Chi va al mulino… Acque mulini e mugnai delle valli piemontesi – Il libro

Chi va al mulino… Acque mulini e mugnai delle valli piemontesi è il libro di Emanuela Genre edito da Neos Edizioni che racconta degli affascinanti mulini in Piemonte.

I mulini ad acqua, si sa, hanno un fascino del tutto particolare, hanno colpito la fantasia di scrittori e pittori e ancora oggi il loro potere di suggestione non è diminuito. Queste pagine, prendendo in esame un nutrito numero di mulini delle valli piemontesi, va oltre gli stereotipi e il mito un po’ romantico che ha connotato l’idea di queste strutture. Se ne vuole invece far conoscere il meccanismo di funzionamento e il piccolo universo che un tempo ruotava loro intorno: la relazione con la rete idrica del territorio, le figure dei mugnai, le normative che li regolavano e la loro importanza sociale, la loro sorte al giorno d’oggi.

 

Nel Pinerolese, sia nella zona pedemontana sia in quella di media montagna, sono tuttora visibili e visitabili numerosi mulini da cereali che hanno alle spalle una storia plurisecolare. In alta Val Pellice, ad esempio, il Comune di Bobbio Pellice possiede un mulino che, situato nel centro abitato a ridosso della cosiddetta “diga Cromwell”, presenta ancora la grande ruota verticale messa in movimento dall’acqua. Tale edificio vanta testimonianze che risalgono al primo decennio del XVIII secolo, quando già esso apparteneva alla comunità ed era da questa dato in affitto ad un mugnaio per un periodo di tre o nove anni. Nel corso dei secoli il mulino è stato oggetto di numerosi restauri, tentativi di miglioramento alle sue strutture ed ha attraversato periodi di maggiore o minore fortuna, ma intorno alla metà del XX secolo ha cessato la sua attività in modo definitivo. Nei primi anni duemila, per fortuna, il Comune ha ottenuto due finanziamenti con cui ha restaurato l’edificio, che è ora aperto al pubblico in alcune domeniche dell’anno; i visitatori hanno in tal modo la possibilità di vedere la ruota in movimento e tutti i macchinari in azione.

Accanto ad esempi di edifici simili convertiti a musei, sono poi ancora presenti alcuni mulini che continuano a macinare cereali, come accade al Mulino della Bernardina di Giaveno. Si tratta in questo caso di un edificio adibito in parte ad abitazione ed in parte a mulino, quest’ultimo funzionante grazie al canale che scorre alle sue spalle e che mette in moto una ruota verticale. Di certo, la produzione di farina rappresenta ormai un’attività marginale e piuttosto di nicchia, ma è comunque interessante verificare come modalità di produzione risalenti ai secoli scorsi riescano a sopravvivere ancora ai giorni nostri.

 

Chi va al mulino… Acque mulini e mugnai delle valli piemontesi è un’opera affascinante che tratta il tema con la consapevolezza che il mondo di cui facevano parte i mulini così come era è passato, ma può ancora costituire motivo di interesse, offrendo tanti aneddoti, curiosità, suggestioni; può offrire anche spunti di riflessione a una nuova generazione di operatori e consumatori che vuole riavvicinarsi con un approccio attuale alla tradizione molitoria della nostra terra.

Titolo:Chi va al mulino… Acque mulini e mugnai delle valli piemontesi
Autore: Emanuela Genre
Casa Editrice: Neos edizioni http://www.neosedizioni.it/
ISBN:9788866082477
Lingua: italiano




Enel, Futur-e: tre ipotesi di recupero per l’ex miniera di Santa Barbara in Toscana

Nuova vita per la ex miniera di Santa Barbara di Enel. Sulla base del modello Futur-e si formulano tre ipotesi di riconversione del sito minerario toscano, parte del nostro patrimonio industriale.


 
Da martedì 10 ottobre, fino a venerdì 13 ottobre, circa 60 studenti internazionali di architettura e urbanistica del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Firenze del IV e V anno lavoreranno presso l’Incubatore di Impresa di Cavriglia, elaborando gli scenari individuati per il futuro dell’ex area mineraria Enel di Santa Barbara (Arezzo) sulla base dei risultati del workshop organizzato a Cavriglia il 25 settembre con rappresentanti delle istituzioni, esperti ed imprenditori locali.

Prosegue così la procedura basata sul modello Futur-e.
Futur-e è il programma lanciato dall’azienda per riqualificare i siti di 23 centrali termoelettriche che hanno concluso il loro ruolo nel sistema energetico o stanno per farlo: attraverso soluzioni sostenibili e innovative, le dismissioni degli impianti diventano nuove opportunità per i territori che le ospitano.

Questa attività di studio e confronto per il recupero e la riqualificazione dell’area si va ad integrare ai progetti già esistenti. Infatti, mentre l’omonima centrale, convertita dal 2006 in un impianto a ciclo combinato, rimane attiva, la miniera di Santa Barbara, non più utilizzata dal 1994, è già al centro di un progetto di recupero e riqualificazione, uno dei piani di riassetto ambientali più importanti d’Italia grazie alla collaborazione tra Regione Toscana, Comuni ed azienda.

 

 

Futur-e, ex miniera di Santa Barbara Enel: tre ipotesi di riqualificazione

Tre le ipotesi di sviluppo per la riqualificazione dell’ex area mineraria di Santa Barbara che sono state tratteggiate durante i workshop: parco cicloturistico; parco agricolo e artistico; ricerca nel campo della geologia e attività produttive innovative. A valle di un sopralluogo dell’area ed una visita di alcuni siti cardine del territorio circostante, gli studenti opereranno in gruppi, ognuno dei quali svilupperà un masterplan relativo ad uno dei tre scenari ipotizzati.

I risultati dei lavori verranno presentati al termine della tre giorni e sviluppati successivamente dagli studenti durante il semestre, nei corsi di “Planning in Historical Context Studio” della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Mantova tenuto dai proff. Alessandro Balducci e Chiara Geroldi con la collaborazione di Andrea Castellani, Francesco Galli e Alexanda Mary Haddad e nel corso di “Politiche urbane e territoriali”, della Scuola di Architettura dell’Università di Firenze, Polo Territoriale di Empoli, tenuto dalla prof.ssa Camilla Perrone con la collaborazione di Maddalena Rossi e Flavia Giallorenzo. I lavori degli studenti, ad uno stadio più elaborato, verranno successivamente presentati in una mostra pubblica a Cavriglia nel mese di dicembre, utile per ottenere osservazioni e commenti dalle istituzioni locali e dai cittadini.”

“Abbiamo sempre creduto che l’area ex mineraria continui a rappresentare una risorsa per il Comune di Cavriglia e per l’intero territorio – commenta il Sindaco di Cavriglia, Leonardo Degl’Innocenti o Sanni – e adesso ci apprestiamo ad accogliere tanti giovani ricercatori che, con il loro entusiasmo e le loro competenze, saranno sicuramente in grado di dar seguito al lavoro del workshop dello scorso 25 settembre. Per la nostra Amministrazione il progetto Futur-e promosso da Enel rappresenta infatti un’opportunità unica per integrare i progetti di riassetto del territorio divenuti necessari in un’area che, prima dell’esaurimento del bacino lignitifero risalente a oltre 20 anni fa, per decenni è stata il cuore pulsante dell’economia valdarnese”.




Malnisio Science Festival – Il primo festival friulano dedicato alla scienza

Il 6 e 7 ottobre 2017, presso la centrale idroelettrica Antonio Pitter di Malnisio a Montereale Valcellina (Pordenone), si terrà il Malnisio  Science Festival, Il primo festival friulano dedicato alla scienza.

Due giorni dedicati alla divulgazione scientifica per sviluppare lo spirito critico, imparare a difendersi dalle false notizie e scoprire le opportunità che scienza e tecnologia offrono allo sviluppo economico.

27 conferenze, 26 relatori, 2 lectiones magistrales, 4 laboratori, 3 punti esperienziali e 2 escursioni guidate: sono i numeri della prima edizione del Malnisio Science Festival.

Il Malnisio Science Festival porterà nella storica centrale idroelettrica “Antonio Pitter” di Malnisio esperti di fama mondiale, ricercatori, docenti universitari, ma anche imprenditori: ognuno di loro avrà a disposizione 45 minuti di tempo per parlare di scienza, in modo semplice e diretto.

Il Malnisio Science Festival è il primo festival friulano dedicato alla scienza, aperto a tutti, gratuito, cui si può accedere semplicemente iscrivendosi su www.malnisiosciencefestival.com.

