Archeologia industriale cartaria – 1° Convegno in Italia

Il 27 e 28 maggio 2016, la Fondazione Gianfranco Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA) di Fabriano presenta il convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione

Sede del convegno il meraviglioso Oratorio della Carità di Fabriano. “Città della carta” per antonomasia, Fabriano è ereditiera di un patrimonio archeologico industriale che affonda le sue origini sin dal XIII secolo, con le Cartiere Miliani Fabriano dal 1782, che, sviluppandosi in industria, nel 2002 sono state acquisite dal Gruppo Fedrigoni ed hanno assunto il nome di “FABRIANO”.

Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione è il primo convegno in Italia sull’archeologia industriale cartaria, promosso e fortemente voluto dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, appoggiato dall’Associazione Italiana del Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) e dal Centro di Ricerca e Servizio sul Paesaggio dell’Università Politecnica delle Marche che hanno collaborato all’organizzazione dell’iniziativa.

L’evento, riconosciuto di alto valore culturale e di portata Nazionale, ha ottenuto il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, nonché quello del Comune di Fabriano e, a livello internazionale, dell’International Paper Historians (IPH).

Programma del 1° convegno in Italia sulla archeologia industriale cartaria

Il Convegno Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione sarà strutturato in due giornate: la prima dedicata a La produzione della carta in Italia tra storia e archeologia industriale: i quadri territoriali in una prospettiva di lungo periodo; la seconda a Siti di produzione della carta ed ecomusei: casi, schedature, proposte di valorizzazione (per i dettagli si rimanda al programma allegato).

Un programma ricco d’interventi, con autorevoli studiosi e docenti universitari provenienti da tutta Italia, al fine di ottenere una mappatura degli insediamenti cartari e del relativo patrimonio archeologico, approfondire la conoscenza della storia del passato e del presente industriale cartario, nonché sviluppare il tema di “Ecomuseo”, definito anche museo diffuso, attraverso quelle realtà cartarie italiane che hanno già concretizzato e sperimentato una forma di museo non convenzionale, non circondato da mura, ma che mira a tutelare, valorizzare e promuovere ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico di un territorio.

Aprirà il Convegno il Presidente della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, Alessandro Fedrigoni, seguito dai rappresentanti degli enti collaboratori, Giovanni Luigi Fontana (Presidente dell’AIPAI) e Andrea Galli (Direttore CIRP). Introdurranno, invece, Anna-Grethe Rischel, Presidente dell’International Paper Historians (IPH) che presenterà un rapporto sullo stato degli studi storici della carta in Europa con la relazione A status report on historical studies of European paper, ed Ivo Mattozzi, Docente della Libera Università di Bolzano, con La formazione del patrimonio industriale della carta dal XVIII secolo.

Presentazione del terzo tomo della collana di Storia della Carta “L’era del segno”

Ad arricchire il programma dei due incontri previsti, venerdì 27 maggio 2016 alle ore 17.30 presso l’Oratorio della Carità – a conclusione della prima giornata di Convegno – la presentazione del terzo tomo della prestigiosa collana di Storia della Carta “L’era del segno” edita nei suoi due volumi iniziali (Tomo 1 nel 2003 e Tomo 2 nel 2006) dalle Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group, che oggi passano il testimone alla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA con quest’ultimo volume LA FORMA. Formisti e Cartai nella Storia della Carta Occidentale a cura di Giancarlo Castagnari (storico della carta), certamente unico nel suo genere in Italia per la tematica affrontata, la “forma” – strumento indispensabile per la produzione della carta a mano sin dal XIII secolo – raccontata nella sua dimensione storica e tecnico-scientifica; e nato dal desiderio di far conoscere e valorizzare le preziose 2.295 “forme” filigranate (datate dal 1846) ereditate dalle storiche Cartiere Miliani Fabriano, recentemente restaurate e trasferite nello storico complesso archeologico cartario fabrianese, sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA.

Un’opera collettanea bilingue (italiano e inglese) che accoglie monografie storiche sul tema e un album fotografico, curato da Livia Faggioni (coordinatrice della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA) con le immagini di alcune delle straordinarie “forme” presenti nella collezione.

Con la sua uscita, la Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA ufficializza, finalmente, i risultati di un lungo percorso di analisi e sperimentazione condiviso con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma e la Soprintendenza dei Beni Storici Artisti ed Etnoantropologici delle Marche, per standardizzare il metodo di catalogazione Nazionale delle “forme” tra le varie realtà cartarie italiane che possiedono un patrimonio simile a quello fabrianese. Nel volume, infatti, è presente il modello dell’aggiornata scheda di catalogazione PST 4.00 (acronimo di Patrimonio Scientifico e Tecnologico, settore d’appartenenza dei beni culturali identificato per le “forme”), che è stata integrata con un lemmario di tecnica cartaria riferita alla “forma”, prima inesistente, e, dal mese di luglio 2016, ufficialmente pubblicata in sperimentazione nel Sistema Informativo Generale del Catalogo (www.sigeweb.it) ed on-line sul sito dell’ICCD (www.iccd.beniculturali.it) tra gli Standard Catalografici.

Tutto questo è stato possibile, grazie alla professionalità ed alla collaborazione delle Istituzioni facenti capo al Ministero dei Beni e delle Attività Cultura e del Turismo e il know how dagli esperti messi a disposizione dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA. Un passo importante che segna l’evoluzione Nazionale nell’ambito degli studi di storia e tecnica cartaria. La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, da alcuni mesi ha avviato la catalogazione delle 2.295 forme secondo i canoni stabiliti.

Il volume sarà presentato da Ezio Ornato del Laboratoire de Médiévistique Occidentale de Paris (CNRS – Université Paris I). Interverranno, anche, Claudia Caldari (già funzionaria della Soprintendenza dei Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche) e Flavia Ferrante (funzionaria dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma. 

Informazioni
INGRESSO LIBERO al convegno e alla presentazione del volume.
Il programma è disponibile on-line su www.istocarta.it
Per maggiori informazioni scrivere a info@istocarta.it o chiamare 0732/702502.

Evento: Il patrimonio industriale della carta in Italia. La storia, i siti, la valorizzazione
Genere: Convegno
Quando: 27 e 28 maggio 2016
Dove: Sede della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA Viale Pietro Miliani 31/33 60044 Fabriano (AN) – ITALY




La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA a Fabriano “città della carta”

La Fondazione G. Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA), nasce l’8 marzo 2011 a Fabriano – “città della carta” per antonomasia.

 

Ente non-profit che contribuisce alla promozione degli studi di storia della carta e delle discipline connesse, ed allo sviluppo e divulgazione delle scienze cartarie, fortemente voluta dalla fondatrice Fedrigoni SpA – cartiera veronese che nel 2002 ha acquisito le Cartiere Miliani Fabriano, la Fondazione G. Fedrigoni gestisce l’importante patrimonio archivistico, librario e scientifico e tecnologico ereditato dalle storiche cartiere fabrianesi.

La tradizione cartaria della “città della carta” affonda le sue solide radici già dal sec. XIII. Una tradizione plurisecolare che subisce un’importante trasformazione alla fine del 1700. Nel 1782, infatti, nasce, grazie a Pietro Miliani, l’omonima Cartiera che in breve tempo assorbe parte degli opifici concorrenti e raggiunge un alto grado di efficienza degli impianti e di sviluppo commerciale, dovuto soprattutto alle capacità imprenditoriali del titolare, il quale con sicurezza e tenacia punta al miglioramento qualitativo del prodotto, affrontando ingenti spese per rinnovare l’attrezzatura degli opifici, fino a produrre carta tanto pregiata da essere apprezzata da famosi tipografi ed incisori tra i quali Bodoni, Rosaspina, Morghen, ecc. A Pietro succedono il nipote Giuseppe e il pronipote Giambattista che proseguono lo sforzo di acquisizione delle cartiere concorrenti e la meccanizzazione della produzione, oltre allo sviluppo qualitativo della lavorazione a mano delle carte pregiate e carte valori.

