Patrimonio industriale della Liguria, il ciclo di incontri a Palazzo Ducale

Memoria identitaria tra conservazione e riuso è il titolo del ciclo di incontri sul patrimonio industriale in Liguria che si terrà al Palazzo Ducale di Genova dal 20 gennaio al 17 febbraio 2021. Sarà possibile seguire l’evento online sul canale YouTube di Palazzo Ducale. La partecipazione agli incontri rilascia CFP agli architetti e agli ingegneri iscritti all’ordine

Centrale termoelettrica del porto di Genova anni '50

Centrale termoelettrica del porto di Genova anni ’50

Memoria identitaria tra conservazione e riuso” del patrimonio industriale in Liguria

Il ciclo di incontri illustra una serie di buone pratiche che hanno portato alla conservazione e alla valorizzazione, per un riuso compatibile, di una serie di siti e edifici particolarmente significativi del nostro patrimonio industriale in Liguria. A fronte di una prassi, purtroppo consolidata, che ha portato sovente, nei grandi progetti di trasformazione urbana di aree industriali dimesse, alla cancellazione della testimonianza storica, la rassegna intende far conoscere alcuni casi in cui la stretta collaborazione tra Enti e Associazioni ha portato alla conservazione della memoria identitaria dei luoghi. Le sinergie realizzate tra Università degli Studi di Genova, MIBACT, AIPAI, con il supporto di Fondazione Ansaldo e Ordine degli Ingegneri di Genova e la collaborazione di Regione Liguria e Confindustria Genova hanno permesso di conservare e valorizzare questi edifici.  Sono state scelte tre strutture, differenti per localizzazione, destinazione, tipologia e caratteristiche costruttive, ma tutte particolarmente significative per la storia e la memoria del nostro patrimonio industriale e per il loro valore identitario: la Centrale termoelettrica del porto di Genova, l’Ansaldo e lo stabilimento Ferrania a Savona.

Scoprire, recuperare e promuovere il patrimonio industriale in Liguria

L’evento ha l’obiettivo non solo di permettere di “scoprire” determinati siti/edifici di interesse storico-architettonico, paesaggistico, e approfondirne la conoscenza, ma anche di promuovere la conservazione della memoria identitaria dei luoghi. L’approccio conoscitivo è anche finalizzato alla individuazione di quelle peculiarità proprie delle singole strutture che in una successiva operazione di recupero/riuso andranno conservate e valorizzate.

Il lavoro sinergico che ha portato a una approfondita conoscenza dei diversi aspetti e ha consentito sovente di ottenerne il riconoscimento di “bene culturale” ha individuato anche quelle che possono essere le premesse per delineare le linee di intervento di un recupero/riuso compatibile.

“La metodologia di lavoro che ha consentito di giungere a questi risultati è basata sullo studio del patrimonio industriale sviluppato all’interno dell’Università di Genova, su base bibliografica, documentaria e verifica in sito, in collaborazione con i docenti delle diverse discipline, col supporto degli Enti e Associazioni operanti in questi settori. Gli studi sul patrimonio dismesso o a rischio sono stati poi approfonditi in sede didattica (in laboratori e tesi di laurea), dove hanno avuto anche uno sviluppo progettuale, che ha consentito di verificare per le singole strutture la fattibilità delle linee di intervento individuate per una conservazione del valore identitario delle stesse. Le conoscenze acquisite, condivise con gli Enti preposti alla tutela e valorizzazione del territorio, hanno portato alla volontà di una conservazione finalizzata a un recupero/riuso compatibile” afferma la curatrice dell’evento Sara De Maestri, docente presso L’Università di Genova nonché coordinatore della sezione ligure dell’AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale).

Per i singoli temi oggetto degli incontri sarà così delineato il percorso che ha condotto al riconoscimento di “bene culturale”, con la individuazione di quelle caratteristiche/peculiarità che devono esser conservate in un intervento di recupero per la conservazione della propria memoria identitaria.

Il programma del ciclo di incontri sul Patrimonio Industriale in Liguria

mercoledì 20 gennaio 2021, ore 17 | Genova e l’energia: la centrale termoelettrica del porto

Serena Bertolucci, Direttore Fondazione Palazzo Ducale
Edoardo Currà, La Sapienza, Presidente AIPAI
Manuela Salvitti, Segretario Regionale MIBACT Liguria, Direttore ad interim Soprintendenza ABAP Genova e La Spezia
Giacomo Fui, Ingegnere
Maria Pia Repetto, UNIGE, Presidente CS Edile-Architettura
Rebecca Muscarà, Ingegnere
Pietro Giribone, UNIGE, Vicedirettore DIME
Roberto Leone, Direttore Soprintendenza ABAP Imperia e Savona
Fabio Persichetti, Enel Produzione S.p.A
Roberto Venuti, già Dipendente Enel
modera e conclusioni Sara De Maestri, UNIGE, AIPAI

Genova e l’Ansaldo: dalle fonderie di ghisa alle grandi artiglierie |mercoledì 3 febbraio 2021, ore 17 |

Maurizio Michelini, Presidente Ordine Ingegneri di Genova
Lorenzo Fiori, Direttore Fondazione Ansaldo
Roberto Tolaini, UNIGE
Sara De Maestri, UNIGE, AIPAI
Giuseppe Zampini, Presidente Ansaldo Energia
Stefano Sibilla, Vice Presidente Ordine Architetti PPC di Genova
modera e conclusioni Massimo Preite, TICCIH, AIPAI

mercoledì 17 febbraio 2021, ore 17 | Savona e la chimica: lo stabilimento di Ferrania

Sara De Maestri, UNIGE, AIPAI
Carlo Sparzo, Ingegnere
Andrea Zanini, UNIGE
Gabriele Mina, Antropologo
Andrea Canziani, Soprintendenza ABAP Imperia e Savona
Francesco Legario, Amministratore unico Parco Tecnologico della Val Bormida
modera e conclusioni Renato Covino, UNIPG, Past President AIPAI

Scarica da qui la locandina del ciclo di incontri sul patrimonio industriale della Liguria




La Guida al turismo industriale, luoghi inediti del nostro passato e futuro

È uscita in libreria la Guida al turismo industriale, per chi ha voglia di farsi stupire dalla scoperta di luoghi non convenzionali, per chi è in grado di scorgere la bellezza anche dentro forme funzionali, per chi è appassionato di cultura materiale e storia di impresa.

Gallery: alcuni dei siti presenti nella Guida al turismo industriale

Scritta dall’esperto di patrimonio industriale Jacopo Ibello, cofondatore e presidente dell’associazione Save Industrial Heritage e membro del direttivo dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Aipai), la Guida al turismo industriale si pone l’obiettivo di portare il lettore alla scoperta di città, siti, musei e fondazioni riconducibili alla civiltà industriale del nostro Paese, per sperimentare un’Italia diversa dall’immagine che comunemente ne abbiamo.

