XIV Edizione della Settimana della Cultura d’Impresa: L’impresa va in scena

È partita la XIV edizione della Settimana della Cultura d’Impresa promossa da Confindustria: dal 10 al 20 novembre tanti appuntamenti per scoprire insieme la storia dell’impresa italiana.

Anche quest’anno Museimpresa – Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa nata a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria – organizza e promuove sull’intero territorio nazionale un articolato calendario di eventi per leggere, attraverso il patrimonio culturale custodito all’interno dei Musei e Archivi delle imprese, la storia del nostro Paese.

10 Giorni consecutivi con 51 eventi diffusi su territorio nazionale: dagli incontri di approfondimento, ai convegni, visite guidate, mostre, rassegne cinematografiche e – particolarità di quest’anno – anche rappresentazioni teatrali.

Novità della XIV edizione, come evidenziato dal titolo “L’impresa va in scena”, è il teatro e la volontà di avvicinare il mondo dell’industria al mondo teatrale facendo così vivere al pubblico, in modo inusuale attraverso reading e rappresentazioni – la storia delle imprese, dei loro protagonisti e dei loro prodotti. Tanti sono i musei e gli archivi di impresa che hanno colto l’invito con entusiasmo proponendo interessanti e originali eventi.

Tra gli eventi si segnala

Alla scoperta dei Musei Kartell e MUMAC
Sabato 14 novembre, ore 17.30, Museo Kartell e MUMAC – Museo della Macchina per Caffè
Al Museo Kartell potrete partecipare alla visita guidata alla collezione permanente del Museo, dove storia, design e lifestyle si incontrano nella mostra appena rinnovata e arricchita dall’installazione artistica “Fra gli Alberi” di Stefano Arienti. Al MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, lo spettacolo teatrale “Ho misurato la mia vita a cucchiaini di caffè”, della compagnia teatrale “Eco di Fondo”, vi catapulterà in un viaggio alla scoperta della nascita del caffè espresso, attraverso gli sviluppi, le scoperte e i traguardi raggiunti nella sua storia. A seguire un aperitivo a base di caffè

Genius Loci. Luoghi e identità tra Lanificio e Oasi Zegna
Domenica 15 novembre, ore 14.00 Casa Zegna, Trivero (BI)
La mostra fotografica di CasaZegna è un invito a riscoprire con nuovi occhi il territorio apparentemente familiare dell’Oasi Zegna. Foto di Giovanni Caccamo.

Dietro le quinte del cinema industriale
Domenica 15 novembre, ore 17.00, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, Milano
Come nasce un documentario industriale? Qual è la sua funzione e quale è stata nel passato? Con che strumenti linguistici è possibile esprimere la realtà dell’impresa? L’annuale rassegna di Museimpresa svelerà il dietro le quinte di questo particolare genere cinematografico. In collaborazione con Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa LIUC – Università Cattaneo.

Letteratura e industria. La fabbrica, il paesaggio, l’umanità
Lunedì 16 novembre, ore 21.00, Teatro Franco Parenti, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza in collaborazione con il Teatro Franco Parenti. Reading di Rosario Lisma, la cui voce farà da guida tra luoghi, gesti e segni che raccontano la realtà e l’immaginario della parola impresa. Accompagnamento musicale per chitarra classica di Gipo Gurrado.

Bottiglie e Flaconi. Conservazione, catalogazione, valorizzazione
Mercoledì 18 novembre 2015, ore 14.30, Archivio di Stato, Milano
Un seminario di confronto fra tecnici ed esperti per discutere del valore storico e documentario di flaconi e bottiglie, delle principali raccolte museali esistenti in Italia, delle tecniche di conservazione e delle modalità di catalogazione, a partire dalla scheda elaborata dal gruppo di lavoro di Museimpresa, che verrà presentata in anteprima.

“La comunicazione di Musei e Archivi d’Impresa”
Giovedì, 19 novembre 2015, ore 16.30, Università IULM Milano, Aula Seminari, Milano
Presentazione del libro di Domenico Liggeri, Lubrina Editore, 2015. I musei e gli archivi delle imprese come ricetta anticrisi e spinta per la ripresa economica. Uno sguardo approfondito sulla comunicazione del futuro di musei e aziende, dall’impiego di new media e social network al fenomeno dei musei virtuali, esposizioni che esistono soltanto sul web, ad alto tasso tecnologico e spettacolare. Tanti dati, studi, proposte e consigli per le imprese che hanno già musei o archivi e per quelle che stanno pensando di crearne di nuovi.

Grand tour d’impresa. Storie e scoperte made in Italy
Venerdì 20 novembre, ore 20.30, Teatro Arsenale, Milano
Spettacolo teatrale organizzato da Museimpresa in collaborazione Associazione SestoSpazio. Un viaggio nell’immaginazione che porta i musei e gli archivi d’impresa a teatro e li raccontano dando voce a oggetti, documenti, brevetti, sogni nel cassetto e memorabili scoperte del mondo dell’industria italiana.

E ancora tanti altri eventi offerti dalle grandi imprese italiane associate a Museimpresa tra le quali: Sisal, Fondazione Pirelli, Museo Nicolis, Archivio Storico Eni, Fondazione Fila Museum, Officina Rancilo, Archivio Storico Olivetti, Fondazione AEM – Gruppo A2A, Liquirizia Amarelli, Fondazione Dalmine, Collezione Branca, Casa Martini, Museo Piaggio, Museo Salvatore Ferragamo, Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano.

Per il programma completo cliccate qua




“La storia e il mito” – Gruppo Cimbali racconta 70 anni di FAEMA

Inaugura domenica 25 ottobre 2015 “La storia e il mito”: l’evento espositivo organizzato dal Gruppo Cimbali per festeggiare i primi 70 anni di FAEMA, uno dei suo marchi principali.

Gruppo Cimbali è leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine professionali tradizionali per caffè, bevande a base di latte fresco, bevande solubili e attrezzature dedicate alla caffetteria. Il Gruppo, di cui fanno parte gli storici marchi La Cimbali e FAEMA, fondati rispettivamente nel 1912 e nel 1945, oltre a Casadio e Hermerson, è uno dei simboli dell’eccellenza made in Italy ed è ambasciatore della cultura del caffè espresso nel mondo.

Oggi, attraverso l’esposizione “La storia e il mito”, il Gruppo Cimbali ha voluto rendere omaggio al marchio FAEMA raccontandone la storia: un viaggio alla scoperta di una delle aziende che ha segnato la storia dell’imprenditoria italiana, e che ha contribuito in modo determinante alla promozione e alla diffusione della cultura del caffè espresso nel mondo.

E ancora, un racconto di un’azienda fortemente legata alle proprie origini milanesi (il duomo di Milano è da sempre parte integrante del suo logo) che ha dato vita a uno dei marchi più rappresentativi del settore delle macchine professionali per caffè espresso e tra i simboli del made in Italy.

Organizzata in collaborazione con il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, “La storia e il mito” rappresenta la tappa conclusiva delle iniziative realizzate quest’anno dal gruppo milanese per celebrare l’importante anniversario di FAEMA, fondata nel 1945 da Carlo Ernesto Valente e, da allora, sinonimo di eccellenza nel design e di innovazione tecnologica grazie a macchine capaci di esaltare le esigenze e la professionalità dei baristi di tutto il mondo.

“La storia e il mito” – 70 anni di FAEMA: il percorso espositivo

Il percorso espositivo racconta le eccellenze dell’azienda: la genialità progettuale, la capacità creativa e l’adozione delle tecnologie più innovative nello sviluppo di prodotti che hanno segnato l’evoluzione dell’intero settore.

