Espacio Cultural El Tanque di Tenerife – Isole Canarie

L’Espacio Cultural El Tanque a Santa Cruz de Tenerife, nell’arcipelago spagnolo delle Canarie, è uno splendido esempio di recupero di archeologia industriale destinato alla cultura ed al tempo libero.

Il Serbatoio 69, l’originale struttura cilindrica lunga 50 metri di diametro e quasi 20 d’altezza che ospita l’Espacio Cultural El Tanque, faceva parte di un complesso di infrastrutture industriali costruito agli inizi del XX secolo per lo stoccaggio e raffinazione del petrolio poi smantellato per permettere alla città di Santa Cruz di espandersi a sud e verso il mare.

Espacio Cultural El Tanque: la storia della Refinería de Tenerife

Nell’aprile del 1920, il governo municipale di Santa Cruz, presieduto dal sindaco Garcia Sanabria, approvò il progetto dell’ingegnere Ochoa Benjumea, e dieci anni dopo venne concessa la licenza dall’amministrazione locale. Il 27 novembre 1930 venne così inaugurata la Refinería de Tenerife della Compañía Española de Petróleos (Cepsa), la prima aperta in Spagna. Da quel momento ebbe inizio la metamorfosi della città. Era il 1951 quando il serbatoio 69 venne installato all’interno del complesso industriale.

Di questo complesso, che ha segnato un prima e dopo nella storia recente di Santa Cruz in particolare, e Tenerife in generale, alla fine del 1995 erano rimasti in piedi solo due serbatoi, il 68 ed il 69, ben presto venne demolito anche il serbatoio 68 ed il serbatoio 69 oggi è tutto ciò che rimane come simbolo di un momento storico dell’isola.

Oggi l’attività della Refinería de Tenerife prosegue all’interno dello stabilimento industriale più grande ed importante delle isole Canarie e Santa Cruz de Tenerife è l’unico capoluogo di provincia con più di 100.000 persone che è anche sede di una raffineria. La raffineria occupa una superficie di 0,5 milioni di m2 e impiega direttamente più di 400 persone, la sua posizione strategica permette di fornire prodotti petroliferi a diversi mercati (canarino, peninsulare, Africa e America).

Espacio Cultural El Tanque: riconversione di uno spazio industriale

Rimasto integro il serbatoio 69, l’allora Presidente del Consiglio dell’Isola, Adán Martin, un ingegnere industriale di professione, che conosceva la bellezza di quei serbatoi all’interno, ha reso più facile comprendere l’idea di trasformarlo in uno spazio culturale fin dall’inizio.

Espacio cultural El Tanque

Inaugurato il 17 luglio del 1997 con il nome di Espacio Cultural El Tanque, il serbatio 69 rinasce come spazio culturale dedicato alle produzioni contemporanee e d’avanguardia e alle espressioni artistiche alternative.

promo KEROXEN 14

Fin dalla sua apertura, lo spazio ha ospitato un gran numero di eventi musicali, teatrali, audiovisivi, danza, mostre e produzioni multimediali, molti creati appositamente per questo spazio sottolineando le enormi potenzialità del vecchio serbatoio di carburante. Postmoderno, capace di promuovere eventi culturali non convenzionali, El Tanque è divenuto una cerniera tra il passato e il futuro di una città.

Intervista a Fernando Menis ad ARCOmadrid 2012

Autore del recupero del luogo per conto del Consiglio dell’Isola di Tenerife, l’architetto Fernando Menis.
Il progetto di riconversione si è basato sulla conservazione delle linee essenziali del serbatoio, al fine di mettere in mostra l’esemplarità di un pezzo unico del patrimonio industriale.
Il progetto è stato insignito del primo premio del Canarias de Arquitectura Award Awarded by FADs e del Barcelona Laus de diseño Award.

Info

El Tanque. Espacio cultural.
C/Fuente de Santa Cruz, s/n.
38003, Santa Cruz de Tenerife. Tel.: 922 239 596
http://espacioculturaleltanque.blogspot.it

Sito archeologico industriale: Refinería de Tenerife della Compañía Española de Petróleos (Cepsa)
Settore industriale: Industria petrolchimica
Luogo: Santa Cruz de Tenerife, Arcipelago delle Canarie, Spagna
Proprietà e Gestione:Gobierno de Canarias
Testo a cura di:Comunicación. Consejería de Cultura, Deportes, Políticas Sociales y Vivienda – Gobierno de Canarias




La Fabbrica del Vapore ospita ALMA MATER di Yuval Avital

Alla Fabbrica del Vapore di Milano, sino al 29 agosto, è possibile ammirare la nuova imponente creazione multimediale di Yuval Avital ALMA MATER, in dialogo con un’inedita versione de IL TERZO PARADISO di Michelangelo Pistoletto.

La Fabbrica del Vapore: la Location per ALMA MATER

D: “Yuval, è stata la location a scegliere te o tu hai scelto la location” R: “Io ho scelto la location perché questa è la Location per ALMA MATER “.
Dal nome dello spazio che ospita l’istallazione, La Cattedrale, alle forme architettoniche tutto qui rimanda ad un luogo di spiritualità, una spiritualità laica fatta di persone, di storie di gente, di lavoro, di gesti concreti, di rituali quotidiani.

La Fabbrica del Vapore: dalla Carminati Toselli & C a centro di produzione culturale giovanile

La Cattedrale, questo infatti è il nome dello spazio espositivo principale all’interno del complesso architettonico della Fabbrica del Vapore a Milano, splendido esempio di Archeologia Industriale riconvertito il luogo della cultura.

A fine Ottocento le grandi città europee si adoperavano per sostituire i tram a trazione ippica con i tram a vapore o elettrici. Milano non poteva essere da meno, nasce così, il 26 gennaio 1899, la Ditta Carminati, Toselli & C. dedita alla “costruzione, riparazione, vendita di materiale mobile e fisso per ferrovie, tramvie e affini”. L’area nella quale i signori Attilio Carminati e Carlo Toselli decisero di impiantare la propria fabbrica fu quella, allora semiperiferica e con possibilità di espansione, intorno a via Messina.

Ben presto la produzione si diversifica dedicandosi allo studio di nuove carrozze tramviarie. All’inizio del 1907 la Ditta Carminati, Toselli & C. viene sciolta e, con il contributo di nuovi soci, viene costituita la Società Italiana Carminati Toselli per la costruzione di materiale da trasporto. In quel periodo l’attività si sviluppa non solo nei numeri ma anche negli spazi occupati, allargandosi così sino a coprire l’intero isolato tra le vie Messina, Procaccini, Luigi Nono e piazza Coriolano.

La Prima Guerra Mondiale da una battuta d’arresto alla produzione per via delle limitazione orarie alla circolazione tramviaria, che ebbe come conseguenza la soppressione di intere linee nonché la diminuzione delle carrozze in servizio. Tuttavia, al termine del conflitto bellico, il Comune di Milano assume direttamente la gestione del servizio tramviario urbano e ordina una serie di nuove vetture a diverse fabbriche, tra queste la Carminati Toselli che alla fine del 1919 conta 1350 operai.
Sono anni di grande produttività per l’azienda che con l’arrivo del Fascismo viene fortemente rallentata, arrivando allo stallo ed in fine, nel 1935, alla scioglimento della società.

Da questo momento in poi, gli edifici del complesso industriale vengono, prima affittati ed in seguito venduti a differenti società, che vi svolgono le più svariate attività (industria tessile e farmaceutica, tipografia, autotrasporti e depositi vari). Ognuna di queste ditte effettua interventi sugli edifici e, per adeguarli alle proprie necessità, ne modifica decisamente l’aspetto originario. I capannoni di via Procaccini, già fortemente danneggiati dai bombardamenti, vengono definitivamente demoliti per lasciare spazio ad un piazzale per le manovre di una ditta di autotrasporti.