La Guida al turismo industriale, realizzata da Morelli Editore, ha una struttura molto pratica e di semplice fruizione. Per ogni regione italiana la guida presenta una serie di schede tutte corredate dalle informazioni di servizio utili per la visita (giorni e orari di apertura, costi, telefono, sito) e dalle coordinate Gps per raggiungere le località al di fuori dei consueti itinerari turistici (miniere, saline, ecc). In chiusura del volume c’è una sezione Eventi elenca le principali iniziative nazionali dedicate alla cultura industriale.

Guida al turismo industriale

La Guida al turismo industriale: alla scoperta del patrimonio italiano

Negli ultimi anni, il patrimonio industriale è diventato un tema d’interesse anche per il turismo: sono nati ovunque percorsi locali e regionali, reti di musei e veri e propri sistemi di promozione del territorio. E il nostro Paese è in prima linea nella valorizzazione di questa grande risorsa che comprende sia l’archeologia industriale – fabbriche dismesse, musealizzate o riconvertite a nuove funzioni – sia la cosiddetta cultura d’impresa, che include i musei e gli archivi aziendali e le visite all’interno di impianti industriali ancora attivi

Dal Piemonte fino alla Sardegna, sono quasi 300 le schede raccolte in questa guida suddivisa per regioni e aree geografiche che oltre a tracciare un nuovo profilo del made in Italy, vuole disegnare parallelamente la storia socio-economica della nostra Penisola a partire dalle sue industrie e manifatture. La Guida al turismo industriale è un viaggio appassionante che evidenzia lo stretto legame tra le produzioni di ogni tipo e i territori e le culture di appartenenza, dal distretto dell’automobile torinese alle grandi officine marittime, passando per i villaggi operai di fine Ottocento, fino agli esempi industriali “illuminati” novecenteschi – tra i quali spicca il caso Olivetti –, e alle produzioni autoctone come il marmo toscano, la liquirizia calabrese o le saline siciliane.

Non da ultimo, nella Guida al turismo industriale sono segnalati molti siti industriali oggi riconvertiti a luoghi della cultura, dove sono ospitate mostre di arte contemporanea, eventi, spettacoli e molto altro, com’è il caso del Villaggio ENI a Borca di Cadore, la Fondazione Pirelli o, ancora, l’avveniristica MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna.

La Guida al turismo industriale è già acquistabile in libreria oppure sui canali online come Amazon, Feltrinelli e altri.




Turismo industriale: alla scoperta del nostro patrimonio con TrattoPunto

Il turismo industriale prende piede anche in Italia. Per chi fosse appassionato di vecchi edifici industriali, e in generale per tutti coloro che sono affascinanti dalla capacità dell’uomo di modella le forme coniugando senso estetico e capacità produttiva, ecco TrattoPunto – Italian Industrial Tourism Network, un network di professionisti creato per fare emergere il potenziale attrattivo, di interesse culturale e ludico, di luoghi architettonici ancora poco conosciuti, sensibilizzando alla conservazione e valorizzazione di siti industriali e della cultura materiale, progettando degli itinerari che riescano a combinare la storia e le tradizioni locali.

TrattoPunto il primo network specializzato nel turismo industriale

Nato dall’idea di tre esperti e appassionati del patrimonio industriale, Francesco Antoniol, Michela Biancardi e Lidia Giusto, rispettivamente archivista, architetto e storica dell’arte, con TrattoPunto il turismo industriale non si focalizza solo sulla scoperta di siti dismessi, ma è anche esperienza della viva produzione attraverso visite ad aziende tutt’oggi attive, alla scoperta del saper fare italiano, della storia e del prodotto del Made in Italy in vista di una educazione del visitatore ad una forma di acquisto critico e consapevole. Scopriamo dunque di più su questo progetto direttamente dai suoi promotori.

TrattoPunto Turismo Industriale

Partiamo da qui: cos’è il turismo industriale?

F.A. «Possiamo definire il turismo industriale come un insieme di attività volte alla conoscenza e alla scoperta di luoghi, manufatti, strutture e persone legati al mondo delle attività produttive umane: un viaggio tra processi, loro ricadute e prodotti. Il turismo industriale si configura, per questo motivo, anche come risorsa innovativa a disposizione delle comunità locali per comprendere la costituzione del tessuto territoriale e sociale di un luogo, una fonte di interpretazione e progettazione nei processi di sviluppo e mantenimento dei processi industriali da un lato, di deindustrializzazione dall’altro, promuovendo, nel contempo, attività coerenti e sostenibili di recupero e riuso di contenitori ormai abbandonati».

Cosa fa TrattoPunto?

M.B. «Le attività di TrattoPunto sono relative a itinerari di visita e proposte di esperienze fortemente disegnate sulle richieste, attitudini e curiosità del turista o dell’impresa che si avvicina al team per questa innovativa forma di conoscenza del patrimonio culturale italiano. Infatti TrattoPunto non solo è attento alle esigenze del turista ma è anche aperto alla collaborazione con musei, aziende o associazioni che vogliano far parte della rete e che desiderino mettere a disposizione siti ed esperienze di visita a carattere industriale per essere inseriti in un pacchetto turistico ideato ad hoc. La visita ai musei e agli archivi d’impresa, affiancate ad una vera e propria fruizione del patrimonio industriale che permette di visitare edifici e aree dismesse, ma anche la vista – da vicino – di impianti, attrezzature, macchinari e prodotti, infrastrutture residenziali o assistenziali collegate all’industria e al suo svilupparsi sul territorio, sono l’essenza di questo modo di percorrere il territorio e la storia».

TrattoPunto Turismo Industriale

Cosa offrite al turista che si rivolge a voi?

F.A. «Progettiamo itinerari modellati sulle esigenze del turista, anche sviluppando pacchetti all inclusive che prevedono la cura totale del visitatore (in particolare quello straniero) che non è mai lasciato solo, dagli spostamenti (in treno o in autobus privato) agli alloggi sino a tutte le occasioni di svago programmate, dallo shopping alle pause di ristoro, sempre pianificate in location connotate da tradizionalità e Made in Italy».

Qualche proposta turistica di TrattoPunto?

TrattoPunto Turismo IndustrialeL.G. «Per esempio, nel NordEst, abbiamo in cantiere degli itinerari brevi, da compiersi in una o più giornate, legati alle manifatture storiche del territorio, come, per esempio, della lana e della seta. Questo a dimostrazione che la volontà di riunire le esperienze che presentano caratteri di eccellenza sta avendo, piano piano, un buon successo. TrattoPunto ha ideato anche i Percorsi del fotosensibile, itinerari culturali di turismo industriale che ripercorrono la storia e lo sviluppo del prodotto fotosensibile dagli albori ai giorni nostri. Gli itinerari sono strutturati sul breve, medio e lungo raggio, toccando i luoghi più importanti di questo particolare tipo di produzione. Luoghi collegati con il Ferrania Film Museum che è il punto di partenza, l’hub da cui si irradia un circuito locale, nazionale e internazionale. TrattoPunto infatti ha instaurato la collaborazione con il Ferrania Film Museum fin dalla sua apertura nel settembre del 2018. TrattoPunto fornisce il supporto logistico e informativo per poter permettere, al visitatore del museo, la completa immersione nella storia industriale della Val Bormida e del comune di Cairo Montenotte. Non solo il patrimonio di stretta competenza del museo ma anche il racconto di un ambiente, dei borghi che lo popolano e della storia industriale che vi si è sviluppata dalla Sipe al celebre stabilimento Ferrania».