E ancora, la grande attenzione a tutti i dipendenti e alle loro famiglie attraverso iniziative quali, ad esempio, l’organizzazione di centri estivi, di cene aziendali e di gite sociali e la distribuzione di pacchi dono in occasione delle festività, in tempi in cui ancora non era diffusa la sensibilità a queste tematiche.

Infine, la lungimirante visione di marketing e comunicazione che, negli anni 60 ha legato il brand al mondo del ciclismo intraprendendo una delle prime sponsorizzazioni sportive e dando origine a un binomio leggendario rimasto impresso nella memoria di più di una generazione grazie successi e alle gesta di campioni del calibro di Eddie Merckx, Vittorio Adorni e Hendrick Van Looy.

Sono oltre cento gli oggetti esposti all’interno di un percorso espositivo che si sviluppa attraverso tre sezioni tematiche su una superficie di circa 300 metri quadrati e che avvolge il visitatore in un’atmosfera dove il passato si mescola al presente e dove non manca uno sguardo verso il futuro.

Tra di essi alcune delle macchine professionali per caffè espresso divenute pietre miliari nell’evoluzione del settore, come la E61, la prima macchina dotata di pompa volumetrica in grado di mantenere costante a 9 bar la temperatura di pressione dell’acqua, lanciata sul mercato nel 1961 e divenuta un’icona del comparto.

E ancora, prodotti domestici (macchine per la preparazione del caffè, lucidatrice, tostapane, frullatore, asciugacapelli, etc.), in ricordo dei trascorsi industriali al di fuori del mondo del caffè e una “Isetta” brandizzata FAEMA, microvettura utilizzata negli anni ’50 per prestare assistenza a clienti e venditori, in prestito dal Museo Nicolis.

Inoltre, più di 100 fotografie storiche e contemporanee tratte dagli archivi MUMAC – Museo della Macchina per Caffè e Gruppo Cimbali, riviste e pubblicazioni d’epoca, la maglia gialla e la maglia rosa indossate da Eddie Merckx nel Tour de France e nel Giro d’Italia vinti, rispettivamente, nel 1969 e nel 1968 provenienti dal Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo e la bici con cui il campione belga trionfò nella “corsa rosa” del 1968, in prestito dalla Collezione Alberto Masi – Biciclette Masi.

“La storia e il mito” – 70 anni di FAEMA: l’allestimento

Nell’allestimento, ideato da Gruppe Gut Gestaltung, spicca un elemento architettonico retroilluminato a forma di onda che si snoda al centro dell’intero spazio espositivo e lungo il quale prendono forma i tre nuclei tematici rappresentati.

Questi ultimi, a loro volta, sono identificati da suggestivi elementi visivi: una rulliera, a richiamo della linea produttiva di uno stabilimento (sezione azienda e persone), una penisola ricoperta da 100 kg di caffè (sezione prodotti e tecnologie), una base espositiva che ricorda una strada asfaltata (sezione sport e ciclismo).

L’esperienza di visita è arricchita infine dalla presenza di installazioni audiovisive attraverso le quali è possibile ascoltare interviste e racconti di alcune delle corse ciclistiche dove grandi atleti, indossando le maglie FAEMA rosso-bianche, hanno dato lustro al nome del brand anche in ambito sportivo.

Tra i soggetti prestatori figurano anche la Collezione Enrico Maltoni, la Collezione Noel Gregoire – Wielermuseum, Roeselara e Vittorio Seghezzi.

Info:

Quando: da domenica 25 ottobre a venerdì 18 dicembre 2015
Dove: MUMAC – Museo della Macchina per caffè – Via P. Neruda, 2, 20082 Binasco MI
Contatti: Tel: 02 9004 9362 www.mumac.it

Ricordiamo che:

Gruppo Cimbali ospita presso il proprio head quarter di Binasco (Milano) il MUMAC – Museo della Macchina per Caffè Espresso, la più grande esposizione permanente dedicata alla storia, al mondo e alla cultura delle macchine per il caffè espresso, con oltre 100 macchine esposte, numerosi materiali audio-video organizzati in un percorso multimediale e polisensoriale che raccontano l’evoluzione del settore in oltre 100 anni di storia e un fondo librario di cui fanno parte circa 1.000 volumi e 15 mila documenti.

Il MUMAC è associato a Museimpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.




La Fondazione Dalmine presenta “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada”

La Fondazione Dalmine ospita la mostra “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada”, un evento organizzato nell’ambito del programma Triennale Xtra: in viaggio con la Triennale, mostre ed eventi di architettura, arte e design nei capoluoghi lombardi.

L’esposizione, curata da Andrea Gritti, è dedicata ai 49 Km di autostrada tracciati nel 1927 tra Milano e Bergamo: un campione significativo del territorio lombardo per l’enorme quantità di flussi che supportano e per l’implicito ruolo di “vetrina” delle trasformazioni territoriali che vi si sono addensate in meno di un secolo. Questo segmento della rete autostradale appare come il luogo dove oggi si svolge un conflitto cruciale tra sistemi eccezionali, dedicati alla regolazione del transito veloce su automezzi, e forme ordinarie di urbanizzazione, che li stringono d’assedio.

L’autostrada tracciata nel 1927 per collegare Milano e Bergamo non è solo la parte essenziale del sistema infrastrutturale che vertebra il territorio lombardo, ma è soprattutto il suo specchio, la “vetrina” dove si mostrano, a volte precocemente a volte tardivamente, le sue trasformazioni.

Dalmine: autostrada – territorio – industria

Storia dell’industria e storia del territorio sono inscindibilmente correlate. Il caso di Tenaris a Dalmine è particolarmente significativo. Dal 1906 e per oltre un secolo, l’azienda, oggi leader globale nella produzione di tubi in acciaio e servizi per l’industria energetica mondiale e per altre applicazioni industriali, si è insediata e sviluppata in una costante relazione con lo spazio circostante, realizzando impianti produttivi, servizi, abitazioni, sistemi viari. Questo processo, che ha condotto alla nascita di una company town, ha incrociato, dalla metà degli anni ’20, quello di costruzione e ampliamento dell’Autostrada MI-BG, sostenuta dalla stessa azienda in veste di membro del comitato promotore e poi di socio di minoranza. Dal 1927, lo stabilimento costituisce un vincolo fisico allo sviluppo del tracciato autostradale. In occasione delle espansioni impiantistiche degli anni ’30, ’50 e ’70, l’autostrada è per contro il confine lungo il quale l’azienda riorganizza spazi produttivi e infrastrutture. E, ancora, l’area industriale perimetrale è quella su cui si estendono, negli anni ’60, il raddoppio di corsia e il casello autostradale. Limite, quindi, ma al contempo punto di riferimento reciproco: questa è la chiave con cui, oggi, assume particolare attualità la storia della relazione fra questi due protagonisti del paesaggio antropizzato.”*

*Introduzione del catalogo della mostra di Carolina Lussana

La mostra

Come uno specchio questa autostrada è uno strumento per capire come e perché le cose stanno cambiando al suo interno e al suo intorno, registrare i segni del tempo recente, commentare l’attualità, interpretare il futuro prossimo in una delle aree metropolitane più critiche d’Europa. Mossi da questo convincimento i curatori e i ricercatori coinvolti nella preparazione di questa mostra hanno percorso e attraversato i 49 km del tracciato originale della Milano-Bergamo, partendo da punti di osservazione diversi, ma con l’intento di convergere verso un obiettivo comune: rappresentare il formidabile attrito generato dall’incontro tra questa autostrada e il territorio che attraversa.

