Open Fence la scultura sonora di Yuval Avital agli East End Studios

Agli East End Studios di Milano, all’interno delle ex Officine Aeronautiche Caproni di Taliedo, mercoledì 21 giugno sarà inaugurata Open Fence  la scultura sonora di Yuval Avital.

 

Una struttura dal peso di 12 tonnellate, lunga 64 metri e alta più di 4, per un totale di 1km di tubi di ferro e 320 campane tubolari: la nuova avventura artistica di Yuval Avital ha il nome di Open Fence, la più grande scultura sonora mai realizzate sul territorio italiano. Il progetto architettonico è firmato Mario Milana  e la produzione esecutiva è a cura di East End Studios

In Open Fence, progetto nato dall’incontro tra architettura, arte, etica ed estetica, Avital usa il suono per trasformare l’ontologia del “recinto” da barriera di chiusura a varco di apertura. Il suono diventa quindi connettore e risorsa per produrre arte accessibile a tutti, indipendentemente dal background culturale, dalla conoscenza musicale o dall’età, dando vita a un continuum multisensoriale ed immersivo interdisciplinare.

Partendo da un recinto di tubi di ferro progettato dal designer Mario Milana, l’artista multimediale e compositore Yuval Avital ha trasformato quest’oggetto architettonico in uno strumento suonabile da tutti, musicisti e non, invitando il pubblico a diventare esecutore di un rito sonoro collettivo nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, nel cuore degli spazi degli East End Studios. Yuval Avital non è estraneo nell’allocare le sue impotenti opere all’interno di ex spazi industriali, ricordiamo l’imponete opera multimediale Alma Mater collocata nella suggestiva cornice della Fabbrica del Vapore.

 

Open Fence di Yuval Avital agli East End Studios: la scultura sonora che diventa rito collettivo

 

Open Fence, sound sculpture by Yuval Avital from Yuval Avital on Vimeo.

 

L’evento sonoro offrirà al pubblico la possibilità di prendere parte a un rito collettivo in cui si affiancheranno musicisti professionisti e gente comune che suoneranno Open Fence contemporaneamente lungo i due lati del recinto, utilizzando sia partiture musicali complesse (per i musicisti) che altre dalle linee guida semplici (pensate per il pubblico non professionista). L’esecuzione si appoggerà infatti sia a un organico di percussionisti solisti del Conservatorio “G. Verdi” di Milano guidati dal Maestro Andrea Dulbecco, sia a un ensemble di Crowd Music (il termine “crowd music”, coniato da Avital nel 2011, fa riferimento alla ‘folla’ come un gigantesco anti-coro e si basa sul coinvolgimento attivo di un grande pubblico, eterogeneo e non necessariamente composto da musicisti, guidato da partiture grafiche e verbali di facile comprensione): il primo eseguirà una partitura complessa di 15 patterns a 5 note; il secondo ensemble, formato da un gruppo di volontari che prenderanno parte attiva alla performance, suonerà le canne di ferro del recinto attraverso un meccanismo complesso di maniglie e pesi, seguendo linee guida semplicissime, leggibili ed eseguibili anche da un bambino.

Vernissage: 21 giugno 2017, ore 19:00-21:00, East End Studios, Via Mecenate 88A, Milano

 




ERIH Italia II Incontro a Brescia: Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale

ERIH Italia organizza il II Incontro dal titolo  Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale che si terrà i giorni 16 – 17 giugno 2017 nella città di Brescia e nella località di Cedegolo.

Cos’è ERIH

ERIH è l’acronimo di European Route of Industrial Heritage che sta per Itinerario Europeo del Patrimonio Industriale, una rete dei più importanti siti di archeologia industriale in Europa: dagli impianti di produzione dismessi ai parchi industriali ai musei di tecnologia interattiva.

ERIH nasce nel 1999 con l’obiettivo di estendere al livello transnazionale l’esperienza della Industrial Route della Ruhr in Germania e raccoglie oggi le più significative esperienze europee volte alla valorizzazione del patrimonio industriale: la rete è costituita da oltre 1000 siti industriale di interesse turistico (stabilimenti produttivi, complessi siderurgici, miniere, infrastrutture, ecc.), per un totale di 45 Paesi coinvolti.

Gli Anchor Point ERIH

Questa rete ha una fascia di eccellenza costituita dai circa 100 Anchor Point, cioè quei siti che vantano caratteristiche di vero e proprio monumento industriale e che, al contempo, sono dotati di elevati standard di qualità museale. 