Insomma, non ci resta che lasciarci ispirare dalle proposte di questo innovativo network e farci accompagnare da Antonio, Michela e Lidia alla scoperta di luoghi e storie del nostro passato che hanno fatto grande il nostro presente e continuano ancora a promuovere il Made in Italy nel mondo.

INFO: www.trattopunto.com




“Lingotto VIVE & RIVIVE. Quand’era una fabbrica”, apre la mostra di FCA Heritage

Apre i battenti la mostra “Lingotto VIVE & RIVIVE. Quand’era una fabbrica”, un viaggio affascinante alla scoperta di un luogo simbolo di Torino e della rigenerazione urbana noto a livello internazionale.

Image courtesy of FCA Heritage

Lingotto VIVE & RIVIVE. Quand’era una fabbrica

La mostra Lingotto VIVE & RIVIVE. Quand’era una fabbrica, ripercorre la storia del Lingotto, famoso sito produttivo della Fiat nonché uno degli edifici più significativi del patrimonio industriale italiano, nel periodo compreso tra i primi anni Venti e la fine degli anni Ottanta del Novecento attraverso disegni, fotografie, filmati e veicoli.

I materiali documentali forniti dal Centro Storico Fiat raccontano in modo suggestivo la storia produttiva ed architettonica del Lingotto nelle sue fasi di progettazione, funzionamento, riconversione e ristrutturazione. Inaugurato nel 1923, lo stabilimento Fiat è ancora oggi ammirato per la modernità e l’eleganza del suo sviluppo verticale, e per la soluzione della pista di collaudo sul tetto, che all’epoca destò anche l’apprezzamento dell’architetto Le Corbusier. Ancor prima di essere terminato, quello che era stato concepito come luogo di lavoro divenne simbolo dell’industria italiana entrando così nella memoria collettiva. Qui sono nate automobili che hanno attraversato i decenni e contribuito alla motorizzazione del Paese, sino a quando il progresso produttivo non ha imposto il trasferimento presso impianti che rispondevano a logiche più moderne. Ma il Lingotto ha saputo rinnovarsi per venire incontro alle esigenze di un contesto urbano che andava cambiando e, da simbolo dell’archeologia industriale, la fabbrica ha vissuto un lungo processo di ristrutturazione interna, mantenendo inalterato il suo caratteristico aspetto esterno.

Alla realizzazione della mostra ha partecipato attivamente FCA Heritage – il dipartimento di FCA dedicato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico dei marchi italiani del Gruppo – attraverso la concessione di video e fotografie appartenenti alla preziosa collezione del Centro Storico Fiat, il famoso museo di Torino che custodisce una ricca collezione di automobili, cimeli, modellini, manifesti pubblicitari, oltre a un enorme patrimonio documentale che racconta la storia della più grande e longeva Casa automobilistica italiana. Il coordinamento scientifico e l’organizzazione della retrospettiva sono stati curati dal Politecnico di Torino – Dipartimento di Architettura e Design – e dall’Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro dell’Impresa e dei Diritti Sociali (ISMEL).

La mostra sarà visibile fino al 31 dicembre 2020 presso il Padiglione 5 del Centro Commerciale Lingotto in Via Nizza, 230 a Torino.

Torino Automotive Heritage Network

Inserita nell’ambito della kermesse “Torino Design of the City 2020”, la mostra “Lingotto VIVE & RIVIVE. Quand’era una fabbrica” vuole anche far conoscere il progetto Torino Automotive Heritage Network, rete di soggetti culturali e imprenditoriali che lavora per “riscoprire” il patrimonio culturale di Torino Città dell’Auto attraverso iniziative di valorizzazione, informazione, e interpretazione della storia industriale della Città e del territorio.




L’archivio storico Enel va online: la storia dell’energia da scoprire in un click

Enel lancia il suo archivio storico digitale: online su archiviostorico.enel.com migliaia di documenti, fotografie, filmati, disegni tecnici, libri, riviste che raccontano la nascita e lo sviluppo dell’industria dell’energia elettrica. Un viaggio nel tempo alla scoperta dell’energia, dei personaggi che ne hanno fatto la storia, così come dei progressi tecnologici e industriali di un mercato in continua evoluzione.

Larderello (foto storica, image courtesy of Enel)

Tramite il sito si accede a oltre 14mila fotografie, dalle più recenti scattate negli impianti di Enel in Italia e nel mondo, a quelle di alto valore documentale tratte dai fondi storici. Tra queste, ampio spazio anche alla geotermia e a Larderello che vantano una storia secolare ricca di fascino, tra cultura ed energia, tra storia e attualità: oltre mille scatti geotermici sono disponibili online, nonché video e documenti storici. Si tratta di materiale che ovviamente si aggiunge a quello, molto più numeroso, presente presso il Museo della Geotermia visitabile con tutte le misure di sicurezza a Larderello, presso il Palazzo De Larderel in piazza Leopolda 1.

Con questa azione l’azienda digitalizza gran parte del proprio patrimonio archivistico mettendolo a disposizione di tutti: cittadini, ricercatori, imprese, pubbliche amministrazioni per ripercorrere insieme la storia dell’energia in Italia coinvolgendo anche le nuove generazioni. Il materiale presente nell’archivio è organizzato secondo un percorso narrativo che si articola in quattro aree tematiche: Rinnovabili, Elettrificazione, Persone e Digitalizzazione e privilegia la dimensione della scoperta.

Attraverso storie che uniscono con un unico filo conduttore presente e passato vengono così raccontati i momenti storici salienti che hanno scandito la vita dell’azienda e dei suoi protagonisti, ma anche le piccole curiosità, nonché i valori che hanno ispirato l’azione e le strategie di business del Gruppo.

Larderello (foto storica, image courtesy of Enel)

Si possono ad esempio visionare le istantanee del fondo Giulio Parisio, fotografo e artista napoletano della prima metà del secolo scorso, che con le sue 2500 foto ha documentato l’elettrificazione del Mezzogiorno. È possibile, inoltre, consultare tutto il materiale visivo del fondo Lardello, dove sono raccolti scatti dello studio dei Fratelli Alinari che offrono uno spaccato dell’evoluzione industriale dell’area geotermica toscana, dalla produzione chimica dei borati nell’Ottocento alla generazione di energia elettrica.

L’Archivio storico digitale Enel include documenti e reperti fotografici e audiovisivi, realizzati a partire dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri, delle oltre 1200 società elettriche attive in tutta Italia e poi confluite, con la nazionalizzazione del 1962, in Enel. Un patrimonio che, oltre a delineare le origini dell’industria elettrica in Italia, documenta l’impegno dell’azienda per l’elettrificazione dell’intero territorio nazionale e per lo sviluppo industriale del Paese.

