Espacio Cultural El Tanque di Tenerife – Isole Canarie

L’Espacio Cultural El Tanque a Santa Cruz de Tenerife, nell’arcipelago spagnolo delle Canarie, è uno splendido esempio di recupero di archeologia industriale destinato alla cultura ed al tempo libero.

Il Serbatoio 69, l’originale struttura cilindrica lunga 50 metri di diametro e quasi 20 d’altezza che ospita l’Espacio Cultural El Tanque, faceva parte di un complesso di infrastrutture industriali costruito agli inizi del XX secolo per lo stoccaggio e raffinazione del petrolio poi smantellato per permettere alla città di Santa Cruz di espandersi a sud e verso il mare.

Espacio Cultural El Tanque: la storia della Refinería de Tenerife

Nell’aprile del 1920, il governo municipale di Santa Cruz, presieduto dal sindaco Garcia Sanabria, approvò il progetto dell’ingegnere Ochoa Benjumea, e dieci anni dopo venne concessa la licenza dall’amministrazione locale. Il 27 novembre 1930 venne così inaugurata la Refinería de Tenerife della Compañía Española de Petróleos (Cepsa), la prima aperta in Spagna. Da quel momento ebbe inizio la metamorfosi della città. Era il 1951 quando il serbatoio 69 venne installato all’interno del complesso industriale.

Di questo complesso, che ha segnato un prima e dopo nella storia recente di Santa Cruz in particolare, e Tenerife in generale, alla fine del 1995 erano rimasti in piedi solo due serbatoi, il 68 ed il 69, ben presto venne demolito anche il serbatoio 68 ed il serbatoio 69 oggi è tutto ciò che rimane come simbolo di un momento storico dell’isola.

Oggi l’attività della Refinería de Tenerife prosegue all’interno dello stabilimento industriale più grande ed importante delle isole Canarie e Santa Cruz de Tenerife è l’unico capoluogo di provincia con più di 100.000 persone che è anche sede di una raffineria. La raffineria occupa una superficie di 0,5 milioni di m2 e impiega direttamente più di 400 persone, la sua posizione strategica permette di fornire prodotti petroliferi a diversi mercati (canarino, peninsulare, Africa e America).

Espacio Cultural El Tanque: riconversione di uno spazio industriale

Rimasto integro il serbatoio 69, l’allora Presidente del Consiglio dell’Isola, Adán Martin, un ingegnere industriale di professione, che conosceva la bellezza di quei serbatoi all’interno, ha reso più facile comprendere l’idea di trasformarlo in uno spazio culturale fin dall’inizio.

Espacio cultural El Tanque
https://www.youtube.com/watch?v=v6o9LapjhWU

Inaugurato il 17 luglio del 1997 con il nome di Espacio Cultural El Tanque, il serbatio 69 rinasce come spazio culturale dedicato alle produzioni contemporanee e d’avanguardia e alle espressioni artistiche alternative.

promo KEROXEN 14
https://www.youtube.com/watch?v=7dYtTk_Vv4o

Fin dalla sua apertura, lo spazio ha ospitato un gran numero di eventi musicali, teatrali, audiovisivi, danza, mostre e produzioni multimediali, molti creati appositamente per questo spazio sottolineando le enormi potenzialità del vecchio serbatoio di carburante. Postmoderno, capace di promuovere eventi culturali non convenzionali, El Tanque è divenuto una cerniera tra il passato e il futuro di una città.

Intervista a Fernando Menis ad ARCOmadrid 2012
https://www.youtube.com/watch?v=otPrHNLCRMI

Autore del recupero del luogo per conto del Consiglio dell’Isola di Tenerife, l’architetto Fernando Menis.
Il progetto di riconversione si è basato sulla conservazione delle linee essenziali del serbatoio, al fine di mettere in mostra l’esemplarità di un pezzo unico del patrimonio industriale.
Il progetto è stato insignito del primo premio del Canarias de Arquitectura Award Awarded by FADs e del Barcelona Laus de diseño Award.

