L’Opificio Golinelli di Bologna nella ex SABIEM

Dal recupero del ex sito industriale delle Fonderie SABIEM, quella che fu una delle più importanti aziende bolognesi durante il secolo scorso, nasce l’Opificio Golinelli, il nuovo Centro per la conoscenza e la cultura della Fondazione Golinelli.

 La Storia delle Fonderie SABIEM

La SABIEM (Società Anonima Bolognese Industrie Elettromeccaniche) è stata una delle aziende di punta del manifatturiero bolognese durante il XX secolo. Fondata nel 1918 col nome di OEB – Officine Elettromeccaniche Bolognesi (solo 3 anni dopo, nel 1921, prese la denominazione SABIEM) all’interno del centro storico, nel 1920 iniziò l’attività che l’avrebbe resa celebre, rilevando la Pedretti, ditta specializzata nella produzione di ascensori e montacarichi. Oltre a questo settore, le fonderie SABIEM erano rinomate anche per le macchine per la pasta, il confezionamento di sigarette, servomotori ecc.

Nel 1929 l’azienda si trasferì nel quartiere allora periferico di Santa Viola, andando a rafforzare il polo metallurgico che in quell’area si era già stabilito da anni con le Fonderie Parenti e la Calzoni.
Nonostante la diversificazione industriale, la SABIEM si specializzò sempre di più nella produzione di ascensori e derivati: importanti accordi con grandi gruppi internazionali come Stigler, OTIS, Westinghouse e Siemens permisero all’azienda bolognese di entrare in possesso di brevetti e tecnologie all’avanguardia e di imporsi non solo come leader nazionale nell’ascensoristica, ma anche di diventare un player globale del settore. Già dagli anni ’30 furono aperte filiali in vari paesi dell’America Latina e la SABIEM riuscì comunque a svilupparsi nonostante la grave congiuntura economica.
Nel 1939 la società passò alla Bastogi (allora si chiamava “Strade Ferrate Meridionali”) che ne rimase proprietaria fino al 1985, quando iniziò la cessione alla multinazionale finlandese Kone.

Nel Dopoguerra l’azienda riuscì grazie a una continua innovazione tecnologica, risultato di ricerca e partnership strategiche, a rafforzare il proprio ruolo di leader nazionale dell’ascensoristica e a crescere sui mercati esteri, aprendo filiali in Messico, Venezuela (uno dei mercati più importanti), Sud Africa e ottenendo importanti commesse in Oriente. Ascensori, scale mobili e montacarichi arrivarono a coprire quasi il 90% del fatturato. Rimasero attive alcune altre produzioni come le presse per l’industria automobilistica che avevano come clienti nomi importanti del calibro di FIAT, Lancia e Peugeot.

Dagli anni ’70 crisi economiche e lotte sindacali misero seriamente in crisi la SABIEM che, nonostante la vitalità sui mercati mondiali, si avviò a un lento ma inevitabile ridimensionamento produttivo e di personale. L’entrata nella galassia Kone non attenuò il declino delle storiche fonderie bolognesi che furono progressivamente smantellate e chiuse definitivamente nel 2008.

L’Opificio Golinelli: 9.000 mq per la conoscenza e la cultura a Bologna

Inaugura il 3 ottobre 2015 a Bologna Opificio Golinelli, il nuovo Centro per la conoscenza e la cultura della Fondazione Golinelli.

La Fondazione Golinelli nasce a Bologna nel 1988 per volontà dell’imprenditore e filantropo Marino Golinelli con l’obiettivo di promuovere l’educazione e la formazione, di diffondere la cultura e la scienza, di favorire la crescita intellettuale ed etica dei giovani e della società.

Intervista a Marino Golinelli

Nuova casa dal nome antico, Opificio Golinelli sorge in via Paolo Nanni Costa, in adiacenza all’area industriale di circa 3 ettari occupata fino al 2008 dalla Società Fonderie SABIEM. La cittadella del sapere, che ha richiesto un investimento complessivo di 12 milioni di euro, è di 9.000 mq: diventa il quartiere generale della Fondazione che qui svolgerà ampia parte delle sue attività formative, didattiche e culturali.