Dopo cinquant’anni la Fabbrica del Vapore rinasce come centro culturale contemporaneo.
Grazie ad una serie di finanziamenti, Il Comune di Milano recupera il sito, per una superficie totale di 30.000 mq. Nell’anno 2000, attraverso un bando pubblico, il Comune mette a disposizioni gli spazi ad enti ed associazioni, società e singoli artisti con l’obiettivo di costituire uno spazio volto alla sperimentazione, alla ricerca e allo sviluppo dei nuovi linguaggi, di scambio di esperienze, aperto alle proposte più innovative e vitali della città e della scena nazionale e internazionale, in collegamento con i circuiti della produzione.

ALMA MATER di Yuval Avital in dialogo con IL TERZO PARADISO di Michelangelo Pistoletto

Installazione icono-sonora per una foresta di 140 altoparlanti, leggendarie étoile del Teatro alla Scala e merlettaie

ALMA MATER di YUVAL AVITAL IN DIALOGO CON IL TERZO PARADISO DI MICHELANGELO PISTOLETTO

Unʼopera di forte impatto sensoriale, quadro allegorico di 1200 metri quadri a metà tra installazione e performance, che mette in dialogo tra loro e crea uno straordinario connubio di eccellenze creative: dallʼuniverso icono-sonoro di Avital al simbolo artistico di Pistoletto; dal gesto aggraziato di leggendarie étoile del Teatro alla Scala come Liliana Cosi e Oriella Dorella a quello sapiente di donne che tessono il merletto di Cantù; dalle installazioni site-specific di luci create da Enzo Catellani a quelle sonore realizzate da Architettura Sonora. Forti identità ben riconoscibili che pur si armonizzano in un visionario unicum artistico ispirato allʼarchetipo della madre nutrice, per offrire ai visitatori un intenso viaggio poetico e di scoperta.

Yuval Avital, artista compositore apprezzato a livello internazionale per le sue opere sonore di massa, in ALMA MATER realizza unʼelaborata e potente partitura sonora e dà vita a una stupefacente foresta di 140 altoparlanti in pietra e terracotta da cui si diffondono voci di nonne di tutto il mondo intrecciate a suoni della natura: favole, nenie, canti tradizionali, sussurri e preghiere si intessono a vibrazioni sismiche, boati di vulcani, suoni di abissi, gorgoglii di gocce dʼacqua.

Nonne e Natura sono il fulcro dellʼuniverso evocato, femminile ancestrale e Madre Terra, grandezza riverita e temuta, fecondità e nutrimento, potenza creatrice e devastatrice al contempo. Il visitatore è come accolto da un enorme grembo materno che può esplorare in libertà, unʼesperienza travolgente in cui procede creando il proprio percorso intimo e sensoriale.

Le nonne si fanno porta di accesso per un viaggio verso le origini, lungo un infinito cordone ombelicale idealmente rappresentato da Il Terzo Paradiso, celebre opera di Pistoletto, che si snoda in tre anelli contigui al centro dellʼinstallazione, suggerendo un legame tra passato, presente e futuro. Già esposto in numerosi luoghi dʼarte – tra cui il Louvre di Parigi, il Palazzo delle Nazioni Unite a New York, il Kunsthaus di Graz – è qui realizzato per la prima volta con terra contadina lombarda.

Alle suggestioni viscerali e primordiali si accostano la delicatezza delle ballerine della Scala in eteree apparizioni videoproiettate e la presenza evocatrice delle merlettaie, odierne Parche col tombolo che tessono instancabili attraverso lʼopera i fili di un candido pizzo.

ALMA MATER è inoltre catalizzatore di vari appuntamenti che avranno luogo nellʼarco dei due mesi:

Non ultimo, i visitatori di ALMA MATER hanno inoltre accesso attiguo e gratuito alla collaterale installazione interattiva Le Porte di Cittadellarte, curata dalla Fondazione Pistoletto in collaborazione con Studio Azzurro, dove ognuno si troverà autoritratto e avrà la sensazione di abitare gli spazi di Cittadellarte dedicati allʼeducazione, allo sviluppo sostenibile, allʼarchitettura abitabile e allʼ alimentazione consapevole.
Ricordiamo che anche Cittadellarte ha la sua sede all’interno di un complesso di archeologia industriale ovvero l’ex Lanificio Trombetta, lungo il torrente Cervo nella città di Biella.

Per informazioni e per scoprire il ricco programma di eventi collaterali www.almamater.info

Lʼintero evento è prodotto da Maga Global Arts, factory di performing arts che promuove interculturalità e transdisciplinarietà in Italia e oltre, in collaborazione con Comune di Milano, Fabbrica del Vapore, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Architettura Sonora, Catellani&Smith. La partitura sonora è stata resa possibile grazie al supporto scientifico e i contributi di numerosi centri di ricerca e musicologici nel mondo, in Italia LEAV – Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale dell’Università degli Studi di Milano, AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia, INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Col patrocinio di EXPO 2015 e Regione Lombardia, ALMA MATER è parte del palinsesto di Expo in Città. Ufficio stampa ALMA MATER ddl studio.




Street Art Silos: il Porto di Catania cambia veste

È stata appena inaugurata la prima fase del progetto Street Art Silos, un’operazione culturale che ha rigenerato lo skyline del Porto di Catania.

8 Artisti internazionali sono stati chiamati per reinterpretare i miti e le leggende di Catania e della Sicilia su un supporto eccezionale, non solo per la grandezza, ma soprattutto per la sua particolarità: stiamo parlando dei silos che si elevano all’interno del porto del capoluogo etneo, silos che, di proprietà della società Silos Granari della Sicilia, non hanno perso però la loro funzione.

Street Art Silos nasce dall’incontro tra Orazio Licandro (Assessore ai Saperi e Bellezza condivisa del Comune di Catania) e Giuseppe Stagnitta (curatore di Emergence Festival) e trova riscontro in volontà politica capace di reinterpretare il proprio patrimonio culturale attraverso le forme espressive della contemporaneità.

Il progetto è realizzato da Emergence Festival con il contributo dell’Autorità Portuale di Catania ed è tra gli appuntamenti del Festival I-ART, il grande contenitore di eventi pluridisciplinari inserito nell’omonimo progetto comunitario, ideato e diretto da I World con il Comune di Catania, ente capofila.

Per unici giorni gli artisti sono stati totalmente impegnati nella realizzazione delle loro reinterpretazioni dei miti: OKUDA (Spagna) con l’opera dal titolo “La bella di Bellini” rende omaggio al più grande compositore catanese Vincenzo Bellini; “Oraculo” di ROSH333 (Spagna) rappresenta l’esplosiva energia che dalla fucina di Vulcano si scaglia nel cielo; MICROBO (Italia) realizza “Il moto perpetuo di Scilla e Cariddi” rappresentato in un intreccio infinito di vortici e correnti; BO130 (Italia) invita alla tolleranza verso le popolazioni più disagiate raffigurando il mito di Colapesce attraverso l’opera dal titolo “La storia non scritta di Colapesce”; VLADY ART (Italia) con l’opera “Barattoli” asseconda le forme curve del silo inscatolando sirene e minotauri; DANILO BUCCHI (Italia) con “Minotauro” rappresenta l’omonimo mito; e infine il duo INTERESNI KAZKI (Ucraina) realizza “Triskelion e La fuga di Ulisse da Polifemo”.

A settembre l’artista portoghese VHILS completerà il progetto realizzando gli otto silos che si rivolgono al Mare.

Street Art per la rigenerazione dei luoghi

L’affidarsi alla street art come mezzo per la rigenerazione di aree industriali o di aree urbane esteticamente poco appetibili, alle quali spesso si associa anche un disagio sociale, non è una novità oltre confine, ma non lo è neanche in Italia.