Gli Anchor Point ERIH rappresentano i punti nodali dei percorsi industriali, essi coprono la gamma completa della storia industriale europea. Gli Anchor Point ERIH illustrano ai turisti ciò che possono visitare nella zona. I visitatori di tutte le età possono rivivere il patrimonio industriale attraverso affascinanti visite guidate, emozionanti presentazioni multimediali e eventi straordinari. Infine, tutti gli Anchor Point ERIH sono punti di partenza contemporaneamente per vari itinerari anche a dimensione regionale.

Del tutto assente in questa categoria fino a pochi anni fa, l’Italia annovera oggi 7 Anchor Point: la Fabbrica Campolmi di Prato, il Centro Italiano della Cultura del Carbone di Carbonia, le Distillerie Poli di Schiavon, la Centrale di Malnisio, il Museo dell’Arte della Lana di Stia, il Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo (sede Musil di Valle Camonica) e il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

A questo link è possibile visionare tutti i siti del patrimonio industriale in Italia già entrati nel network di ERIH

 

ERIH Italia II Incontro

ERIH Italia ha tenuto il suo primo incontro a Prato nel giugno 2016. Il secondo incontro di ERIH Italia viene tenuto il 16 e il 17 giugno a Brescia su iniziativa del Musil. L’obiettivo è quello di proporre un programma di iniziative per il 2018, designato dalla Commissione europea come Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Nell’ambito di queste celebrazioni il patrimonio industriale dovrà occupare un posto rilevante e ERIH, con il convinto sostegno del Musil, si impegna a promuovere un calendario di eventi centrati, appunto, sul patrimonio industriale.

La giornata del 16 si terrà dalle ore 15 presso l’Urban Center di Brescia e vedrà come chair Luisella Pavan-Woolfe, responsabile della sede di Venezia del Consiglio d’Europa. I lavori saranno aperti da una relazione del professor Massimo Preite, membro del board di ERIH, che illustrerà il ruolo leader di ERIH nella promozione del patrimonio industriale europeo e del turismo industriale, e lo sviluppo che la rete ERIH ha registrato in Italia negli ultimissimi anni. Due esperti del Ministero dei Beni Culturali illustreranno le direttive della Commissione europea e i programmi ministeriali per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale in Italia. Il prof. Massimo Negri (direttore dell’European Museum Academy) presenterà uno dei fiori all’occhiello della Brescia culturale e cioè il Luigi Micheletti Award, il prestigioso riconoscimento internazionale assegnato al migliore fra i nuovi (o rinnovati) musei di scienza, industria e storia contemporanea. Elena Pivato (Urban Center) presenterà il progetto di riqualificazione del Comparto Milano e il ruolo in esso svolto dalla sede centrale del Musil, i cui lavori sono ormai prossimi all’avvio dei lavori. Sarà poi la volta dei rappresentanti degli Anchor Point italiani, chiamati a presentare le proprie sedi e a proporre possibili contenuti per attività comuni da svolgersi nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

Dalle ore 11 del 17 giugno si svolgerà nella sede Musil di Cedegolo, riconosciuta quale Anchor Point ERIH nel 2015. L’incontro sarà dedicato a un confronto sulle strategie di valorizzazione del patrimonio industriale, riunendo significative esperienze locali (dalle ricerche di storia dell’architettura svolte dal prof. Giorgio Azzoni al modello del Sistema Museale della Valle Trompia, presentato da Barbara D’Attoma), attività di una realtà nazionale di grande valore come la Fondazione Adriano Olivetti (rappresentata da Alessandra Agnolon e Matilde Trevisani), e sperimentazioni di notevole significato quali il sito internet dedicato all’archeologia industriale digitale curato da Simona Politini (www.archeologiaindustriale.net) e il lavoro di documentazione visiva svolto dall’etnografa Carla Fausti.

Attraverso questo ricco programma, che ha ricevuto il patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e del Distretto Museale della Valle Camonica, Musil e ERIH proseguono un percorso di collaborazione che promette di assegnare a Brescia un ruolo sempre più centrale nella mappa del patrimonio industriale italiano ed europeo. Il primo obiettivo è quello di fare in modo che il 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale, sia anche l’anno del patrimonio industriale europeo.