Se dal 2000 a oggi i progetti della Fondazione hanno coinvolto quasi un milione di persone, i nuovi spazi saranno in grado di accogliere più di 150.000 visite l’anno. I numeri attesi e il modello culturale ne fanno un centro di rilevanza nazionale e di riferimento anche internazionale.

Opificio Golinelli, il cui progetto architettonico è stato affidato a diverserighestudio di Bologna, è anche un intervento di rigenerazione urbana del patrimonio industriale abbandonato. La scelta del luogo non è casuale: l’opera di riqualificazione di uno stabilimento produttivo dismesso è stata voluta dalla Fondazione Golinelli e si ricollega all’idea del fare e dello sperimentare, come vettore concreto di esperienza e apprendimento.

Opificio Golinelli offre un’idea di comunità del futuro: presenta una concezione urbanistica policentrica della città, che diventa una rete ricca di connessioni vive tra il centro geografico e gli aggregati periferici.
“Esterno locale, interno globale”, questa la visione che ha guidato la progettazione dell’edificio, concepito come metafora di una città smart, vero e proprio acceleratore della società verso il futuro.
Gli uffici della Fondazione sono il quartier generale; Scienze in pratica offre agli adolescenti l’opportunità di fare concrete sperimentazioni in un laboratorio modernamente attrezzato accendendo la passione per scienza e tecnologia; Scuola delle idee è uno spazio ludico e interattivo per valorizzare la creatività di bambini dai 18 mesi; Educare a educare è il programma per formare gli insegnanti a una didattica in un costante dialogo fra le discipline scientifiche e umanistiche; Giardino delle imprese propone attività educative e formative per avvicinare i ragazzi dei licei, degli istituti tecnici e universitari all’imprenditorialità sperimentando percorsi concreti negli acceleratori e mettendosi in gioco per la determinazione delle proprie aspirazioni.

Opificio Golinelli è perno di riferimento anche per Scienza in Piazza, la manifestazione culturale che porta laboratori, incontri, convegni e mostre nelle aree urbane trasformandole in science center temporanei; e Arte, Scienza e Conoscenza, che con le mostre di arte+scienza, gli incontri e i convegni stimola il pensiero complesso e il dibattito negli adulti e nei ragazzi.

Se da un lato la Fondazione è inserita in una rete di connessioni a livello nazionale e internazionale che la mette in contatto con oltre 100 partner tra enti culturali e di ricerca, amministrazioni, enti non profit, Opificio Golinelli nasce già in già in collegamento con i principali centri analoghi italiani e con i più autorevoli network europei del settore; se il paradigma ispiratore solitamente è votato alla dimensione espositiva, l’Opificio, specularmente, essendo il luogo dove consacrare nuovamente la combinazione del “sapere al saper fare”, sarà tra i più grandi laboratori sperimentali a fine didattico nel campo delle scienze e della tecnologia in Italia.

Sito archeologico industriale: ex SABIEM – oggi Opificio Golinelli
Settore industriale: Industria metalmeccanica
Luogo: Bologna, Emilia Romagna, Italia
Proprietà e Gestione: Fondazione Golinelli – www.fondazionegolinelli.it
Testo e immagini a cura di: Per la parte storica si ringrazia il dott. Jacopo Ibello – Per la presentazione dell’Opificio Golinelli si ringrazia l’Ufficio Comunicazione della Fondazione Golinelli




Il Museo dell’Aria di Gorizia: presentazione del progetto

L’ Aeroporto di Gorizia, intitolato ad Amedeo Duca d’Aosta, rappresenta una delle pagine più significative della storia aeronautica ed un capitolo tra i più celebri e leggendari dell’ Aeronautica Militare Italiana.

