisisce la storica concorrente FAEMA, dando vita a Gruppo Cimbali, una realtà che ad oggi vanta anche la presenza dei brand Casadio ed Hemerson.

Oggi il Gruppo Cimbali, oltre la sede principale di Binasco (Milano) conta quattro siti (di cui tre produttivi), tutti situati in Lombardia, per un’area totale di 85.000 mq, dei quali 46.000 coperti. I dipendenti sono più di 650 e il 30% opera all’estero, il brand è presente infatti in oltre 100 Paesi dove la distribuzione è affidata a 700 distributori diretti e alle filiali. L’azienda è solida e in costante crescita, come testimonia il fatturato in costante aumento.

Gruppo Cimbali rappresenta una di quelle grandi realtà tutte italiane che del proprio passato ha fatto la sua arma vincente per affrontare il futuro.

Per informazioni:
MUMAC  Via P. Neruda, 2, 20082 Binasco MI – Tel: 02 9004 9362
www.mumac.it

Leggi anche MUMAC – Il libro che racconta il Museo della Macchina per Caffè di Binasco

Sito archeologico industriale:MUMAC : Museo della Macchina per Caffè
Settore industriale: Industria Macchine per caffè
Luogo: Binasco, Milano, Lombardia, Italia
Proprietà e Gestione: Gruppo Cimbali www.cimbali.it
Testo a cura di:Ufficio Stampa Gruppo Cimbali




La Fabbrica di liquirizia Amarelli in Calabria

La Fabbrica di liquirizia Amarelli a Rossano, in Calabria, un esempio unico di impresa familiare che ha saputo coniugare tradizione ed innovazione, rappresenta una testimonianza preziosa di archeologia industriale.

 

La pianta della liquirizia, conosciuta ed impiegata da circa 35 secoli, è presente in molti paesi, ma – secondo quanto autorevolmente afferma l’Enciclopedia Britannica – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”.

La famiglia dei Baroni Amarelli è legata alla produzione della liquirizia sin dal 1500.
Nel 1731, secondo la tradizione, viene fondato l’attuale “concio”, manifattura di esclusiva proprietà familiare, alla cui attività fu dato particolare impulso nel 1800 con il miglioramento dei trasporti marittimi e con i privilegi e le agevolazioni fiscali concesse dai Borbone a queste industrie tipiche.

Intorno al 1840 abbiamo testimonianza della vasta attività di Domenico – allargata fino alla capitale, Napoli – e di quella dei suoi discendenti, per giungere a Nicola che nel 1907 (come descritto nella Rivista Agraria dell’Università di Napoli) ammodernò la lavorazione con due caldaie a vapore destinate, rispettivamente, a preparare la pasta di radice e ad estrarne il succo, mentre una pompa a motore da 200 atmosfere metteva in azione i torchi idraulici per comprimere di nuovo la pasta e ricavarne altro liquido.

L’azienda Amarelli ha ancor oggi la propria sede in un’antichissima dimora di famiglia, edificio risalente al 1400 almeno per quanto riguarda l’impianto basilare, mentre l’attuale facciata è del 1600 (esclusa un’ala ricostruita duecento anno or sono dopo un incendio). La costruzione, che fa parte dell’Associazione delle Dimore Storiche Italiane, presenta l’aspetto di una struttura di difesa di impronta feudale, con un’imponente corpo di fabbrica al centro di un agglomerato abitativo, costituito dalle case di coloro che operavano nell’azienda.

Il complesso, nella sua interezza, è, purtroppo poco visibile perché la superstrada ha tagliato in due, con un devastante intervento, questo bell’esempio di organizzazione difensivo-lavorativa, ma la mole del palazzo conserva tuttora il suo fascino.

In questo edificio sono alloggiati la Direzione, il Tourist Office, uno shop e il Museum Café; in un’altra ala della stessa struttura è ospitato il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”, mentre gli uffici amministrativi sono ubicati in un’antica costruzione di recente elegantemente restaurata.

Di fronte, accanto ai capannoni del reparto produzione, svetta la ciminiera della caldaia, museo di se stessa, che porta la data del 1907 e che fu considerata, all’epoca, un impianto modernissimo. Ancora funzionante, anche se non più attiva, veniva alimentata con la sansa, residuo della lavorazione delle olive dopo averne estratto l’olio.

Nei capannoni dove si lavora la liquirizia troviamo ancora una grande macina di pietra del 1700, ovviamente non più utilizzata, che serviva per schiacciare i rami di liquirizia. Qui la lavorazione non è dissimile da quella mirabilmente descritta e illustrata dai grandi viaggiatori del diciottesimo secolo, fra cui l’Abate di Saint-Non, ma ogni processo è adeguato in base alle più esigenti prescrizioni in tema di igiene e sicurezza sul lavoro, tuttavia c’è ancora un “mastro liquiriziaio” che controlla l’esatto punto di solidificazione del prodotto.