La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA ha sede nel maestoso complesso storico delle Cartiere Miliani che presenta un impianto planimetrico a “C” tipico dell’industria cartaria del XVIII secolo (già idealmente rappresentata nell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert del 1751) con un corpo longitudinale principale e due ali trasversali poste agli esterni, ed un ulteriore elemento longitudinale che collega le due ali trasversali, fungendo da ingresso, che fa assumere al complesso una forma chiusa, a corte. Un caso singolare in quanto si tratta di un edificio nato appositamente per ospitare un’attività produttiva evoluta, moderna, distante dal, più frequente (in questo campo), riuso di una struttura esistente o dall’uso di una forma architettonica non specifica per questo tipo di attività (v. Archeologia Industriale nelle Marche. L’Architettura a cura di Alessia monti e Paolo Brugè, p. 67). Un’architettura monumentale che rimanda all’epoca rinascimentale e barocca caratterizzata da una perfetta simmetria degli elementi, che oggi – utilizzata solo in parte – ospita alcuni uffici della Fedrigoni SpA, lo splendido l’Archivio Storico con i suoi trecento metri lineari di documenti datati a partire dal 1782 (data di fondazione delle Cartiere Miliani) ed annessa “biblioteca” specializzata in ambito cartario, e gli oltre “duemila metri quadrati” di strumenti per la fabbricazione della carta a mano e a macchina.

L’Archivio delle Cartiere Miliani

L’Archivio delle Cartiere Miliani è il primo Archivio d’Impresa dichiarato di «notevole interesse storico» in Italia, con provvedimento vincolistico emesso il 20 luglio 1964 dal Professor Emerito della Sapienza di Roma, Elio Lodolini, allora Soprintendente Archivistico per le Marche. Le fonti documentarie inventariate ed ordinate in serie e fondi, risalgono alla fondazione delle Cartiere Miliani nella seconda metà del sec. XVIII, e ne illuminano l’attività tecnica ed economica, i problemi seriali relativi ai lavoratori ivi occupati, i rapporti con esponenti del mondo delle lettere, delle arti e della politica, le relazioni commerciali di rilievo internazionale (v. L’Archivio Storico delle Cartiere Miliani di Fabriani di Valeria Cavalcoli, Fabriano 2014, P. 17. Rist. an. edita dalla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA): i copialettere dal 1783, documentano l’antica corrispondenza tra Pietro Miliani e la fittissima rete commerciale estesa in tutto il mondo. Tra la clientela emergono nomi importanti di personalità ed istituzioni pubbliche e private. Da Antonio Canova, Giambattista Bodoni (tipografo), Francesco Rosaspina (incisore), i fratelli Filippo e Giorgio Harckert, le famiglie nobiliari Leopardi, Torlonia, Colonna, Mastai Ferretti, a vari Istituti di Credito (Banca d’Italia, Monte dei Paschi, Banca Commerciale Italiana), note aziende del Made in Italy (FIAT, Pirelli, Fernet Branca, Borsalino, Mont Blanc, ecc.). Di rilevante importanza sono la fototeca con più di 1.287 fotografie, recentemente digitalizzate, testimonianza del patrimonio archeologico industriale, architettonico, paesaggistico e degli aspetti identitari della società e della cultura cartaria dal 1871, e la raccolta di filigrane realizzata nel 1946 dal consigliere delegato delle Cartiere Miliani, Luigi Tosti duca di Valminuta, ricca di oltre 1.500 esemplari.

Il patrimonio industriale cartario della Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA

Un ricco patrimonio archivistico, le cui fonti documentarie hanno fornito e forniscono tutt’ora un valido contributo per gli studi di storia della carta e delle scienze e delle tecniche cartarie, tanto più se affiancate da un patrimonio archeologico, scientifico e tecnologico di inestimabile valore, rappresentato da macchinari e strumenti indispensabile ai fine della fabbricazione della carta: un impianto di pile idrauliche a magli multipli risalente alla fine del 1700 – necessario alla pestatura degli stracci (da cui si ricavava la poltiglia per l’impasto) ed attivo fino alla metà del Novecento – era azionato dall’energia idrica fornita da corsi d’acqua adiacenti alla Cartiera; 2.300 forme (vergate e veline), per la produzione della carta a mano, tutte filigranate; 793 tele metalliche cilindriche per la produzione della carta a macchina in tondo, di un metro di diametro e circa due metri di larghezza, anch’esse con pregiatissime filigrane, destinate a rivestire il tamburo creatore; e vari strumenti annessi alla realizzazione di forme e tele, come gli oltre n. 3.000 punzoni in legno, bronzo e rame necessari per imprimere la filigrana in chiaro-scuro sulla tela (velina).

Le 2.300 forme, datate dalla prima metà dell’Ottocento, sono ognuna differente dall’altra. Ogni forma riporta sulla superfice della tela una filigrana, “segno” o “marca” realizzata con filo metallico di argentana, rame o bronzo modellato a mano, cucita manualmente o saldata a stagno (filigrana in chiaro); oppure impressa sulla tela attraverso un punzone (filigrana in chiaro, in scuro o in chiaro-scuro). Le filigrane realizzate con filo metallico, sono veri capolavori di oreficeria (ritratti di papi, principi, principesse come Francesco Giuseppe I ed Elisabetta d’Austria, Papa Pio IX) e quelle in chiaro-scuro (filigrana artistica), modellano la tela metallica della forma riproducendo ritratti di personaggi famosi della storia italiana ed internazionale o particolari di opere d’arte (Ludwig van Beethoven, Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, “L’Adorazione dei Magi” del Gentile da Fabriano, “La Madonna della Seggiola” di Raffaello Sanzio, ecc.).

La mole e l’importanza del patrimonio archivistico, librario e scientifico e tecnologico cui è dotata la Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, la rendono, nel suo genere e per i suoi scopi, un’istituzione unica in Italia, grazie alla fondatrice Fedrigoni S.p.A. che ha deciso di offrire un ampio sostegno alla cultura, alla ricerca scientifica e tecnica, alla tutela e valorizzazione di questo patrimonio, fonte di ricchezza e sviluppo intellettuale, sociale ed economico.

La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA è nella Rete di Archivi d’Impresa, progetto della Direzione Generale per gli Archivi e collabora allo sviluppo di temi e percorsi del Portale del Sistema Archivistico Nazionale (SAN) e del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (SIUSA). È tra i soci di Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.

Sito archeologico industriale: Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA
Settore industriale: Industria cartaria
Luogo: Viale Pietro Miliani 31/33 60044 Fabriano (AN) – Marche – ITALY
Proprietà e Gestione: La Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA è stata fondata dalla Fedrigoni SpA www.istocarta.it
Testo a cura di: Ufficio Comunicazione Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA
Immagini: Le immagini pubblicate sono coperte da Copyright. © Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA




Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo

“Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo” è la mostra fotografica di Giuseppe Corbetta sulle periferie di Milano sulle orme di Gabriele Basilico che inaugura il 17 maggio alle ore 19:30 presso lo Spazio SEICENTRO di Milano.

 

Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo” è un progetto fotografico sugli ex-edifici industriali delle periferie milanesi 35 anni dopo l’indagine condotta da Gabriele Basilico alla fine degli anni ‘70. La mostra, organizzata dalla Commissione cultura del Consiglio di Zona 6 del Comune di Milano con la collaborazione dello Studio Gabriele Basilico, mette a confronto le immagini di Giuseppe Corbetta, realizzate tra il 2010 e il 2016, con quelle del grande fotografo di Milano.

Obiettivo del progetto è quello di estendere temporalmente la “rassegna sistematica, il più possibile completa di tutte le zone industriali della città”, iniziata da Gabriele Basilico nella Milano “anche e ancora operaia” nel momento storico “del passaggio della sua economia alla fase post-industriale”.