L’allestimento di questa mostra consiste nella disseminazione di frammenti e testimonianze della presenza dell’autostrada dentro il tessuto urbano della company town di Dalmine, un emblema inevitabilmente complementare a quello della modernità autostradale.
Il principio adottato per questa scomposizione esprime un debito nei confronti della ricerca archeologica, in un certo senso ripercorrendo il tragitto che mezzo secolo fa avevano tracciato i pionieri dell’archeologia industriale. Rilievi, sondaggi, repertori, inventari sono pertanto il supporto di una stratigrafia che ha provato a ridurre questo tratto di autostrada in elementi, a riconoscere i paesaggi che attraversa, a nominare le architetture che lo hanno identificato come specifico contesto, a esporre le fotografie che li rappresentano simultaneamente.

La scomposizione in temi e conseguentemente in oggetti da mostrare è messa in scena negli allestimenti delle diverse sedi della mostra. Presso la Fondazione Dalmine i disegni, le immagini e i video che descrivono le architetture campeggiano dentro gli spazi domestici di una delle antiche palazzine e sono realmente circondati dalle tavole a scala geografica e dalle schede botaniche di dettaglio installate nel parco per descrivere i paesaggi naturali, agricoli, residuali.
Sotto le volte della pensilina dell’autostazione, eccezionalmente liberate da altri usi civici, sono allestiti gli elementi che provengono dai siti industriali dove prendono forma i pezzi e le parti dell’ingegneria autostradale. Infine nell’ex spaccio aziendale della Dalmine, restituito all’aspetto originale, con le grandi altezze interne nelle cinque navate completamente visibili, si trovano le due gallerie nelle quali sono state disposte le fotografie, che documentano la lunga campagna di ricognizione e osservazione che ha accompagnato tutte le fasi della ricerca.

“Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada” è il frutto della collaborazione tra la Triennale di Milano, la Regione Lombardia, il Comune di Dalmine, la Fondazione Dalmine, la Fondazione Bergamo nella storia, la Fondazione Sestini e Confindustria Bergamo.

Hanno patrocinato l’iniziativa il Comune di Bergamo, la Presidenza Regionale Lombardia del Fondo Ambiente Italiano, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bergamo, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, la Scuola di Architettura e Società e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bergamo.

Conferenze e visite guidate

Alla mostra “Mi-Bg. 49 km visti dall’autostrada” è affiancato un programma di conferenze e visite guidate organizzate con la collaborazione dell’Associazione Bergamo Scienza e della Fondazione Dalmine.

Save The Date:
13 ottobre 2015 | ore 18.00
Peppino Ortoleva conversa con curatori, studiosi e fotografi
A seguire visita guidata
Ingresso libero

17 ottobre 2015 | ore 15.00 – 18.00
Visite guidate con i curatori

Info

Quando:
28.09.2015 / 31.10.2015
Dove:
Dalmine (BG)
Fondazione Dalmine – Piazza Caduti del 6 luglio 1944, 1
Pensilina autostazione – Piazzale del Risorgimento
Ex spaccio aziendale Dalmine S.P.A. – via Cavour, 4
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì 15.00-18.00

Ingresso libero
Contatti:
tel 035 560 3418 segreteria@fondazionedalmine.org




La Biennale Foto/Industria 2015 alla Fondazione MAST

La Fondazione MAST, in collaborazione con il Comune di Bologna, presenta la seconda edizione della biennale FOTO/INDUSTRIA 2015.

Il mondo del lavoro in tutte le sue forme e in particolare la produzione industriale dalla creazione al riciclaggio è al centro della mostra affidata alla direzione artistica di François Hébel.

La Biennale Foto/Industria 2015 si articola in 14 esposizioni che si svolgeranno nel mese di ottobre in undici sedi storiche e presso il MAST.

Una manifestazione di straordinaria importanza a livello nazionale e internazionale che conferma sia la volontà della Fondazione MAST di offrire iniziative culturali di qualità ad un pubblico sempre più variegato e motivato, sia la vocazione del Comune di Bologna di promuovere attività artistiche legate alla tradizione e alla storia concreta dell’industria.

Gli artisti scelti fanno parte a pieno titolo del mondo della fotografia, pur con storie molto diverse tra loro: artisti molto noti, reporter, ritrattisti, fotografi di impresa, giovani professionisti, tutti hanno in comune modi di operare forti, inattesi e altamente significativi.

“La biennale FOTO/INDUSTRIA si conferma un appuntamento importante per la città, un evento internazionale pensato per valorizzare la cultura industriale e del territorio, alla scoperta di alcuni dei suoi luoghi chiave. Isabella Seràgnoli, attraverso la Fondazione MAST, ci offre la rappresentazione dell’industria e del mondo del lavoro, tramite la fotografia d’autore, cogliendo temi e valori di un universo che caratterizza fortemente il tessuto sociale ed economico della nostra area metropolitana”, dichiara il Sindaco di Bologna, Virginio Merola.

“Abbiamo consolidato la partnership con l’amministrazione comunale che porterà ad un maggior successo dell’iniziativa contribuendo a far conoscere una città con peculiarità uniche nel panorama industriale, perché Bologna diventi sempre più anche un luogo di riferimento per la fotografia che racconta l’industria” afferma Isabella Seràgnoli, Presidente Fondazione MAST.

“Ancor più della prima edizione del 2013 – spiega il Direttore Artistico François Hébel – questa rassegna unica al mondo per la sua capacità di selezionare sguardi e visioni sul lavoro e la produzione, è in realtà un autentico festival internazionale di fotografia offerto dalla Fondazione MAST e dal Comune di Bologna ai visitatori nella cornice eccezionale del centro storico della città e nella riqualificata area periferica dove sorge il MAST.
Nel centro città nuovi spazi espositivi con palazzi storici, cappelle barocche e musei, danno modo ai visitatori di accedere a piedi a luoghi di grande interesse e alle loro collezioni, in occasione della visita a FOTO/INDUSTRIA”.

“La biennale FOTO/INDUSTRIA BOLOGNA’15 – conclude François Hébel – crede nella possibilità di estendere il territorio della fotografia industriale a una platea sempre più vasta e di contribuire a una migliore qualità del nostro sguardo”.

Un ampio programma di eventi darà spazio anche a incontri con i fotografi e i curatori delle esposizioni.

Informazioni
Apertura al pubblico: 3 ottobre 2015
Sedi Centro Storico dal 3 ottobre al 1° novembre 2015
Sede MAST dal 3 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016
Per informazioni : segreteria@fondazionemast.org – T. 051 6474345




Il Museo dell’Aria di Gorizia: presentazione del progetto

L’ Aeroporto di Gorizia, intitolato ad Amedeo Duca d’Aosta, rappresenta una delle pagine più significative della storia aeronautica ed un capitolo tra i più celebri e leggendari dell’ Aeronautica Militare Italiana.

 Museo dell'Aria - Aeoroporto di Gorizia

L’evento

Lunedì 14 settembre alle ore 15:00, presso il Punto ENEL di via Broletto 44/A a Milano, sarà presentato il progetto del Museo dell’Aria di Gorizia. Il progetto è promosso dall’associazione Culturale “Fratelli Rusjan” in collaborazione con European Museum Academy e l’Aeronautica Militare Italiana. Main Sponsor Banca Mediolanum.

Alla Presentazione interverranno:

– Philippe Daverio, Storico dell’Arte e Professore Ordinario di “Sociologia dei processi artistici”
– Paul van Vlijmen, Direttore del National Military Museum Soesterberg (NL)
– Agostino Ghirardelli, Principal e Direttore Tecnico Studio Libeskind, Milano
– Piero Marangon, Presidente dell’Associazione Culturale “Fratelli Rusjan”
– Un rappresentante del Touring Club Italiano

Modera:

– Massimo Negri, Direttore European Museum Academy

Il progetto

Dopo la dismissione del presidio militare, lunghi decenni di incuria hanno segnato le vicende dell’Aeroporto di Gorizia. Oggi una Società di Gestione, ottenuta da ENAC la concessione totale, ha predisposto un piano di ripresa e rilancio. Nasce così una Fondazione di Partecipazione con un obiettivo ben preciso: realizzare un MUSEO DELL’ARIA.