Nel centro storico della Rossano antica, vi è, infine, un Palazzo Amarelli risalente alla prima metà dell’Ottocento, dove erano ubicati altri Uffici Amministrativi dell’Azienda, mentre attualmente, al piano terra sul Corso Garibaldi, ci sono ancora le vetrine di un vecchio punto vendita della liquirizia Amarelli allestito con i medesimi arredi di un tempo.

Oggi, la gamma dei prodotti “Amarelli” comprende tutto quanto si può ricavare dalle radici di liquirizia: dal semplice bastoncino di legno grezzo ai prodotti più fantasiosi come il liquore, la birra, la grappa, il cioccolato, i biscotti e altro ancora. Con la sua produzione la Amarelli è presente in tutti i mercati nazionali, in Europa, nell’America del Nord ed in quella meridionale, in Oriente ed in Australia.

Archeologia Industriale: Il Museo della liquirizia Giorgio Amarelli e l’Archivio Amarelli

Il 21 luglio 2001 si è inaugurato il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”. La famiglia Amarelli ne ha voluto fortemente la realizzazione nel desiderio di presentare al pubblico una singolare esperienza imprenditoriale, nonché la storia di un prodotto unico del territorio calabrese: in mostra preziosi cimeli di famiglia, utensili agricoli, una collezione di abiti antichi da donna, uomo e bambino a testimoniare l’origine familiare dell’azienda e, infine, macchine per la lavorazione della liquirizia, documenti d’archivio, libri e grafica d’epoca.

Il 26 novembre 2011 viene inaugurata una nuova sala del Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”, la galleria della modernità e del presente. Fra antichi tralicci e guidati dalla fascinosa luce di alcune lampade Edison si dipana la storia dell’introduzione dell’energia trasportata e della rivoluzionaria trasformazione avvenuta nell’organizzazione delle imprese e, nello specifico, nel “Concio” Amarelli. Internazionalizzazione, creazione di nuovi prodotti dove la liquirizia si declina con gusto e fantasia, apertura all’alta ristorazione e confezioni rispettose dell’ambiente che riproducono antiche immagini sono in mostra attraverso il filo conduttore dell’elettricità e dell’elettronica con la proiezione verso un futuro sempre più sofisticato e tecnologico.

Con decreto del Ministero per i Beni e le attività Culturali del 20 dicembre 2012 l’Archivio Amarelli è stato dichiarato d’interesse storico particolarmente importante. L’Archivio è conservato presso il Museo della Liquirizia e raccoglie documenti della famiglia e dell’impresa dal 1445 ad oggi.

Il Museo della liquirizia Giorgio Amarelli fa parte dell’Associazione Museimpresa.

Premi e riconoscimenti per la Fabbrica di liquirizia Amarelli

Le liquirizie Amarelli hanno ricevuto, fin dal secolo scorso, una diversi riconoscimenti e premi, tra i quali:

Nel 1987 l’Azienda ha ottenuto la medaglia d’oro della Società Chimica Italiana, per aver saputo coniugare la più avanzata tecnologia con il rispetto della tradizione tipica artigianale.

Nel 1996 l’Azienda è stata cooptata nell’Associazione internazionale “Les Hénokiens”, con sede a Parigi.
Per essere chiamati a far parte di questa associazione è necessario che le Aziende rispondano, contemporaneamente, a tre criteri indispensabili per l’ammissione:

1. antichità, rappresentata da almeno duecento anni di vita aziendale e comprovata da documenti scritti originali;
2. rapporto di filiazione, ovvero che vi sia una discendenza diretta degli attuali proprietari rispetto al fondatore;
3. dinamismo e buon andamento finanziario, nonché le prove di essere un attore del tessuto economico del proprio paese e del proprio mercato.

Il 17 novembre 2001 la Amarelli, ha ricevuto a Venezia il Premio Guggenheim – Premio Speciale Il Sole 24 Ore – assegnato alla migliore azienda debuttante.

Nell’Aprile 2004 le Poste Italiane hanno dedicato un francobollo al “Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli” appartenente alla serie tematica “Il Patrimonio Artistico e Culturale Italiano”, emesso in 3.500.000 esemplari.

Nel 2008 l’azienda riceve il premio Leonardo Qualità Italiana e viene chiamata a far parte del Comitato Leonardo, Italian Quality Committee.

Nel 2012 nasce l’Unione Imprese Storiche Italiane, la Amarelli viene invitata ad essere socio fondatore e la vicepresidenza viene affidata a Pina Amarelli la quale, inoltre, ricopre l’incarico di Presidente del Distretto dell’Italia Meridionale.