Tra il materiale disponibile all’interno dell’archivio digitale Enel spiccano gli 800 filmati, girati dai primi del ‘900 ai giorni nostri, che comprendono produzioni realizzate dall’Istituto Luce e documentari firmati, tra gli altri, da celebri registi come Ermanno Olmi. Oltre a questi, sono fruibili online 130mila documenti della storia di Enel e della storia dell’elettricità nel nostro Paese.

La realizzazione dell’archivio digitale Enel si inserisce nel più ampio percorso avviato da Enel per rendere pienamente accessibile e fruibile il proprio patrimonio documentale.

Un percorso iniziato con l’apertura e poi riqualificazione dell’Archivio storico della sede di Napoli. Qui sono attualmente custoditi più di 13mila metri lineari di documenti, 200mila fotografie, migliaia di disegni tecnici, libri e riviste specializzate, strumentazioni d’epoca oltre a centinaia di reperti e filmati testimonianza della storia dell’industria elettrica italiana. Una documentazione che è stata riconosciuta dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio di “notevole interesse storico” e “fonte di valore unico e di incommensurabile interesse per la storia dell’energia elettrica e per la storia economica nazionale ed internazionale dagli inizi del secolo scorso in poi”.




Industrialgenoa.org, il nuovo sito web per scoprire il patrimonio industriale in Liguria

È online il portale industrialgenoa.org: una mappa con luoghi e percorsi che raccontano il patrimonio industriale di genova e Liguria.

Ex Ceramica Ligure Vaccari (Image courtesy of industrialgenoa.org)

Uno strumento sempre in evoluzione, aggiornato attraverso la co-creazione di contenuti informativi e fotografici da parte degli utenti e nato dalla collaborazione e dall’incrocio di competenze delle associazioni open genova, inge e sintesi.

Dal 7 settembre è online il sito web www.industrialgenoa.org (sui social verrà utilizzato l’hashtag #industrialgenoa), un progetto realizzato da 3 realtà associative genovesi (le Associazioni inGEparte della rete ERIH Italia, Open Genova e Sintesi) e rivolto a chiunque desideri scoprire, tracciare o anche solo osservare online i luoghi che hanno caratterizzato le attività produttive e del lavoro del nostro territorio.

Il sito vuole essere uno strumento digitale corale e divulgativo che accompagna le attività, le visite in presenza e gli approfondimenti dell’Associazione inGE, la quale studia, promuove e diffonde iniziative di conoscenza e di scoperta a siti di archeologia e patrimonio industriale a Genova e Liguria” spiega Alessandra Brignola ideatrice e presidente dell’Associazione inGE. “Scopo del portale è fare conoscere – a piccoli passi, ad un pubblico più ampio possibile ed in modo divulgativo non accademico – il patrimonio industriale del nostro territorio e le conseguenti proposte di turismo industriale che studiamo e strutturiamo nel tempo grazie ad un network collaborativo di professionisti, partner e stakeholders pubblici e privati. Da sottolineare, inoltre, il fatto che il sito web industrialgenoa.org è uno strumento sempre in evoluzione; costantemente aggiornato attraverso la co-creazione di contenuti informativi e fotografici da parte degli utenti e realizzato attraverso la collaborazione e l’incrocio delle competenze di Open Genova, inGE e Sintesi”.

Il portale è ospitato sui server di Open Genova, associazione che da sempre promuove in città la cultura libera. I luoghi ed i percorsi sono segnalati attraverso una mappatura geografica elaborata dall’associazione e presentano ognuno una propria scheda, comprensiva di brevi descrizioni, stato del luogo e galleria di immagini in modo che l’utente possa ricostruire il più possibile un’esperienza visuale e geo-localizzata sulla mappa oltreché ben documentata. Le immagini sono selezionate e caricate con una particolare licenza d’uso aperta (Creative Commons CC BY-NC-ND), grazie alla quale chiunque può usufruire del materiale: sarà quindi possibile scaricare, utilizzare e condividere le immagini, senza però modificarle ed escludendo le finalità commerciali, purché sia sempre indicata la paternità dell’opera.

Come Associazione Open Genova abbiamo messo in questo progetto tutto il nostro entusiasmo per questa iniziativa di collaborazione tra associazioni al servizio della nostra città, dei genovesi e dei turisti. Ancora una volta le mappe geografiche libere, le fotografie digitali e le licenze aperte si sono dimostrate validi strumenti a supporto delle persone e per dare un nuovo contributo alla condivisione della conoscenza.” dichiara Pietro Biase, presidente di Open Genova.

I fotografi potranno proporre la pubblicazione di immagini di cui detengono i diritti, accettando di donarle con licenza aperta, secondo le modalità indicate sul sito web nella sezione “Regolamento Foto”.

Come sottolinea Alberto Picconi, presidente di Sintesi, associazione culturale di fotografi professionisti e semi professionisti: “Il nostro patrimonio industriale è un tema che è a cuore dei nostri soci da tempo. La collaborazione con inGE e Open Genova permette di conoscere e divulgare questa parte di ricchezza culturale. La diffusione della conoscenza anche grazie alla divulgazione delle immagini senza fini commerciali è un’attività che ha dato sempre grandi soddisfazioni e che si inserisce in un contesto divulgativo, di conoscenza e di cultura libera – anche digitale. Obiettivi e visione che condividiamo con inGE e con Open Genova”.

Fonte di materiale fotografico e di ispirazione sono le visite in presenza organizzate dall’Associazione inGE: chiunque desideri partecipare alle iniziative può consultare questa pagina: i prossimi appuntamenti in calendario sono il percorso “Andar per Cartiere” in data 27 settembre e il percorso “Di Molo in Molo” nei giorni 30 settembre e 14 ottobre.

Chi sono le 3 associazioni dietro il progetto web Industrailgenoa.org

L’Associazione Open Genova realizza iniziative e progetti di interesse civico in chiave digitale orientati alla scalabilità, all’impatto sul territorio, di facile comprensione e finalizzati alla formazione digitale di base. Si occupa di: corsi di formazione rivolti agli associati di base e avanzati; eventi, seminari e concorsi; progetti di partecipazione, co-progettazione e mappe digitali; divulgazione digitale di base alla cittadinanza; promozione di Open Data e Open Source. https://associazione.opengenova.org/

L’Associazione inGE organizza e promuove iniziative che valorizzano e diffondono la storia industriale, d’impresa e del lavoro del territorio. Crede che la valorizzazione del patrimonio locale possa e debba includere anche il suo passato industriale, imprenditoriale e del lavoro e, per questo, organizza e struttura – al fianco della attività per i soci – dei veri e propri percorsi di archeologia e turismo industriale. Lo scopo finale è attivare in città una nuova proposta turistico-culturale che sia di industrial tourism e di industrial heritage, quali possibili risorse di comunicazione e di marketing per territorio e imprese. www.inge-cultura.org

L’Associazione Culturale Sintesi nasce dall’ispirazione di un gruppo di appassionati di fotografia legati da profonda amicizia. Sintesi si pone l’ambizioso e sfidante traguardo di far incontrare e condividere le svariate forme di espressione artistica. Sintesi vuole sperimentare lo sviluppo di sinergie, confronto e contaminazione tra le diverse forme artistiche attraverso eventi, laboratori, momenti formativi condividendo metodi e strumenti.