In questi sei anni di lavorazione, Giuseppe Corbetta ha percorso le periferie della zona sud di Milano per documentare lo stato degli ex-edifici industriali fotografati da Gabriele Basilico negli anni 1978-80 per Milano ritratti di fabbriche, confrontando il catalogo della mostra con la mappa della città e identificando le strutture fotografate.

L’autore si è posto, davanti agli edifici, con la stessa predisposizione di Basilico, cercando di replicare l’esatto punto di ripresa e utilizzando gli stessi obiettivi fotografici, allo scopo di ottenere la stessa inquadratura. Come per un ritratto, ha studiato le luci, le ombre e la posizione del sole, determinata dall’ora del giorno e dal mese dell’anno, e dalle condizioni metereologiche.
È stato quindi un lavoro lungo, paziente, ritornando sul posto diverse volte, in diverse ore del giorno e nei diversi mesi dell’anno fino a ottenere il risultato desiderato. In molti casi al posto della fabbrica c’è il nulla, oppure un edificio completamente nuovo. In questo caso è stata consultata la Carta Tecnica Comunale di Milano degli anni ’70 per identificare l’esatta posizione delle strutture demolite e scegliere il punto di ripresa più significativo per documentare al meglio la trasformazione del territorio.

La collaborazione con lo studio Gabriele Basilico
Le fotografie in rigoroso bianco e nero presentano lo stato attuale di ogni struttura accanto alla scansione, gentilmente fornita dallo Studio Gabriele Basilico, dei negativi impressionati negli anni ’70.
Tra le oltre 50 fotografie originali proposte, due (via Nervesa e via Filippo Brunelleschi) sono di particolare interesse in quanto furono presentate solo sull’edizione SugarCo di Milano ritratti di fabbriche6 (edizione ormai introvabile) e non più nell’edizione del 2009 per Federico Motta Editore.

Evento: Milano sud ritratti di fabbriche 35 anni dopo
Genere: Mostra fotografica
Dove: Spazio SEICENTRO via Savona 99 Milano www.comune.milano.it/zona6 tel.: 02.88446330
Quando: Dal 17 al 31 maggio – inaugurazione 17 maggio ore 19:30




Richard Ginori, la cittadella sul Naviglio

Sabato 14 maggio ore 18:00, allo Spazio Ex Fornace a Milano, sede del MUMI – Ecomuseo Milano Sud, l’associazione MuseoLab6, all’interno dell’iniziativa VIVACITTÀ presenta i risultati della ricerca “Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio – Storia della fabbrica di ceramica di San Cristoforo “, incontro di restituzione pubblica ai cittadini con protagonisti, testimoni, storici ed esperti.

Il programma prevede la proiezione in anteprima del video realizzato da MuseoLab che ripercorre con immagini e interviste la saga dei Richard e della fabbrica.
A seguire interverranno al dibattito: Raffaella Ausenda, storica dell’arte ceramica, Oliva Rucellai, conservatrice del Museo di Doccia, Uberto Cajrati Crivelli, Imprenditore immobiliare, Antonio Aramini, caporeparto decoratore della Richard Ginori, Salvatore Licitra, nipote di Gio Ponti e direttore dei Ponti Archives, e Alessandro Pizzoccheri, docente di Arte al Liceo Vittorini nonché Massimo Negri, esperto museologo e pioniere dell’Archeologia Industriale in Italia e all’estero, che inquadrerà il fenomeno nell’attualità.
Il dibattito sarà intramezzato da una breve proiezione di foto inedite dello stabilimento Richard Ginori dagli anni 1937/38 a quelli del bombardamento del 1944. Tale intermezzo verrà commentato al piano da Monica Ranci, nipote di Marco Inzigneri, autore delle foto e direttore dello stabilimento di S. Cristoforo dal 1936 al 1948.

Per consultare il programma dettagliato cliccate qua

La manifattura Richard Ginori di S. Cristoforo

Intorno al 1830, nella contrada allora detta dei Corpi Santi di S. Cristoforo e non ancora incorporata alla metropoli lombarda, si sviluppa uno dei rioni industriali più importanti della città.

Venendo da Porta Ticinese, oltrepassato il pittoresco ponte del Trofeo, costeggiando il Naviglio, un po’ oltre la vetusta chiesa viscontea di S. Cristoforo, si ha la netta impressione di essere in piena campagna. Basse e rade cascine e pochissime umili case si specchiano nelle limpide acque del Naviglio tra i vasti e fertili campi.
La gran parte della sua popolazione si dedica ai trasporti, alla concia delle pelli, alla fabbricazione della carta e delle stoviglie. Possiamo tranquillamente affermare che nel borgo di S. Cristoforo si iniziasse la vita industriale milanese e nazionale.

In pochi anni, le modeste cartiere, le fornaci, le concie e lo stabilimento ceramico dell’epoca romantica avevano operato un miracolo convertendo in una piccola città il tranquillo borgo. Protagonista indiscusso della miracolosa trasformazione è lo stabilimento fondato da Giulio Richard.

Nel 1844 il Richard tiene occupate 240 persone e, pur costituendo la porcellana per diversi anni il principale prodotto, già si produce terraglia dura. Il caolino si acquistava in Francia, il quarzo era nazionale e il feldspato veniva da Varenna.

L’impresa industriale nel 1855 è solidamente stabilita.

“I disegnatori, i dipintori delle porcellane e i modellatori dei pezzi son quasi tutti di Lombardia”. Lo stabilimento è stato ampliato, e con l’opera continua di 320 persone si fabbricano annualmente 700.00 pezzi di porcellana e 1.600.000 di terraglie e di stoni all’uso inglese; nonché, 200.000 bottiglie da birra e da liquori.

La dimensione della produzione che abbraccia ogni genere di ceramica, dalle più aristocratiche alle più umili e varie espressioni, e i susseguenti ampliamenti dello stabilimento, impongono a questo punto a Giulio Richard la trasformazione della proprietà personale in proprietà sociale. Nel 1873 si costituisce la Società Ceramica Richard: ormai gli operai sono 463, coadiuvati da 43 impiegati.

La gamma dei prodotti va dalle porcellane e terraglie di lusso, ai comuni articoli per le industrie seriche ed elettrotecniche, oltre al grès, alle maioliche artistiche e ai mattoni refrattari per forni e ferriere.
In una relazione sullo stato delle industrie milanesi, parlando dello stabilimento, si afferma che esso “ è colossale ed è la più grande delle fabbriche italiane, che si dieno alla produzione corrente per gli usi della vita ordinaria, pur non trascurando il genere di lusso ed è uno dei pochi opifici milanesi a grande impianto e tra i più perfetti come organizzazione interna.”
Infatti, trionfa alla famosa e indimenticabile esposizione del 1881; siamo ormai intorno a una produzione di otto milioni di pezzi.

Intanto Augusto Richard succede al padre Giulio nella conduzione della Società: con l’avvento di Augusto si conclude la parte romantica, pionieristica della manifattura.

Augusto imprimerà una svolta più marketing oriented e i Richard, dopo l’acquisizione di altri stabilimenti, mettono a segno un colpo di politica commerciale strategicamente determinante per quei tempi, incorporando alla Società Ceramica Richard nel 1896 la grandiosa manifattura Ginori di Doccia, fondata nel 1735 dal marchese Carlo, emblema stesso della qualità massima della porcellana d’arte italiana, universalmente riconosciuta anche all’estero .

Da questo momento S. Cristoforo cessa la produzione della porcellana, rimasta a Doccia, e concentra il suo core business nella produzione della terraglia dura, importantissimo genere ceramico che si presta ad ogni lavorazione, l’intuizione industriale della quale è tutta da ascrivere a Giulio che ne coltivò con merito l’introduzione in Italia.

All’inizio degli Anni Venti, la Richard Ginori è già un marchio di garanzia affermato. Sul Naviglio Grande, a S. Cristoforo, è nata una piccola cittadella che i Richard dotano di case per gli operai ed impiegati come anche di scuola e servizi sanitari.