La realizzazione di un museo aeronautico è la risposta più precisa alla naturale vocazione storica, culturale e turistica dell’ aeroporto e, al tempo stesso, è la soluzione più coerente per un’ ipotesi concreta di riqualificazione, recupero e rilancio del campo di volo.

Nella sua fase iniziale l’intrapresa può trovare accoglienza e idonea sistemazione nelle tre strutture aeroportuali di seguito elencate: Hangar Gleiwitz, Officina III tipo e magazzino MSA.

L’Hangar Gleiwitz è una grande aviorimessa (lunga più di 66 metri, larga 28 metri, per circa 1860 mq e 12000 mc) ricostruita nel 1924, utilizzando gran parte della struttura edificata dall’Imperial Regio Esercito austro – ungarico nel 1910, per rispondere alle esigenze della nascente aeronautica e come scuola di volo durante i mesi invernali in supporto a quella di Wiener – Neustadt. Recentemente l’hangar è stato intitolato a Tullio Crali, uno dei grandi protagonisti della stagione futurista, ideatore dell’ aeropittura, che, innamorato del volo e delle straordinarie sensazioni che esso rivela, frequentò questo campo di volo nella seconda metà degli anni Trenta e fu spesso ospite di molti dei più famosi piloti, partecipando ad indimenticabili voli nel cielo di Gorizia.

Affiancano l’Hangar Gleiwitz gli edifici del Magazzino M.S.A. (900 mq e 7400 mc) e dell’Officina III tipo (600 mq e 4300 mc); costruiti tra il 1925 e il 1928 questi costituiscono una splendida scenografia che testimonia gli anni d’oro di Gorizia aeronautica e i fasti a cui assurse l’aeroporto fino alle soglie della II guerra mondiale, diventando uno dei più grandi ed importanti d’ Italia.

Dopo un’ opportuna e definitiva opera di restauro, filologicamente compiuta, e una messa a norma in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia e l’Università degli Studi di Trieste, queste tre strutture potranno adempiere ai seguenti uffici: l’Hangar Gleiwitz potrà ospitare aeromobili storici, velivoli di scuola e privati; nonché uffici amministrativi, segreteria, aula didattica e briefing; nel magazzino MSA potranno essere ospitati esemplari in mostra statica, ricostruzioni, componenti motoristiche, display multimediali, diorami e simulatori, laboratorio di modellismo e sala convegni; nell’Officina III tipo potranno trovare spazio una foto-galleria, una videoteca, una biblioteca e altre occorrenze museali.

Così articolato il Museo dell’Aria di Gorizia-Merna si presenta come più musei in uno:

Il Museo Volante, che racconta la storia dell’ aviazione militare e civile – in particolare di quella che si è svolta su questo campo – e raccoglie e colleziona, cura e preserva aerei storici: le esibizioni sul cielo campo di questi warbirds sapranno ricreare un’ atmosfera unica ed emozionante.

Il Museo Statico che presenta al pubblico la storia del campo di Gorizia – Merna: dai primi tentativi dei fratelli Rusjan (è prevista la riproduzione non volante dell’ EDA V) agli anni austroungarici (con uniformi, documenti fotografici e modellini) agli anni d’ oro della Regia Aeronautica, con fotografie e didascalie che raccontano la storia delle pattuglie acrobatiche, equipaggiate con i velivoli Breda BA-19 e con i Fiat CR 20 Asso che negli anni ’30 mieterono tantissimi allori internazionali. ed ancora le vicende del Gruppo Aerosiluranti e dei loro SM 79.

Una parte del museo potrebbe ospitare la storia della produzione aerea dei Cantieri Riuniti Dell’Adriatico, aprendo così la possibilità di una sezione dedicata ai rapporti aviazione-marina.

Un’altra parte del Museo, sede del Gruppo Paracadutisti, sarebbe ideale per l’allestimento della mostra sulla storia del paracadutismo militare e civile, dotata di reperti ed esemplari significativi.

Info:
www.europeanmuseumacademy.eu europeanmuseumacademy@gmail.com
Ufficio stampa European Museum Academy: + 39 347 5458609

Scarica qui la Presentazione Museo della Aria di Gorizia 14.09.15




La Fabbrica del Vapore ospita ALMA MATER di Yuval Avital

Alla Fabbrica del Vapore di Milano, sino al 29 agosto, è possibile ammirare la nuova imponente creazione multimediale di Yuval Avital ALMA MATER, in dialogo con un’inedita versione de IL TERZO PARADISO di Michelangelo Pistoletto.

La Fabbrica del Vapore: la Location per ALMA MATER

D: “Yuval, è stata la location a scegliere te o tu hai scelto la location” R: “Io ho scelto la location perché questa è la Location per ALMA MATER “.
Dal nome dello spazio che ospita l’istallazione, La Cattedrale, alle forme architettoniche tutto qui rimanda ad un luogo di spiritualità, una spiritualità laica fatta di persone, di storie di gente, di lavoro, di gesti concreti, di rituali quotidiani.

La Fabbrica del Vapore: dalla Carminati Toselli & C a centro di produzione culturale giovanile

La Cattedrale, questo infatti è il nome dello spazio espositivo principale all’interno del complesso architettonico della Fabbrica del Vapore a Milano, splendido esempio di Archeologia Industriale riconvertito il luogo della cultura.

A fine Ottocento le grandi città europee si adoperavano per sostituire i tram a trazione ippica con i tram a vapore o elettrici. Milano non poteva essere da meno, nasce così, il 26 gennaio 1899, la Ditta Carminati, Toselli & C. dedita alla “costruzione, riparazione, vendita di materiale mobile e fisso per ferrovie, tramvie e affini”. L’area nella quale i signori Attilio Carminati e Carlo Toselli decisero di impiantare la propria fabbrica fu quella, allora semiperiferica e con possibilità di espansione, intorno a via Messina.

Ben presto la produzione si diversifica dedicandosi allo studio di nuove carrozze tramviarie. All’inizio del 1907 la Ditta Carminati, Toselli & C. viene sciolta e, con il contributo di nuovi soci, viene costituita la Società Italiana Carminati Toselli per la costruzione di materiale da trasporto. In quel periodo l’attività si sviluppa non solo nei numeri ma anche negli spazi occupati, allargandosi così sino a coprire l’intero isolato tra le vie Messina, Procaccini, Luigi Nono e piazza Coriolano.

La Prima Guerra Mondiale da una battuta d’arresto alla produzione per via delle limitazione orarie alla circolazione tramviaria, che ebbe come conseguenza la soppressione di intere linee nonché la diminuzione delle carrozze in servizio. Tuttavia, al termine del conflitto bellico, il Comune di Milano assume direttamente la gestione del servizio tramviario urbano e ordina una serie di nuove vetture a diverse fabbriche, tra queste la Carminati Toselli che alla fine del 1919 conta 1350 operai.
Sono anni di grande produttività per l’azienda che con l’arrivo del Fascismo viene fortemente rallentata, arrivando allo stallo ed in fine, nel 1935, alla scioglimento della società.

Da questo momento in poi, gli edifici del complesso industriale vengono, prima affittati ed in seguito venduti a differenti società, che vi svolgono le più svariate attività (industria tessile e farmaceutica, tipografia, autotrasporti e depositi vari). Ognuna di queste ditte effettua interventi sugli edifici e, per adeguarli alle proprie necessità, ne modifica decisamente l’aspetto originario. I capannoni di via Procaccini, già fortemente danneggiati dai bombardamenti, vengono definitivamente demoliti per lasciare spazio ad un piazzale per le manovre di una ditta di autotrasporti.