Il gasometro di Campi – Genova: un bene del nostro patrimonio industriale da salvare

In questi ultimi mesi a Genova è vivo il dibattito sulla conservazione o meno del gasometro di Campi, la cui demolizione, a seguito dell’intervento della Soprintendenza, risulta al momento congelata.

Gasometro di Campi - Genova

Image courtesy of Lidia Giusto su Trattopunto.com (clicca sull’immagine)

Questo permette ad AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) di presentare un documento in cui raccogliere in sintesi quanto emerge da decenni di presenza sul territorio dell’associazione e dei soci. Alla base c’è la percezione di estesi settori del territorio di Genova e della Liguria come paesaggi del lavoro tra i più rilevanti di Italia, un sistema a più strati in cui la lettura degli oggetti e dei network consente di individuare emergenze e risorse attivabili per una rigenerazione post industriale basata sull’identità e sulla storia dei luoghi.

Il gasometro di Campi a Genova: caratteristiche della struttura

Il gasometro appare come una emergenza paesaggistica di sicura singolarità e pertanto una sua attenta conoscenza deve precedere qualunque previsione su un suo futuro di usi o dismissioni. Il gasometro, che col suo volume ha connotato per decenni lo skyline alla foce del Polcevera, vicino allo storico stabilimento di Ansaldo Energia, costituisce l’ultima testimonianza dei gasometri genovesi. Alto 72 m, un diametro di 54 m, a pianta poligonale con 20 lati, una capacità di 100.000 m3, e un peso di 800 tonnellate, è costruito con una delle tecnologie più diffuse nel settore, il sistema M.A.N., che prevede l’unione tramite chiodatura di lamiere piegate e assemblate in cantiere.

Il gasometro di Campi a Genova: storia della struttura

Dismesso negli anni ’80 del Novecento, nel marzo del 2020 Ireti, la società del gruppo Iren, attuale proprietaria, ne ha avviato il piano di demolizione, senza darne comunicazione alla Soprintendenza, non ritenendo che il manufatto avesse valore storico monumentale e non controllandone la datazione per verificare se fosse sottoposto a tutela, ai sensi dell’art 12 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (2004 e ss.mm.ii.). Se infatti il bene avesse più di 70 anni e appartenesse allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente od istituto pubblico, sarebbe di fatto sottoposto a tutela, e il gasometro era in proprietà a AMGA (Azienda Municipalizzata Gas e Acqua di Genova) fino al 1995.

Sulla base di documentazione in suo possesso, per la Soprintendenza il gasometro avrebbe più di 70 anni: il progetto risalirebbe al 1942 e la costruzione sarebbe immediatamente successiva. A favore di questa datazione concorrono, d’altronde, alcuni documenti disponibili sul sito della Società stessa: la “Relazione sull’esercizio dell’Azienda Municipalizzata Gas e Acqua di Genova” del 1942 riporta che nel corso dell’anno erano stati iniziati i lavori di montaggio del nuovo gasometro di corso Perrone a Cornigliano, e quella del 1947 – risultano mancanti quelle degli anni intermedi –che lo stesso era entrato in funzione nel corso dell’anno. E ancora, nel volume “Cento anni di gas 1850-1950” a cura di AMGA, che viene edito a Genova nel 1950, si legge che, da due anni, la distribuzione del gas era ripartita tra il gasometro principale dell’Officina Gavette e “il più grande gasometro da 100.000 mc costruito recentemente a Cornigliano in località Campi”. Da ultimo l’esistenza del gasometro nel 1950 viene anche confermata da alcuni fotogrammi del film “Achtung! Banditi!” che Carlo Lizzani aveva diretto a Genova nel 1950, anche se è giunto nelle sale nel 1951. Con la sospensione della demolizione, la Soprintendenza, ha comunicato a Ireti che è necessario procedere con la verifica di interesse: l’istruttoria è tuttora in corso.

Il riconoscimento dell’interesse non può esser comunque determinato esclusivamente dal fattore temporale: lo stesso Codice dei Beni Culturali – art. 10 c. 3 lett. d, introdotto nel 2008 – sancisce che il riconoscimento d’interesse culturale può esser stabilito in relazione al contesto di appartenenza, alla storia e identità della città, e alla “storia… della scienza, della tecnica, dell’industria”

Lo sviluppo della città e la continua richiesta di incremento nella fornitura di gas avevano portato AMGA, agli inizi degli anni Quaranta, alla progettazione e costruzione del nuovo gasometro da 100.000 m3 alla foce del Polcevera, lontano dall’Officina principale di produzione delle Gavette, ma vicino al nuovo centro siderurgico a ciclo integrale costiero di Cornigliano. Nell’ambito del ciclo di lavorazione del nuovo impianto erano già stati realizzati i due gasometri a servizio dei gas provenienti dall’altoforno e dalla cokeria. La costruzione di un nuovo gasometro, collegato a quello di Gavette, avrebbe così consentito di alimentare la rete di distribuzione nella parte occidentale della città.

Per il nuovo gasometro viene scelto il modello M.A.N., di fabbricazione tedesca, uno dei più innovativi in produzione, costituito da un serbatoio prismatico ad asse verticale, realizzato con montanti e lamiere chiodate, all’interno del quale scorreva un disco mobile con funzione di regolazione del gas. La peculiarità del modello era il sistema di chiusura a secco – di cui la Maschinenfabrik Augsburg-Nürnberg AG (M.A.N.) aveva il brevetto – ottenuto con la costruzione, sul perimetro del disco, di una tasca riempita di un fluido di catrame (più tardi fu sostituito con un fluido oleoso) che rendeva la struttura chiusa.

Salviamo il gasometro di Campi

Come si è scritto il percorso di patrimonializzazione è avviato ed è in atto la verifica dell’interesse culturale attraverso i criteri previsti dalla normativa vigente. I criteri sono indicati dal codice dei beni culturali e sono supportati culturalmente e scientificamente dalle diverse carte che nel tempo si sono occupate di definire il patrimonio e le buone prassi. Tra queste sono particolarmente utili, nel caso specifico, quelle dichiarazioni che negli ultimi venti anni hanno forniti strumenti condivisi e principi per la conoscenza, il riconoscimento e la gestione del patrimonio industriale.

Innanzitutto il TICCIH – The International Committee for the Conservation of the Industrial Heritage (di cui AIPAI è il partner italiano) ha definito, nella Nizhny Tagil Charter for the Industrial Heritage del 2003 e con i “Principi di Dublino” del 2011 (questi ultimi emanati insieme a ICOMOS) alcuni elementi specifici del sistema valoriale degli oggetti e dei paesaggi industriali e i principi di base con cui è utile vagliare i caratteri del gasometro di Genova. Concordemente con tali carte, per il patrimonio industriale, «evidenza delle attività che hanno e continuano ad avere profonde conseguenze storiche», il motivo della protezione è da ricercarsi nel «valore universale di tale evidenza, piuttosto che nella specificità del singolo sito» («Nizhny Tagil Charter For The Industrial Heritage» art. 2 c. 1).
Ai singoli siti, macchine, edifici e paesaggi, viene riconosciuta la capacità di testimoniare i valori materiali e sociali, «come parte della cronaca delle vite di uomini e donne comuni, e come portatore di un importante senso di identità». E se da un lato si ricercano particolari valori scientifici e tecnologici nella storia della produzione dell’ingegneria della costruzione, dall’altro vengono anche riconosciute le qualità architettoniche e paesaggistiche.