Info

El Tanque. Espacio cultural.
C/Fuente de Santa Cruz, s/n.
38003, Santa Cruz de Tenerife. Tel.: 922 239 596
http://espacioculturaleltanque.blogspot.it

Sito archeologico industriale: Refinería de Tenerife della Compañía Española de Petróleos (Cepsa)
Settore industriale: Industria petrolchimica
Luogo: Santa Cruz de Tenerife, Arcipelago delle Canarie, Spagna
Proprietà e Gestione:Gobierno de Canarias
Testo a cura di:Comunicación. Consejería de Cultura, Deportes, Políticas Sociales y Vivienda – Gobierno de Canarias




Il Setificio di Tomioka in Giappone – Patrimonio UNESCO

Il Setificio di Tomioka, nella prefettura di Gunma, a nord-ovest di Tokio, è uno dei più begli esempi di archeologia industriale in Giappone

 

Il Setificio di Tomioka fu costruito dal governo nel tentativo di modernizzare l’industria della seta in Giappone nel 1872, a soli 4 anni dalla Restaurazione Meiji.

Il Setificio era un complesso di fabbrica a larga scala incentrata sul procedimento di lavorazione del filo da seta voluto dal governo Meiji per consentire la produzione in serie di seta grezza di alta qualità. Nel XIX secolo infatti, a seguito dell’apertura del Giappone verso l’Occidente, la domanda di esportazione di seta grezza cominciava a crescere, ma, poiché essa era prodotta artigianalmente, non si era in grado di soddisfare tale domanda.

Il governo decise allora di assumere ingegneri francesi per fondare la fabbrica ed introdurre le tecnologie meccaniche più avanzate per il procedimento di trattura e filatura della seta. Il Setificio di Tomioka ebbe un ruolo importante come modello di fabbrica per diffondere la moderna tecnologia per la trattura della seta in tutto il paese. Il governo reclutò le donne come forza lavoro ed insegnò loro le nuove tecnica in modo da poter diventare leader in quest’attività.

Anche dopo esser stato venduto al settore privato nel 1893, il setificio ha continuato la sua attività mantenendo la propria leadership nella produzione di seta grezza in Giappone fino al 1987. L’attività cesso infine a causa della concorrenza della più economica seta grezza importata da altri paesi asiatici.

Il complesso industriale è formato da diversi edifici storici e strutture. I principali edifici originali sono l’impianto per la trattura della seta, i due magazzini per la produzione di bozzoli, sale macchine, la casa del direttore ed i dormitori per gli ingegneri francesi costruiti nel 1872 e 1873. Si tratta di costruzione di mattoni in legno e muratura, una tecnica introdotta dagli ingegneri francesi.

Dal 2005, il Setificio di Tomioka è stato gestito dalla città ed è stato aperto al pubblico. La fabbrica è un simbolo della modernizzazione dell’industria della seta in Giappone, per questa ragione è conservata come esempio importante del patrimonio industriale.

Dal mese di giugno 2014, Il Setificio di Tomioka è stato iscritto nella UNESCO World Heritage List come “Tomioka Silk Mill and Related Sites””. Questo pezzo del patrimonio mondiale è valutato per il suo contributo allo sviluppo e gli scambi internazionali nel campo della tecnologia della sericoltura e della filatura. Oggi tante persone visitano Il Setificio di Tomioka ogni giorno.

Sito archeologico industriale:Setificio di Tomioka
Settore industriale: Industria tessile
Luogo: Tomioka City, prefettura di Gunma, Giappone
Proprietà e Gestione: Tomioka City
Testo a cura di:
The Tomioka Silk Mill department, Tomioka City email worldheritage@city.tomioka.lg.jp




Lo State Textile and Industry Museum Augsburg – TIM in Germania

Il Museo Statale del Tessile e dell’Industria di Augsburg in Germania, collocato all’interno della storico edificio della Augsburg Kammgarnspinnerei (AKS), racconta la storia antica dell’industria tessile.