È di quegli anni, nel 1923, l’incontro fortunato dei Richard con un giovane architetto, Giò Ponti. La Richard Ginori è per il Ponti un terreno ideale di sperimentazione e massimamente idoneo all’applicazione del suo ingegno creativo di marca novecentista. Ponti, alla Richard Ginori, può approfondire la conoscenza dei materiali e le procedure tecniche di realizzazione con un gruppo di maestranze di notevolissimo livello. In breve assume l’incarico di direttore artistico che mantiene fino ai primi anni Trenta . Ponti coinvolgerà e inviterà a collaborare per la realizzazione di modelli scultorei artisti come Salvatore Saponaro, Fausto Melotti, Germiniano Cibau, .

Ma con Ponti il connubio è esemplare. Raramente si è vista consonanza più armonica tra progettazione artistica e produzione industriale. Siamo agli albori del design industriale e Ponti ne è senz’altro pioniere cosciente. Il plauso che gli viene tributato è confermato dal successo che i prodotti da lui messi a punto incontrano nel pubblico. Un pubblico più sofisticato e sensibile alle sue “grazie” neoclassiche.

La Richard Ginori tocca il suo apogeo. Nel 1925, nel 1927 e nel 1930 la manifattura è presente alla Biennale di Arti Decorative di Monza con una produzione raffinata e di grande qualità artistica, firmata Ponti.

Negli anni Trenta il principale disegnatore della Richard-Ginori è Giovanni Gariboldi, che tuttavia solo nel 1946 ottiene ufficialmente l’incarico di direttore artistico.

In quegli anni viene intrapresa la costruzione del nuovo stabilimento per ceramiche sanitarie che si affaccerà direttamente sul Naviglio Grande. Nel 1937 la produzione della manifattura è presente all’Esposizione Internazionale di Parigi.

Negli anni Quaranta la “Richard-Ginori” inizia la costruzione di un nuovo stabilimento nei pressi di Sesto Fiorentino che verrà inaugurato nel 1950.
Negli anni ’40 e ’50, nonostante i bombardamenti della seconda guerra mondiale avessero colpito lo stabilimento, molti reparti vengono ricostruiti e rimangono in attività mentre le vecchie sezioni furono abbandonate. Nonostante ciò, il rinnovo degli impianti fu curato, i mezzi di produzione furono perfezionati e le strutture migliorate, cosicché la Richard-Ginori rimase all’avanguardia non solo in Italia, ma in tutta Europa.

Nel 1965, nelle vicinanze dello stabilimento di Sesto Fiorentino, viene inaugurato, su progetto dell’architetto Pier Niccolò Berardi, il nuovo Museo di Doccia, attualmente chiuso.

Nello stesso anno, il gruppo “Ginori” si fonde con la “Società Ceramica Italiana” di Laveno.

Nel 1975 la società è assorbita dal gruppo Pozzi che finalizza la produzione, di tipo sempre più industriale, ad articoli igienico-sanitari.

Negli anni ’80 la Pozzi-Ginori passa al gruppo Ligresti che acquista l’area esclusivamente per finalità speculative di tipo edilizio. Molte fabbriche, collocate nei centri delle città o comunque in aree urbanizzate, sono sfruttate a livello edificabile per il settore terziario.

L’area della ex-Richard-Ginori di San Cristoforo diventa negli anni ’90 area dismessa in stato di totale abbandono e degrado sociale, spaccio di droga e occupazioni abusive.

Nel 2015 la Richard Ginori ha festeggiato 280 anni di storia.
Quest’anno, lo stabilimento di San Cristoforo, se fosse ancora in attività, ne compirebbe 143.

Tutta l’area dello stabilimento di S Cristoforo della Richard Ginori, dagli anni 2000 è stata oggetto di una esemplare operazione di riconversione che, mantenendone più o meno intatte le volumetrie, l’ha destinata ad attività del terziario.
Il complesso ha voluto serbare nel nome la memoria del passato e verrà chiamato, appunto, Ex Richard Ginori.

Nel 2013 la Manifattura Ginori viene acquisita dal Gruppo Gucci e la direzione artistica affidata a Alessandro Michele. Oggi, come 280 anni fa, Richard Ginori rappresenta l’eccellenza del Made in Italy coniugando artigianalità, creatività e attenzione al progresso

Titolo: Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio
Autore: Jayme Fadda www.museolab6.com
Evento: Richard Ginori. La Cittadella Sul Naviglio – Storia della fabbrica di ceramica di San Cristoforo
Quando: sabato 14 maggio ore 18:00
Dove: Spazio Ex Fornace, via Alzaia Naviglio Pavese 16 Milano




La Mappa dell’abbandono: restituire alla comunità il nostro patrimonio

Approvata all’unanimità la relazione sull’Indagine conoscitiva propedeutica alla creazione di una vera propria Mappa dell’abbandono promossa in Commissione Cultura al Senato dalla Senatrice appartenente al Movimento 5 Stelle Michela Montevecchi.

Un promotore, Michela Montevecchi, e più di dieci audizioni, affidate ad esperti del settore e che si sono susseguite da luglio 2015 a gennaio 2016, sono stati indispensabili per portare in Parlamento e dare una prima definizione dello stato attuale del fenomeno del patrimonio culturale in abbandono nella nostra penisola.

Trasformare una problematica in una risorsa, è da questa volontà che l’attività portata avanti dalla senatrice Michela Montevecchi prende forma.

L’Italia, un paese che spicca sopra gli altri per quantità e qualità di beni culturali, presenta tuttavia un lato oscuro: un ingente numero di beni abbandonati o riqualificati e poi destinati nuovamente al degrado poiché privi di una concreta progettazione relativa alla nuova destinazione d’uso.

Recuperare questi beni abbandonati significa non solo riappropriarsi di una parte del patrimonio culturale, ma significa anche agire sulla riqualificazione sociale del territorio, poiché spesso questi siti si trovano collocati in zone periferiche, significa altre sì dare nuove opportunità lavorative ai giovani all’interno delle proprie comunità locali attraverso azioni provenienti dal basso e quindi strettamente legate alle esigenze territoriali.

Per avere un’idea più ampia e chiara possibile del fenomeno, in Commissione hanno partecipato alla realizzazione dell’indagine conoscitiva realtà quali l’Agenzia del Demanio, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il FAI – Fondo ambiente italiano, Italia Nostra, Mecenate 90, oltre a docenti universitari, direttori di musei e professionisti del settore.

Incontriamo dunque la Senatrice Michela Montevecchi per approfondire insieme l’argomento.

Intervista alla Senatrice Michela Montevecchi sulla Mappa dell’abbandono

D: Come e perché nasce l’idea di realizzare una Mappa dell’abbandono?
R: L’idea nasce dalla congiunzione fortunata di un omonimo progetto nato nella Regione Toscana, a cui mi sono ispirata tra l’altro per il titolo dell’indagine, e dalla convinzione che sia assolutamente necessario mappare il nostro patrimonio abbandonato se si vuole partire con una seria strategia di recupero, valorizzazione e restituzione alla collettività in termini di fruizione e di creazione di nuove opportunità di lavoro.

D: Quale tipologia di beni comprenderà la Mappa dell’abbandono?
R: Nel corso dell’Indagine Conoscitiva abbiamo “scoperto” che accanto ad un patrimonio culturale materiale ne esiste anche uno immateriale, costituito dai beni etnodemoantropologici. Se consideriamo poi il patrimonio paesaggistico e della cosiddetta archeologia industriale, immagino che la futura mappa dovrà restituire una fotografia il più completa possibile di tutti questi patrimoni.