Il gasometro in esame certamente costituisce un elemento di riferimento nella definizione del paesaggio del lavoro del Polcevera per più motivi. Da un lato è il più grande manufatto realizzato da AMGA per la rete di Genova con le notevoli qualità costruttive e tecnologiche sopraricordate, dall’altro esso entra a far parte di un sistema integrato in cui la collocazione, lontano dall’Officina principale di produzione, sembra essere motivata anche dal nuovo centro siderurgico a ciclo integrale costiero di Cornigliano. Esso pertanto non costituisce un elemento di interesse solo per le proprie specifiche qualità costruttive e tecnologiche, ma ancor di più per la sua rilevanza nel testimoniare modi e strutture di un importante fase storica e tecnologica della industria ligure e nazionale.
D’altronde i siti industriali sono molto diversificati e l’eventuale interdipendenza degli elementi puntuali e di rete di specifici areali è ben messa in evidenza nel preambolo ai Principi di Dublino. Vi sono, come a Genova, «complessi e multipli sistemi e attività di sito le cui molte component sono interdipendenti, con frequente presenza di differenti tecnologici e periodi storici» («Joint ICOMOS – TICCIH Principles for the Conservation of Industrial Heritage Sites, Structures, Areas and Landscapes», Preamble, c. 2).

Per questo, proprio esaminando l’area nella sua complessa natura territoriale e raccogliendo le presenti istanze di riqualificazione, il riconoscimento patrimoniale del gasometro può costituire un passaggio strategico utile ad avviare, in forza del suo recupero, un processo di rigenerazione che risponda alla valorizzazione ambientale e di identità del sito paesaggistico. Occorre considerare anche le istanze che provengono dalle associazioni e dalla società civile, rispetto al percorso ufficiale di patrimonializzazione, che sono state poste in primo piano anche dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000.

Nel caso di Genova, tra le molte a favore della conservazione/valorizzazione del gasometro, vi sono anche le indicazioni del progetto vincitore del concorso internazionale “Parco del Ponte”, indetto dal Comune di Genova per avviare il processo di rigenerazione urbana, sociale e ambientale della Val Polcevera, l’area segnata drammaticamente dalla tragedia del 14 agosto del 2018 con il crollo del viadotto. Il progetto vincitore, “Il Parco del Polcevera e il Cerchio rosso” del team di Stefano Boeri Architetti non ne contempla infatti la demolizione, ma la conservazione con una nuova destinazione a servizio del Parco.

AIPAI offre perciò codeste riflessioni per supportare la valutazione di un percorso di conservazione e riuso del Gasometro di Campi. Elaborare una strategia di riuso è parte fondamentale per la tutela di un bene e, senza citarle singolarmente, si ricorda che sono moltissime e note le esperienze di recupero di gasometri storici compatibili con i diversi gradi di tutela del bene condotte fino ad oggi.
Pertanto anche la particolare tipologia non sembra essere un ostacolo alla conservazione del bene, né la sua dimensione. Anzi proprio la scala urbana dei gasometri in generale fa sì che tali oggetti siano tra i più tipizzanti del paesaggio industriale tanto da aver influenzato negli anni pittori, fotografi, cineasti che hanno inteso rappresentare con la loro visibilità impositiva la complessa identità post industriale considerandoli tra i più efficaci veicoli della sua memoria.

Presidenza e Giunta esecutiva dell’AIPAI

*Per AIPAI il comunicato è stato curato dai proff. Edoardo Currà (presidente AIPAI) e Sara De Maestri (Consiglio Direttivo).




ERIH Newsletter maggio 2020: il meeting annuale “Come ripartire dopo il lockdown”

È disponibile online la newsletter di maggio di Erih Italia con un focus dettagliato sul meeting annuale tenutosi il 14 maggio sul tema “Patrimonio industriale e Covid-19, quale ripartenza dopo il lockdown”.

Museo della Arte della Lana - Lanificio di Stia - esterno

Museo della Arte della Lana di Stia – Erih Italian Anchor point

In tutti i paesi investiti dall’emergenza epidemica, il sistema museale, nella sua costellazione di grandi e piccoli musei, è andato in estrema sofferenza per lo stop delle attività e si prevede che sarà chiamato a fronteggiare difficoltà non comuni per avviarsi ad una sia pur lenta ripresa.

È esattamente a questo scopo che il consueto appuntamento annuale di ERIH Italia è stato quest’anno dedicato agli effetti della catastrofe epidemica sulle attività dei soci italiani di ERIH. Essi rappresentano il meglio del patrimonio industriale nel nostro paese. I valori (scientifici, tecnici, storici, testimoniali, ecc.) di cui sono espressione costituiscono un capitolo primario della storia, della cultura e dell’identità italiane. È fondamentale che questo patrimonio non perda visibilità e che quanto prima possa riaprirsi al suo pubblico. Non potendo svolgersi per ovvie ragioni nelle forme usuali, quest’anno l’incontro è stato organizzato in modalità on line, dando modo ai partecipanti di riunirsi intorno a un tavolo virtuale che si è tenuto giovedì 14 maggio scorso attraverso la piattaforma Zoom messa gentilmente a disposizione dal Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia (MusiI).

Il tema dell’incontro si è articolato in due sessioni: la prima per una valutazione degli effetti dell’epidemia di Covid 19 sulle attività dei siti italiani di ERIH, la seconda sulle strategie di riapertura dopo il lockdown. In termini di partecipazione l’evento ha riscosso un lusinghiero successo. Dopo brevi introduzioni di Adam Hajduga (ERIH Vice President), Stefano Dominioni (EPA Executive Secretary), Edoardo Currà (AIPAI Presidente) e Agata Patané (ReMi – ISPRA) sono stati presentati da Massimo Preite (ERIH Italy) i risultati di una prima survey sui siti italiani di ERIH. Per la prima volta sono stati collezionati dati aggiornati sul numero dei visitatori, sul turismo scolastico, sull’occupazione e sulla partecipazione a progetti europei o in partenariato con università italiane straniere relativamente ai siti italiani di ERIH (che numericamente rappresentano un campione altamente significativo).

Alla successiva discussione hanno partecipato tutti i rappresentanti di ERIH Italia, portando ognuno la sua specifica testimonianza sugli effetti del blocco e sui provvedimenti intrapresi per la riapertura.