Malnisio Science Festival: un festival di divulgazione scientifica aperto a tutti

«Il Malnisio Science Festival non è un evento dedicato agli “addetti ai lavori“, ma una finestra di 48 ore sul futuro di tutti noi» – spiegano Eleonora Gobbato e Andrea Paroni, assessore al commercio e consigliere del Comune di Montereale Valcellina, ente organizzatore dell’evento – «è un festival di divulgazione scientifica in cui tutti, giovani e meno giovani, possono entrare in contatto con la scienza, sia in senso stretto sia in senso lato».

È ambizioso quanto imprescindibile stimolare la curiosità dei giovani nei confronti delle discipline scientifiche e infondere una conoscenza critica nella popolazione per difendersi dalle truffe, in particolar modo in un mondo popolato da fake news.

Non a caso, l’apertura dell’evento è affidata a Massimo Polidoro: scrittore, giornalista, divulgatore scientifico e segretario nazionale del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Polidoro sarà protagonista della cerimonia inaugurale, con un intervento dal titolo “Indagare i misteri con la lente della scienza”: si potrà ascoltare alle 20.30 di venerdì 6 ottobre, nell’auditorium della Centrale.

Altro ospite di spicco è Piergiorgio Odifreddi, matematico e scrittore (premio Galileo per la divulgazione scientifica nel 2011), che presenterà il suo libro “Dalla terra alle lune”. Il seminario di Odifreddi si terrà sabato 7 ottobre dalle 18.30 alle 20.00, sempre nell’auditorium.

“Su ciò che non si può parlare, si deve tacere. Wittgenstein e i vaccini, tra logica e (im)potenza” è il titolo dell’incontro su un tema caldissimo di questi tempi: i vaccini. Ne parlerà Lucio Bomben, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Azienda per l’assistenza sanitaria n.5 del Friuli occidentale (sabato, ore 17.45, auditorium).

Quattro differenti sessioni saranno tenute da ricercatori del CRO di Aviano, in collaborazione con AIRC, Associazione italiana per la ricerca sul cancro: il dottor Paolo De Paoli, direttore scientifico del Centro di riferimento oncologico, proporrà l’incontro dal titolo “La ricerca che cura i tumori”; il dottor Gustavo Baldassarre interverrà su “Il carcinoma ovarico: un paradigma di ricerca traslazionale”; la dottoressa Valentina Damiano racconterà il “mestiere” del ricercatore con il suo “Diario di una giovane ricercatrice”; il dottor Diego Serraino si occuperà di “Tumori e trapianto di organo solido: pro e contro della terapia immunosoppressiva”.

Saranno due, invece, gli interventi di Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza e Medical Humanities nell’Università di Ferrara e ricercatore nell’ambito del decision-making pubblico e individuale: sabato, alle 14.45, nell’auditorium, parlerà di etica della ricerca biomedica e della pratica clinica; alle 17, lo stesso giorno, presenterà il suo libro “Consulenza etica e decision-making clinico. Per comprendere e agire in epoca di medicina personalizzata”.

Delle opportunità che la scienza può offrire all’impresa parlerà Franco Scolari, direttore del Polo Tecnologico di Pordenone, ente istituzionale per il supporto alle start up e all’innovazione: “Lavori del futuro: chi avrà successo e chi soccomberà” è il titolo del suo seminario.

«Al Malnisio Science Festival parleremo anche d’intelligenza artificiale, dei suoi benefici ma anche dei rischi – raccontano Paroni e Gobbato – Parleremo di energia, di cibo e di cambiamenti climatici. E ancora: dei comportamenti animali; di cosa significa essere una giovane ricercatrice in Italia; di astronomia; di come l’informatica aiuta l’ingegneria e di come si comunica la scienza, perché il Festival che pensiamo sarà il luogo ideale per aumentare le proprie conoscenze – aggiungono – per lasciarsi affascinare dalle nuove scoperte, per incuriosirsi e per toccare con mano le tecnologie che migliorano la nostra vita».

Al Malnisio Science Festival si potranno scoprire da vicino anche i processi che influenzano le nostre vite in modo, per noi, spesso inconsapevole: si scoprirà cosa nascondono il mentalismo e il paranormale, e cosa scatena l’effimera illusione delle vincite al gioco d’azzardo.

 

Malnisio Science Festival: la location

Alla fine dell’Ottocento, l’ingegnere capo del Regio Ufficio del Genio Civile, Aristide Zenardi, ebbe l’intuizione, rivoluzionaria per quel periodo, di sfruttare le acque del torrente Cellina per produrre energia elettrica.
La costruzione iniziò nel 1900, a marzo: Zenari curò la parte idraulica e quella civile, mentre l’ingegner Antonio Pitter si occupò delle funzioni elettromeccaniche. Più di duemila operai lavorarono per cinque anni al progetto, che prevedeva l’installazione di quattro turbine accoppiate ai rispettivi alternatori. La corrente generata a 4mila Volt fu elevata con due trasformatori sino a 30mila Volt. La Centrale di Malnisio entrò in funzione nel maggio del 1905 e diede la prima luce a piazza San Marco. Funzionò sino al 1988 e in questi giorni, la centrale idroelettrica “Antonio Pitter” sarà la sede del Malnisio Science Festival.

 

Malnisio Science Festival: tutti i nomi dei partecipanti

Al Malnisio Science Festival parteciperanno:
– Massimo Polidoro, scrittore, giornalista, divulgatore scientifico e segretario nazionale del CICAP
– Paolo De Paoli, direttore scientifico del Cro di Aviano
– Diego Serraino, direttore della Struttura di epidemiologia dell’IRCCS del Cro di Aviano
– Gustavo Baldassarre, direttore dell’Unità di Oncologia molecolare del Cro di Aviano
– Valentina Damiano, ricercatrice al Cro di Aviano
– Piergiorgio Odifreddi, matematico e scrittore, premio Galileo per la divulgazione scientifica nel 2011
– Lucio Bomben, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Azienda per l’assistenza sanitaria n.5 del Friuli occidentale
– Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza e Medical Humanities nell’Università di Ferrara e ricercatore nell’ambito del decision-making pubblico e individuale
– Franco Scolari, direttore del Polo Tecnologico di Pordenone
– Giorgio Dendi, matematico ed enigmista
– Franco Pettenati, ricercatore dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale
– Wilbert Smeets, ingegnere che ha ideato sistemi di compostaggio innovativi, tra i quali quelli dell’azienda Bioman
– Lidia Rota, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare globale di Humanitas Research Hospital e presidente di ALT, Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari (Milano)
– Luigino De Marco, esperto di progettualità di ricerca con attrezzature innovative e strategiche
– Roberto Ongaro, pubblicitario, Senior partner per Ogilvy e Geometry Global
– Giuliano Bettella, informatico, coordinatore e fondatore del CICAP Friuli Venezia Giulia
– Jan Hidden, illusionista-mentalista, cultore dell’illusionismo e della parapsicologia.
– Matteo Griggio, etologo di campo, studia il comportamento degli animali, in particolare degli uccelli, nel loro ambiente naturale
– Paolo Geremia, fondatore di Engys, azienda specializzata nello sviluppo di strumenti software nel campo della simulazione per l’industria
– Francesco Bianchini, ricercatore in filosofia della scienza, esperto di scienze cognitive
– Alberto Bolla, ingegnere civile-ambientale, ricercatore dell’università degli studi di Udine, si occupa di tematiche legate al rischio idrogeologico
– Paolo Paronuzzi, geologo, uno dei massimi esperti della frana del Vajont
– Maurizio Fermeglia, rettore dell’Università degli studi di Trieste
– Saverio Maisto, direttore del Consorzio NIP- Maniago
– Francesco Curcio, fondatore e presidente degli spin off universitari Tissue and Organ Replacement srl e VivaBioCell spa.

 

Malnisio Science Festival: gli organizzatori

Il Malnisio Science Festival coinvolge enti e associazioni locali e nazionali ed organizzato dal Comune di Montereale Valcellina in collaborazione con:

– CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze nazionale e sezione Friuli Venezia Giulia;
– AIRC, Associazione italiana per la ricerca sul cancro
– OGS, Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale
– Polo tecnologico di Pordenone
– Azienda per l’assistenza sanitaria n.5
– Università degli studi di Trieste
– Università degli studi di Udine
– Associazione Sviluppo e territorio
– Ecomuseo Lis Aganis
– Eupolis studio associato
– Nucleo d’industrializzazione della provincia di Pordenone
– Laboratorio dell’Immaginario scientifico
– Unione degli artigiani di Pordenone
– Unione degli industriali di Pordenone
– Consorzio Pordenone turismo
– Uti delle Valli e delle Dolomiti friulane
– Associazione pordenonese di astronomia
– Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
– PromoTurismo FVG
– Istituto d’istruzione superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo (Pordenone)
– Istituto d’istruzione superiore “Evangelista Torricelli” di Maniago (Pordenone)

 

Malnisio Science Festival: laboratori e punti esperienziali

Il Malnisio Science Festival non è soltanto teoria.  Tra gli appuntamenti, anche laboratori e sperimentazioni.