D: A chi verrà affidato l’incarico di produrre questo documento, ovvero quali realtà e quali competenze sono chiamate in causa per portarlo a compimento?
R: Realizzare una mappatura di questo tipo è un obiettivo tanto ambizioso quanto complesso, sia per la varietà dei patrimoni sia per i vari soggetti interessati e investiti del compito. Un tale lavoro di mappatura la collaborazione a vari livelli istituzionali – Ministeri, Agenzia del Demanio, Regioni, Comuni, Associazioni impegnate nella tutela e nella valorizzazione, Comitati di Cittadini. Solo condividendo le informazioni già in possesso e coordinando le azioni di una strategia comune, sarà possibile ultimare il percorso. È una sfida che deve essere raccolta e vinta.

D: A quali macro categorie possono essere ricondotti i beni individuati perché il lavoro di mappatura presenti una certa omogeneità e possano essere programmate in maniera organica le azioni successive?
R: Se iniziamo l’operazione di mappatura dai beni culturali materiali, le 4 macro aree potrebbero essere: beni demaniali (di proprietà dello Stato); i beni di cui sono responsabili Regioni, Enti locali, Istituzioni o Soggetti pubblici, i beni di proprietà di privati e infine i beni ecclesiastici.

D: Una volta individuati i luoghi della cultura abbandonati, quali sono le azioni e/o gli strumenti che lo Stato offrirà per far si che questi risorgano a nuova vita trasformandosi in motore economico per le realtà territoriali sulle quali insistono?
R: Lo Stato dovrà offrire tutti gli strumenti normativi e le risorse finanziarie a disposizione per favorire le iniziative di recupero e valorizzazione.

D: Quali accorgimenti verranno presi affinché non si ripresentino casi di beni recuperati e nuovamente abbandonati per via della mancanza di un concreto progetto di riutilizzo?
R: Certamente si dovrà procedere con monitoraggi e verifiche programmati.

La Mappa dell’abbandono ed i luoghi dell’archeologia industriale

Tra le audizioni che hanno permesso alla Commissione Cultura del Senato di acquisire importanti informazioni per porre le basi della futura Mappa dell’abbandono, un intervento, per noi che ci occupiamo di archeologia industriale, risulta particolarmente importante: ci stiamo riferendo all’intervento della dottoressa Francesca Santarella, avvenuto in data 27 ottobre 2015, che ha illustrato il progetto «Still alive» condotto dall’arch. Marcello Modica insieme al quale ha pubblicato uno splendido libro su una particolare tipologia di architettura industriale, i Paraboloidi.

D: Ci vuole parlare dunque dell’intervento della dott.ss Santarella e cosa significherà per i beni appartenenti al patrimonio industriale rientrare in questa mappatura?
R: La dott.ssa Santarella ha illustrato il progetto “Still Alive” finalizzato al censimento di edifici appartenenti al patrimonio archeologico industriale che versano in uno stato di accentuato e progressivo degrado. In particolare ha parlato dei cosiddetti paraboloidi, ovvero delle strutture a copertura parabolica tipiche degli anni Venti del secolo scorso. Tale tipologia di architettura rappresenta anche un esempio di come l’originaria natura industriale si possa coniugare con un notevole pregio estetico. Far rientrare questa tipologia di beni nella mappatura significa innanzitutto prendere coscienza dell’esistenza di questo pezzo del nostro patrimonio architettonico e, conseguentemente, ragionare su progetti di recupero che possano dare nuova vita a questi luoghi a beneficio della collettività.

 

Attualmente la Senatrice è in procinto di depositare una Mozione al Governo con la quale chiede allo stesso di dare seguito all’Indagine conoscitiva iniziando a mettere in campo tutte le iniziative utili per intraprendere il percorso che porterà alla realizzazione della mappa.
Archeologiaindustriale.net augura alla Senatrice Michela Montevecchi ed alla sua iniziativa i migliori risultati auspicati.

di Simona Politini
Founder & Project Manager Archeologiaindustriale.net

Note:
L’apparato iconografico è a cura di Marcello Modica (Milano, 1987), architetto urbanista, si occupa di archeologia industriale attraverso un progetto di documentazione fotografica sul territorio italiano ed europeo “Still Alive” (www.st-al.com ). Marcello Modica collabora con università, enti e istituzioni e presenzia a numerose conferenze sul tema. Di recente pubblicazione il suo primo libro “Paraboloidi. Un patrimonio dimenticato dell’architettura moderna” realizzato in collaborazione con la dott.ssa Francesca Santarella (Edifir, 2015).




Ivrea: la città industriale di Adriano Olivetti – foto di Gianluca Giordano

Ivrea, in provincia di Torino, è uno splendido esempio della più moderna archeologia industriale che si candida a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO

La città industriale di Ivrea, vero e proprio paesaggio urbano, comprende gli edifici destinati alla produzione, ai servizi e alla civile abitazione che sono stati realizzati a partire dagli anni Trenta fino agli anni Ottanta del Novecento. Tali edifici, progettati da una serie di importanti architetti, insieme al disegno urbano, sono la materializzazione dell’idea di ingegneria sociale che Adriano Olivetti mise in atto nel corso del Novecento

*** AGGIORNAMENTO 1 luglio 2018 ***

L’Unesco dice sì a Ivrea patrimonio mondiale dell’umanità.

La città industriale di Adriano Olivetti diventa il 54esimo sito Unesco in Italia

Ivrea si candida ad entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO

Nel 2008 è stato istituito con decreto ministeriale un Comitato Nazionale promosso dalla Fondazione Adriano Olivetti in collaborazione con il Comune di Ivrea e il Politecnico di Milano e finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Adriano Olivetti. Il Comitato Nazionale si è impegnato dell’analizzare il tema della valorizzazione del patrimonio architettonico moderno di Ivrea con l’obiettivo di intraprendere il lungo e complesso percorso che vedrebbe “Ivrea, città industriale del XX secolo” all’interno della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Ivrea, città industriale del XX secolo” è la prima candidatura italiana nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO relativa a un sito industriale novecentesco.”

La candidatura di Ivrea è già stata esaminata a Parigi, tuttavia per una serie di motivazioni,  passerà al prossimo ciclo di valutazione che inizierà nel 2017, e sarà esaminata in occasione della 42° sessione del Comitato per il Patrimonio Mondiale nel corso dell’anno 2018.

Per promuovere la candidatura, il Comitato Nazionale ha prodotto un ampio dossier accompagnato da un ricco repertorio di immagini realizzate dal fotografo Gianluca Giordano.

Chi è Gianluca Giordano
Gianluca Giordano, fotografo di architettura. Docente a contratto di tecniche pittoriche antiche, arti visive, tecnologia, disegno e laboratorio di restauro in corsi di specializzazione post-diploma e post-laurea, Gianluca Giordano è fotografo ufficiale del dossier di candidatura patrimonio UNESCO “Ivrea Città industriale del XX secolo”.

 

Album del Patrimonio Industriale

Ivrea, la città industriale di Adriano Olivetti in alcune delle fotografie di Gianluca Giordano

Ivrea, la città industriale di Adriano Olivetti – Video che raccoglie le fotografie di Gianluca Giordano




Archeologiaindustriale.net al Master in Museologia Europea – Università IULM

Sabato 23 aprile 2016 al Master in Museologia Europea presso l’Università IULM di Milano sì è tenuta la lezione sull’esperienza di Archeologiaindustriale.net e su come realizzare un progetto web.

 

Si è parlato di Patrimonio industriale e delle diverse tipologie di musei industriali, tra questi i musei d’impresa.

Alla lezione in aula è seguita la vista alla Galleria Campari, dove l’imprenditoria incontra l’arte.

Fortunato Depero per Campari

Da sempre infatti il marchio Campari ha legato la propria immagine all’arte contemporanea e al design, una per tutti la famosissima bottiglietta conica del Camparisoda disegnata dall’artista futurista Fortunato Depero per Davide Campari.