Dopo cinquant’anni la Fabbrica del Vapore rinasce come centro culturale contemporaneo.
Grazie ad una serie di finanziamenti, Il Comune di Milano recupera il sito, per una superficie totale di 30.000 mq. Nell’anno 2000, attraverso un bando pubblico, il Comune mette a disposizioni gli spazi ad enti ed associazioni, società e singoli artisti con l’obiettivo di costituire uno spazio volto alla sperimentazione, alla ricerca e allo sviluppo dei nuovi linguaggi, di scambio di esperienze, aperto alle proposte più innovative e vitali della città e della scena nazionale e internazionale, in collegamento con i circuiti della produzione.

ALMA MATER di Yuval Avital in dialogo con IL TERZO PARADISO di Michelangelo Pistoletto

Installazione icono-sonora per una foresta di 140 altoparlanti, leggendarie étoile del Teatro alla Scala e merlettaie

ALMA MATER di YUVAL AVITAL IN DIALOGO CON IL TERZO PARADISO DI MICHELANGELO PISTOLETTO

Unʼopera di forte impatto sensoriale, quadro allegorico di 1200 metri quadri a metà tra installazione e performance, che mette in dialogo tra loro e crea uno straordinario connubio di eccellenze creative: dallʼuniverso icono-sonoro di Avital al simbolo artistico di Pistoletto; dal gesto aggraziato di leggendarie étoile del Teatro alla Scala come Liliana Cosi e Oriella Dorella a quello sapiente di donne che tessono il merletto di Cantù; dalle installazioni site-specific di luci create da Enzo Catellani a quelle sonore realizzate da Architettura Sonora. Forti identità ben riconoscibili che pur si armonizzano in un visionario unicum artistico ispirato allʼarchetipo della madre nutrice, per offrire ai visitatori un intenso viaggio poetico e di scoperta.

Yuval Avital, artista compositore apprezzato a livello internazionale per le sue opere sonore di massa, in ALMA MATER realizza unʼelaborata e potente partitura sonora e dà vita a una stupefacente foresta di 140 altoparlanti in pietra e terracotta da cui si diffondono voci di nonne di tutto il mondo intrecciate a suoni della natura: favole, nenie, canti tradizionali, sussurri e preghiere si intessono a vibrazioni sismiche, boati di vulcani, suoni di abissi, gorgoglii di gocce dʼacqua.

Nonne e Natura sono il fulcro dellʼuniverso evocato, femminile ancestrale e Madre Terra, grandezza riverita e temuta, fecondità e nutrimento, potenza creatrice e devastatrice al contempo. Il visitatore è come accolto da un enorme grembo materno che può esplorare in libertà, unʼesperienza travolgente in cui procede creando il proprio percorso intimo e sensoriale.

Le nonne si fanno porta di accesso per un viaggio verso le origini, lungo un infinito cordone ombelicale idealmente rappresentato da Il Terzo Paradiso, celebre opera di Pistoletto, che si snoda in tre anelli contigui al centro dellʼinstallazione, suggerendo un legame tra passato, presente e futuro. Già esposto in numerosi luoghi dʼarte – tra cui il Louvre di Parigi, il Palazzo delle Nazioni Unite a New York, il Kunsthaus di Graz – è qui realizzato per la prima volta con terra contadina lombarda.

Alle suggestioni viscerali e primordiali si accostano la delicatezza delle ballerine della Scala in eteree apparizioni videoproiettate e la presenza evocatrice delle merlettaie, odierne Parche col tombolo che tessono instancabili attraverso lʼopera i fili di un candido pizzo.

ALMA MATER è inoltre catalizzatore di vari appuntamenti che avranno luogo nellʼarco dei due mesi:

Non ultimo, i visitatori di ALMA MATER hanno inoltre accesso attiguo e gratuito alla collaterale installazione interattiva Le Porte di Cittadellarte, curata dalla Fondazione Pistoletto in collaborazione con Studio Azzurro, dove ognuno si troverà autoritratto e avrà la sensazione di abitare gli spazi di Cittadellarte dedicati allʼeducazione, allo sviluppo sostenibile, allʼarchitettura abitabile e allʼ alimentazione consapevole.
Ricordiamo che anche Cittadellarte ha la sua sede all’interno di un complesso di archeologia industriale ovvero l’ex Lanificio Trombetta, lungo il torrente Cervo nella città di Biella.

Per informazioni e per scoprire il ricco programma di eventi collaterali www.almamater.info

Lʼintero evento è prodotto da Maga Global Arts, factory di performing arts che promuove interculturalità e transdisciplinarietà in Italia e oltre, in collaborazione con Comune di Milano, Fabbrica del Vapore, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Architettura Sonora, Catellani&Smith. La partitura sonora è stata resa possibile grazie al supporto scientifico e i contributi di numerosi centri di ricerca e musicologici nel mondo, in Italia LEAV – Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale dell’Università degli Studi di Milano, AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia, INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Col patrocinio di EXPO 2015 e Regione Lombardia, ALMA MATER è parte del palinsesto di Expo in Città. Ufficio stampa ALMA MATER ddl studio.




Street Art Silos: il Porto di Catania cambia veste

È stata appena inaugurata la prima fase del progetto Street Art Silos, un’operazione culturale che ha rigenerato lo skyline del Porto di Catania.

8 Artisti internazionali sono stati chiamati per reinterpretare i miti e le leggende di Catania e della Sicilia su un supporto eccezionale, non solo per la grandezza, ma soprattutto per la sua particolarità: stiamo parlando dei silos che si elevano all’interno del porto del capoluogo etneo, silos che, di proprietà della società Silos Granari della Sicilia, non hanno perso però la loro funzione.

Street Art Silos nasce dall’incontro tra Orazio Licandro (Assessore ai Saperi e Bellezza condivisa del Comune di Catania) e Giuseppe Stagnitta (curatore di Emergence Festival) e trova riscontro in volontà politica capace di reinterpretare il proprio patrimonio culturale attraverso le forme espressive della contemporaneità.

Il progetto è realizzato da Emergence Festival con il contributo dell’Autorità Portuale di Catania ed è tra gli appuntamenti del Festival I-ART, il grande contenitore di eventi pluridisciplinari inserito nell’omonimo progetto comunitario, ideato e diretto da I World con il Comune di Catania, ente capofila.

Per unici giorni gli artisti sono stati totalmente impegnati nella realizzazione delle loro reinterpretazioni dei miti: OKUDA (Spagna) con l’opera dal titolo “La bella di Bellini” rende omaggio al più grande compositore catanese Vincenzo Bellini; “Oraculo” di ROSH333 (Spagna) rappresenta l’esplosiva energia che dalla fucina di Vulcano si scaglia nel cielo; MICROBO (Italia) realizza “Il moto perpetuo di Scilla e Cariddi” rappresentato in un intreccio infinito di vortici e correnti; BO130 (Italia) invita alla tolleranza verso le popolazioni più disagiate raffigurando il mito di Colapesce attraverso l’opera dal titolo “La storia non scritta di Colapesce”; VLADY ART (Italia) con l’opera “Barattoli” asseconda le forme curve del silo inscatolando sirene e minotauri; DANILO BUCCHI (Italia) con “Minotauro” rappresenta l’omonimo mito; e infine il duo INTERESNI KAZKI (Ucraina) realizza “Triskelion e La fuga di Ulisse da Polifemo”.

A settembre l’artista portoghese VHILS completerà il progetto realizzando gli otto silos che si rivolgono al Mare.

Street Art per la rigenerazione dei luoghi

L’affidarsi alla street art come mezzo per la rigenerazione di aree industriali o di aree urbane esteticamente poco appetibili, alle quali spesso si associa anche un disagio sociale, non è una novità oltre confine, ma non lo è neanche in Italia.