Prezioso esempio di archeologia industriale, il TIM, inaugurato nel 2010, accompagna i visitatori in un viaggio attraverso il tempo la scoperta della storia del tessile bavarese, partendo dal 1600 sino ai giorni nostri. La collezione museale testimonia la storia del settore tessile non senza dare uno sguardo alle prospettive future in maniera interattiva: 2500 metri quadrati per vedere, sentire, odorare, toccare e creare.

Al Museo Statale del Tessile e dell’Industria di Augsburg è possibile esplorare il sensazionale mondo dei materiali, modelli e colori legati alla produzione dei tessuti. Dagli abiti Biedermeier ai moderni vestiti Streness, il TIM guida il visitatore attraverso 200 anni emozionanti di storia della moda, che a loro volta sono la storia della società. Al TIM è altresì possibile conoscere l’intrigante mondo della tecnologia e delle macchine legate alla produzione. Telai storici affiancano macchinari moderni ad alta tecnologia per fornire una significativa esperienza.

3 I principali percorsi all’interno del TIM.
ll primo percorso esplora il processo di produzione tessile: dalle fibre tessili, alla filatura, alla tessitura. All’interno di questo percorso è presente una sezione dedicata alle mode degli ultimi due secoli. Il
secondo percorso racconta la storia dei lavoratori e degli imprenditori la cui vita è stata plasmata dal settore dal 19° secolo in poi. Il terzo percorso verte sulla collezione della New Augsburg Calico Factory (1780s-1990), che contiene più di 1,3 milioni di modelli di tessuto stampato.

Il servizio di didattica è un altro degli aspetti del quale il TIM ha molta cura. Per i bambini è stato realizzato un percorso separato attraverso il museo in cui tutto è pensato per essere provato. I processi di pettinatura della lana, di filatura e la stampa dimostrano un’attenzione particolare verso i più piccini

All’interno del TIM si trova il Museum Restaurant Nunò nonché la possibilità di affittare sale per eventi e conferenze dotate delle più moderne tecnologie, per una capienza massima di 800 persone

Sede del Museo Statale del Tessile e dell’Industria di Augsburg è la ex fabbrica di filati Augsburg
Kammgarnspinnerei ( AKS ). La Augsburg Kammgarnspinnerei, fondata ne 1836, essa è stata una delle aziende tessili storiche di Augsburg. La città tedesca di Augsburg , infatti, è stata uno dei centri più importanti del settore tessile in Europa. Nel 1986 l’azienda contava ancora 680 impiegati, ma purtroppo, colpita anch’essa dalla crisi del tessile, ha interrotto la produzione nell’aprile del 2004.

Il Museo Statale del Tessile e dell’Industria di Augsburg nel 2011 è stato insignito del Premio Luigi Micheletti come Miglior Museo Industriale, Tecnico e della Scienza d’Europa.
Qui la presentazione del TIM di Augsburg, in occasione del Micheletti Award 2011. Espone il direttore dottor Carlo Borromeo Murr.

 

Sito archeologico industriale: TIM | State Textile and Industry Museum Augsburg
Settore industriale:Industria tessile
Luogo: Augsburg, Germania
Proprietà/gestione: tim | State Textile and Industry Museum Augsburg ex Augsburger Kammgarnspinnerei – Provinostraße 46, 86153 Augsburg, Germany www.timbayern.de
Testo a cura di: TIM Press Office
Image courtesy of: Eckhart Matthäus www.em-foto.de




La ex Cable Factory di Helsinki – oggi il più grande centro culturale in Finlandia

La Cable Factory di Helsinki, riconvertita da produzione di cavi e telefoni a produzione di cultura, è uno dei gioielli dell’archeologia industriale del nord Europa.

La fabbrica di cavi Suomen Kaapelitehdas sita nella zona di Ruoholahti ad Helsinki è nota essere al momento della sua costruzione l’edificio più grande in Finlandia, ben 57.000 mq.