La città di Roma, per esempio, dal 2010, ospita OUTDOOR Urban Art Festival che “ridefinisce le geometrie urbane e ne comunica il cambiamento”. La scorsa edizione del festival è stata ospitata all’interno dello splendido spazio industriale della ex Dogana di Roma nel quartiere San Lorenzo: un processo di rigenerazione artistica che ha coinvolto artisti nazionali ed internazionali nella creazione di opere site specific.

Street Art e Silos: un connubio fecondo

Anche l’elemento industriale del silo non è nuovo dall’essere trattato come “tela” sulla quale raffigurare maestose opere d’arte metropolitane, quasi sempre commissionate all’interno di progetti culturali più ampi tesi alla riqualificazione dei luoghi e della storia locale nei quali si inseriscono, trasformandosi da ingombranti simboli del lavoro a testimonianza di cambiamento e positività.

Alcuni esempi significativi sono: la mastodontica opera dei gemelli brasiliani, Gustavo e Otávio Pandolfo, meglio noti come Os Gemeos, che, in occasione della Vancouver Biennale, hanno completamente trasformato i silos in enormi giganti dai colori sgargianti; l’opera temporanea Silo Art sulla I-80 a Omaha in Nebraska, parte del progetto Emerging Terrain, i 26 silos sono stati scelti come supporto sul quale rappresentare i temi del cibo, dell’agricoltura e del trasporto, trasformando questa scomoda cortina muraria, che idealmente segna il confine tra il centro città e l’espansione suburbana ad ovest, lungo una strada trafficata da oltre 76.000 pendolari, in un input per una più grande riconversione ambientale; l’opera “Spirit Farmer” realizzata sul silo della Birdsong Peanut Company a Colquitt, in Georgia, parte del Millennium Mural Project iniziato nel 1999 quando il Colquitt/ Miller Arts Council ricevette un finanziamento dalla National Endowment for the Arts (NEA) decidendo di destinarlo alla forma d’arte del murales per la sua grande forza d’impatto sul turismo durante tutto il corso dell’anno; così come i due silos del porto di Ancona che, durante l’edizione 2008 del Pop Up! Festival, sono stati rivitalizzati dall’opera “Bottles” degli streeters Ericailcane e Blu, modificando radicalmente la percezione grigia del luogo; e, per concludere la carrellata, un esempio con fini meno “aulici”, ma assolutamente degno di nota per la sua originalità, si tratta del progetto della Rocktown Climbing Gym ad Oklahoma City, una vera e propria palestra per l’arrampicata realizzata in un gruppo di silos, Rocktown è stata nominata tra le “10 Coolest Climbing Gyms” nel mondo, le sue pareti esterne sono state reinterpretate dall’artista folck americano Rick Sinnett e la realizzazione è stata finanziata grazie a Kickstarter, la più nota piattaforma di crowdfunding.

Col progetto Street Art Silos la città di Catania, non nuova al recupero di siti di archeologia industriale (basti ricordare la riqualificazione dell’area delle Ciminiere di Viale Africa o la Fondazione Brodbeck, che trova sede all’interno di un ex opificio di fine ‘800) si inserisce a pieno titolo nel dialogo supercontemporaneo tra street art e patrimonio industriale.

di Simona Politini
Founder & Project Manager Archeologiaindustriale.net




Archeologia industriale e architettura contemporanea nel Porto di Genova

Il libro “Archeologia industriale e architettura contemporanea nel Porto di Genova” ci accompagna alla scoperta del porto di Genova e delle sue meravigliose testimonianze di archeologia industriale.

Archeologia industriale e architettura contemporanea nel Porto di Genova è il terzo volume della  collana Per mare a cura di Farida Simonetti che così intitola la sua prefazione: Scoprire dove nasce la Genova Futura, si, perché il libro scritto dalla professoressa Giovanna Rosso Del Brenna – storica dell’arte e docente di Archeologia Industriale presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università degli Studi di Genova – non solo ci illustra il patrimonio industriale del porto di Genova, ma ci invita ad una riflessione sul rapporto tra antico e contemporaneo in quell’area urbana, che, a differenza del resto della città “ormai inevitabilmente bloccato in un assetto pressoché definitivo”, è in continua evoluzione.

Alla prefazione segue Memorie e tracce di un porto,  l’intervento di Guido Rosato – funzionario architetto presso la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria – che, in una prospettiva a volo d’uccello ci regala un dipinto delle così diverse e peculiari aree del porto che lui definisce “una sintesi lineare di tutte le contraddizioni e le bellezze che questa città ci offre mostrandoci come vive”.

Il libro prosegue con una serie di illustri interventi sull’argomento raccolti dalla professoressa Rosso Del Brenna, tra i quali: Renzo Piano, Giancarlo De Carlo, Ennio Poleggi.

E siamo giunti al cuore de volume: le Schede.
Preceduta da una cartina che ce ne illustra la collocazione, ecco una presentazione ragionata dei luoghi del porto di Genova. Immagini a confronto di ieri e di oggi – realizzate da Patrizia Traverso, autrice di numerosi libri fotografici – ci permettono di assaporare i cambiamenti dei siti durante il corso del tempo. Ogni scheda, scientificamente redatta, presenta la propria bibliografia.

Partendo dalla Fiera del Mare, progetto affidato all’architetto Luigi Carlo Daneri nel 1958, leggiamo la storia dei Bacini di carenaggio del molo Giano, i primi due risalenti al 1888, proseguendo poi con il grande edificio delle ex Officine Allestimenti e Riparazioni Navi (OARN), dove nel 1931-32 venne allestito il transatlantico Rex ed oggi occupati in parte da officine varie e da una divisione “marina” di ABB per la riparazioni e macchinari navali; e ancora: la Gru galleggiante “Langer Heinrich” del 1915 in calata Boccardo, in perfetto stato grazie ad un’accurata operazione di restauro, l’ex Lavanderie Navali in calata Gadda del 1930 ca., i Magazzini del Cotone (già Magazzini generali) nel Molo Vecchio, ricadenti nel progetto del Porto Antico di Renzo Piano, e tanti altri siti storici che dialogano con quelli contemporanei come la Bolla o le Gru super post-Panamax che, poste una affianco all’altra, fendono il cielo protraendosi verso il mare.

Archeologia industriale e architettura contemporanea nel Porto di Genova è un libro che nel suo formato tascabile raccoglie un immenso patrimonio industriale dove storia e contemporaneità si fondono proiettandosi verso il futuro.

Titolo: Archeologia industriale e architettura contemporanea nel Porto di Genova
Autore: Giovanna Rosso del Brenna
Fotografia: Patrizia Traverso
Casa Editrice: Sagep Editori www.sagep.it
ISBN: 9-788863-732344
Lingua: italiano




La centrale idroelettrica Taccani di Trezzo sull’Adda

La centrale idroelettrica Taccani di Trezzo sull’Adda, nella provincia di Milano, perfettamente conservata ed ancora attiva di proprietà Enel, è un meraviglioso esempio di archeologia industriale.

La centrale Taccani nella cornice del Parco Adda Nord

Verso la fine dell’Ottocento, lungo le sponde del fiume Adda, sorsero alcune delle più belle centrali idroelettriche realizzate in Italia. Esse, fruttando la forza delle acque fluviali, producevano l’energia necessaria al funzionamento di diverse manifatture, nonché all’illuminazione della città di Milano. Tra queste centrali, la più possente e splendida nelle sue architetture è proprio la centrale Taccani.

La centrale Taccani e la sua storia

La centrale Taccani è situata sull’asta fluviale del fiume Adda, all’interno del Parco Adda Nord, alla base del promontorio roccioso che determina l’ansa del fiume detta di Trezzo e sulla cui sommità rimangono le rovine del castello costruito nel 1370 da Barnabò Visconti sui resti di una precedente struttura longobarda.