La città di Roma, per esempio, dal 2010, ospita OUTDOOR Urban Art Festival che “ridefinisce le geometrie urbane e ne comunica il cambiamento”. La scorsa edizione del festival è stata ospitata all’interno dello splendido spazio industriale della ex Dogana di Roma nel quartiere San Lorenzo: un processo di rigenerazione artistica che ha coinvolto artisti nazionali ed internazionali nella creazione di opere site specific.

Street Art e Silos: un connubio fecondo

Anche l’elemento industriale del silo non è nuovo dall’essere trattato come “tela” sulla quale raffigurare maestose opere d’arte metropolitane, quasi sempre commissionate all’interno di progetti culturali più ampi tesi alla riqualificazione dei luoghi e della storia locale nei quali si inseriscono, trasformandosi da ingombranti simboli del lavoro a testimonianza di cambiamento e positività.

Alcuni esempi significativi sono: la mastodontica opera dei gemelli brasiliani, Gustavo e Otávio Pandolfo, meglio noti come Os Gemeos, che, in occasione della Vancouver Biennale, hanno completamente trasformato i silos in enormi giganti dai colori sgargianti; l’opera temporanea Silo Art sulla I-80 a Omaha in Nebraska, parte del progetto Emerging Terrain, i 26 silos sono stati scelti come supporto sul quale rappresentare i temi del cibo, dell’agricoltura e del trasporto, trasformando questa scomoda cortina muraria, che idealmente segna il confine tra il centro città e l’espansione suburbana ad ovest, lungo una strada trafficata da oltre 76.000 pendolari, in un input per una più grande riconversione ambientale; l’opera “Spirit Farmer” realizzata sul silo della Birdsong Peanut Company a Colquitt, in Georgia, parte del Millennium Mural Project iniziato nel 1999 quando il Colquitt/ Miller Arts Council ricevette un finanziamento dalla National Endowment for the Arts (NEA) decidendo di destinarlo alla forma d’arte del murales per la sua grande forza d’impatto sul turismo durante tutto il corso dell’anno; così come i due silos del porto di Ancona che, durante l’edizione 2008 del Pop Up! Festival, sono stati rivitalizzati dall’opera “Bottles” degli streeters Ericailcane e Blu, modificando radicalmente la percezione grigia del luogo; e, per concludere la carrellata, un esempio con fini meno “aulici”, ma assolutamente degno di nota per la sua originalità, si tratta del progetto della Rocktown Climbing Gym ad Oklahoma City, una vera e propria palestra per l’arrampicata realizzata in un gruppo di silos, Rocktown è stata nominata tra le “10 Coolest Climbing Gyms” nel mondo, le sue pareti esterne sono state reinterpretate dall’artista folck americano Rick Sinnett e la realizzazione è stata finanziata grazie a Kickstarter, la più nota piattaforma di crowdfunding.

Col progetto Street Art Silos la città di Catania, non nuova al recupero di siti di archeologia industriale (basti ricordare la riqualificazione dell’area delle Ciminiere di Viale Africa o la Fondazione Brodbeck, che trova sede all’interno di un ex opificio di fine ‘800) si inserisce a pieno titolo nel dialogo supercontemporaneo tra street art e patrimonio industriale.

di Simona Politini
Founder & Project Manager Archeologiaindustriale.net




La Cartiera di Vas: passato, presente e futuro. Studi, casi e progetti tra archeologia industriale e valorizzazione del territorio

L’Associazione culturale LaCharta organizza un lungo evento per presentare la Cartiera di Vas in provincia di Belluno, un luogo dell’archeologia industriale recuperato e pronto per essere rivitalizzato.

 

Dal 3 al 10 luglio 2015, la ex Cartiera di Vas riaprirà le sue porte per rianimarsi attraverso un ricco programma di attività: convegni, tavole rotonde, presentazioni, visite guidate, laboratori ed intrattenimento. Un’opportunità non solo per recuperare concretamente una parte del nostro patrimonio industriale, ma per valorizzare l’intero territorio circostante.

La Cartiera di Vas: la sua storia

Sin dalla metà del Seicento, nel territorio dell’attuale comune di Quero Vas si è insediata una fiorente attività di produzione cartaria. La cartiera di Vas, meglio conosciuta come Cartiera Gradenigo, dal nome della famiglia veneziana che l’ha resa famosa, nei secoli ha prodotto carta esportata in tutto il mediterraneo, dalla Spagna all’Impero Turco-Ottomano. La vicenda produttiva, caratterizzata da uno standard sempre alto, si è protratta sino alla metà del Novecento con i necessari adeguamenti tecnici e di prodotto finale. Se, infatti, sino alla fine dell’Ottocento la cartiera si era concentrata sulla produzione di carta di elevata qualità, nella fase finale la produzione si concentra sugli imballaggi, nello specifico sacchetti di carta.

Dopo una fase di riapertura, a cavallo tra gli anni 70 e 80 del Novecento, con attività riconvertita a pescicoltura, il sito è caduto in abbandono. La situazione si è protratta sino a pochi anni fa, quando, attraverso la costituzione di un consorzio pubblico-privato, si ha avuto accesso ad un finanziamento comunitario che ha permesso il recupero e il restauro del sito. In questo quadro di attività, la parte pubblica è stata destinata a polo culturale comprendente una sezione per attività temporanee (convegni, mostre), una sezione destinata ad allestimento permanente e una sezione di spazi compartimentati da cedere a interessati per attività professionali, artigianali o artistiche. Tuttavia, l’inserimento di queste funzioni all’interno dell’edificio ha subito un rallentamento e dal 2009 la cartiera si ritrova restaurata, ma vuota.

Per porre rimedio a questa situazione, evitando così che il denaro e gli sforzi già investiti siano resi vani dall’incuria e dall’inesorabile trascorrere del tempo, l’Associazione culturale LaCharta ha elaborato un piano di gestione e di vivificazione dell’area pubblica esaminato dall’amministrazione e approvato, a seguito di bando pubblico, all’inizio del 2015. A tale approvazione ha fatto seguito l’atto formale di concessione d’uso degli spazi.

La Cartiera di Vas: l’evento

Venerdì 3 luglio

La settimana di lavori si apre venerdì 3 luglio alle ore 18:00 con la presentazione del libro “Storie di una cartiera veneta. Tre secoli di produzione della carta a Vas” di Stefano Mazzalovo.
Seguono la presentazione dei lavori di ristrutturazione dell’area e la presentazione del progetto di gestione e valorizzazione degli spazi pubblici dell’area.

La serata si conclude con una performance rock live dei Fifty-Fifty. Nati nel 2007 come trio acustico, i Fifty-Fifty si sono evoluti in formazione duo di musica rock internazionale anni ‘80 proponendo anche pezzi di artisti rock italiani: una miscela musicale dirompente suonata con impeto e gran coinvolgimento del pubblico.

Sabato 4 luglio

La mattina di sabato 4 vedrà lo svolgersi del convegno organizzato dall’AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale. Il convegno sarà diviso in due sezioni: “Il patrimonio industriale nel Triveneto, in Italia e nel Mondo” e , a seguire, “Il patrimonio industriale tra carta e acqua”. Presente tra i relatori il prof. Giovanni Luigi Fontana Direttore del Dipartimenti mento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità presso l’Università di Padova nonché Presidente nazionale AIPAI.

Nel pomeriggio invece ben 15 relatori si confronteranno nella tavola rotonda dal titolo “Dalla conoscenza alla gestione del patrimonio industriale. Casi ed esperienze significative”. A raccontare le proprie esperienze operative nell’ambito dell’archeologia industriale diversi professionisti del settore, tra questi: Gianluca D’Incà Levis – ideatore e curatore DC Dolomiti Contemporanee, Giorgio Ravasio – Presidente Ass. Culturale Crespi d’Adda, Jacopo Ibello – Presidente Ass. Save Industrial Heritage, Pierluigi Scoizzato – Presidente SVF Società Veneta Ferrovie, Serena Mizzan – Direttrice del Science Centre Immaginario Scientifico, ed anche noi di Archeologiaindustriale.net.
Saranno inoltre presenti gli studenti del Master Universitario di II livello in “Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale”.