Laboratori, esperienze per tutta la famiglia

Laboratorio dell’Immaginario Scientifico
BimbinScienza – sabato, dalle 11.45 alle 13.15.
Laboratori ludo-didattici per bambini.
I più piccoli potranno realizzare un oggetto creativo o un prototipo con materiali poveri o di recupero. Impareranno, così, a conoscere strumenti e materiali e ad affrontare semplici concetti scientifici attraverso il gioco.

Family Lab – sabato, dalle 16.15 alle 17.45.
Il Family Lab è dedicato a tutta la famiglia: bimbi e genitori diventeranno per un pomeriggio un “team di scienziati-creativi”.
La metodologia utilizzata è quella del “tinkering”: prevede di smontare e reinventare apparati tecnologici, riutilizzare vecchi materiali per nuovi progetti, creare meccanismi per sistemi funzionanti lasciandosi guidare dalla creatività. Il tutto fa leva sulla collaborazione, sulla capacità d’indagine e sull’apprendimento condiviso.

Eupolis, Studio associato
Tutti i colori delle piante – sabato, dalle 10.15 alle 11.45 e dalle 14 alle 15.30.
Dedicato ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado e del primo biennio della secondaria di secondo grado.
“Tutti i colori delle piante” è un laboratorio itinerante: 90 minuti tra i boschi vicini alla Centrale per scoprire i principali pigmenti che colorano le piante e gli adattamenti evolutivi che portano il bosco a colorarsi in autunno.

APA, Associazione pordenonese di astronomia
Osservatorio solare – sabato, tutto il giorno (se le condizioni meteo lo consentono).
L’osservatorio solare è un laboratorio per tutti, che propone due esperienze:
– osservazione del sole in luce bianca con telescopi rifrattori dotati di prismi di Herschel e filtri neutri ND di varia gradazione. Grazie a una videocamera, i partecipanti potranno guardare su un monitor le macchie solari e altre formazioni della fotosfera;
– osservazione del sole e delle protuberanze solari in luce H-alfa con un piccolo telescopio dedicato.

Associazione Amici della Centrale
Visita guidata alla centrale – sabato, dalle 11 alle 19.
Una visita guidata aperta a tutti per scoprire la Centrale idroelettrica di Malnisio tra storia e tecnica.
Circolo Legambiente Prealpi Carniche
Escursione alla scoperta del bacino della Centrale, sabato dalle 10.45 alle 12.15 e dalle 14.30 alle 16.30.
Una camminata per adulti e bambini farà scoprire ai partecipanti il funzionamento del bacino di carico della Centrale e il sentiero del Cjasarile.
Punti esperienziali
Cultura, tecnologia e turismo per toccare con mano le nuove frontiere del tempo libero (Sala macchine).

Artechne, MyTempArt
Artechne presenta MyTempArt, il sistema integrato per la cultura: nuovi modelli per l’inclusione, la gestione, la condivisione e la fruizione attraverso il digitale. Un modo del tutto nuovo per promuovere l’arte e lo sviluppo dei territori.

Moto Parilla
La casa motociclistica italiana permetterà ai visitatori del Malnisio Science Festival di provare uno dei suoi ultimi prodotti: Carbon Suv e-Bike: non una semplice bicicletta elettronica, ma un prodotto d’eccellezza in fibra di carbonio abbinato a una raffinata gestione elettronica.

BusForFun
Concerti, festival, fiere, parchi tematici ed eventi sportivi: raggiungerli tutti è più facile oggi con BusForFun, la nuova Start-up del turismo che propone viaggi in bus economici, sostenibili e adatti a tutti.

 

Malnisio Science Festival:  la scienza incontra la musica e il buon cibo

A Malnisio concerti e degustazioni

Concerti
Nello stage allestito sopra la sala macchine della Centrale, due concerti imperdibili per chi ama l’innovazione anche nella musica.

Sabato, alle 21
The Leading Guy
“The Leading Guy” è il progetto da solista di Simone Zampieri.
Con la sua musica, Simone racconta la ricerca costante di una conversazione con il suo ascoltatore, che passa attraverso un’esecuzione essenziale e diretta. Zampieri porta, così, il suo pubblico a un confronto diretto con lui, che si esprime al meglio durante le esecuzioni dal vivo.

Sabato, alle 22
Giacomo Voli
È stato uno dei migliori performer di The Voice of Italy nel 2014. Giacomo Voli è compositore e cantante. Spazia dal rock all’elettronica, dall’rnb al funky, passando per il pop. Nato a Correggio come Luciano Ligabue, è stato maestro di canto in numerose scuole private.
Degustazione
BEFeD Truck
Un pub mobile targato BEFeD sarà presente durante tutto il periodo del festival: un’occasione per gustare il galletto cotto alla brace, preparato sul posto, e la birra artigianale BEFeD

 




Riaprono le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino rinascono come officine della creatività grazie alla riqualificazione da parte della Fondazione CRT avvenuta all’insegna dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità ambientale, della memoria storica, dell’accessibilità per tutti.

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino riaprono come luogo della cultura

Mille giorni di cantiere per restituire alla città, dal prossimo 30 settembre, il nuovo cuore pulsante della creatività, della cultura e dello spettacolo proiettato verso il mondo. Cento milioni di euro investiti dalla Fondazione CRT per la rinascita delle OGR – Officine Grandi Riparazioni , la “cattedrale” della storia industriale di Torino. Soluzioni ad alto contenuto tecnologico, sostenibilità ambientale, salvaguardia del valore storico della struttura originale, flessibilità e modularità degli spazi, massima fruibilità durante tutto l’anno, accessibilità for all, sono i principi ispiratori del grande intervento di ristrutturazione e recupero funzionale delle OGR – Officine Grandi Riparazioni, un importante compendio immobiliare dell’Ottocento situato nel cuore di Torino: da ex Officine per la riparazione dei treni a nuove Officine della cultura contemporanea, dell’innovazione e dell’accelerazione d’impresa, con una forte vocazione internazionale.

Clicca qua e scopri tutti gli eventi in programma alle OGR per festeggiare insieme la riapertura di questo grande spazio di archeologia industriale

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino: il sito di archeologia industriale

L’intero complesso di archeologia industriale – comprendente il maestoso edificio a forma di H di circa 20.000 metri quadri di superficie per 16 metri di altezza, le palazzine degli uffici e tutte le aree scoperte – è stato riqualificato da Fondazione CRT che, attraverso un proprio ente strumentale quale la Società Consortile per Azioni OGR-CRT, si è avvalsa di capacità professionali e imprenditoriali del territorio. Le risorse finanziarie messe in campo dalla Fondazione CRT, pari a 100 milioni di euro, hanno quindi fatto da volano per l’economia locale sin dalle prime fasi di progettazione e realizzazione delle opere, avviate il 30 luglio 2014 sotto la guida del Segretario Generale della Fondazione CRT e Direttore Generale di OGR Massimo Lapucci, avvalendosi del Project Manager Arch. Marco Colasanti.

“Le OGR sono la sfida più straordinaria di tutti i 25 anni di storia della Fondazione CRT – spiega il Presidente della Fondazione CRT e delle OGR Giovanni Quaglia –: ci sono state tante complessità, ma anche l’entusiasmo di ridare vita a un luogo bellissimo e unico, un elemento forte della comunità cittadina, aprendolo al mondo. Senza la capacità di visione e l’enorme impegno finanziario della Fondazione, oggi le OGR – Officine Grandi Riparazioni sarebbero un luogo abbandonato privo di futuro, una ferita per la collettività, con problemi per la sicurezza delle persone, la vivibilità, l’ambiente. Così non è stato e, grazie anche all’impegno di tante professionalità e alla collaborazione con le istituzioni, tagliamo il traguardo insieme, perché le OGR, rinate con Fondazione CRT, appartengono davvero a tutti”.

“Da un punto di vista progettuale, le nuove OGR – Officine Grandi Riparazioni sono il risultato di una vision coraggiosa – afferma il Segretario Generale della Fondazione CRT e Direttore Generale delle OGR – Officine Grandi Riparazioni Massimo Lapucci –. Una ristrutturazione di massima avrebbe consentito un utilizzo limitato e parziale delle ex Officine, ma ho pensato bisognasse guardare oltre: fare di questa ‘cattedrale’ della storia industriale di Torino uno dei motori dello sviluppo del territorio”.