Bottiglietta Campari Soda disegnata da Fortunato Depero

Per saperne di più sull’unico Master in Museologia Europea organizzato in Italia cliccate qua




Archeologiaindustriale.net riceve la SPECIAL MENTION al European Union Prize for Cultural Heritage / Europa Nostra Awards 2016

L’Associazione Archeologiaindustriale.net ha ricevuto la Menzione Speciale nella categoria “Category Education, Training and Awareness-Raising” al Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016, la più alta onorificenza presente in Europa nel settore del patrimonio culturale e naturale. 

“I am pleased to inform you that your entry was chosen amongst those entries which receive a SPECIAL MENTION of the Jury.
In particular, the Jury recognised the outstanding personal commitment and contribution this project makes to assist better nationwide knowledge of industrial heritage.”

Per leggere la comunicazione integrale cliccare qua European Union Prize for Cultural Heritage 2016

Europa Nostra Award 2016

Il Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards

Il Premio dell’Unione Europea per il Patrimonio culturale / Europa Nostra Awards è stato lanciato dalla Commissione Europea nel 2002 ed da allora è gestito da Europa Nostra.

Il premio celebra e promuove le migliori pratiche relative alla conservazione del patrimonio, la ricerca, la gestione, il volontariato, l’educazione e la comunicazione. In questo modo, contribuisce a creare un più forte riconoscimento pubblico del patrimonio culturale come risorsa strategica per l’economia e la società europee. Il Premio è sostenuto dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea. Negli ultimi 14 anni, le organizzazioni e gli individui provenienti da 39 Paesi hanno presentato un totale di 2.540 candidature per i premi. Per quanto riguarda il numero di candidature per Paese, la Spagna è prima in classifica, con 480 progetti, seguita dal Regno Unito, con 276. L’Italia occupa la terza posizione (239 iscrizioni), la Germania quarta (190 iscrizioni), e la Francia è al quinto posto (114 iscrizioni). Per quanto riguarda le categorie, quella della Conservazione ha avuto il maggior numero di candidature (1.524). Seguono le categorie dell’istruzione, formazione e sensibilizzazione (378), poi ricerca (319), e, infine, Contributi Esemplari (297).

Dal 2002 giurie di esperti indipendenti hanno selezionato 426 progetti premiati provenienti da 34 paesi. In linea con il numero di candidature la Spagna è in cima alla lista con 59 riconoscimenti ricevuti. Il Regno Unito è al secondo posto con 58. L’Italia risiede al terzo posto (33 premi), Germania al quarto (28 premi), e Grecia al quinto (25 premi). Per quanto riguarda le categorie, la Conservazione ha il maggior numero di vincitori (256) seguiti dalla categoria Contributi Esemplari (63), dall’ Istruzione, Formazione e Sensibilizzazione (55), e, infine, dalla Ricerca (52).

Un totale di 88 Grand Prix da € 10.000 l’uno sono stati consegnati ad eccezionali iniziative nell’ambito del patrimonio culturale, selezionate tra i progetti già premiati.

Il Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards ha ulteriormente rafforzato l’influenza del settore del patrimonio culturale in Europa, evidenziando le best practice, incoraggiando lo scambio di conoscenze tra Paesi e collegando i vari soggetti interessati a reti più ampie. Ha anche portato importanti vantaggi per i vincitori, come una maggiore esposizione (inter)nazionale, successivi finanziamenti e un incremento del numero di visitatori. Inoltre, ha aumentato la consapevolezza dei cittadini del nostro patrimonio condiviso, evidenziando il suo carattere intrinsecamente europeo. Il Premio è quindi uno strumento fondamentale per promuovere il patrimonio europeo.

 

I vincitori dell’edizione 2016 del Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016

Bruxelles / L’Aia, 7 aprile 2016 – La Commissione Europea e Europa Nostra hanno annunciato i nomi dei vincitori del Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2016, la più alta onorificenza presente in Europa nel settore del patrimonio culturale e naturale. I 28 vincitori, provenienti da 16 paesi, sono stati riconosciuti per i loro risultati esemplari nell’ambito della conservazione, ricerca, contributi esemplari, istruzione, formazione e sensibilizzazione. Giurie di esperti indipendenti hanno valutato un totale di 187 domande, presentate da organizzazioni e individui provenienti da 36 paesi europei, e hanno selezionato i vincitori. Tra i vincitori anche quattro progetti italiani: nella categoria Conservazione, le Terme di Diocleziano e Certosa di Santa Maria degli Angeli: il Chiostro “Ludovisi” e la piscina scoperta (Roma); nella categoria ricerca, I granai della memoria (Bra); nella categoria contributi esemplari, Giulia Maria Crespi (Milano); e nalla categoria istruzione, formazione e sensibilizzazione, il progetto Apprendisti Ciceroni (Milano). I cittadini di tutto il mondo possono ora votare on-line per il Premio della giuria popolare e mobilitare il sostegno del proprio paese o di un altro paese europeo per il progetto/i premiato/i.

I progetti scelti dalle giurie sono esempi eccellenti di creatività, innovazione, sviluppo sostenibile e partecipazione sociale nel settore del patrimonio culturale in Europa. Tra le iniziative premiate nel 2016 vi sono: la ristrutturazione di un sentiero sospeso sulle sponde scoscese di una gola, che ha aperto una zona di fenomenale bellezza naturale al pubblico attirando così una nuova ondata di turismo nella regione (Spagna); lo sviluppo di uno stile industriale di digitalizzazione che ha portato alla digitalizzazione di quasi 9 milioni di esemplari zoologici, botanici e geologici, europei e non solo, di enorme valore per i ricercatori di tutto il mondo (Paesi Bassi); la dedizione dei dipendenti di un museo nazionale che hanno lavorato instancabilmente e senza remunerazione per tre anni, al fine di mantenere il museo aperto nonostante la difficile situazione politica (Bosnia ed Erzegovina); infine un progetto di sensibilizzazione che incoraggia i cittadini ad ‘adottare’ monumenti di importanza culturale e storica per la loro comunità, di riportarli all’antico splendore e di aprirli al pubblico (Finlandia). Per la prima volta quest’anno, un premio è stato assegnato ad un progetto islandese: la riabilitazione e la trasformazione dell’ospedale francese di Faskrudsfjordur in un museo.

“Mi congratulo con i vincitori e i loro staff per questi progetti straordinari. Grazie al loro talento e dedizione, molti tesori culturali europei sono stati preservati e rivitalizzati per le generazioni presenti e future. I loro progetti hanno contribuito ad una maggiore sensibilizzazione al patrimonio culturale come risorsa strategica per la società e l’economia europea. Il patrimonio culturale unisce i popoli e crea ponti tra il passato, il presente e il futuro. Allo stesso tempo, genera crescita economica, promuove uno sviluppo sostenibile e incoraggia la partecipazione e l’inclusione sociale, oggi importante più che mai. Queste le ragioni per cui sosteniamo e continueremo a sostenere il Premio e altri progetti sul Patrimonio culturale attraverso il programma Europa Creativa,” ha affermato Tibor Navracsics, Commissario Europeo per l’istruzione, la cultura, la gioventú e lo sport.

L’elevato numero dei progetti premiati dimostra che il patrimonio culturale e naturale è importante per l’Europa e i suoi cittadini. È un fattore chiave per lo sviluppo economico sostenibile ed è una forza che unisce le nostre società multiculturali, come è stato ampiamente riconosciuto dalle istituzioni dell’UE ed è chiaramente dimostrato nella recente relazione ‘Il patrimonio culturale conta per l’Europa’. Sono lieto che quest’anno la cerimonia di premiazione si terrà nella mia città natale, a Madrid, in un luogo speciale: il Teatro de la Zarzuela,” ha aggiunto Plácido Domingo, celebre cantante lirico e Presidente di Europa Nostra.