 

Info:
Museo della Liquirizia Amarelli
SS 106 – Contrada Amarelli 87067 Rossano (CS) Italy
Tel 0983 511 219 www.museodellaliquirizia.it / www.amarelli.it / info@museodellaliquirizia.it
Tutti i giorni è possibile visitare il Museo e di mattina, dal lunedì al venerdì, si può seguire anche il ciclo produttivo dalla radice alla liquirizia.
Le visite, gratuite, sono guidate e vanno prenotate.

 

Sito archeologico industriale: La Fabbrica di Liquirizia Amarelli
Settore industriale: Settore alimentare
Luogo: Rossano – Cosenza -Calabria
Proprietà/gestione: Famiglia Amarelli
Testo a cura di:Museo della Liquirizia Amarelli




La ex-Fabbrica, l’Archivio Storico e Museo Birra Peroni a Roma

La ex-Fabbrica della Birra Peroni, oggi parte del nostro patrimonio archeologico industriale, e l’Archivio Storico e Museo Birra Peroni a Roma raccontano la storia di un marchio che ha contribuito fortemente allo sviluppo del settore birraio italiano.

La ex-Fabbrica della Birra Peroni, oggi sede del MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma)

La Ditta Francesco Peroni, nata a Vigevano nel 1846, avviò nel 1864 una seconda fabbrica di birra a Roma, futura Capitale d’Italia. A seguito della fusione della Ditta Francesco Peroni con la Società Romana per la fabbricazione del ghiaccio e della neve artificiale, avvenuta nel 1901, la sede societaria fu trasferita nei pressi di Porta Pia, dove ancora ai nostri giorni sono visibili i diversi corpi di fabbrica.

Il Lotto A: Nella sua prima configurazione – e fino al 1907 – l’attività produttiva era concentrata nel lotto compreso tra piazza Alessandria, via Mantova e via Bergamo (lotto “A”), dove si trovavano gli impianti di fabbricazione della birra, del ghiaccio e le celle frigorifere. Affacciato su piazza Alessandria, uno châlet-birreria di legno in stile Liberty, con giardino esterno, fu costruito nel 1902 per il consumo di birra in loco. Una prima sostanziale modifica allo stabilimento industriale fu apportata nel 1908 con la costruzione del Sudhaus (sala di cottura) in angolo con via Bergamo, progettato da Gustavo Giovannoni e ancora esistente.

La Ristrutturazione del 1912: Nel 1912 una profonda ristrutturazione dello stabilimento condusse tra l’altro allo smantellamento dello châlet e delle celle frigorifere, alla costruzione di “quartierini operai” nelle vie Brescia, Nizza e Bosi e all’estensione dello stabilimento ai lotti “B” e “C”, già di proprietà dell’azienda.

Il Lotto B: Nel lotto “B”, compreso tra le vie Mantova e Alessandria, si costruirono un reparto per il servizio del mercato fuori Roma e una nuova fabbrica di ghiaccio, sempre su progetto di Gustavo Giovannoni, con facciata su via Alessandria.

Il Lotto C: Nel lotto “C”, compreso tra le vie Reggio Emilia, Nizza e Cagliari furono edificate le scuderie e la rimessa dei carri per il servizio cittadino. Era il lotto destinato ai servizi di supporto alla produzione di birra e ghiaccio. Il fronte su via Reggio Emilia fu progettato da Gustavo Giovannoni nel 1912. Il fronte su via Cagliari e quello in angolo con via Nizza furono aggiunti tra il 1920 e il 1922, su progetto dell’architetto Alfredo Palopoli, in concomitanza con la costruzione di una nuova, ed ultima, fabbrica di ghiaccio, i cui impianti furono definitivamente smantellati all’inizio degli anni Sessanta.

La Fabbrica della Birra Peroni oggi: La configurazione dell’opificio della Birra Peroni rimase poi invariata fino alla sua dismissione, avvenuta nel 1971. La convenzione stipulata con il Comune di Roma del 1983 e la successiva riabilitazione dell’ex edificio industriale è storia recente, di cui fanno parte la destinazione del lotto “C” a sede della Galleria Comunale di arte moderna e contemporanea inaugurata nel 1999 (oggi MACRO) e il restauro dei lotti “A” e “B”, ora destinati ad uffici, negozi ed abitazioni private. Il l’Archivio e il Museo Birra Peroni ha trovato invece collocazione presso l’attuale stabilimento Birra Peroni di Roma in via Renato Birolli.