L’impianto, costruito tra il 1903 e il 1906, fu realizzato dall’Architetto Gaetano Moretti che ricevette incarico dall’industriale Cristoforo Benigno Crespi (1833-1920), titolare di una celebre industria cotoniera e fondatore del villaggio di Crespi d’Adda (oggi Patrimonio dell’UNESCO), di costruire un impianto idroelettrico che fornisse energia al cotonificio ma nel contempo che fosse ben inserito nel contesto ambientale.

Fu così che il Moretti, utilizzando la caratteristica pietra locale chiamata “ceppo dell’Adda” e accogliendo i moduli verticalizzanti suggeriti dalla sovrastante torre viscontea, riuscì a produrre un’opera di grande armonia compositiva, perfettamente integrata nell’ambiente fluviale che la circonda e nello sfondo costituito dai ruderi del castello medievale. Nell’ottica della salvaguardia ambientale appare di notevole interesse anche tutela della fauna ittica con la realizzazione in sponda sinistra della scala di risalita del pesce. I lavori tecnici dell’impianto furono affidati agli ingegneri Adolfo Covi, Alessandro Taccani e Oreste Simonatti.

La centrale idroelettrica di Trezzo costituiva, per l’epoca in cui fu costruita, un vero e proprio “polo energetico” in quanto comprendeva oltre alla sezione idroelettrica con dieci generatori che fornivano una potenza di 10.000 kW, anche una sezione termoelettrica con quattro generatori a vapore della potenza complessiva di 4.000 kW destinati ad integrare la produzione idroelettrica durante le magre invernali del fiume Adda.

La centrale Taccani oggi: energia pulita nel tempo

A metà degli anni 90 è stato operato un consistente intervento di miglioramento e ammodernamento tecnologico e ambientale che ha restituito alla centrale piena efficienza e sicurezza, nonché il mantenimento di elevati standard di affidabilità. Nella centrale, oggi, sono in funzione 6 gruppi turbina/alternatore, costituiti da 4 turbine ad elica e 2 turbine Kaplan in grado di utilizzare portate fino a 180 m3/sec. La potenza efficiente è di circa 10.500 kW e l’energia producibile è in media di circa 65 milioni di kWh, sufficiente al fabbisogno annuo di oltre 24.000 famiglie.

La centrale Taccani luogo di cultura

Non solo la centrale Taccani oggi rappresenta un luogo unico da visitare per gli amanti dell’archeologia industriale, per gli studiosi di ingegneria idraulica e per tutti coloro che amano andare alla scoperta di luoghi particolari legati alla storia economica e produttiva del territorio, ma è anche in grado di trasformarsi in location eccezionale per eventi prestigiosi.

Sito archeologico industriale: la Centrale idroelettrica Taccani
Settore industriale: Settore energetico
Luogo: Comune di Trezzo sull’Adda (MI), Lombardia, Italia
Proprietà e Gestione: La Centrale Taccani è di proprietà Enel
Testo a cura di: si ringrazia l’ufficio comunicazione Enel
Immagini a cura di: Si ringrazia l’ufficio comunicazione Enel




La Cartiera di Vas: passato, presente e futuro. Studi, casi e progetti tra archeologia industriale e valorizzazione del territorio

L’Associazione culturale LaCharta organizza un lungo evento per presentare la Cartiera di Vas in provincia di Belluno, un luogo dell’archeologia industriale recuperato e pronto per essere rivitalizzato.

 

Dal 3 al 10 luglio 2015, la ex Cartiera di Vas riaprirà le sue porte per rianimarsi attraverso un ricco programma di attività: convegni, tavole rotonde, presentazioni, visite guidate, laboratori ed intrattenimento. Un’opportunità non solo per recuperare concretamente una parte del nostro patrimonio industriale, ma per valorizzare l’intero territorio circostante.

La Cartiera di Vas: la sua storia

Sin dalla metà del Seicento, nel territorio dell’attuale comune di Quero Vas si è insediata una fiorente attività di produzione cartaria. La cartiera di Vas, meglio conosciuta come Cartiera Gradenigo, dal nome della famiglia veneziana che l’ha resa famosa, nei secoli ha prodotto carta esportata in tutto il mediterraneo, dalla Spagna all’Impero Turco-Ottomano. La vicenda produttiva, caratterizzata da uno standard sempre alto, si è protratta sino alla metà del Novecento con i necessari adeguamenti tecnici e di prodotto finale. Se, infatti, sino alla fine dell’Ottocento la cartiera si era concentrata sulla produzione di carta di elevata qualità, nella fase finale la produzione si concentra sugli imballaggi, nello specifico sacchetti di carta.

Dopo una fase di riapertura, a cavallo tra gli anni 70 e 80 del Novecento, con attività riconvertita a pescicoltura, il sito è caduto in abbandono. La situazione si è protratta sino a pochi anni fa, quando, attraverso la costituzione di un consorzio pubblico-privato, si ha avuto accesso ad un finanziamento comunitario che ha permesso il recupero e il restauro del sito. In questo quadro di attività, la parte pubblica è stata destinata a polo culturale comprendente una sezione per attività temporanee (convegni, mostre), una sezione destinata ad allestimento permanente e una sezione di spazi compartimentati da cedere a interessati per attività professionali, artigianali o artistiche. Tuttavia, l’inserimento di queste funzioni all’interno dell’edificio ha subito un rallentamento e dal 2009 la cartiera si ritrova restaurata, ma vuota.

Per porre rimedio a questa situazione, evitando così che il denaro e gli sforzi già investiti siano resi vani dall’incuria e dall’inesorabile trascorrere del tempo, l’Associazione culturale LaCharta ha elaborato un piano di gestione e di vivificazione dell’area pubblica esaminato dall’amministrazione e approvato, a seguito di bando pubblico, all’inizio del 2015. A tale approvazione ha fatto seguito l’atto formale di concessione d’uso degli spazi.

La Cartiera di Vas: l’evento

Venerdì 3 luglio

La settimana di lavori si apre venerdì 3 luglio alle ore 18:00 con la presentazione del libro “Storie di una cartiera veneta. Tre secoli di produzione della carta a Vas” di Stefano Mazzalovo.
Seguono la presentazione dei lavori di ristrutturazione dell’area e la presentazione del progetto di gestione e valorizzazione degli spazi pubblici dell’area.

La serata si conclude con una performance rock live dei Fifty-Fifty. Nati nel 2007 come trio acustico, i Fifty-Fifty si sono evoluti in formazione duo di musica rock internazionale anni ‘80 proponendo anche pezzi di artisti rock italiani: una miscela musicale dirompente suonata con impeto e gran coinvolgimento del pubblico.

Sabato 4 luglio

La mattina di sabato 4 vedrà lo svolgersi del convegno organizzato dall’AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale. Il convegno sarà diviso in due sezioni: “Il patrimonio industriale nel Triveneto, in Italia e nel Mondo” e , a seguire, “Il patrimonio industriale tra carta e acqua”. Presente tra i relatori il prof. Giovanni Luigi Fontana Direttore del Dipartimenti mento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità presso l’Università di Padova nonché Presidente nazionale AIPAI.

Nel pomeriggio invece ben 15 relatori si confronteranno nella tavola rotonda dal titolo “Dalla conoscenza alla gestione del patrimonio industriale. Casi ed esperienze significative”. A raccontare le proprie esperienze operative nell’ambito dell’archeologia industriale diversi professionisti del settore, tra questi: Gianluca D’Incà Levis – ideatore e curatore DC Dolomiti Contemporanee, Giorgio Ravasio – Presidente Ass. Culturale Crespi d’Adda, Jacopo Ibello – Presidente Ass. Save Industrial Heritage, Pierluigi Scoizzato – Presidente SVF Società Veneta Ferrovie, Serena Mizzan – Direttrice del Science Centre Immaginario Scientifico, ed anche noi di Archeologiaindustriale.net.
Saranno inoltre presenti gli studenti del Master Universitario di II livello in “Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale”.