 Museo dell'Aria - Aeoroporto di Gorizia

L’evento

Lunedì 14 settembre alle ore 15:00, presso il Punto ENEL di via Broletto 44/A a Milano, sarà presentato il progetto del Museo dell’Aria di Gorizia. Il progetto è promosso dall’associazione Culturale “Fratelli Rusjan” in collaborazione con European Museum Academy e l’Aeronautica Militare Italiana. Main Sponsor Banca Mediolanum.

Alla Presentazione interverranno:

– Philippe Daverio, Storico dell’Arte e Professore Ordinario di “Sociologia dei processi artistici”
– Paul van Vlijmen, Direttore del National Military Museum Soesterberg (NL)
– Agostino Ghirardelli, Principal e Direttore Tecnico Studio Libeskind, Milano
– Piero Marangon, Presidente dell’Associazione Culturale “Fratelli Rusjan”
– Un rappresentante del Touring Club Italiano

Modera:

– Massimo Negri, Direttore European Museum Academy

Il progetto

Dopo la dismissione del presidio militare, lunghi decenni di incuria hanno segnato le vicende dell’Aeroporto di Gorizia. Oggi una Società di Gestione, ottenuta da ENAC la concessione totale, ha predisposto un piano di ripresa e rilancio. Nasce così una Fondazione di Partecipazione con un obiettivo ben preciso: realizzare un MUSEO DELL’ARIA.

La realizzazione di un museo aeronautico è la risposta più precisa alla naturale vocazione storica, culturale e turistica dell’ aeroporto e, al tempo stesso, è la soluzione più coerente per un’ ipotesi concreta di riqualificazione, recupero e rilancio del campo di volo.

Nella sua fase iniziale l’intrapresa può trovare accoglienza e idonea sistemazione nelle tre strutture aeroportuali di seguito elencate: Hangar Gleiwitz, Officina III tipo e magazzino MSA.

L’Hangar Gleiwitz è una grande aviorimessa (lunga più di 66 metri, larga 28 metri, per circa 1860 mq e 12000 mc) ricostruita nel 1924, utilizzando gran parte della struttura edificata dall’Imperial Regio Esercito austro – ungarico nel 1910, per rispondere alle esigenze della nascente aeronautica e come scuola di volo durante i mesi invernali in supporto a quella di Wiener – Neustadt. Recentemente l’hangar è stato intitolato a Tullio Crali, uno dei grandi protagonisti della stagione futurista, ideatore dell’ aeropittura, che, innamorato del volo e delle straordinarie sensazioni che esso rivela, frequentò questo campo di volo nella seconda metà degli anni Trenta e fu spesso ospite di molti dei più famosi piloti, partecipando ad indimenticabili voli nel cielo di Gorizia.

Affiancano l’Hangar Gleiwitz gli edifici del Magazzino M.S.A. (900 mq e 7400 mc) e dell’Officina III tipo (600 mq e 4300 mc); costruiti tra il 1925 e il 1928 questi costituiscono una splendida scenografia che testimonia gli anni d’oro di Gorizia aeronautica e i fasti a cui assurse l’aeroporto fino alle soglie della II guerra mondiale, diventando uno dei più grandi ed importanti d’ Italia.

Dopo un’ opportuna e definitiva opera di restauro, filologicamente compiuta, e una messa a norma in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia e l’Università degli Studi di Trieste, queste tre strutture potranno adempiere ai seguenti uffici: l’Hangar Gleiwitz potrà ospitare aeromobili storici, velivoli di scuola e privati; nonché uffici amministrativi, segreteria, aula didattica e briefing; nel magazzino MSA potranno essere ospitati esemplari in mostra statica, ricostruzioni, componenti motoristiche, display multimediali, diorami e simulatori, laboratorio di modellismo e sala convegni; nell’Officina III tipo potranno trovare spazio una foto-galleria, una videoteca, una biblioteca e altre occorrenze museali.