I vincitori degli European Heritage Awards 2016 saranno celebrati nel corso di un evento di alto profilo, sotto l’egida del Commissario Navracsics e di Plácido Domingo, la sera del 24 maggio presso lo storico Teatro de la Zarzuela a Madrid. La cerimonia riunirà circa 1.000 persone, tra professionisti del patrimonio, volontari e sostenitori provenienti da tutta Europa, nonché rappresentanti di alto livello delle istituzioni dell’UE, del paese ospitante e degli altri stati membri. Durante la cerimonia saranno annunciati i sette vincitori del Grand Prix, ognuno dei quali riceverà € 10.000, ed il vincitore del Premio della giuria popolare, scelti tra progetti vincitori di quest’anno.

I vincitori presenteranno inoltre i loro progetti durante la Excellence Fair nella mattinata del 24 maggio, presso la sede del Collegio degli Architetti di Madrid e parteciperanno a vari eventi di networking che si terranno a Madrid durante il European Heritage Congress (22-27 maggio) organizzato da Europa Nostra nell’ambito del suo progetto
di networking ‘Mainstreaming Heritage’, con il sostegno del programma Europa Creativa dell’Unione Europea.

Archeologiaindustriale.net ringrazia

L’Associazione Archeologiaindustriale.net ringrazia la giuria del Premio per il Patrimonio e coglie l’occasione anche per ringraziare tutte realtà che hanno aderito e continuano ad aderire al progetto, contribuendo così alla diffusione della conoscenza del nostro patrimonio industriale

Simona Politini
Fondatrice e Project manager Archeologiaindustriale.net e Presidente dell’omonima associazione.




FM Centro per l’Arte Contemporanea – Apre a Milano

Giovedì 7 aprile 2016 inaugura a Milano FM Centro per l’Arte Contemporanea.

 

Ai Frigoriferi Milanesi, splendido esempio di archeologia industriale a Milano recuperato a spazio polifunzionale con vocazione culturale, apre FM Centro per l’Arte Contemporanea, un nuovo polo dedicato all’arte e al collezionismo che raccoglie in un unico contesto tutti i soggetti e le funzioni connesse alla valorizzazione, esposizione e conservazione di collezioni private e archivi d’artista.

FM Centro per l’Arte Contemporanea ospita:

  • un’area espositiva dedicata a mostre di collezioni private italiane e internazionali
  • un temporary space per le gallerie d’arte contemporanea
  • un’innovativa formula di deposito visitabile per collezionisti che desiderano rendere accessibili al pubblico le loro collezioni
    una serie di archivi d’artista
  • un programma di residenze per artisti e curatori
  • laboratori specializzati in restauro e conservazione di opere d’arte
  • un dipartimento di art advisory.

La direzione artistica del nuovo centro è affidata a Marco Scotini con il supporto di un board internazionale di esperti che include Vasif Kortun (direttore, SALT, Istanbul), Grazia Quaroni (Senior Curator / Head of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Charles Esche (direttore, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (direttore artistico, MAXXI, Roma), Enea Righi (collezionista, Bologna).

FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care (Gruppo Bastogi), l’unica società in Italia ad offrire servizi integrati per l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ‘70”

FM Centro per l’Arte Contemporanea inaugura il 7 aprile, in occasione di miart 2016, con la mostra “L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ‘70” (8 aprile-15 giugno 2016), curata da Marco Scotini in collaborazione con Lorenzo Paini. La mostra presenta un’ampia ricognizione della scena artistica italiana degli anni ‘70, un decennio di grande produttività in cui la cultura “eccede” al di fuori del campo dell’estetica, sconfinando in linguaggi che resistono alla catalogazione, in pratiche effimere e in azioni legate alla performatività sociale e basate sulla temporalità. Le opere saranno affiancate a materiali provenienti da diversi ambiti di produzione: dalla musica all’architettura radicale, dai libri al cinema sperimentale, alla fotografia.
Il concetto di “Inarchiviabile” fa riferimento all’emergere di diverse forze sociali (general intellect) e all’approccio multidisciplinare che caratterizza gli anni ’70 in Italia, così come alle nuove questioni legate al femminismo e alle politiche di genere. Allo stesso tempo, però, rimanda a ciascuna delle opere in esposizione, che rappresentano già di per sé stesse delle tassonomie, dei tentativi di catalogazione da parte degli artisti: dalle classificazioni di Alighiero Boetti alle sequenze di numeri di Fibonacci di Mario Merz, dalle collezioni di Giulio Paolini alle raccolte di fototessere di Franco Vaccari, dall’Atlante geografico di Luigi Ghirri alle sequenze fotografiche di Michele Zaza o di Aldo Tagliaferro, dai cataloghi filmici e profumati di Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi ai “leftovers” collezionati da Gianfranco Baruchello, dagli inventari gestuali di Ketty La Rocca agli assemblaggi testuali di Nanni Balestrini.
Non solo tentativi di archiviare l’effimero dunque, ma anche aspirazione all’assoluto o all’idea di totalità o Tutto, come si intitola una celebre opera di Giovanni Anselmo.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: le mostre da visitare

Contemporaneamente inaugureranno all’interno di FM Centro per l’Arte Contemporanea le mostre promosse dalle gallerie Laura Bulian Gallery, Monitor, P420 e SpazioA. Laura Bulian Gallery, che ha all’interno del centro la sua sede permanente, inaugura “Imagine a Moving Image”, la prima personale in Italia del giovane artista croato Marko Tadić. Monitor, P420 e SpazioA saranno, invece, le prime gallerie ad occupare all’interno del centro il temporary space pensato per progetti promossi da gallerie di ricerca. La loro mostra si intitolerà “Corale” e metterà a confronto artisti di generazioni diverse, in particolare Eric Bainbridge, Franco Guerzoni, Benedikt Hipp, Nicola Samorì e Claudio Verna per Monitor; Luca Bertolo, Esther Kläs, Chiara Camoni, Piotr Łakomy e Giulia Cenci per SpazioA; Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Rodrigo Hernandez, Paolo Icaro e Alessandra Spranzi per P420.

FM Centro per l’Arte Contemporanea: Archivi d’artista

Gli archivi d’artista presenti nel centro sono l’Archivio Dadamaino, l’Archivio Gianni Colombo e l’Archivio Ugo Mulas.

Info:

Inaugurazione 7 aprile 2016 ore 20-24
Orari apertura durante Miart:
Venerdì 8 aprile, ore 12-21
Sabato 9 aprile, ore 11-20
Domenica 10 aprile, ore 11-18

FM Centro per l’Arte Contemporanea
Indirizzo: Via Giovanni Battista Piranesi, 10, 20137 Milano
Telefono:02 73981 – sito web: www.fmcca.it 




CRESPI D’ADDA. Storia di una impresa – Nuovo libro dell’Associazione Crespi d’Adda

“CRESPI D’ADDA. Storia di una impresa” è il titolo del nuovo libro pubblicato dall’Associazione Crespi d’Adda, dal 1991 impegnata nelle attività di ricerca, valorizzazione e promozione culturale e turistica del sito Patrimonio dell’Umanità di Crespi d’Adda.

“CRESPI D’ADDA. Storia di una impresa” è una pubblicazione di cinquanta pagine dedicata alla narrazione delle vicende storiche di quello che fu, in origine, il Cotonificio Benigno Crespi, fondato nel 1878 dall’imprenditore bustocco Cristoforo Benigno Crespi e del villaggio operaio che quest’ultimo gli costruì intorno. Uno straordinario esperimento urbano e industriale che venne riconosciuto, nel 1995, meritevole dell’inserimento nel Patrimonio dell’Umanità creato dall’Unesco. Il testo è impreziosito di settanta immagini, sia recenti che storiche. Queste ultime, provenienti da archivi privati e pubblici e scattate tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, rappresentano una testimonianza eccezionale della vita operaia del tempo.

L’autore è Giorgio Ravasio, da molti anni in prima linea nella promozione culturale di Crespi d’Adda e dei territori limitrofi, che ha già pubblicato libri “Il castello sul fiume, la storia e le storie della fortificazione di Trezzo” e “Crespi d’Adda, città del lavoro proficuo, della metafora architettonica e dell’utopia sociale”.