“Fondazione CRT – prosegue Lapucci – è da sempre molto impegnata nell’innovazione e nella creazione di valore per la Città, e ritenevo perciò occorresse concentrarsi sull’immaginare il futuro delle OGR – Officine Grandi Riparazioni per poter poi realizzare la riqualificazione più adatta alla nuova vita del vasto complesso immobiliare. Bisognava soprattutto lanciare il cuore oltre l’ostacolo e mettere le OGR in condizione di inserirsi in un contesto internazionale, capace di mantenere l’identità storica di ‘Officina’, ma facendone il luogo della generazione e rigenerazione delle idee. Su queste basi le OGR – Officine Grandi Riparazioni, oltre ad essere il più grande investimento di Fondazione CRT su un unico progetto, sono oggi una delle più rilevanti realtà ispirate ai principi della venture philanthropy in Europa e, coerentemente con la nostra mission, sono sempre attente alle positive ricadute sull’economia del territorio”.

 

OGR – Officine Grandi Riparazioni a Torino: due nuove piazze nel cuore della città 

L’imponente operazione di recupero delle OGR, su un’area complessiva di 35.000 metri quadri, arricchisce e completa la nuova configurazione urbanistica dell’ambito “Spina 2” – l’asse di sviluppo nord-sud della città generato dalla costruzione del Passante ferroviario –, rafforzandone il valore strategico per il territorio. In una zona caratterizzata dalla compresenza, nel raggio di poche centinaia di metri, della stazione ferroviaria dell’Alta velocità di Porta Susa, del Politecnico, dell’Energy Center, di importanti poli privati di ricerca, di istituzioni culturali di eccellenza e del prossimo centro congressi, si inserisce il fondamentale tassello delle nuove OGR – Officine Grandi Riparazioni, quale hub di sperimentazione e produzione di contemporaneità in continua trasformazione e dialogo con soggetti protagonisti dell’arte e dell’innovazione a livello globale.

Il riordino urbanistico di questa parte di città – per la cui attuazione la Fondazione CRT ha affiancato il Comune di Torino – vede anche la creazione ex novo di due piazze pubbliche, vere e proprie agorà connesse funzionalmente alle Officine, ma liberamente fruibili da tutti come luoghi di relax, riflessione, incontro e socializzazione nell’arco della giornata: la Corte Est, affacciata su corso Castelfidardo, con opere d’arte a cielo aperto – la prima installazione pubblica e site-specific sarà “Procession of Reparationists”, realizzata da William Kentridge, tra i massimi esponenti dell’arte contemporanea a livello mondiale – e l’inserimento nella trama della pavimentazione di elementi sia artistici, quali, ad esempio, i profili metallici a simboleggiare le vecchie rotaie ferroviarie, sia di arredo urbano, come le collinette e le panchine ispirate nel design alle locomotive dei treni; la Corte Ovest, su via Borsellino, con un giardino caratterizzato dall’antica torre dell’acqua e da un palco, posto ideale per eventi, spettacoli, esposizioni, ristorazione e aperitivi en plein air.

Proprio in corrispondenza delle due Corti, la campagna preliminare di indagini ambientali ha consentito di individuare la presenza di due vasche interrate contenenti residui del passato industriale delle OGR – Officine Grandi Riparazioni che, per circa un secolo, tra la fine dell’Ottocento e la fine del Novecento, furono uno dei principali poli italiani per la costruzione e la riparazione delle locomotive e dei veicoli ferroviari. Sotto l’alta sorveglianza delle autorità competenti, le due vasche interrate sono state bonificate, è stato redatto e approvato il progetto di messa in sicurezza permanente della totalità delle aree esterne, e sono state realizzate tutte le opere necessarie per rigenerare la qualità dell’ambiente, in modo da offrire ai cittadini nuovi spazi pubblici da vivere liberamente.

 

Le nuove Officine Grandi Riparazioni: fabbrica delle idee, fabbrica del futuro

L’ipotesi iniziale di sola “messa in sicurezza” della struttura si è evoluta in un’idea più forte e coraggiosa per visione e obiettivi della Fondazione CRT, che ha messo in campo il più grande investimento diretto su un unico progetto, oltre che uno dei maggiori esempi di venture philanthropy oggi in Europa. Il tutto, secondo un modello di filantropia 2.0, in cui un soggetto non profit privato come la Fondazione destina risorse proprie per finalità pubbliche, con un’attenzione alla sostenibilità e all’equilibrio dei conti, attraverso un mix di attività: dalle arti visive e performative alla tecnologia e all’accelerazione d’impresa, dal food fino alla virtual reality.

In dettaglio, le molteplici destinazioni d’uso – le mission delle rinate OGR – Officine Grandi Riparazioni – definite nella Convenzione stipulata nel maggio 2013 con la Città di Torino e aggiornata nel maggio 2017 – fanno delle nuove Officine l’unico esempio di riconversione industriale in Europa con tre “anime” che si integrano tra loro come un ecosistema per lo sviluppo e la crescita del capitale culturale, sociale ed economico del territorio: la ricerca artistica in tutte le sue declinazioni (nelle Officine Nord), la ricerca scientifica, tecnologica e industriale (nelle Officine Sud a partire dal 2018), l’enogastronomia con attività di somministrazione di food & beverage volte a valorizzare, in particolare, le produzioni a filiera corta (nel Transetto).

Dal punto di vista architettonico ed edilizio, i nuovi interventi salvaguardano ovunque la percezione dei grandi volumi e delle grandi altezze, hanno un minimo impatto sulla struttura originale, sono reversibili e riconoscibili nei nuovi materiali, nei colori, nelle scelte di dettaglio.

Anche il tema accessibilità ha guidato la riqualificazione: a questo proposito, per offrire un’ottimale fruizione for all e un servizio di accoglienza in grado di rispondere alle molteplici esigenze dei diversi pubblici, è stato attivato un confronto costruttivo con la Consulta per le Persone in Difficoltà Onlus.

“La CPD – spiega il Direttore della Consulta Giovanni Ferrero – da quasi trent’anni sul territorio regionale, si occupa di promuovere attività di tutela dei diritti delle persone con disabilità, attivando campagne di sensibilizzazione sulla tematica e realizzando interventi nel rispetto delle pari opportunità per il riconoscimento dei diritti e dei doveri di tutti. Credo che questa collaborazione si presenti quale importante segnale di apertura verso i diversi target che vivranno le esperienze OGR, per offrire servizi e appuntamenti capaci di far sentire tutti protagonisti rispettando le caratteristiche di ognuno”.

Officine Nord: le arti contemporanee

Gli spazi, concepiti per essere polifunzionali su un’area complessiva di circa 9.000 metri quadri (200 metri di lunghezza), ospiteranno, in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti – dalla musica classica a quella elettronica – eventi di teatro, danza e persino esperienze di realtà virtuale immersiva, in una vera e propria digital gallery.

In particolare, le arti visive saranno localizzate nei tre “binari” ovest delle Officine Nord, le arti performative nell’ala est, che mantiene l’antica denominazione di “Sala Fucine”: quest’ultima è dotata di un palco ad altezze variabili (il cui volume crea l’effetto di una “scatola nella scatola”), di tribune per il pubblico mobili e a scomparsa, di una cabina di regia. Il cuore delle Officine Nord è il “Duomo”: l’imponente sala alta ben 19 metri – dove i vagoni dei treni venivano posizionati in verticale per le manutenzioni – sarà destinata a simposi, workshop e conferenze, a sottolineare il cambiamento della missione delle OGR, dalla riparazione dei treni alla riparazione e rigenerazione delle idee.

Alcuni murales sulle pareti, tracce del passato dell’edificio, sono stati conservati per renderli visibili al pubblico, in un gioco di rimandi e contaminazioni tra memoria e contemporaneità.

Officine Sud: l’innovation hub internazionale 

Una lunga promenade di circa 200 metri attraverserà le Officine Sud, che mantengono l’immagine storica della navata centrale nella propria integrità, e sono avvolte dalla luce naturale che scende dal tetto e dalle finestre. Nelle due campate laterali – dove l’inserimento del corpo scale metallico ricorda il “respingi vagone” di un tempo –, gli ambienti vetrati per le sale riunioni e i blocchi di uffici open space su due piani, modulari e flessibili per consentire la presenza continuativa fino a 499 persone, testimoniano la rinnovata identità del luogo: hub per la ricerca, “attrattore” e acceleratore delle migliori start up innovative, polo per lo sviluppo progettuale nel settore delle industrie creative, laboratorio dedicato agli Smart Data, centro di sperimentazione funzionale anche alla proposta di contenuti ad hoc per il pubblico delle Officine Nord. Una mission al fianco di importanti partner nazionali e internazionali, tra cui il Politecnico di Torino, Isi Foundation per la ricerca sui Big Data, l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e il Dipartimento di Stato americano per BEST (Business Exchange and Student Training): il programma bilaterale Italia-USA, di cui le OGR saranno la “casa”, volto a favorire la creazione di start up high-tech nel nostro Paese dopo un periodo di formazione e training di giovani talenti nella Silicon Valley.