Al termine della ricca giornata di lavori, un momento di svago con l’esibizione del Coro di Stramare dal titolo “Cartabianca”: un concerto itinerante, diretto da Giuseppe Borin, in omaggio all’antica cartiera di Vas. Musiche tratte dalla tradizione popolare, canti di guerra e di lotta, memorie alpine e della Grande guerra.

Domenica 5 luglio

La mattina della giornata di domenica prevede la tavola rotonda “Lo spazio dell’ex Cartiera come opportunità di valorizzazione territoriale”.

L’evento riprende poi alle ore 18:00 con l’inaugurazione della mostra fotografica “Palingesi” di Fabio Zonta curata da Officina Sisifo e visitabile sino al 26 luglio. Una selezione di lavori per lo più di grande formato, tratte dal progetto omonimo che Zonta ha tradotto nel 2007 in un raffinato volume con testi di Cesare Cunaccia e Roberto Mutti, che gli è valso l’attenzione di alcune tra le più importanti gallerie italiane di fotografia che ne hanno proposto l’opera anche all’estero: Usa, Londra e Parigi. La mostra “Palingenesi” invita i visitatori a considerare con una maggiore attenzione il mistero del quotidiano, il dettaglio che si nasconde e che, se colto, rappresenta compiutamente il risultato convincente dello sguardo divergente dell’artista rispetto alla realtà.
Alle 19:00 aperitivo con visita guidata allo spazio della ex Cartiera.

Alle 20:45 presentazione del progetto “IncontroLuce”
Alle 21:00 “Luci di carta”. Spettacolo di ombre e luci ed a seguire una proiezione di cortometraggi di animazione con ARTiculate. ARTiculate è un gruppo di artisti inglesi, con singolari e diverse competenze, che mettono insieme il loro talento ed esperienza. Artisti visivi, poliedrici che trasformano i luoghi, le emozioni ed i pensieri attraverso azioni e spettacoli ricchi di atmosfere e di luce. L’iniziativa in collaborazione con Unione Biblioteche Setteville, è parte del progetto “lncontroLuce”

Martedì 7, Giovedì 9 e Venerdì 10

Spazio alla creatività, dalle 20:00 alle 22:00 laboratorio gratuito per tutti, adulti e ragazzi, di costruzione lanterne giganti in midollino di carta a cura del gruppo di artisti inglesi ARTiculate.

 

Organizzazione Associazione Culturale LaCharta.
Promotori e partner dell’evento: Comune di Quero-Vas, Provincia di Belluno, Unione Montana Feltrina, Archeologiaindustrile.net, AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, Master Universitario di II livello in “Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale”

Informazioni

Ex Cartiera Vas
Via Case Sparse32038 Quero-Vas (BL)
Cell +39 349 3838378
E-mail lacharta@libero.it
Facebook LaCharta
# ufficiale #CartieraVas

Per scaricare il programma completo dell’evento cliccate qui Cartiera di Vas 

Per scaricare il programma dettagliato di sabato 4 luglio cliccate qui Cartiera Vas – programma 4 luglio 

 




Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte alla GNAM di Roma

“Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte” in mostra alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma: un progetto che vuole ricongiungere l’arte e l’impresa, recuperando il passato per affrontare il futuro.

 

La creatività come risorsa delle imprese, da questo assunto prende vita il progetto espositivo Corporate Art organizzato dalla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, in collaborazione con pptArt, prima piattaforma di crowdsourcing di arte, e con LUISS Creative Business Center, in mostra dal 26 giugno all’11 ottobre.

L’obiettivo dell’esposizione è quello di recuperare la tradizione di collaborazione tra i due mondi, evidenziando i segnali recenti di una riscoperta delle potenzialità artistiche all’interno dei processi di marketing, responsabilità sociale e comunicazione aziendale.

Molte aziende hanno risposto all’appello selezionando una o più collaborazioni con il mondo dell’arte aventi per oggetto la Mission o la Corporate Image aziendale. La Galleria, in collaborazione con pptArt, ha selezionato le proposte in base al valore artistico e alla rispondenza dell’opera d’arte con il DNA dell’impresa, escludendo opere commissionate in un’ottica di mecenatismo che non hanno legami con l’immagine aziendale.

La mostra propone oltre settanta opere di artisti contemporanei italiani e internazionali, accanto ad opere realizzate da artisti storici italiani per le società Esso, Strega Alberti e Martini.

Il percorso espositivo illustra la grande varietà di collaborazioni possibili tra artisti e aziende. Oltre a motorini, biciclette e automobili personalizzate a mano, una delle collaborazioni più frequenti riguarda il packaging di prodotti ispirato ad opere d’arte come nel caso di cioccolatini, carte di credito e oggetti di lusso. Un secondo filone include le opere d’arte celebrative di momenti particolari della vita aziendale (lancio di nuovi prodotti, operazioni straordinarie, anniversari, etc.). Una menzione particolare meritano le “icone”, ovvero le rappresentazioni spontanee di marche e prodotti aziendali nei lavori degli artisti.

Percorrendo le sale della mostra sarà possibile così ammirare opere di artisti storici, tra queste: l’immagine aziendale di Esso nelle realizzazioni di Afro Basaldella, Paolucci, Santomaso, Vespignani; le opere realizzate da Guttuso, Mafai, Paladino, Guzzi per arredare il caffè Strega di Via Veneto dove nacque il Premio Strega, due cartelloni pubblicitari di Cappiello e Riccobaldi creati per Bacardi Martini; come opere di artisti contemporanei nazionali ed internazionali: una Vespa personalizzata dall’artista torinese Ugo Nespolo, realizzata in occasione della mostra “La Vespa e il Cinema” organizzata dalla Fondazione Piaggio, i cappelli di Borsalino dipinti a mano dall’artista Willo, una scultura luminosa di Marco Lodola per Fabbri, un’opera di Gianluigi Colin e due gift card realizzate da Peter Max per American Express, tre opere realizzate dall’artista neo-pop americano Romero Britto per Absolut Vodka, “The Turbine” del Corporate Artist inglese David Harber.

Le aziende presenti alla mostra Corporate Art sono:
American Express, Archivio Storico Martini & Rossi, Banca Ifis, Bianconero, Caffarel, CicliArt, Comieco, ESSO, Fondazione Piaggio, Itway, La Marzocco, M’AMA.ART per Azienda Agricola Cerulli Spinozzi, McCann per Poste Italiane, Montblanc, Museo di Portofino per Porsche, Poltrona Frau, Sisal, Strega Alberti, Telecom Italia Sparkle.

Gli artisti partecipanti alla mostra Corporate Art sono :
Afro Basaldella, Aidan, Sarah Arnett, Daniele Basso, Riccardo Bernucci, Peter Blake, Stefano Bolcato, Alex Braga, Romero Britto, Leonetto Cappiello, Carlo Cecchi, Bruno Ceccobelli, Gianluigi Colin, Eugenio Colmo, Valentina De Martini, Walter Di Giusto, Baldo Diodato, Matilde Domestico, Flavio Favelli, Sidival Fila, Riccardo Fortuna, Beppe Giacobbe, Emanuele Giannetti, Matteo Giuntini, Renato Guttuso, Beppe Guzzi, David Harber, Mimmo Iacopino, Hara Katisui, Giancarlo Lepore, Lobulo, Marco Lodola, Mario Mafai, Chicco Margaroli,Paolo Masi, Peter Max, Alexander McQueen, Poonam Mistny, Maurizio Mochetti, Riccardo Augusto Moro, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo, Gianni Novak, Mimmo Paladino, Enrico Paulucci, Antonio Politano, Concetto Pozzati, Pino Procopio, Sandro Properzi, Marcello Reboani, Giuseppe Riccobaldi, Pietro Ruffo, Tom Sachs, Giuseppe Santomaso, Guido Scarabattolo, Antonio Pio Saracino, Marco Schifano, Skenè, Emilio Tadini, Croce Taravella, Marco Veronese, Lorenzo Vespignani, Willow, Peter Yuill, Olimpia Zagnoli, Fabrizio Folco Zambelli.