Lo stesso autore dichiara:” Si tratta di un volume pensato per diffondere il più possibile la conoscenza di questo luogo e del suo valore. Crespi d’Adda ha ancora molto da insegnarci oggi perché rappresenta un modo di fare impresa che coniugava armoniosamente vita e lavoro, funzionalità e bellezza, natura e architettura. Oltretutto, oggi più che mai, è di fondamentale importanza riscoprire il valore della nostra gloriosa storia per preservarne il futuro. Il gesuita Matteo Ricci sosteneva che la memoria è un palazzo che si costruisce un tassello alla volta ma l’edificio poi è solido e indistruttibile. Ricordare, insomma, non solo per non dimenticare ma per costruire la terra su cui poggiare i nostri piedi.

Lucia Colombo, vicepresidente della Associazione Crespi d’Adda dichiara: “la pubblicazione vede la luce all’inizio della nostra stagione turistica che si apre proprio con il giorno di Pasqua. Si tratta di un prodotto editoriale completo ma snello che abbiamo pensato per tutti quei turisti alla ricerca di uno strumento agile e completo per l’interpretazione del luogo.
Il prezzo di due euro è stato pensato per favorirne l’acquisto anche da parte degli studenti delle scuole primarie e secondarie che potranno utilizzarlo per le ricerche e gli approfondimenti. Il valore sarebbe indiscutibilmente maggiore ma l’idea che ci ha guidato è stata quella di privilegiare la diffusione della conoscenza. Potete trovare tutte le informazioni sul nostro sito www.crespidadda.it”.

Il libro contiene anche due ulteriori contributi. Una prefazione di Andrea Biffi, biologo e naturalista, ideatore e coestensore della nomination di Crespi d’Adda per l’Unesco nel 1994, ed una postfazione di Simona Politini, fondatrice della piattaforma ArcheologiaIndustriale.net.

 

Dove acquistare il libro “CRESPI D’ADDA. Storia di una impresa”

Il libro è disponibile soltanto nei punti vendita di Crespi d’Adda al prezzo di 2 euro a partire da lunedì 4 aprile 2016
La versione digitale, invece, è acquistabile sin da subito al prezzo di 1 euro cliccando qua 




BASE Milano apre nei rinnovati spazi della ex Ansaldo

Gli spazi della ex Ansaldo, punta di diamante dell’archeologia industriale a Milano, aprono le porte a BASE Milano.

BASE Milano – A place of cultural progress è il nuovo progetto per la cultura e la creatività a Milano, luogo di produzione culturale, sperimentazione e di condivisione.

BASE Milano è un esperimento di innovazione e contaminazione culturale tra Arte, Creatività, Impresa, Tecnologia e Welfare, che si insedia nel cuore del distretto Tortona, in una delle aree più vivaci e dinamiche della città, in continua evoluzione. Un humus creativo particolarmente fertile al quale BASE Milano contribuirà come nuovo punto di riferimento.

Con i suoi 6.000 mq di spazi aperti tutto l’anno, BASE Milano ospiterà un coworking, laboratori, la nuova foresteria-residenza casabase, una caffetteria, una lounge e una fitta programmazione d’iniziative ed eventi.

A far rinascere questo splendido luogo dell’archeologia industriale ci ha pensato un gruppo nato dalla cooperazione tra pubblico e privato, firmano infatti il progetto BASE Milano al 50% il Comune di Milano ed un consorzio di privati composto da Arci Milano, Avanzi, esterni, h+, Make a Cube³, vincitori del bando pubblico che ha aggiudicato loro la gestione per i prossimi 12 anni, fondamentale poi il sostegno di Fondazione Cariplo. BASE Milano porta avanti l’opera iniziata negli anni Novanta dal Comune di Milano che acquistò questi spazi con l’obiettivo di destinarli a funzioni culturali. BASE Milano si va quindi ad affiancare al neo-nato MUDEC – Museo delle Culture ed ai  dirimpettai Laboratori del Teatro alla Scala.

BASE Milano è un luogo che rende Milano sempre più attraente e sempre più internazionale” così il Sindaco del Comune di Milano Giuliano Pisapia ha salutato in conferenza stampa l’apertura di questo nuovo spazio culturale, uno spazio vibrante, camaleontico, che racchiude una storia e tante ne racconterà.

Ed è proprio riguardo la sua natura di luogo già vissuto connotato da una forte valenza storica, economica e sociale, che Matteo Bartolomeo, Presidente BASE Milano, in merito alla tipologia di recupero applicata alla struttura ha dichiarato “Volevamo che l’anima di questo spazio rimanesse il più possibile intatta”, e noi che ci occupiamo di archeologia industriale, e tanti e tanti luoghi a noi cari abbiamo visto perdere di identità, non possiamo che abbracciare in toto questa linea guida. Il progetto architettonico di BASE Milano è firmato Onsitestudio, che così sottolinea: “Gli elementi aggiunti all’esistente sono immediatamente leggibili per la loro natura differente in relazione ai grandi spazi bianchi e ai pavimenti mantenuti nel loro carattere di originalità, ancora segnati dalle tracce delle attività precedenti.”

30 Marzo 2016 – Festa di apertura di BASE Milano

A partire dal 30 marzo prenderà il via una serie di eventi per accompagnare l’apertura di BASE Milano con una grande festa e con l’inaugurazione della mostra-laboratorio Visual Making.

BASE Milano e il fitto calendario di appuntamenti per il trimestre

Si parte il 30 marzo con l’inaugurazione della mostra-laboratorio Visual Making (30 marzo – 17 aprile), realizzata da Opendot in collaborazione con Claude Marzotto e Daniela Lorenzi, sul tema della sperimentazione grafica tra digital fabrication e stampa artistica artigianale.

Immediatamente a seguire, Book Pride, la fiera degli editori indipendenti promossa da Odei (1- 3 aprile), appuntamenti entrambi che vedono l’editoria come primo ambito di esplorazione.

Si prosegue con la XXI Triennale “21st Century. Design After Design” (2 aprile – 12 settembre), che fa il suo grande ritorno a Milano dopo vent’anni con cinque mesi di mostre ed eventi diffusi. Fra le 20 sedi ufficiali, BASE Milano è stata scelta per ospitare alcune tra le più importanti partecipazioni internazionali.

Il 9 aprile alle ore 19, in occasione di MiArt, BASE Miano festeggia i 10 anni di Le Dictateur, con la presentazione in anteprima della nuova edizione speciale Le Dictateur N.5 a cura di Maurizio Cattelan e Myriam Ben Salah e, a seguire, una grande festa che riunirà la “visual community” di grandi artisti della scena nazionale e internazionale e nomi emergenti che ne hanno fatto parte.

È poi la volta del tanto atteso Fuorisalone milanese. Dal 12 al 17 aprile, BASE Milano si trasforma nel Design Center della Tortona Design Week e ospita una serie di progetti di respiro internazionale in linea con la propria vocazione di piattaforma innovativa dedicata all’integrazione fra idee e produzione culturale.

Terminato il Fuorisalone, la programmazione prosegue: da Design 1o1 (23 aprile – 1 maggio), progetto sperimentale di educazione online/offline, ad Art Lab 16 (19-20 maggio), l’appuntamento della comunità dei professionisti della cultura, che quest’anno fa tappa per la prima volta a Milano, proprio negli spazi di BASE, per parlare di imprese culturali e creative; da Green City Milano (13-15 maggio) a Piano City Milano (20-22 maggio), via via con tante altre sorprese e novità.

INFORMAZIONI BASE Milano
via Bergognone 34
www.base.milano.it (nuovo sito dal 30 marzo)
fb: https://www.facebook.com/BaseMilano.aplaceforculturalproject/
twitter: @basemilano
instagram: Base Milano
hashtag: #basemilano