Adiacente alla Manica Sud, la cd. Superfetazione, ossia il fabbricato risalente agli anni Cinquanta, ospiterà la biglietteria, il bookstore, la Control Room per il controllo degli apparati di security e del funzionamento degli impianti.

Transetto: le Officine del gusto si chiameranno “Snodo”

Tra le due Officine Nord e Sud, in corrispondenza del Transetto, ci sarà un ampio spazio di circa 2.000 metri quadri con mezzanino dedicato al gusto: si chiamerà simbolicamente Snodo, avrà un forte legame con la filiera enogastronomica piemontese, e sarà aperto dalla prima colazione fino al dopo cena, 7 giorni su 7. Per soddisfare le esigenze di pubblici diversi – visitatori delle OGR – Officine Grandi Riparazioni, studenti, giovani, business community, famiglie ecc. – la taste experience, all’insegna della creatività delle proposte, si declinerà in cinque zone di Snodo: due ristoranti (di cui uno “premium”, con cucina a vista ed esibizioni degli chef che potranno preparare i piatti direttamente davanti ai clienti), un’area lounge a soppalco disponibile anche per eventi dedicati, un cocktail bar sulla Corte Ovest per aperitivi sia d’estate sia d’inverno, uno smart bar con “social table” dalla lunghezza record di 25 metri, pensata come punto di ritrovo, aggregazione e relax per consumare pasti o bevande sfogliando il proprio tablet o pc.

 A caratterizzare il Transetto sarà anche l’opera d’arte “Track”, commissionata all’artista venezuelano Arturo Herrera: il grande murale sarà ospitato sulla parete d’accesso alle Officine Nord, diventando una sorta di soglia per l’ingresso nella manica dell’edificio dedicata alle arti. L’opera è stata pensata appositamente per lo spazio, e prende spunto dal passato ferroviario del sito. Il murale sarà composto da un intricato reticolo di linee che possono ricordare un tracciato di binari e che, con il loro diramarsi in varie direzioni, suggeriscono in maniera astratta alcuni dei valori cardine del nuovo spazio: interconnessione, fluidità e dinamismo.

 

La metamorfosi delle OGR – OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI: la complessità della riqualificazione

Tra salvaguardia dell’identità e della memoria delle OGR – Officine Grandi Riparazioni e l’applicazione delle nuove tecnologie nel rispetto dell’ambiente, la riqualificazione delle OGR – Officine Grandi Riparazioni è stata un’impresa complessa, per i vincoli architettonici e storico-artistici esistenti, il grado di ammaloramento della struttura abbandonata per decenni, l’estensione e le peculiarità del sito caratterizzato da incognite di vario genere e da fattori di inquinamento ambientale e bellico, la molteplicità delle destinazioni d’uso e delle tipologie di utenti, e persino l’emergere in corso d’opera di alcuni elementi non prevedibili, che hanno comportato l’adozione di varianti supplettive e tecniche. Sono stati quindi redatti numerosi progetti in variante sottoposti alla preventiva valutazione della Soprintendenza, e le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni (Comune di Torino, Prefettura, Città Metropolitana, Soprintendenza, Vigili del Fuoco, Asl) hanno emesso complessivamente 27 provvedimenti autorizzativi.

In particolare, le lavorazioni sui tetti ad avvio del cantiere hanno evidenziato problematiche nella tenuta delle capriate e dei relativi puntoni in ferro, delle travi secondarie (arcarecci) a sostegno delle coperture, degli elementi in grado di assorbire le spinte e assicurare la stabilità delle strutture (controventi), della carpenteria lignea, rendendo necessari interventi in quota su 8.000 nodi strutturali. In totale, sono stati impiegati 800.000 kg di acciaio per carpenteria, staffali e bulloni: due volte il peso della Stazione spaziale internazionale (ISS).

Altra sfida decisiva è stata la realizzazione di un edificio caldo, fruibile anche nella stagione invernale, in un “involucro” dell’Ottocento con una volumetria di 260.000 metri cubi, il doppio del grattacielo “Pirellone” di Milano. Oltre all’installazione degli impianti tecnologici di riscaldamento e raffrescamento, sono state migliorate le performance di trasmissione caldo/freddo, con un occhio attento al contenimento del fabbisogno energetico, alla resistenza al vento e alla neve, alla tenuta all’acqua. In dettaglio, tutti i serramenti sono stati cambiati, con l’installazione di 1.200 finestre e porte finestre (per una superficie complessiva di 10.000 metri quadri), tutte a taglio termico, di otto tipologie diverse e di larghezza non omogenea: messe in fila, le nuove finestre raggiungono un’altezza di 6.000 metri, pari a 20 volte la Tour Eiffel. A livello dei tetti sono stati sostituiti 20.000 metri quadri di pannelli delle falde, che hanno richiesto quattro diverse posizioni per le gru di sollevamento. I lavori hanno interessato anche l’intero pavimento, con l’installazione di un impianto a pannelli radianti per 20.000 metri quadri: un’area equivalente a tre campi da calcio.

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni sono oggi alimentate dall’acqua di falda, una sorta di “volano termico” che la natura mette a disposizione e che, attraverso l’impiego di pompe di calore per il riscaldamento e il raffrescamento, consente efficienze energetiche maggiori rispetto ai sistemi tradizionali con ridotte emissioni di anidride carbonica (CO2) nel rispetto dell’ambiente.

Tutti i nuovi impianti (elettrici, per l’acqua, l’aria, la fibra ottica) si sviluppano in lunghezza per 115 km, pari alla distanza tra Torino e Aosta: in particolare, sono stati posati 9.000 metri di tubazioni per l’acqua, 4.700 metri di canali per l’aerazione, 55.000 metri di cavi elettrici, 6.500 metri di fibra ottica, 22.000 metri di cavi dati in rame.

L’illuminazione interna “veste” le OGR – Officine Grandi Riparazioni in modo da esaltarne gli ambienti: incassi a terra per la luce d’accento sui pilastri, proiettori per la luce radente sulle capriate metalliche, proiettori “wall washer” per garantire la continuità con la luce del giorno ed elementi a led per una diffusa illuminazione di servizio.

 

Per garantire la resistenza al fuoco delle OGR secondo la normativa, è stato necessario proteggere tutte le strutture metalliche di sostegno (capriate e colonne di ghisa) con 30.000 kg di vernici intumescenti applicate, nei casi più critici, fino a sette strati successivi. L’intero complesso è dotato di rilevatori di fumi e incendi di diverse tipologie (ottico analogico, lineari a raggi infrarossi e termovelocimetrici, ossia sensibili alle variazioni di temperatura) con interfaccia grafica a mappe delle aree sorvegliate, oltre che, naturalmente, di un impianto di spegnimento a idranti e sprinkler.




Rosignano Solvay. La fabbrica che si fece giardino – il Film

Scopriamo Rosignano Solvay, frazione più popolata del comune di Rosignano Marittima in provincia di Livorno in Toscana, uno dei più significativi esempi di company town.

Rosignano Solvay. La fabbrica che si fece giardino è il progetto video che racconta storia e storie della cittadina toscana cresciuta attorno alla fabbrica chimica Solvay, tanto da prenderne il nome nel 1917.

Save The Date

Venerdì 6 ottobre alle 14:30 presso l’Unicredit Pavilion di Piazza Gae Aulenti a Milano, nel contesto del Festival Visioni dal Mondo, ci sarà la proiezione del film Rosignano Solvay. La fabbrica che si fece giardino (55 minuti). Al termine un breve incontro con i registi. Ingresso libero.


Rosignano Solvay – La fabbrica che si fece giardino (Trailer 30”) from PONGOFILMS on Vimeo.

 

Storia della company town Rosignano Solvay

All’inizio del Novecento, il famoso inventore e industriale belga Ernest Solvay si interessa ad un piccolo tratto di costa in Toscana, sotto Livorno. La presenza delle materie prime necessarie alla fabbricazione della soda inducono Solvay a costruire un grande stabilimento, cambiando per sempre il destino di quelle zone.

Sul modello di altre città europee dove erano presenti altri stabilimenti, Solvay decide di mettere in atto una grande operazione che non è solo industriale ma anche urbanistica e architettonica. Consapevole però di essere in Toscana, nella culla dell’arte e del Rinascimento, vi si dedica con particolare impegno, coinvolgendo grandi architetti e pianificatori.