Info:

Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma
www.gnam.beniculturali.it
www.pptart.org




Una musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto

“Una musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto”, un libro per testimoniare il rapporto tra arte e imprese, per raccontare un’azienda attraverso la sua comunicazione.

 

Il volume ripercorre la storia della comunicazione Pirelli partendo dalla valorizzazione del fondo archivistico di bozzetti e disegni originali (dal 1872 al 1972) presentato per la prima volta nella sua interezza.

I primi rapporti tra Pirelli e i vari artisti si sviluppano fin dagli inizi della storia dell’azienda, ma è nei primi anni del Novecento che Pirelli avvia le prime campagne pubblicitarie d’artista realizzate dai grandi maestri del cartellonismo italiano, quali Marcello Dudovich, Aldo Mazza, Leonetto Cappiello, in una varietà di stili e registri che trova sintesi nella costante presenza del marchio della P lunga, tratto distintivo della pubblicità Pirelli a partire dal 1907.

Negli anni Trenta Pirelli comincia a pianificare internamente le campagne pubblicitarie, abbracciando i più moderni orientamenti della grafica del tempo e, a partire dal secondo dopoguerra, raggiunge il punto più alto della sua comunicazione pubblicitaria. Impronta infatti la sua azione nel segno dell’integrazione tra cultura politecnica e cultura umanistica, unione che si realizza perfettamente anche sulle pagine della rivista “Pirelli”, che vede le firme di importanti intellettuali, giornalisti, scrittori, poeti, su temi legati alla tecnica e all’industria, come su arte, cinema, letteratura, architettura. Con la pubblicità dei prodotti Pirelli si cimentano i più importanti esponenti della nascente scuola grafica italiana e alcuni dei più grandi nomi della grafica internazionale, contribuendo alla creazione di uno “stile Pirelli” nella comunicazione, sinonimo di qualità, innovazione e sperimentazione.

Il volume raccoglie oltre 200 opere realizzate da vari artisti per pubblicizzare i prodotti, per illustrare la rivista “Pirelli” o create in occasione delle celebrazioni degli anniversari del Gruppo industriale, nella consapevolezza che tale patrimonio rappresenta un prezioso spaccato della storia delle arti figurative, della grafica e della comunicazione d’impresa.

Save The Date

Fondazione Pirelli - Triennale Milano - Una musa tra le ruote

Mercoledì 24 giugno ore 19:00 nella prestigiosa cornice della Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Fondazione Pirelli e Corraini Edizioni presentano il volume:

Una musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto di Corraini Edizioni

Intervengono:

Marco Tronchetti Provera (Presidente di Pirelli e Fondazione Pirelli), Antonio Calabrò (Consigliere delegato Fondazione Pirelli), Alessandro Mendini (Architetto), Leonardo Sonnoli (Designer), Andrea Braccaloni (Designer).

In esposizione 54 bozzetti pubblicitari, illustrazioni della rivista Pirelli e una selezione di fotografie storiche che ritraggono campagne pubblicitarie a Milano

Titolo: Una musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto
Autore: Un progetto di Fondazione Pirelli a cura di Giovanna Ginex
Casa Editrice: Corraini Edizioni www.corraini.com
ISBN:978-88-7570-502-2
Lingua:Italiano (disponibile anche in inglese)




Valdarno: le miniere di lignite ed il MINE Museo delle Miniere e del Territorio di Cavriglia

Le miniere di lignite ed il MINE Museo delle Miniere e del Territorio di Cavriglia: storia del nostro patrimonio industriale in Valdarno in Toscana.

Chi si trovasse a percorrere la Strada delle Miniere con sguardo distratto non potrebbe cogliere l’essenza e l’entità delle profonde trasformazioni sociali e ambientali che si sono succedute per oltre un secolo nel territorio verdeggiante che si dipana davanti ai suoi occhi.

“ENEL PRODUZIONE S.p.A. – Unità di Business Santa Barbara – Miniera Santa Barbara”.
Questo è ciò che recita, a lettere bianche su sfondo blu, il cartello indicatore situato sotto le enormi torri di raffreddamento della Centrale Termoelettrica di Santa Barbara: una semplice riga di testo per identificare il luogo dove, dal 1875, si è sviluppata una delle più straordinarie storie industriali del nostro Paese.

Una storia che nasce per volontà di un lungimirante gruppo di industriali toscani che intuisce la possibilità di sfruttare a fini produttivi quel minerale che fa capolino qua e là nelle campagne situate a ovest dell’Arno, infondendo nell’aria, se incendiato, un odore acre e non gradevole.

È di quegli anni l’apertura delle prime miniere in galleria: uomini che scavano nelle viscere della terra, riempiono vagoncini e chiatte da portare in superficie trainandoli con cavalli e argani elettrici, dove altri uomini, donne e ragazzi selezionano il materiale dividendo lo sterile dalla lignite, i pezzi grossi da quelli tritati, la lignite “bazzotta” da quella “secca”.

Nel XX secolo l’attività si sviluppa: a cavallo delle due guerre nelle miniere si contano circa 5.000 lavoratori; una risorsa straordinaria in grado di trainare vigorosamente, e per alcuni decenni, le sorti dell’economia del Valdarno Aretino.

Con la fine del secondo conflitto mondiale e con l’avanzare delle impietose regole di mercato viene messa a nudo la scarsa competitività della lignite; dopo un periodo di lotte fra la società mineraria e i lavoratori riuniti in cooperativa per la prosecuzione dell’attività di estrazione, si giunge a metà degli anni ’50 alla definizione di un nuovo progetto di coltivazione mineraria che prevede lo scavo a cielo aperto della lignite e il suo conferimento ad una nuova centrale termoelettrica da realizzarsi a bocca di miniera.

Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ’60, con l’acquisizione da parte di Enel della concessione mineraria di Santa Barbara, potenti macchine a catena di tazze cominciano l’asportazione del materiale sterile di copertura del banco di lignite, che ha uno spessore medio di 80 metri, e lo depositano nei cavi di estrazione precedentemente esauriti o in valli limitrofe, fino a ridisegnare completamente l’orografia di circa 3.000 ettari di territorio.

Alla fine dell’attività estrattiva, avvenuta nel 1994, i movimenti di terra sono nell’ordine di 390 milioni di metri cubi di terreno sterile e di circa 40.000 tonnellate di lignite, con un cambiamento sostanziale del paesaggio caratterizzato da una miniera a cielo aperto che in questi ultimi 20 anni è stata oggetto di visite e iniziative per le sue caratteristiche da “paesaggio lunare”.

Oggi, dei circa 3.000 ettari di territorio inizialmente interessati dal Comprensorio Minerario, circa 1.300 ettari sono stati restituiti alla collettività; sui restanti 1.700 ettari sono in corso le operazioni di riassetto ambientale, che porterà, nel giro di qualche anno, alla chiusura completa dell’attività mineraria: si tratta di uno dei più grandi progetto di riqualificazione ambientale e paesaggistico a livello nazionale, che porterà alla creazione di due grandi laghi, all’inalveazione di tredici torrenti, alla messa in sicurezza di intere colline, alla rinaturalizzazione di centinaia di ettari di territorio nel rispetto della biodiversità e alla realizzazione di strutture viarie, piste ciclabili, aree industriali.
Una rinascita completa attraverso una minuziosa opera di ricucitura con il territorio circostante e con la sua società, nel rispetto dell’ambiente e della storia delle migliaia di persone che alla Miniera di Santa Barbara hanno dedicato la loro vita, garantendo al Valdarno sviluppo economico e sociale.