Così articolato il Museo dell’Aria di Gorizia-Merna si presenta come più musei in uno:

Il Museo Volante, che racconta la storia dell’ aviazione militare e civile – in particolare di quella che si è svolta su questo campo – e raccoglie e colleziona, cura e preserva aerei storici: le esibizioni sul cielo campo di questi warbirds sapranno ricreare un’ atmosfera unica ed emozionante.

Il Museo Statico che presenta al pubblico la storia del campo di Gorizia – Merna: dai primi tentativi dei fratelli Rusjan (è prevista la riproduzione non volante dell’ EDA V) agli anni austroungarici (con uniformi, documenti fotografici e modellini) agli anni d’ oro della Regia Aeronautica, con fotografie e didascalie che raccontano la storia delle pattuglie acrobatiche, equipaggiate con i velivoli Breda BA-19 e con i Fiat CR 20 Asso che negli anni ’30 mieterono tantissimi allori internazionali. ed ancora le vicende del Gruppo Aerosiluranti e dei loro SM 79.

Una parte del museo potrebbe ospitare la storia della produzione aerea dei Cantieri Riuniti Dell’Adriatico, aprendo così la possibilità di una sezione dedicata ai rapporti aviazione-marina.

Un’altra parte del Museo, sede del Gruppo Paracadutisti, sarebbe ideale per l’allestimento della mostra sulla storia del paracadutismo militare e civile, dotata di reperti ed esemplari significativi.

Info:
www.europeanmuseumacademy.eu europeanmuseumacademy@gmail.com
Ufficio stampa European Museum Academy: + 39 347 5458609

Scarica qui la Presentazione Museo della Aria di Gorizia 14.09.15




La Raffineria CEPSA a Tenerife

Un progetto per riqualificare il paesaggio urbano: García Alvarez riveste con la sua arte la Raffinería CEPSA di Santa Cruz de Tenerife.


En 1996 junto a los arquitectos Vicente Saavedra y Javier Diaz-Llanos ponemos en marcha el proyecto de integración en el paisaje urbano de la Refinería de CEPSA en Santa Cruz de Tenerife. La idea era minimizar el impacto visual producido por los tanques, depósitos, chimeneas y torres de refrigeración. Su proximidad al mar me hace utilizar colores azules y turquesas para que desde los distintos puntos de vista se fundieran con el cielo y el mar consiguiendo de esta forma mimetizar los elementos para suavizar la dureza que se producía en el paisaje. En la actualidad continuo realizando el mantenimiento y transformando periódicamente la imagen de la Refinería.

José Antonio García Alvarez

“Nel 1996 insieme con gli architetti Vicente Saavedra e Javier Diaz-Llanos abbiamo avviato il progetto di integrazione nel paesaggio urbano della Raffineria CEPSA a Santa Cruz de Tenerife. L’idea era quella di ridurre al minimo l’impatto visivo prodotto dai serbatoi, depositi, ciminiere e torri di raffreddamento. La sua vicinanza al mare mi ha spinto ad utilizzare i colori azzurro e turchese in modo che da diversi punti di vista si fondessero con il cielo e il mare mimetizzando le forme degli elementi per ammorbidire la durezza che si è verificata nel paesaggio. Attualmente continuo ad effettuare la manutenzione periodica ed a trasformare l’immagine della Raffineria.”

Album del Patrimonio Industriale

 

La Raffineria CEPSA a Santa Cruz de Tenerife

La Refinería de Tenerife è lo stabilimento industriale più grande ed importante delle isole Canarie e Santa Cruz de Tenerife è l’unico capoluogo di provincia con più di 100.000 persone che è anche sede di una raffineria. La raffineria occupa una superficie di 0,5 milioni di m2 e impiega direttamente più di 400 persone, la sua posizione strategica permette di fornire prodotti petroliferi a diversi mercati (canarino, peninsulare, africano e americano).

Credits: Per le immagini e l’introduzione al progetto si ringrazia il suo autore e curatore artistico José Antonio García Alvarez




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