Al termine della ricca giornata di lavori, un momento di svago con l’esibizione del Coro di Stramare dal titolo “Cartabianca”: un concerto itinerante, diretto da Giuseppe Borin, in omaggio all’antica cartiera di Vas. Musiche tratte dalla tradizione popolare, canti di guerra e di lotta, memorie alpine e della Grande guerra.

Domenica 5 luglio

La mattina della giornata di domenica prevede la tavola rotonda “Lo spazio dell’ex Cartiera come opportunità di valorizzazione territoriale”.

L’evento riprende poi alle ore 18:00 con l’inaugurazione della mostra fotografica “Palingesi” di Fabio Zonta curata da Officina Sisifo e visitabile sino al 26 luglio. Una selezione di lavori per lo più di grande formato, tratte dal progetto omonimo che Zonta ha tradotto nel 2007 in un raffinato volume con testi di Cesare Cunaccia e Roberto Mutti, che gli è valso l’attenzione di alcune tra le più importanti gallerie italiane di fotografia che ne hanno proposto l’opera anche all’estero: Usa, Londra e Parigi. La mostra “Palingenesi” invita i visitatori a considerare con una maggiore attenzione il mistero del quotidiano, il dettaglio che si nasconde e che, se colto, rappresenta compiutamente il risultato convincente dello sguardo divergente dell’artista rispetto alla realtà.
Alle 19:00 aperitivo con visita guidata allo spazio della ex Cartiera.

Alle 20:45 presentazione del progetto “IncontroLuce”
Alle 21:00 “Luci di carta”. Spettacolo di ombre e luci ed a seguire una proiezione di cortometraggi di animazione con ARTiculate. ARTiculate è un gruppo di artisti inglesi, con singolari e diverse competenze, che mettono insieme il loro talento ed esperienza. Artisti visivi, poliedrici che trasformano i luoghi, le emozioni ed i pensieri attraverso azioni e spettacoli ricchi di atmosfere e di luce. L’iniziativa in collaborazione con Unione Biblioteche Setteville, è parte del progetto “lncontroLuce”

Martedì 7, Giovedì 9 e Venerdì 10

Spazio alla creatività, dalle 20:00 alle 22:00 laboratorio gratuito per tutti, adulti e ragazzi, di costruzione lanterne giganti in midollino di carta a cura del gruppo di artisti inglesi ARTiculate.

 

Organizzazione Associazione Culturale LaCharta.
Promotori e partner dell’evento: Comune di Quero-Vas, Provincia di Belluno, Unione Montana Feltrina, Archeologiaindustrile.net, AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, Master Universitario di II livello in “Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale”

Informazioni

Ex Cartiera Vas
Via Case Sparse32038 Quero-Vas (BL)
Cell +39 349 3838378
E-mail lacharta@libero.it
Facebook LaCharta
# ufficiale #CartieraVas

Per scaricare il programma completo dell’evento cliccate qui Cartiera di Vas 

Per scaricare il programma dettagliato di sabato 4 luglio cliccate qui Cartiera Vas – programma 4 luglio 

 




Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte alla GNAM di Roma

“Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte” in mostra alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma: un progetto che vuole ricongiungere l’arte e l’impresa, recuperando il passato per affrontare il futuro.

 

La creatività come risorsa delle imprese, da questo assunto prende vita il progetto espositivo Corporate Art organizzato dalla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, in collaborazione con pptArt, prima piattaforma di crowdsourcing di arte, e con LUISS Creative Business Center, in mostra dal 26 giugno all’11 ottobre.

L’obiettivo dell’esposizione è quello di recuperare la tradizione di collaborazione tra i due mondi, evidenziando i segnali recenti di una riscoperta delle potenzialità artistiche all’interno dei processi di marketing, responsabilità sociale e comunicazione aziendale.

Molte aziende hanno risposto all’appello selezionando una o più collaborazioni con il mondo dell’arte aventi per oggetto la Mission o la Corporate Image aziendale. La Galleria, in collaborazione con pptArt, ha selezionato le proposte in base al valore artistico e alla rispondenza dell’opera d’arte con il DNA dell’impresa, escludendo opere commissionate in un’ottica di mecenatismo che non hanno legami con l’immagine aziendale.

La mostra propone oltre settanta opere di artisti contemporanei italiani e internazionali, accanto ad opere realizzate da artisti storici italiani per le società Esso, Strega Alberti e Martini.

Il percorso espositivo illustra la grande varietà di collaborazioni possibili tra artisti e aziende. Oltre a motorini, biciclette e automobili personalizzate a mano, una delle collaborazioni più frequenti riguarda il packaging di prodotti ispirato ad opere d’arte come nel caso di cioccolatini, carte di credito e oggetti di lusso. Un secondo filone include le opere d’arte celebrative di momenti particolari della vita aziendale (lancio di nuovi prodotti, operazioni straordinarie, anniversari, etc.). Una menzione particolare meritano le “icone”, ovvero le rappresentazioni spontanee di marche e prodotti aziendali nei lavori degli artisti.

Percorrendo le sale della mostra sarà possibile così ammirare opere di artisti storici, tra queste: l’immagine aziendale di Esso nelle realizzazioni di Afro Basaldella, Paolucci, Santomaso, Vespignani; le opere realizzate da Guttuso, Mafai, Paladino, Guzzi per arredare il caffè Strega di Via Veneto dove nacque il Premio Strega, due cartelloni pubblicitari di Cappiello e Riccobaldi creati per Bacardi Martini; come opere di artisti contemporanei nazionali ed internazionali: una Vespa personalizzata dall’artista torinese Ugo Nespolo, realizzata in occasione della mostra “La Vespa e il Cinema” organizzata dalla Fondazione Piaggio, i cappelli di Borsalino dipinti a mano dall’artista Willo, una scultura luminosa di Marco Lodola per Fabbri, un’opera di Gianluigi Colin e due gift card realizzate da Peter Max per American Express, tre opere realizzate dall’artista neo-pop americano Romero Britto per Absolut Vodka, “The Turbine” del Corporate Artist inglese David Harber.

Le aziende presenti alla mostra Corporate Art sono:
American Express, Archivio Storico Martini & Rossi, Banca Ifis, Bianconero, Caffarel, CicliArt, Comieco, ESSO, Fondazione Piaggio, Itway, La Marzocco, M’AMA.ART per Azienda Agricola Cerulli Spinozzi, McCann per Poste Italiane, Montblanc, Museo di Portofino per Porsche, Poltrona Frau, Sisal, Strega Alberti, Telecom Italia Sparkle.

Gli artisti partecipanti alla mostra Corporate Art sono :
Afro Basaldella, Aidan, Sarah Arnett, Daniele Basso, Riccardo Bernucci, Peter Blake, Stefano Bolcato, Alex Braga, Romero Britto, Leonetto Cappiello, Carlo Cecchi, Bruno Ceccobelli, Gianluigi Colin, Eugenio Colmo, Valentina De Martini, Walter Di Giusto, Baldo Diodato, Matilde Domestico, Flavio Favelli, Sidival Fila, Riccardo Fortuna, Beppe Giacobbe, Emanuele Giannetti, Matteo Giuntini, Renato Guttuso, Beppe Guzzi, David Harber, Mimmo Iacopino, Hara Katisui, Giancarlo Lepore, Lobulo, Marco Lodola, Mario Mafai, Chicco Margaroli,Paolo Masi, Peter Max, Alexander McQueen, Poonam Mistny, Maurizio Mochetti, Riccardo Augusto Moro, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo, Gianni Novak, Mimmo Paladino, Enrico Paulucci, Antonio Politano, Concetto Pozzati, Pino Procopio, Sandro Properzi, Marcello Reboani, Giuseppe Riccobaldi, Pietro Ruffo, Tom Sachs, Giuseppe Santomaso, Guido Scarabattolo, Antonio Pio Saracino, Marco Schifano, Skenè, Emilio Tadini, Croce Taravella, Marco Veronese, Lorenzo Vespignani, Willow, Peter Yuill, Olimpia Zagnoli, Fabrizio Folco Zambelli.