Storia della Kaapelitehdas Cable Factory, grande esempio di archeologia industriale

L’edificio fu costruito in 3 fasi tra il 1939 ed il 1954. Dopo la seconda guerra mondiale la fabbrica produceva cavi in particolare per l’Unione Sovietica. In seguito, intorno agli anni ’60, una parte della società fu acquisita dalla Nokia.

Nei primi anni ’90 le attività industriali furono spostate altrove ed il Comune di Helsinki acquistò l’edificio che era già parzialmente utilizzato da artisti e artigiani. Il Comune risulta così proprietario dell’edificio, ma non delle attività che vi si svolgono all’interno, le quali, sotto la gestione della società Kiinteistö Oy Kaapelitalo vengono date in affitto alle diverse realtà che scelgono questo luogo special come sede.

La Cable Factory – il più grande centro culturale in Finlandia

Attualmente la Cable Factory ospita 3 musei , 12 gallerie, teatri di danza, scuole d’arte e una serie di artisti, band e aziende. Spazi unici sono disponibili per l’affitto anche a breve termine per mettere in scena concerti, mostre, sagre e fiere. Ci sono infatti 5 spazi di differenti dimensioni all’interno della Cable Factory che possono essere affittati anche al giorno. Il più grande di questi è la Sea Cable Hall di circa 1.000mq, solitamente utilizzata per cene di gala, mostre e fiere.

Circa 900 persone lavorano giornalmente alla Kaapeli ed ogni anno oltre 200.000 persone frequentano gli eventi in essa realizzati.
Il fatturato annuo di Cable Factory è 5,6 milioni di euro . L’ azienda è senza scopo di lucro e utilizza le risorse per ripristinare l’edificio e il migliorare le condizioni di lavoro al suo interno.

La Cable Factory è parte della Trans Europe Halles, un network di circa 50 centri culturali indipendenti in Europa .

Kaapelitehdas ja Suvilahti – un grande centro di arte e cultura ad Helsinki

Nel 2008 Il Comune di Helsinki ha aggiunto al patrimonio della società l’impianto a gas i e la centrale elettrica Suvilahti. La Suvilahti, che ha origine negli anni ’20, è un complesso di notevole interesse architettonico. Nella zona ci sono 9 edifici e due grandi gasometri. A quest’area è applicato lo stesso modello di gestione della Cable Factory. Il focus di questa zona sono le attività circensi: negli edifici già ristrutturati c’è un centro per il nuovo circo e la scuola del circo di Helsinki. L’area scoperta intorno viene utilizzata per organizzare feste nel periodo estivo .

Per informazioni visitate:

www.kaapelitehdas.fi
www.suvilahti.fi

Sito archeologico industriale: Kaapelitehdas Cable Factory
Settore industriale: Produzione di cavi elettrici
Luogo: Helsinki – Finlandia
Proprietà/gestione: Proprietà del Comune di Helsinki
Testo a cura di:Jaakko Antti-Poika, Kaapelitehdas Managing Director (temp)
Jaakko.antti-poika@kaapelitehdas.fi

 




La Colibri Press a Londra da stamperia a hub creativo

La Colibri Press di Londra, rappresenta un esempio di riqualificazione del patrimonio industriale: da stamperia e hub creativo.

 

La Colibri Press fu creata nel 1949 e divenne subito un punto di riferimento per la produzione di stampe artistiche che esponevano nelle diverse gallerie Londinesi. In seguito si specializzò nella produzione di litografie e stampe commerciali tanto per il settore pubblico che privato. L’impresa fu smantellata nel 2010 e dopo pochi mesi gli stabili vennero dati in affitto per 15 anni ad una compagnia – Creative Network Partners – che si occupa nello specifico di rivitalizzare edifici industriali obsoleti trasformandoli in spazi di lavoro ed eventi per la comunità creativa londinese, notoriamente radicata ad est della capitale.