MINE: il Museo delle Miniere e del Territorio di Cavriglia

Il museo MINE mostra in modo interattivo le vicende di una popolazione legata per oltre cento trent’anni alle miniere di lignite: sopravvivenza economica e dannazione del nostro patrimonio industriale.

Il nome MINE deriva da un antico vocabolo italiano usato, come sinonimo di miniere, da Lodovico Ariosto nell’Orlando Furioso all’inizio del Cinquecento. Abbiamo, nello stesso periodo, la prima documentazione della presenza della lignite nel Valdarno, anche se per il suo sfruttamento industriale bisogna aspettare gli anni Settanta dell’Ottocento.

Il complesso museale documenta e valorizza la storia del territorio di Cavriglia e in particolare le vicende minerarie che hanno modificato profondamente una parte rilevante di questo territorio ed è ospitato in alcuni edifici nella parte alta di Castelnuovo dei Sabbioni. Il resto del vecchio borgo fu abbandonato e in parte distrutto dall’attività mineraria dell’ultimo periodo caratterizzata dall’escavazione a cielo aperto. I grandi escavatori seguivano il filone della lignite e buttavano giù tutto quello che trovavano: case coloniche, cimiteri, antiche chiese, castelli e borghi. Tra questi Castelnuovo dei Sabbioni che venne lambito dallo scavo al punto da intaccarne la stabilità e da costringere la popolazione ad andare a vivere altrove.
Rimane, all’inizio della strada, un sacrario che ricorda le 74 vittime civili dell’eccidio perpetrato dai nazisti il 4 luglio 1944. Alcune case in rovina contornano la strada che conduce alla parte superiore dell’abitato, che comprende alcuni edifici recentemente recuperati e rifunzionalizzati in spazi museali: la ex chiesa di San Donato, adibita a spazio polifunzionale, il centro espositivo ed una palazzina degli anni Venti del Novecento utilizzata come centro di documentazione e spazio per attività didattiche. La logica comune che pervade questi spazi è fortemente tesa al coinvolgimento dello spettatore per una conoscenza approfondita del patrimonio culturale conservato.

Il Percorso museale del MINE si sviluppa attraverso sette sale dedicate alla storia e alle vicende minerarie secondo un itinerario che inizia dalle prime notizie documentate sul giacimento di lignite, per poi passare allo sviluppo dell’attività mineraria nel secondo Ottocento e alle prime lotte sindacali all’inizio del Novecento. Il percorso si concentra poi sulle tecniche di scavo nella miniera in sotterraneo e sulla vita del minatore. La ricostruzione di un tratto di galleria permette ai visitatori di immedesimarsi nella penombra, nei diversi rumori e negli gli odori di una miniera di lignite. La galleria termina uno spazio che mostra le vicende del territorio dagli anni Trenta agli anni sessanta del Novecento. Trent’anni densi di storia con lutti, quali quelli provocati delle stragi nazista sulla popolazione maschile nel luglio del 1944. Poi le lunghe lotte e le forme di autogestione del dopoguerra, accompagnate da forme di partecipazione e di solidarietà da tutta Italia con invio di aiuti alimentari alle famiglie degli operai in sciopero. Infine i cambiamenti delle tecniche di coltivazione; da quelle in galleria a quelle a cielo aperto. Si passa da una strumentazione molto semplice mostrata nella galleria ad un industrializzazione centrata su grandi macchine complesse elementi portanti di automatismi che permettono un enorme aumento di produzione ed una contemporanea riduzione di manodopera.
L’itinerario si chiude con la presentazione della trasformazione del territorio dovute all’attività mineraria e al suo riassetto con un tecnologico tappeto virtuale che permette in base ai movimenti del visitatore la proiezione di differenti sequenze di immagini. Punto caratteristico dell’allestimento è l’interazione con le moderne tecnologie che permettono al visitatore di essere soggetto attivo nella conoscenza dei temi presentati. È presente una figura parlante, che rappresenta Priamo Bigiandi, un personaggio simbolico della storia territoriale che, azionato dal visitatore introduce alla visita, vi sono poi dei touch screen, un’installazione artistica per ricordare la strage dei civili il 4 luglio 1944, un tappeto virtuale finale ed inoltre possibilità di esperienze tattili ed olfattive che rendono particolarmente densa la visita al museo.

La visita continua all’esterno in una corte che domina un ampio panorama caratterizzato da un sottostante lago e dalle torri refrigeranti della centrale elettrica di Santa Barbara dove veniva utilizzata la lignite per essere trasformata in energia elettrica. La centrale funziona ancora e dalle sue eleganti torri, una è ancora in attività, è possibile vedere ancora levarsi un pennacchio di fumo bianco che ricorda come il passato energetico non si è ancora concluso, anzi Cavriglia sta vivendo una seconda età dell’energia. Infatti oltre alla centrale elettrica è attivo da alcuni anni, nel territorio, un importante complesso Fotovoltaico ed il museo sta progettando un ampliamento del suo allestimento per mostrare accanto alle forme di sfruttamento dell’energia (i combustibili fossili) di ieri, quelle moderne: il sole. Un aspetto importante dell’attività del museo è la didattica per facilitare il passaggio di saperi da una generazione all’altra in modo da creare , nel tempo una continuità nella costruzione culturale della popolazione e per mostrare ai turisti un esempio di storia sociale del territorio.

Info:
Museo delle Miniere e del Territorio e Centro Documentazione del Museo
via XI Febbraio – Vecchio Borgo di Castelnuovo dei Sabbioni – Cavriglia (Ar)
Tel. 055 3985046 email: info@minecavriglia.it

Sito archeologico industriale: la Miniera di Santa Barbara e MINE Museo delle Miniere e del Territorio
Settore industriale: Settore minerario e della Energia
Luogo: Comune di Cavriglia (AR), Toscana, Italia
Proprietà e Gestione: La miniera di Santa Barbara è di proprietà Enel
Testo a cura di:per la parte relativa al sito minerario si ringrazia l’ufficio comunicazione Enel; per la parte relativa al Mine si ringrazia il Museo delle Miniere e del Territorio di Cavriglia
Immagini a cura di: Si ringrazia l’ufficio comunicazione Enel ed il MINE Museo delle Miniere e del Territorio di Cavriglia




La centrale Antonio Pitter di Malnisio oggi Museo & Science Centre

La centrale idroelettrica “Antonio Pitter” di Malnisio in provincia di Pordenone è uno splendido esempio di archeologia industriale riconvertito in Science Centre dove è possibile ripercorrerne la storia e comprenderne il funzionamento.

La centrale idroelettrica di Malnisio e la sua storia

Situata nel contesto naturale della pedemontana pordenonese, la Centrale idroelettrica “Antonio Pitter” di Malnisio si inserisce in un sistema di impianti per lo sfruttamento idroelettrico del torrente Cellina, realizzato agli inizi del ‘900, grazie all’intuizione e al progetto di Aristide Zenari, giovane ingegnere del Regio Genio Civile.

Alla fine dell’800, Zenari si rese conto che la stretta forra del Cellina ben si prestava ad uno sfruttamento idroelettrico. Il progetto prevedeva la costruzione di una diga in località Rugo Valfredda, lo scavo in roccia di un lungo canale adduttore con 57 ponti-canale e arcate di sostegno e con 5 gallerie e la realizzazione di tre centrali a Malnisio (1905), a Giais (1908) e in località Partidor (1919), inizialmente per alimentare la sola Venezia, quindi consentendo il decollo di numerose attività industriali nel Veneto e in Friuli.