Scarica qui la versione integrale bilingue italiano/inglese della NEWSLETTER ERIH MAGGIO 2020




ERIH Conference 2020 Call for Papers / Einreichung von Vortraegen

Museum of Industry Gent, Belgium

Museum of Industry, Gent (credit of Facebook official page /industriemuseumgent/)

ERIH lancia la Call for Papers per la Conferenza Annuale in programma per il mese di ottobre a Gand, nella speranza che l’incontro sia possibile. In alternativa la conferenza si terrà online.

Cari membri e amici di ERIH,

in allegato la Call for Papers per la Conferenza annuale ERIH 2020, in programma dal 7 al 9 ottobre 2020 a Gand, in Belgio.
Tutti coloro che sono interessati al patrimonio industriale europeo e alla sua protezione e promozione saranno consapevoli del forte impatto di Covid-19 sul vostro nostro lavoro e le nostre attività. Tuttavia, con ottimismo, non vediamo l’ora e speriamo ancora che la nostra Conferenza annuale a Gand possa procedere come previsto e in effetti fornire un’opportunità per festeggiare e riunirci di nuovo. Parallelamente stiamo pianificando una Conferenza ERIH 2020 online, nel caso in cui non sia possibile incontrarsi ad ottobre. La decisione è prevista per luglio.
Stiamo lanciando questo invito a presentare i vostri papers come una dichiarazione di intenti positiva in questo momento di incertezza.
Non vediamo l’ora di ricevere le vostre proposte entro il 22 giugno 2020.

I migliori saluti
Christiane Baum
Segretario Generale

Call for Papers ERIH 2020_including online conference

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Dear ERIH Members and Friends,
Please find enclosed the Call for Papers for the ERIH Annual Conference 2020, scheduled 7 to 9 October 2020 in Ghent, Belgium.
All those interested in European Industrial Heritage and its protection and promotion will be aware of the massive impact of Covid-19 on your work and our activities. However we are looking forward with optimism and still hope our Annual Conference in Ghent can proceed as planned and in fact provide an opportunity to celebrate and come together again. In parallel we are planning an Online ERIH Conference 2020, in case it will not be possible to meet in October. The decision is planned to be taken in July.
We are issuing this call for papers as a positive statement of intent at this time of uncertainty.
We are looking forward to receiving your proposals by 22nd June 2020 the latest.
Best regards
Christiane Baum
Secretary General

Call for Papers ERIH 2020_including online conference
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Liebe ERIH Mitglieder und Freunde,
in der Anlage senden wir Ihnen den “Call for Papers” für die ERIH Jahreskonferenz 2020, die vom 7. bis 9. Oktober 2020 in Gent, Belgien geplant ist.
All diejenigen, die sich mit Europäischer Industriekultur beschäftigen, wissen um die massiven Einschnitte für Sie als Kulturakteure und uns als Netzwerk durch Covid-19. Wir möchten aber dennoch optimistisch in die Zukunft schauen und hoffen, dass die ERIH Jahreskonferenz im Oktober wie geplant stattfinden kann und uns allen die Möglichkeit für ein Wiedersehen, Austausch und gemeinsames Feiern gibt. Parallel dazu planen wir eine Online Konferenz, falls das Treffen in Gent nicht möglich sein wird. Die Entscheidung darüber wird voraussichtlich im Juli getroffen werden können.
Wir möchten mit diesem Aufruf ein positives Zeichen in diesen schwierigen Zeiten setzen und freuen uns auf Ihre Vorschläge bis spätestens 22. Juni 2020.
Mit besten Grüßen
Christiane Baum
Geschäftsführerin

Call for Papers ERIH 2020_including online conference

INFO

ERIH European Route of Industrial Heritage
Christiane Baum
Secretary General / Geschäftsführung
Am Striebruch 42
40668 Meerbusch
Germany
Tel. +49 2150 756496
Fax +49 2150 756497
Mobile +49 171 6437345
germany@erih.net
www.erih.net




4° Meeting annuale ERIH Italia: Patrimonio industriale e Covid-19, quale ripartenza dopo il lockdown

Il 14 maggio 2020 si svolgerà – in modalità online – il 4° Meeting annuale di ERIH Italia. Tema dell’incontro sarà: Patrimonio industriale e Covid-19, quale ripartenza dopo il lockdown.

Musil di Brescia

La nuova sede centrale (in costruzione) del Musil di Brescia, una delle provincie più colpite dal coronavirus.

Veniamo da settimane difficili che hanno paralizzato la vita civile in Europa e nel mondo. L’imposizione di politiche di lockdown ha determinato l’arresto generalizzato dell’economia, dei trasporti, della cultura e del turismo.

In tutti i paesi investiti dall’emergenza epidemica, il sistema museale, nella sua costellazione di grandi e piccoli musei, è andato in estrema sofferenza per lo stop delle attività e si prevede che sarà chiamato a fronteggiare difficoltà non comuni per avviarsi ad una sia pur lenta ripresa.

E’ in questo quadro che la European Route of Industrial Heritage (ERIH) ha trasmesso ai propri associati una edizione speciale della sua ERIH Newsletter (April 2020) dedicata agli effetti del coronavirus.

L’obiettivo di questa edizione speciale della ERIH Newsletter è quello di stimolare idee su come affrontare questo shutdown e di come fornire ai propri associati, attraverso il reciproco apprendimento dalle idee altrui, possibili strategie per mantenere e sviluppare un rapporto stabile col pubblico potenziale, a dispetto della momentanea chiusura dell’accesso ai siti.

E’ esattamente a questo scopo che l’appuntamento annuale di ERIH Italia sarà dedicato quest’anno agli effetti della catastrofe epidemica sulle attività dei soci italiani di ERIH. Essi rappresentano il meglio del patrimonio industriale nel nostro paese. I valori (scientifici, tecnici, storici, testimoniali, ecc.) di cui sono espressione costituiscono un capitolo primario della storia, della cultura e dell’identità italiane. E’ fondamentale che questo patrimonio non perda visibilità e che quanto prima possa riaprirsi al suo pubblico.

Non potendo per ovvie ragioni darsi un appuntamento nelle forme usuali, quest’anno l’incontro si svolgerà in modalità “on line” e darà modo ai partecipanti di riunirsi intorno a un tavolo virtuale che si terrà giovedì 14 maggio, alle ore 10.00 e che sarà organizzato attraverso la piattaforma ZOOM messa gentilmente a disposizione dal Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia (MusIL). Saranno per tempo comunicate le modalità per collegarsi in streaming e per seguire la discussione.

A conclusione di questo meeting virtuale è prevista la stesura di un documento di ERIH Italia che elenchi le proposte formulate e su cui eventualmente richiedere sostegno presso organismi nazionali e internazionali. Un documento, quindi, che possa far valere anche le ragioni del patrimonio industriale nel quadro complessivo delle risorse che dovranno affluire a difesa e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.