Il risultato è una straordinaria company town, una cittadina pensata per i bisogni dell’azienda ma allo stesso tempo attenta a tutte le necessità della comunità che è in gran parte formata dai lavoratori Solvay e dalle loro famiglie. Un legame talmente forte che nel 1917, quello che inizialmente era solo un agglomerato urbano diventa Rosignano Solvay.

Ai piedi dello stabilimento case fatte di mattoncini, eleganti architetture, tutto rigorosamente Solvay e poi tanto verde. Viali alberati, palme, giardini che vanno a creare il cosiddetto Villaggio Solvay, con uno stile unico che lo rendono un luogo atipico e affascinante.

Rosignano Solvay. La fabbrica che si fece giardino: il Film

Un secolo dopo tante cose sono cambiate: cos’è rimasto di quel modello?

Il film Rosignano Solvay. La fabbrica che si fece giardino racconta Rosignano Solvay da vari punti di vista: storico, architettonico, urbanistico e sociale, con interviste ad esperti ma soprattutto a chi Rosignano la vive tutti i giorni e che magari ha lavorato nella fabbrica. Ne esce il ritratto sfaccettato di una città al bivio, fatto da un passato glorioso che riempie di orgoglio i cittadini, un presente incerto che vive una profonda transizione e un futuro tutto da pensare.

Cast artistico e tecnico
Regia: Gabriele Veronesi, Federico La Piccirella
DOP: Marco Brandoli
Editing: Gabriele Veronesi
Sound editor: Demis Bertani
Graphics & animation: Stefano Villani
Produzione: Taiga srl

Gabriele Veronesi (Modena, 1985) è un filmaker e giornalista modenese, lavora nel settore della produzione audiovisiva dal 2009 dedicandosi a reportage, documentari e advertising.

Federico La Piccirella (Bologna, 1986). Si laurea in Ingegneria-Architettura, formandosi tra l’Ateneo di Bologna e il Dessau Institute of Architecture, Bauhaus (Germania). Dal 2013 collabora presso lo studio di Mario Cucinella Architects (Italia).




Crespi d’Adda, Festival della Letteratura del Lavoro 2017

A Crespi d’Adda nasce il primo festival al mondo di letteratura del lavoro, dal 16 settembre al 2 ottobre 2017

Un progetto sviluppato dai ragazzi del liceo linguistico “Giovanni Falcone” in collaborazione con l’Associazione Crespi d’Adda

Festival della Letteratura del Lavoro: il progetto

Alternanza scuola-lavoro. Questo è il fine della collaborazione tra il liceo linguistico “Giovanni Falcone” e l’Associazione Crespi d’Adda. Un progetto che si propone l’articolato obiettivo di valorizzare e promuovere il villaggio operaio di Crespi d’Adda, esempio eccezionale di città industriale, perfettamente conservata, dal 1995 inserita nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

La letteratura sarà il tema oggetto di studio e analisi. La letteratura, bene immateriale per eccellenza, qui verrà utilizzata per ridare senso alla memoria di un luogo simbolico e, contestualmente, per valorizzarlo.

Da marzo a settembre 2017 le classi di III C e IV C del liceo hanno lavorato alla definizione e organizzazione di un festival letterario per la selezione e rappresentazione di brani tratti dai più vari testi della letteratura industriale. Il progetto culminerà nel Primo Festival di Letteratura del lavoro che avrà luogo Crespi d’Adda dal 16 settembre al 2 ottobre. Data la complessità del progetto, si sono creati tre gruppi (seguiti da esperti professionisti) per la selezione dei testi sul tema dato, l’organizzazione del Festival e la comunicazione dell’evento sia sui social media che sulla carta stampata.

Nelle due settimane del Festival della Letteratura del Lavoro in cui il progetto si concretizzerà (16 settembre – 2 ottobre), turisti e scuole saranno accompagnati nella scoperta del villaggio operaio e dei luoghi più significativi del sito UNESCO.

I visitatori conosceranno Crespi d’Adda anche attraverso la lettura delle opere letterarie di Charles Dickens, Ferdinand Celine, Karl Marx, Victor Hugo, Emile Zola, Leone XIII e di molti altri autori. Saranno inoltre organizzate proiezioni di video inediti, workshop e conferenze con autori, critici ed esperti.

Per scoprire tutti gli appuntamenti del Festival della Letteratura del Lavoro di Crespi d’Adda cliccate qua




Arena Geotermica di Larderello, un nuovo spazio culturale firmato Enel

Ecco l’Arena Geotermica di Larderello, un grande spazio per spettacoli all’interno dela torre di raffreddamento.

Un’arena per spettacoli, eventi e manifestazioni del territorio dell’alta Val di Cecina in un contesto più unico che raro: è questa, in sintesi, la nuova opera realizzata a Larderello da Enel Green Power in collaborazione con il Comune di Pomarance.

 

Arena Geotermica di Larderello, Enel Green Power: la struttura

La nuova struttura, utilizzata in anteprima per la rassegna Fra Terra e Cielo, si trova nell’area della centrale geotermica Nuova Larderello, già Larderello 3, e sorge all’interno della vecchia torre di raffreddamento la cui parte superiore è stata demolita, mentre il basamento e l’opera inferiore sono stati mantenuti e ristrutturati per dare forma a una grande arena all’interno della quale sorge un ampio spazio per spettacoli a cielo aperto, che può contenere fino a 300 persone.

L’acustica è ottima grazie all’ambiente delimitato dalle pareti basse della torre di raffreddamento e lo scenario nel suo complesso è davvero suggestivo perché unisce elementi di archeologia industriale a una moderna concezione di teatro contemporaneo, a cui si accede da appositi ingressi oppure da scale di nuova fattura.

Arena Geotermica di Larderello, Elen Green Power: i promotori dell’opera

L’Arena Geotermica è stata realizzata da Enel Green Power che ha fatto un investimento importante per dotare uno dei territori simbolo della geotermia nel mondo di uno spazio che fosse identificativo di questa energia pulita e rinnovabile.

L’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Pomarance (dove si trova già il Museo della Geotermia) e con il sindaco Loris Martignoni, da anni impegnati per la valorizzazione storica, culturale e artistica dell’area geotermica.

“Siamo molto soddisfatti – ha detto Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power – di aver realizzato questa opera unica al mondo, ci auguriamo possa diventare un punto di riferimento per l’arte e per la cultura in Toscana e in Italia. Insieme al Comune di Pomarance, che ringraziamo per la collaborazione, organizzeremo un momento di inaugurazione e presentazione ufficiale per illustrare tutte le potenzialità di questo luogo”.




Le fabbriche della cultura – luoghi dell’archeologia industriale dedicati all’arte

Le fabbriche della cultura, articolo pubblicato all’interno della rivista Uomini & Imprese edita da Fiera Milano Media Spa, racconta di alcuni suggestivi luoghi dell’archeologia industriale che hanno trovato una nuova destinazione d’uso all’insegna dell’arte

Le fabbriche della cultura

Dalla produzione materiale alla produzione culturale: storie di luoghi, di gente, di energie, di obiettivi e di visioni. Un viaggio lungo l’Italia alla scoperta dei luoghi dell’industria convertiti in spazi culturali, luoghi nei quali la creatività rigenera la memoria come leva propulsiva del fare.

di Simona Politini

Per leggere l’articolo cliccare qua

 

All’interno dell’articolo Le fabbriche della cultura si racconta di: Pirelli Hangar Bicocca, Macro di Roma, Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Auditorium Niccolò Paganini a Parma, Fonderia39 a Reggio Emilia, Teatro delle Rocce di Gavorrano in provincia di Grosseto, Limone Fonderie Teatrali a Moncalieri, Laboratori artistici del Teatro di San Carlo di Napoli, Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Napoli, Museo del Tessuto di Prato, Museo dell’Arte della Lana di Stia, Villaggio Operaio di Crespi D’Adda, Università Iuav di Venezia, Università Cattaneo – Liuc e altri luoghi ancora.




Il Porto Vecchio di Trieste: storia e futuro

Il Porto Vecchio di Trieste rappresenta uno dei luoghi più importanti dell’archeologia industriale in Italia legati all’attività portuale.

Porto Vecchio Trieste: cenni storici

Il Porto Vecchio di Trieste copre un’area di circa mq. 601.403, estendendosi dallo sbocco del Canale di Ponte Rosso all’abitato periferico di Barcola. Comprende cinque moli (moli 0, I, II, III, IV), 3100 metri di banchine di carico e scarico merci, ventitrè grandi edifici tra hangars (in origine 38 corpi di fabbrica), magazzini ed altre strutture, è protetto da una diga foranea ed è direttamente collegato alla vecchia ferrovia del 1857.