Info:

Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma
www.gnam.beniculturali.it
www.pptart.org




Giornata Nazionale sulle Miniere: il 30 e 31 maggio si celebra la settima edizione

Il 30 e 31 maggio 2015 si celebra la VII edizione della Giornata Nazionale sulle Miniere attraverso una serie di eventi organizzati su tutto il territorio italiano che ci condurranno alla scoperta di questo eccezionale patrimonio industriale.

Organizzatori dell’evento: l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale – ISPRA, l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – AIPAI, l’Associazione Nazionale Ingegneri Minerari – ANIM, l’Associazione Mineraria Italiana per l’industria mineraria e petrolifera – ASSOMINERARIA e l’Associazione Italiana di Geologia e Turismo – G&T.

La Giornata Nazionale sulle Miniere, nata per diffondere il valore ed il significato culturale del turismo geologico, di anno in anno ha registrato un crescente interesse sul territorio nazionale, coinvolgendo non solo le realtà minerarie ed i professionisti del settore, ma un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo affascinato da un patrimonio interessante sotto l’aspetto culturale, paesaggistico, storico, scientifico, sociale e che ha rappresentato una parte importante dell’economia del nostro paese, sin dai tempi remoti.

Anche per questa edizione è previsto un ricco programma nazionale inteso a promuovere la fruizione del patrimonio minerario e geologico integrandolo con gli altri valori del territorio quali l’archeologia, le risorse naturali, l’arte, l’architettura, l’enologia e la gastronomia.

Dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, circa cinquanta eventi, organizzati da soggetti diversi quali Enti, Soprintendenze, Associazioni, per scoprire il nostro meraviglioso patrimonio minerario in differenti modi (visite guidate, escursioni, workshop e seminari, mostre fotografiche, concerti, laboratori didattici per le scuole, spettacoli teatrali, ect)

Si va dal “Viaggio in locomotiva per le VIE DELLO ZOLFO : Parco delle zolfare di Comitini e la zona miniera-museo di Cozzo Disi” organizzato dalla Soprintendenza BB.CC.AA di Agrigento, alla visita alla mostra “Il fascino del tempo: tasti abbandonati, macchine e attrezzature da ufficio d’epoca” insieme all’escursione alla galleria sotterranea organizzata dal Museo del Carbone Grande Miniera di Serbariu in Sardegna; dal percorso di trekking e turismo culturale tra natura, arte e industria dal titolo “Dalle rocce nere del Prinzera all’Oro Nero di Vallezza” organizzato dal Comune di Fornovo di Taro, Gas Plus Italiana, Università di Parma insieme alle visite guidate del sito minerario petrolifero di Vallezza in Emilia Romagna, al concerto di Joanna Zimmer, pop star tedesca, all’interno della Miniera della Brusada Ponticelli di Lanzada accompagnato dall’Aperitivo in miniera proposto insieme ad altre attività dall’Ecomuseo della Valmalenco in Lombardia; dal festival “I luoghi del tempo” con lo spettacolo sulla miniera di Niccioleta di Ascanio Celestini, alla mostra fotografica di Adriano Mauri “Nero Sulcis: minatori e paesaggi minerari” organizzata dall’Associazione Save Industrial Heritage in collaborazione col Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

Quest’anno la Giornata Nazionale sulle Miniere rappresenta l’evento lancio della Giornata Europea dei Minerali – EMD che si terrà a settembre 2015.

La VII edizione della Giornata Nazionale sulle Miniere rientra nella programmazione dell’Anno Europeo del Patrimonio Archeologico Industriale.

AIPAI, attraverso la sua Official Facebook Fan Page Patrimonio Industriale ha dato risalto
all’iniziativa proponendo tra l’altro in anteprima alcuni degli eventi in programma. Per seguire su
Facebook l’attività dell’AIPAI cliccate qui

Per informazioni contattare:
dott.ssa Agata Patanè – ISPRA
Servizio Attività Museali e Coordinatrice Giornata delle Miniere
tel:. 06-50074780 e-mail: agata.patane@isprambiente.it

dott.ssa Erika Bossum – Segretaria nazionale AIPAI
Sede operativa: c/o DiSSGeA (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità)
Via del Vescovado, 30 – 35141 Padova
mobile: +39 3895626521 e-mail: info@patrimonioindustriale.it

Per consultare il programma completo dell’evento cliccate qui Giornata sulle Miniere 2015




Industria, oggi: immagini dell’industria contemporanea al MAST di Bologna

Il MAST di Bologna presenta la mostra fotografica Industria, oggi: una riflessione sulla rappresentazione del paesaggio industriale attraverso le immagini dell’industria contemporanea di ventiquattro artisti e fotografi moderni.


La mostra, curata da Urs Stahel, responsabile della collezione di fotografia industriale del noto spazio bolognese, è composta da oltre settanta scatti di artisti che, perdutasi l’incisività della fotografia industriale in senso classico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si interessano oggi ai processi produttivi e al loro legame con la società, indagando sui rapporti di forza e sull’influenza dell’industria sull’uomo e la natura.

Tra i grandi maestri esposti: Olivo Barbieri, Edward Burtynsky, Peter Fraser, Jim Goldberg, Brian Griffin, Miyako Ishiuchi, Vera Lutter, Trevor Paglen,Sebastião Salgado, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali.

Olivo Barbieri, per esempio, nella sua fotografia lunga sette metri raffigurante l’interno di uno stabilimento Ferrari, mostra come i capannoni siano ormai ambienti chiari, luminosi, arredati con grandi, verdi “piante da appartamento”, ma totalmente deserti; Henrik Spohler e Vincent Fournier ci guidano attraverso un mondo di dati e prodotti, un mondo sempre più invisibile in cui ormai solo i cartelli aiutano a orientarsi. Carlo Valsecchi fotografa impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction”. Trevor Paglen sembrerebbe prediligere la pura fotografia del cielo, se le molte strisce bianche non indicassero la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia. Nell’opera dal titolo “Tokamak Asdex Upgrade Interior 2”, Thomas Struth si occupa della ricerca tecnologica del Max-Planck-Institut, mentre Vera Lutter, nelle sue scure immagini stenoscopiche, continua a incentrare il proprio lavoro sull’oppressione, l’imponenza degli impianti industriali, mentre Miyako Ishiuchi documenta la centenaria produzione della seta in Giappone.

Eventi collaterali della mostra: il film-work dal titolo “…Stromness…”  realizzato nel 2005 da Simon Faithfull che mostra la stazione baleniera raggiunta nel 1917 dal noto esploratore Sir Ernest Shackleton, attualmente abbandonata, situata nella costa settentrionale della Georgia del Sud, e il film essay  The Forgotten Space di Allan Sekula e Noël Burch, documentario sul sistema, spesso obsoleto e fonte di gravi danni per il nostro pianeta, del trasporto per mare tramite containers, vincitore nel 2010 del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia.

La mostra Industria, oggi  ha aperto al pubblico il 14 maggio e terminerà il 6 settembre
Ingresso gratuito

Per ulteriori informazioni cliccate qui Fondazione MAST