La Colibri Press a Londra – L’area

La fabbrica si trova nel quartiere di Hackney – nel distretto di Dalston – che, sebbene sia una delle zone più povere e svantaggiate non solo di Londra ma di tutta l’Inghilterra, si sta trasformando in uno dei poli creativi della capitale. Questo anche a seguito dell’avvenuta gentrificazione del limitrofo quartiere di Shoreditch che ha portato ad una graduale localizzazione delle piccole imprese creative sempre più verso Nord-Est. La stessa amministrazione locale sta puntando a livello economico sullo sviluppo di questo settore, che sta velocemente portando i suoi benefici, grazie anche all’introduzione di nuove infrastrutture, vedi il servizio metro-ferroviario London Overground. Inoltre, il progetto di recupero ben si allinea con le nuove (seppur talvolta discutibili) politiche urbane londinesi che cercano di sfruttare la cosiddetta knowledge-based economy e le industrie creative (Florida: 2004) come motore per lo sviluppo di aree industriali in declino.

La Colibri Press a Londra – Lo stabile

La zona industriale ricopre un’area totale di circa 1000 metri quadrati. Su di questi si trovano l’edificio principale, risultato della giustapposizione storica – a partire dagli inizi dell’ ottocento sino agli anni ’70 – di diversi fabbricati industriali, per un totale di circa 8000 metri quadri sviluppati su diversi piani; un ampio parcheggio privato affiancato da un passaggio pedonale pubblico ed un altro piccolo fabbricato industriale di 700 metri quadrati anch’esso a ridosso dello stesso parcheggio. Lo stabile non era vincolato, perché non considerato di pregio o valore storico dall’amministrazione locale. Ne deriva che il progetto di trasformazione fosse più immediato e scorrevole, soprattutto a livello burocratico. L’unico vincolo posto dall’amministrazione in questo caso, secondo il “Piano di sviluppo locale del quartiere di Hackney”, era che il sito industriale non perdesse la sua funzione di produzione economica. Questo per evitare che la speculazione residenziale edilizia, potesse smantellare quei pochi centri di produzione industriale-economica rimasti tuttavia all’interno del tessuto urbano.

La Colibri Press a Londra – Il progetto

Il progetto prevedeva la trasformazione dello spazio industriale in un hub innovativo che potesse ospitare imprese creative, con relativi studi, spazi comuni e spazi per eventi, affiancati da servizi, come un centro benessere ed un café fruibili tanto dalla comunità creativa che dalla comunità locale. Il parcheggio che fa da collante tra le diverse strutture è stato trasformato in uno spazio pedonale, una piccola plaza su cui si affacciano una serie di negozi, laboratori artigianali ed il cafè, con l’obiettivo di animare e rendere più sicura un’area pubblica in stato di abbandono ritenuta pericolosa. Il progetto di ristrutturazione, suddiviso in differenti fasi temporali, è realizzato attraverso interventi low-cost che massimizzino l’utilizzo degli spazi minimizzando le spese, lasciando intatto per quanto possibile l’involucro esterno dell’edificio. Da ciò è derivato un approccio progettuale basato sull’utilizzo di materiali semplici, talvolta riciclati, talvolta smantellati all’interno dello stesso edificio e riutilizzati. I creativi poi, si sa, mettono il resto.

Info:
Colibri Press Limited
13-15 Amhurst Terrace London E8 2BT
Phone: 0044 020 7254 1345 Fax: 0044 020 7249 8494
Email: info@colibripress.co.uk

Sito archeologico industriale: Colibri Press
Settore industriale: Stamperia -Tipografia – Litografia
Luogo: Londra – Inghilterra
Proprietà/gestione: Creative Network Partners www.creativenetworkpartners.com
Testo a cura di:Arch. Iolanda Bianchi – Architetto responsabile del progetto di riconversione insieme a Robert Jamison e Mirko Lupo fino al Novembre 2013. Contatto: iolebianchi@gmail.com