L’aspetto del Porto Vecchio di Trieste è diverso da quello dei porti dell’area mediterranea in quanto riproduce, nell’impianto urbanistico e nelle regole costruttive dei suoi edifici, le caratteristiche dei Lagerhauser (brani di città destinati alla movimentazione delle merci) dei porti del nord-Europa, come la Speicherstadt di Amburgo.

Il Porto Vecchio di Trieste fu costruito tra il 1868 e il 1887, dopo un’ampia fase progettuale, per volontà dell’impero austroungarico che doveva dotarsi, a Trieste, di un grande porto capace di gestire il retroterra dell’Austria-Ungheria.

Porto Vecchio Trieste: gli edifici storici

Nel Porto Vecchio di Trieste le strutture portuali, i magazzini, gli hangars, gli edifici speciali (centrale idrodinamica e Sottostazione elettrica di riconversione), con le loro tipologie costruttive, le gru e le attrezzature elettromeccaniche testimoniano un aspetto essenziale della città-porto dell’ottocento e del primo novecento.
I magazzini e gli hangars, grandi edifici a uno e più piani, disposti su tre assi paralleli tra loro erano attrezzati con gru, elevatori, montacarichi ed altri arredi per le operazioni di carico e scarico merci; alcuni presentano alla base un “perron” (banchina a terra di movimentazione) adatto per le operazioni dai carri ferroviari o da autoveicoli.
La loro costruzione, che si fondava su progetti di altissima qualità architettonica e su tecniche d’avanguardia nell’uso del cemento armato, è un documento dell’epoca pionieristica dei brevetti detenuti dalle grandi imprese edili europee che avevano le loro filiali a Trieste (brevetto Hennebique della Ing. Odorico & C, brevetto viennese Ing. .Edmund Ast & Co, brevetto Wayss della Wayss, Freitag & Meinog di Innsbruck, brevetto della ditta triestina Ing. Geiringer e Vallon). Il completamento dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste si protrasse fino all’inizio del novecento in quanto richiese interventi straordinari di consolidamento delle fondazioni e delle banchine e dei manufatti.
Per il valore di tutto il complesso storico urbanistico, per la presenza dei grandi edifici d’epoca e degli impianti di movimentazione, il Porto Vecchio di Trieste è stato tutelato nell’agosto 2001 dal Ministero per i Beni e le Attività culturali con vincoli di tutela diretti, indiretti e prescrizioni allo scopo di salvaguardarli e di consentire il restauro di tutta l’area attraverso proposte progettuali che non alterino l’esistente.

Porto Vecchio Trieste: il Polo Museale del Porto di Trieste e i primi restauri

I due edifici recentemente restaurati, Centrale idrodinamica e sottostazione elettrica, costituiscono il Polo museale del Porto di Trieste, iniziativa promossa nel 2004 da Italia Nostra con un percorso di realizzazione condiviso dalla Soprintendenza regionale del Friuli Venezia Giulia.
La Centrale idrodinamica è l’edificio di maggior valore tecnologico del Porto Vecchio di Trieste. Il porto di Trieste fu uno dei primi porti al mondo a dotarsi di un tale impianto, assieme ad Amburgo, Buenos Aires, Calcutta e Genova. Realizzata nel 1890, la Centrale del Porto Vecchio di Trieste è da considerarsi un capolavoro di archeologia industriale; ancor oggi conserva le sue prestigiose macchine (Breitfeld & Danek- Karolinenthal di Praga 1891) per la produzione di energia al servizio dei mezzi meccanici del porto.
Per il necessario ampliamento della già esistente sottostazione nel complesso della Centrale Idrodinamica, nel 1913 fu costruita accanto alla Centrale, e ad essa collegata, la Sottostazione elettrica di riconversione.
Questo edificio speciale si distingue stilisticamente dalle altre costruzioni perché costruito su disegno dell’architetto Giorgio Zaninovich, secondo i caratteri stilistici della Wagnerschule (Vienna). All’interno la sala trasformatori, le gallerie protette, le scale, le guide per gli argani, le apparecchiature elettriche e la disposizione degli arredi confermano ancora oggi la dignità e il prestigio di quell’architettura industriale.
In questi edifici verrà raccolto il patrimonio storico del porto di Trieste, che oltre a tutta l’area monumentale del Porto Vecchio, comprende un’ampia documentazione d’archivio.
A partire dal biennio 2012- 2013 la Centrale Idrodinamica e la Sottostazione elettrica di riconversione del Porto Vecchio di Trieste, sono state aperte al pubblico dall’Autorità portuale di Trieste con il contributo dei volontari di Italia Nostra.
In questi anni altri edifici sono stati restaurati dall’Autorità Portuale: il magazzino n. 1 sul molo quarto, il magazzino n. 26, la casa della piccola amministrazione e i varchi d’ingresso.

Porto Vecchio Trieste: il processo di riqualificazione e rigenerazione del distretto storico portuale

Oggi la vecchia area del porto di Trieste ed i magazzini ottocenteschi non sono più idonei a funzioni connesse ai traffici commerciali ed è in corso, dopo varie vicende fallite dagli anni settanta, un processo di riqualificazione e rigenerazione per nuove destinazioni che, nel rispetto dell’identità storica, ne consentiranno una riutilizzazione funzionale.
Se nel corso della rigenerazione non verranno rispettati i vincoli, l’intero distretto portuale storico rischierà di perdere la sua identità.

Sito archeologico industriale: Distretto storico portuale di Trieste (Porto Vecchio)
Settore industriale: Settore Portuale
Luogo: Trieste – Friuli Venezia Giulia – Italia
Proprietà/gestione: passaggio in corso da Autorità Portuale al Comune di Trieste
Testo a cura di: Antonella Caroli* – cartografia arch. Viviana Magnarin. (*Antonella Caroli: attualmente Ispettore onorario Mibac, direttore dell’Istituto di cultura marittimo portuale del porto di Trieste (fino ad aprile 2015), già Segretario Generale dell’Autorità Portuale di Trieste (2000-2004) si è laureata in architettura al Politecnico di Torino. Insieme a Italia Nostra e al comitato scientifico internazionale su Porto Vecchio, è impegnata sul riuso e sullo sviluppo del Porto di Trieste.)




Open Fence la scultura sonora di Yuval Avital agli East End Studios

Agli East End Studios di Milano, all’interno delle ex Officine Aeronautiche Caproni di Taliedo, mercoledì 21 giugno sarà inaugurata Open Fence  la scultura sonora di Yuval Avital.

 

Una struttura dal peso di 12 tonnellate, lunga 64 metri e alta più di 4, per un totale di 1km di tubi di ferro e 320 campane tubolari: la nuova avventura artistica di Yuval Avital ha il nome di Open Fence, la più grande scultura sonora mai realizzate sul territorio italiano. Il progetto architettonico è firmato Mario Milana  e la produzione esecutiva è a cura di East End Studios

In Open Fence, progetto nato dall’incontro tra architettura, arte, etica ed estetica, Avital usa il suono per trasformare l’ontologia del “recinto” da barriera di chiusura a varco di apertura. Il suono diventa quindi connettore e risorsa per produrre arte accessibile a tutti, indipendentemente dal background culturale, dalla conoscenza musicale o dall’età, dando vita a un continuum multisensoriale ed immersivo interdisciplinare.

Partendo da un recinto di tubi di ferro progettato dal designer Mario Milana, l’artista multimediale e compositore Yuval Avital ha trasformato quest’oggetto architettonico in uno strumento suonabile da tutti, musicisti e non, invitando il pubblico a diventare esecutore di un rito sonoro collettivo nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, nel cuore degli spazi degli East End Studios. Yuval Avital non è estraneo nell’allocare le sue impotenti opere all’interno di ex spazi industriali, ricordiamo l’imponete opera multimediale Alma Mater collocata nella suggestiva cornice della Fabbrica del Vapore.

 

Open Fence di Yuval Avital agli East End Studios: la scultura sonora che diventa rito collettivo

 

Open Fence, sound sculpture by Yuval Avital from Yuval Avital on Vimeo.

 

L’evento sonoro offrirà al pubblico la possibilità di prendere parte a un rito collettivo in cui si affiancheranno musicisti professionisti e gente comune che suoneranno Open Fence contemporaneamente lungo i due lati del recinto, utilizzando sia partiture musicali complesse (per i musicisti) che altre dalle linee guida semplici (pensate per il pubblico non professionista). L’esecuzione si appoggerà infatti sia a un organico di percussionisti solisti del Conservatorio “G. Verdi” di Milano guidati dal Maestro Andrea Dulbecco, sia a un ensemble di Crowd Music (il termine “crowd music”, coniato da Avital nel 2011, fa riferimento alla ‘folla’ come un gigantesco anti-coro e si basa sul coinvolgimento attivo di un grande pubblico, eterogeneo e non necessariamente composto da musicisti, guidato da partiture grafiche e verbali di facile comprensione): il primo eseguirà una partitura complessa di 15 patterns a 5 note; il secondo ensemble, formato da un gruppo di volontari che prenderanno parte attiva alla performance, suonerà le canne di ferro del recinto attraverso un meccanismo complesso di maniglie e pesi, seguendo linee guida semplicissime, leggibili ed eseguibili anche da un bambino.