Massimo Preite
ERIH Italia

IV Meeting annuale ERIH Italia – maggio 2020: lista dei partecipanti

ERIH Italian Anchor point

• POLI DISTILLERIE (Schiavon, VI)
• FONDAZIONE MUSIL (Brescia)
• MUSEO DELLA CENTRALE (Malnisio di Montereale Valcellina (PN)
• MUSEO DELL’ARTE DELLA LANA (Stia, AR)
• CENTRO ITALIANO DELLA CULTURA DEL CARBONE (Carbonia)
• FABBRICA CAMPOLMI – BIBLIOTECA LAZZERINI (Prato)
• MUSEO DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE (Bologna)
• MINIERA DI MONTEVECCHIO (Sulcis, Sardegna)

ERIH Italian Member

• FONDAZIONE DALMINE (Dalmine)
• FABBRICA DELLA RUOTA (DocBi Centro Studi Biellesi, Pray, BI)
• InGE (GE)
• PARCO MUSEO MINERARIO DI ABBADIA SAN SALVATORE (SI)
• PARCO MINERARIO DELLE COLLINE METALLIFERE (GR)
• PARCO GEOMINERARIO DELLA SARDEGNA
• AMIDERIA CHIOZZA (Ruda, UD)
• ARCHIVIO OFFICINE REGGIANE (RE)
• ASSOCIAZIONE CRESPI D’ADDA
• MUSEO DELLA LIQUIRIZIA “GIORGIO AMARELLI” (Rossano, CS)
• ECOMUSEO DEL FREIDANO (Settimo Torinese, TO)



Archeologiaindustriale.net dà il benvenuto a ERIH Italia sulla sua piattaforma

Da oggi, su Archeologiaindustriale.net è presente la sezione ERIH Italia  nella quale sarà possibile leggere gli aggiornamenti delle attività condotte da tutti i siti italiani aderenti al più grande network transnazionale di valorizzazione e di promozione turistica del patrimonio industriale europeo.

Cos’è ERIH

ERIH è l’acronimo di European Route of Industrial Heritage che sta per Itinerario Europeo del Patrimonio Industriale, una rete dei più importanti siti di archeologia industriale in Europa esso comprende una ricca varietà di siti: miniere di carbone e acciaierie, impianti industriali e infrastrutture di trasporto, fabbriche e centrali elettriche. Non pochi di questi siti sono anche iscritti alla Lista UNESCO del Patrimonio mondiale dell’Umanità (Bois du Cazier, Fagus Factory, Zollverein Mine, Voelklingen Iron Works, Wieliczka Salt-Works, Crespi d’Adda, ecc.)

Quella di ERIH è una storia di successo. Nel 2019 si è celebrato a Berlino, in occasione della Conferenza generale, il ventennale dell’esistenza dell’Associazione. ERIH infatti nasce nel 1999 con l’obiettivo di estendere al livello transnazionale l’esperienza della Industrial Route della Ruhr in Germania. Inizialmente limitato ad alcuni paesi nordici, il network si estende oggi su 24 paesi europei e raccoglie l’adesione di 250 siti fra membri ordinari e Anchor point.

La celebrazione del ventennale si è giovata inoltre di un riconoscimento di grande prestigio internazionale: la certificazione nel maggio 2019 della European Route of Industrial Heritage come Itinerario Culturale del Consiglio di Europa.

La struttura di ERIH

Gli Anchor Point ERIH rappresentano i punti nodali dei percorsi industriali, essi coprono la gamma completa della storia industriale europea. Gli Anchor Point ERIH illustrano ai turisti ciò che possono visitare nella zona. I visitatori di tutte le età possono rivivere il patrimonio industriale attraverso affascinanti visite guidate, emozionanti presentazioni multimediali e eventi straordinari. Infine, tutti gli Anchor Point ERIH sono punti di partenza contemporaneamente per vari itinerari anche a dimensione regionale.

Siti ordinari e Anchor point sono raggruppati in base a 13 Theme route (strade tematiche), rappresentative delle connessioni e delle interdipendenze che collegano i luoghi principali di una comune storia industriale europea e finalizzate a incoraggiare scambi di conoscenze fra esperti e gruppi di interesse di diversi paesi.

Un ulteriore livello nell’articolazione strutturale di ERIH è quello degli itinerari regionali (Regional Routes), che uniscono in un comune percorso più siti appartenenti a uno stesso distretto industriale. Gli itinerari regionali sono istituiti per raccontare la storia industriale di un territorio e incoraggiare i turisti a visitare i siti del patrimonio industriale della propria regione, stimolando così il turismo locale. Fino a oggi si contano ben 19 Regional Routes in 9 paesi.

ERIH in Italia

Dal 2012 la rete ERIH in Italia si è significativamente allargata, fino a raggiungere al momento attuale 18 siti iscritti in totale, di cui 8 sono Anchor Points: la Fabbrica Campolmi di Prato (Museo del Tessuto e Biblioteca Lazzerini) nel 2012, il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) nel 2012, le Distillerie Poli di Schiavon nel 2015, il Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo (Musil) e il Museo della Centrale di Malnisio nel 2015, il Museo dell’Arte della Lana a Stia (Fondazione Lombard) nel 2015, il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna nel 2016 e la Miniera di Montevecchio nel 2019.

Gli 8 Anchor Point ERIH Italia

A questo link è possibile visionare tutti i siti del patrimonio industriale in Italia già entrati nel network di ERIH

Negli ultimi anni si sono svolti importanti meeting dei membri di ERIH Italia che si sono tenuti rispettivamente:

  • il primo a Prato (presso la Fabbrica Campolmi) il 22 settembre 2016 e che ha rappresentato l’occasione per un primo incontro dei membri della rete in Italia;
  • il secondo nel 2017 a Brescia (presso il Musil) per la proposizione delle iniziative da intraprendere in coincidenza con l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018;
  • il terzo presso la Fondazione Dalmine a Dalmine (2019) su un tema di estrema rilevanza: l’uso degli archivi di impresa per attrarre il turismo industriale.

ERIH Italy su Archeologiaindustriale.net

In questa finestra di Archeologiaindustriale.net riservata a ERIH Italy sarà possibile:

  • scaricare documentazione sulle attività svolte da ERIH Italia: sono già disponibili il numero 0 e il numero 1 della ERIH Italy Newsletter; nel numero 0 sono stati raccolti gli interventi dell’importante workshop su “Archivi di impresa e turismo industriale” che si svolto presso la Fondazione Dalmine in occasione del 3° Meeting di ERIH Italy nel maggio 2019; nel numero 1 è disponibile un resoconto dell’Assemblea generale e della Conferenza annuale di ERIH a Berlino;
  • ottenere puntuale e regolare informazione sui progetti e sulle altre iniziative di ERIH International a cui i membri italiani potranno aderire;
  • mettere a disposizione degli iscritti di ERIH Italy uno strumento per comunicare iniziative ed eventi promossi dagli associati; nella pagina di ERIH Itay sarà quindi riportato il calendario aggiornato di tutti gli eventi programmati nei siti ERIH italiani (previa comunicazione via e-mail ai responsabili di ERIH ITALY Massimo Preite e Simona Politini responsanbile di Archeologiaindustriale.net).

Scopri le attività di ERIH Italia, scarica da qui:

la Newsletter ERIH Italia n° 0 – settembre 2019

la Newsletter ERIH Italia n° 1 – novembre 2019

 

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