Il progetto prese avvio nel marzo del 1900, sotto la direzione degli ingegneri Aristide Zenari per la parte idraulica e civile e Antonio Pitter per quella elettrotecnica. Più di duemila tra minatori, scalpellini, muratori, carpentieri, scarriolanti e donne portatrici lavorano alacremente per cinque anni nella serie di cantieri che si snodano dalla diga, lungo il canale adduttore, nelle centrali di Malnisio e Giais e nei rispettivi canali di scarico.

In funzione dal 1905 – con il suo sistema di quattro turbine tipo Francis Riva-Monnert accoppiate ai rispettivi alternatori Tecnomasio Italiano Brown-Boveri da 2.600HP – la Centrale chiude definitivamente la produzione nel 1988, uscendo indenne dai due conflitti mondiali e dal sisma del ’76 e mantenendo tutti i macchinari perfettamente intatti e conservati. Per la trasmissione alle stazioni rilevatrici, la corrente, qui generata alla tensione di 4.000 Volt, veniva elevata con due trasformatori monofase a 30.000 Volt (quello che allora era considerato il massimo potenziale), successivamente sostituiti da altri trifasi, che elevarono la tensione a 60.000 Volt.

Il Museo della Centrale di Malnisio e Science Centre 

Dopo la chiusura del 1988 delle tre centrali (Malnisio, Giais e Partidor), l’Enel, allora proprietaria della struttura, conscia del grandissimo valore culturale e ambientale della Centrale, accarezza l’idea di farne un museo dell’idroelettrico, procedendo anche con il recupero, nelle sue diverse centrali distribuite in Italia, e con il trasporto presso la Centrale di Malnisio stessa di macchinari dismessi di interesse storico-tecnico.

Il progetto di recupero della Centrale viene poi ripreso dal Comune di Montereale Valcellina: questi, acquisitane la proprietà, ha potuto iniziare l’intervento di recupero grazie a finanziamenti della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Comunità Europea, ma anche grazie all’associazione di ex dipendenti della Centrale, che hanno fornito la loro preziosa collaborazione.

Nel 2006, in occasione del centenario della Centrale, è stato restaurato il fabbricato principale, adibito a sala macchine, e l’ingresso della struttura ad est, inaugurando così il museo della “Centrale di Malnisio”.

Fin dal principio, il Museo, in tutte le sue attività di organizzazione e assistenza alle visite guidate per il pubblico generico e scolastico, è stato affidato all’Immaginario Scientifico – già gestore del museo della scienza interattivo di Trieste – che nel luglio 2007 insedia nell’ex Centrale una nuova sede del Science Centre Immaginario Scientifico, con la sezione di exhibit interattivi Fenomena e l’attivazione di un programma di attività didattiche laboratoriali.

Da settembre 2017 la ex centrale idroelettrica di Malnisio è tornata sotto la gestione del Comune di Montereale Valcellina,  accogliendo pubblico scolastico e generico, per lo più da tutta la regione Friuli Venezia Giulia e dal Veneto.

Logo-Erih-European-Route-of-industrial-Heritage

 

Il Museo della Centrale di Malnisio è Anchor Point ERIH Italia

 

 

Sito archeologico industriale: La Centrale idroelettrica “Antonio Pitter” di Malnisio
Settore industriale: Settore Energia
Luogo: Malnisio, Pordenone, Italia
Proprietà e Gestione: Proprietà e gestione Comune di Montereale Valcellina




Giornata Nazionale sulle Miniere: il 30 e 31 maggio si celebra la settima edizione

Il 30 e 31 maggio 2015 si celebra la VII edizione della Giornata Nazionale sulle Miniere attraverso una serie di eventi organizzati su tutto il territorio italiano che ci condurranno alla scoperta di questo eccezionale patrimonio industriale.

Organizzatori dell’evento: l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale – ISPRA, l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – AIPAI, l’Associazione Nazionale Ingegneri Minerari – ANIM, l’Associazione Mineraria Italiana per l’industria mineraria e petrolifera – ASSOMINERARIA e l’Associazione Italiana di Geologia e Turismo – G&T.

La Giornata Nazionale sulle Miniere, nata per diffondere il valore ed il significato culturale del turismo geologico, di anno in anno ha registrato un crescente interesse sul territorio nazionale, coinvolgendo non solo le realtà minerarie ed i professionisti del settore, ma un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo affascinato da un patrimonio interessante sotto l’aspetto culturale, paesaggistico, storico, scientifico, sociale e che ha rappresentato una parte importante dell’economia del nostro paese, sin dai tempi remoti.

Anche per questa edizione è previsto un ricco programma nazionale inteso a promuovere la fruizione del patrimonio minerario e geologico integrandolo con gli altri valori del territorio quali l’archeologia, le risorse naturali, l’arte, l’architettura, l’enologia e la gastronomia.

Dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, circa cinquanta eventi, organizzati da soggetti diversi quali Enti, Soprintendenze, Associazioni, per scoprire il nostro meraviglioso patrimonio minerario in differenti modi (visite guidate, escursioni, workshop e seminari, mostre fotografiche, concerti, laboratori didattici per le scuole, spettacoli teatrali, ect)

Si va dal “Viaggio in locomotiva per le VIE DELLO ZOLFO : Parco delle zolfare di Comitini e la zona miniera-museo di Cozzo Disi” organizzato dalla Soprintendenza BB.CC.AA di Agrigento, alla visita alla mostra “Il fascino del tempo: tasti abbandonati, macchine e attrezzature da ufficio d’epoca” insieme all’escursione alla galleria sotterranea organizzata dal Museo del Carbone Grande Miniera di Serbariu in Sardegna; dal percorso di trekking e turismo culturale tra natura, arte e industria dal titolo “Dalle rocce nere del Prinzera all’Oro Nero di Vallezza” organizzato dal Comune di Fornovo di Taro, Gas Plus Italiana, Università di Parma insieme alle visite guidate del sito minerario petrolifero di Vallezza in Emilia Romagna, al concerto di Joanna Zimmer, pop star tedesca, all’interno della Miniera della Brusada Ponticelli di Lanzada accompagnato dall’Aperitivo in miniera proposto insieme ad altre attività dall’Ecomuseo della Valmalenco in Lombardia; dal festival “I luoghi del tempo” con lo spettacolo sulla miniera di Niccioleta di Ascanio Celestini, alla mostra fotografica di Adriano Mauri “Nero Sulcis: minatori e paesaggi minerari” organizzata dall’Associazione Save Industrial Heritage in collaborazione col Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

Quest’anno la Giornata Nazionale sulle Miniere rappresenta l’evento lancio della Giornata Europea dei Minerali – EMD che si terrà a settembre 2015.

La VII edizione della Giornata Nazionale sulle Miniere rientra nella programmazione dell’Anno Europeo del Patrimonio Archeologico Industriale.

AIPAI, attraverso la sua Official Facebook Fan Page Patrimonio Industriale ha dato risalto
all’iniziativa proponendo tra l’altro in anteprima alcuni degli eventi in programma. Per seguire su
Facebook l’attività dell’AIPAI cliccate qui

Per informazioni contattare:
dott.ssa Agata Patanè – ISPRA
Servizio Attività Museali e Coordinatrice Giornata delle Miniere
tel:. 06-50074780 e-mail: agata.patane@isprambiente.it

dott.ssa Erika Bossum – Segretaria nazionale AIPAI
Sede operativa: c/o DiSSGeA (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità)
Via del Vescovado, 30 – 35141 Padova
mobile: +39 3895626521 e-mail: info@patrimonioindustriale.it

Per consultare il programma completo dell’evento cliccate qui Giornata sulle Miniere 2015