Vernissage: 21 giugno 2017, ore 19:00-21:00, East End Studios, Via Mecenate 88A, Milano

 




ERIH Italia II Incontro a Brescia: Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale

ERIH Italia organizza il II Incontro dal titolo  Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale che si terrà i giorni 16 – 17 giugno 2017 nella città di Brescia e nella località di Cedegolo.

Cos’è ERIH

ERIH è l’acronimo di European Route of Industrial Heritage che sta per Itinerario Europeo del Patrimonio Industriale, una rete dei più importanti siti di archeologia industriale in Europa: dagli impianti di produzione dismessi ai parchi industriali ai musei di tecnologia interattiva.

ERIH nasce nel 1999 con l’obiettivo di estendere al livello transnazionale l’esperienza della Industrial Route della Ruhr in Germania e raccoglie oggi le più significative esperienze europee volte alla valorizzazione del patrimonio industriale: la rete è costituita da oltre 1000 siti industriale di interesse turistico (stabilimenti produttivi, complessi siderurgici, miniere, infrastrutture, ecc.), per un totale di 45 Paesi coinvolti.

Gli Anchor Point ERIH

Questa rete ha una fascia di eccellenza costituita dai circa 100 Anchor Point, cioè quei siti che vantano caratteristiche di vero e proprio monumento industriale e che, al contempo, sono dotati di elevati standard di qualità museale. 

Gli Anchor Point ERIH rappresentano i punti nodali dei percorsi industriali, essi coprono la gamma completa della storia industriale europea. Gli Anchor Point ERIH illustrano ai turisti ciò che possono visitare nella zona. I visitatori di tutte le età possono rivivere il patrimonio industriale attraverso affascinanti visite guidate, emozionanti presentazioni multimediali e eventi straordinari. Infine, tutti gli Anchor Point ERIH sono punti di partenza contemporaneamente per vari itinerari anche a dimensione regionale.

Del tutto assente in questa categoria fino a pochi anni fa, l’Italia annovera oggi 7 Anchor Point: la Fabbrica Campolmi di Prato, il Centro Italiano della Cultura del Carbone di Carbonia, le Distillerie Poli di Schiavon, la Centrale di Malnisio, il Museo dell’Arte della Lana di Stia, il Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo (sede Musil di Valle Camonica) e il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

A questo link è possibile visionare tutti i siti del patrimonio industriale in Italia già entrati nel network di ERIH

 

ERIH Italia II Incontro

ERIH Italia ha tenuto il suo primo incontro a Prato nel giugno 2016. Il secondo incontro di ERIH Italia viene tenuto il 16 e il 17 giugno a Brescia su iniziativa del Musil. L’obiettivo è quello di proporre un programma di iniziative per il 2018, designato dalla Commissione europea come Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Nell’ambito di queste celebrazioni il patrimonio industriale dovrà occupare un posto rilevante e ERIH, con il convinto sostegno del Musil, si impegna a promuovere un calendario di eventi centrati, appunto, sul patrimonio industriale.

La giornata del 16 si terrà dalle ore 15 presso l’Urban Center di Brescia e vedrà come chair Luisella Pavan-Woolfe, responsabile della sede di Venezia del Consiglio d’Europa. I lavori saranno aperti da una relazione del professor Massimo Preite, membro del board di ERIH, che illustrerà il ruolo leader di ERIH nella promozione del patrimonio industriale europeo e del turismo industriale, e lo sviluppo che la rete ERIH ha registrato in Italia negli ultimissimi anni. Due esperti del Ministero dei Beni Culturali illustreranno le direttive della Commissione europea e i programmi ministeriali per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale in Italia. Il prof. Massimo Negri (direttore dell’European Museum Academy) presenterà uno dei fiori all’occhiello della Brescia culturale e cioè il Luigi Micheletti Award, il prestigioso riconoscimento internazionale assegnato al migliore fra i nuovi (o rinnovati) musei di scienza, industria e storia contemporanea. Elena Pivato (Urban Center) presenterà il progetto di riqualificazione del Comparto Milano e il ruolo in esso svolto dalla sede centrale del Musil, i cui lavori sono ormai prossimi all’avvio dei lavori. Sarà poi la volta dei rappresentanti degli Anchor Point italiani, chiamati a presentare le proprie sedi e a proporre possibili contenuti per attività comuni da svolgersi nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

Dalle ore 11 del 17 giugno si svolgerà nella sede Musil di Cedegolo, riconosciuta quale Anchor Point ERIH nel 2015. L’incontro sarà dedicato a un confronto sulle strategie di valorizzazione del patrimonio industriale, riunendo significative esperienze locali (dalle ricerche di storia dell’architettura svolte dal prof. Giorgio Azzoni al modello del Sistema Museale della Valle Trompia, presentato da Barbara D’Attoma), attività di una realtà nazionale di grande valore come la Fondazione Adriano Olivetti (rappresentata da Alessandra Agnolon e Matilde Trevisani), e sperimentazioni di notevole significato quali il sito internet dedicato all’archeologia industriale digitale curato da Simona Politini (www.archeologiaindustriale.net) e il lavoro di documentazione visiva svolto dall’etnografa Carla Fausti.

Attraverso questo ricco programma, che ha ricevuto il patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e del Distretto Museale della Valle Camonica, Musil e ERIH proseguono un percorso di collaborazione che promette di assegnare a Brescia un ruolo sempre più centrale nella mappa del patrimonio industriale italiano ed europeo. Il primo obiettivo è quello di fare in modo che il 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, sia anche l’anno del patrimonio industriale europeo.

 

PROGRAMMA ERIH Italia II Incontro Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale

16 GIUGNO – BRESCIA

URBAN CENTER (MO.CA., PALAZZO MARTINENGO-COLLEONI, VIA MORETTO 78)

15:00 Saluti istituzionali
15:10 La rete ERIH in Italia: bilancio e prospettive (Massimo PREITE, ERIH Board member)

15:30 – 16:45 Programmi per il 2018, anno del patrimonio culturale europeo
Chair: Luisella PAVAN-WOOLFE – Consiglio d’Europa – sede di Venezia
– Vania VIRGILI, Adviser — Ministry for Culture and Tourism (MiBACT)
– Giuliana DE FRANCESCO, MiBACT-Segretariato Generale, Responsabile Relazioni Europee, Coordinatore nazionale dell’anno europeo del patrimonio
– Il Luigi Micheletti Award e il patrimonio industriale europeo, Massimo NEGRI (EMA Director)
– La sede centrale del musil e il progetto di rigenerazione del Comparto Milano, Elena PIVATO (Urban Center Brescia)

16:45 – 17:00 Coffee Break

17:00 – 18:45 La rete ERIH Italia e il 2018 come anno del patrimonio industriale
– Musil Anchor Point, René CAPOVIN
– Campolmi Factory Anchor Point, Simone MANGANI, Assessore
– Museo Arte Della Lana, Paolo BLASI, Presidente Fondazione Lombard
– Poli Distillerie, Jacopo POLI
– Museo Centrale Malnisio, Serena MIZZAN
– Museo Del Patrimonio Industriale Di Bologna, Alessio ZOEDDU

18:45 – 19:00 Conclusioni (Massimo PREITE, ERIH Board Member).

17 GIUGNO – CEDEGOLO

MUSEO DELL’ENERGIA IDROELETTRICA DI VALLE CAMONICA

11.00 – 13.00 Patrimonio industriale in contesto: territorio, percorsi tematici, digitale
– Le architetture della modernità in Valle Camonica, Giorgio AZZONI (Distretto Culturale di Valle Camonica)
– La Fondazione Adriano Olivetti e la valorizzazione del patrimonio olivettiano di Ivrea, Alessandra Agnolon e Matilde Trevisani (Fondazione Adriano Olivetti)
– L’esperienza del Sistema Museale della Valle Trompia, Barbara D’ATTOMA, direttore
– Patrimonio del lavoro e documentazione visiva, Carla FAUSTI, ricercatrice etnografica
– Archeologia industriale digitale, Simona POLITINI, Founder and Project Manager, www.archeologiandustriale.net
– La Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani (REMI), Manuel RAMELLO (Vicepresidente AIPAI), Agata PATANÉ (ISPRA Ambiente)