 

L’Archivio Storico e Museo Birra Peroni

Il progetto di recupero della memoria storica aziendale, intrapreso dalla Società Birra Peroni in occasione del centocinquantesimo anno di vita (1996) e proseguito negli anni successivi, ha conseguito 3 obiettivi principali:
• la redazione di una approfondita monografia storica aziendale,
• l’apertura al pubblico dell’Archivio Storico, dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio nel 1996 e la pubblicazione del suo inventario nel 2001,
• la realizzazione di un museo aziendale, che ha aperto i battenti nel 2001.
Pioniera del settore, Birra Peroni è socio fondatore dell’Associazione Museimpresa, l’Associazione degli archivi e dei musei d’impresa italiani, nata nel 2001, su iniziativa di Assolombarda e e aderisce al Portale degli Archivi d’Impresa, promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il Museo Birra Peroni

La struttura museale si trova – insieme a quella dell’Archivio Storico, per un totale di 500 mq – all’interno dell’attuale Stabilimento Birra Peroni di Roma, situato in area industriale Tor Sapienza.

Nel Museo Birra Peroni sono rappresentate la storia e l’attualità della Società e del suo prodotto, attraverso oggetti, immagini, documenti originali e filmati d’epoca, che mettono in luce gli infiniti nessi con la storia del costume e della società italiani. Le tre sezioni di cui si compone il museo corrispondono ai tre punti chiave del successo Peroni nel tempo: la storia industriale nella sua dimensione interna e nei rapporti con le comunità locali; la storia del prodotto e del suo consumo nel mercato italiano; l’efficace comunicazione pubblicitaria dai primi del ‘900 all’invenzione della bionda Peroni nelle sue infinite declinazioni.

La I Sezione, Fabbriche, lavoro e territorio – la Birra Peroni nel XX secolo, è dedicata alle scelte strategiche ed industriali che hanno reso Birra Peroni prima azienda del settore sin dall’inizio del Novecento. Utensili ed impianti provenienti dagli uffici e dai reparti di fabbrica dismessi testimoniano la dimensione interna e l’evoluzione delle professioni e dell’organizzazione del lavoro.

La II Sezione, dedicata alla storia della distribuzione commerciale, ripercorre attraverso immagini e oggettistica l’evoluzione del consumo, del packaging e del materiale promozionale fornito ai punti vendita per accompagnare il consumo di birra sin dalla fine dell’Ottocento. Molti gli agganci alla storia del costume, del tempo libero e dell’alimentazione nei suoi aspetti antropologici ed economico-sociali, dagli anni della Belle Époque ai primi passi della società dei consumi di massa.

Nella III sezione la storia della comunicazione pubblicitaria offre uno spaccato di un altro importante capitolo di storia italiana: attraverso i motti ingenui ed efficaci delle campagne stampa dagli anni Venti e Trenta, si giunge alla rappresentazione femminile della bionda Peroni dagli anni Sessanta al 2003, fino ai filmati delle ultime campagne per TV e cinema di Peroni e Nastro Azzurro.

L’Archivio Storico Birra Peroni

L’Archivio Birra Peroni, vincolato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 1996, è aperto al pubblico dalla fine degli anni Novanta. La documentazione conservata è inventariata analiticamente su supporto informatico ed è consultabile in Azienda per documentati motivi di studio e di ricerca.

Le carte aziendali corrispondono alla documentazione cartacea prodotta dall’azienda Birra Peroni tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento: scritture sociali, libri contabili, registri del personale, corrispondenze, documentazione relativa all’amministrazione del personale e alla attività produttiva e commerciale della sede centrale di Roma, degli stabilimenti di Bari, Napoli, Livorno e Padova e delle società acquisite (Birra d’Abbruzzo, Birra Paszkowski-Wührer, Birrerie Meridionali, Costruzioni Meccaniche Meridionali). Un nucleo ulteriore di documentazione copre i decenni dal 1960 circa ad oggi, per un totale di 500 metri lineari.

Oltre alla documentazione cartacea, la storia dell’Azienda è raccontata da video (oltre 1400 pellicole depositate presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea), fotografie (circa 10.000 immagini, che coprono l’arco cronologico 1880 circa – oggi); varie tipologie oggettuali come confezioni e materiali per il punto vendita; filmati; macchinari ed attrezzi. Una biblioteca di oltre 1.000 testi inerenti l’argomento birrario, gli archivi e le storie d’impresa completa l’offerta culturale dell’Archivio Storico Birra Peroni.

Info
Archivio Storico e Museo Birra Peroni Via Renato Birolli, 8 – 00155 Roma Tel.   0622544.1
Email: museo@peroni.it Visita nei giorni feriali su appuntamento Ingresso gratuito

 

Sito archeologico industriale: Fabbrica della Birra Peroni e l’Archivio Storico e Museo Birra Peroni
Settore industriale: Settore birraio
Luogo: Roma – Lazio
Proprietà/gestione: Birra Peroni s.r.l www.birraperoni.it Comune di Roma www.comune.roma.it
Testo a cura di: Archivio Storico e Museo Birra Peroni

Archeologia Industriale