 

PROGRAMMA ERIH Italia II Incontro Verso il 2018 – Anno Europeo del Patrimonio Culturale

16 GIUGNO – BRESCIA

URBAN CENTER (MO.CA., PALAZZO MARTINENGO-COLLEONI, VIA MORETTO 78)

15:00 Saluti istituzionali
15:10 La rete ERIH in Italia: bilancio e prospettive (Massimo PREITE, ERIH Board member)

15:30 – 16:45 Programmi per il 2018, anno del patrimonio culturale europeo
Chair: Luisella PAVAN-WOOLFE – Consiglio d’Europa – sede di Venezia
– Vania VIRGILI, Adviser — Ministry for Culture and Tourism (MiBACT)
– Giuliana DE FRANCESCO, MiBACT-Segretariato Generale, Responsabile Relazioni Europee, Coordinatore nazionale dell’anno europeo del patrimonio
– Il Luigi Micheletti Award e il patrimonio industriale europeo, Massimo NEGRI (EMA Director)
– La sede centrale del musil e il progetto di rigenerazione del Comparto Milano, Elena PIVATO (Urban Center Brescia)

16:45 – 17:00 Coffee Break

17:00 – 18:45 La rete ERIH Italia e il 2018 come anno del patrimonio industriale
– Musil Anchor Point, René CAPOVIN
– Campolmi Factory Anchor Point, Simone MANGANI, Assessore
– Museo Arte Della Lana, Paolo BLASI, Presidente Fondazione Lombard
– Poli Distillerie, Jacopo POLI
– Museo Centrale Malnisio, Serena MIZZAN
– Museo Del Patrimonio Industriale Di Bologna, Alessio ZOEDDU

18:45 – 19:00 Conclusioni (Massimo PREITE, ERIH Board Member).

17 GIUGNO – CEDEGOLO

MUSEO DELL’ENERGIA IDROELETTRICA DI VALLE CAMONICA

11.00 – 13.00 Patrimonio industriale in contesto: territorio, percorsi tematici, digitale
– Le architetture della modernità in Valle Camonica, Giorgio AZZONI (Distretto Culturale di Valle Camonica)
– La Fondazione Adriano Olivetti e la valorizzazione del patrimonio olivettiano di Ivrea, Alessandra Agnolon e Matilde Trevisani (Fondazione Adriano Olivetti)
– L’esperienza del Sistema Museale della Valle Trompia, Barbara D’ATTOMA, direttore
– Patrimonio del lavoro e documentazione visiva, Carla FAUSTI, ricercatrice etnografica
– Archeologia industriale digitale, Simona POLITINI, Founder and Project Manager, www.archeologiandustriale.net
– La Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani (REMI), Manuel RAMELLO (Vicepresidente AIPAI), Agata PATANÉ (ISPRA Ambiente)




Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea – Convegno ad Ivrea

Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea – Il Patrimonio come occasione di rigenerazione urbana e sviluppo, è il titolo del convegno che si terrà ad Ivrea il 16 giugno 2017 presso il Salone dei 2000 in Corso Jervis n. 11

Ivrea – Image courtesy of Gianluca Giordano

 

Il convegno è promosso da Città di Ivrea e Politecnico di Torino – Dipartimento Architettura e Design ed è stato realizzato con il contributo della Regione Piemonte e con la collaborazione di IdeaFimit Sgr.

Il convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea si inserisce nell’ambito  delle attività a supporto della Candidatura di “Ivrea città industriale del XX secolo” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea è un’iniziativa del progetto europeo: “Citylabs: Engaging Students with Sustainable Cities in Latin-America” Co-finanziato da “Erasmus+ Programme of the European Union”

Convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea: Comitato scientifico e organizzativo

  • Rocco Curto, Professore ordinario, titolare dell’“Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio” – A.A. 2016/2017, Laurea Magistrale in “Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio “,
    Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design
  • Lisa Accurti, Docente a contratto dell’“Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio” – A.A. 2016/2017, Laura magistrale in “Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio”, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)
  • Renato Lavarini, Coordinatore Candidatura “Ivrea città industriale del XX secolo” nella WHL UNESCO
  • Diana Rolando, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)
  • Alice Barreca, Politecnico di Torino (Dipartimento Architettura e Design)

Convegno Oltre Olivetti. Scenari per il futuro di Ivrea: Presentazione

Il patrimonio olivettiano della Core Zone di “Ivrea città industriale del XX secolo” costituisce un’eredità culturale emblematica da valorizzare in cui la “dimensione privata” si deve integrare con quella pubblica e costituire un unico sistema di architetture in grado di innescare processi di rigenerazione dell’intera area urbana e forme di fruizione innovative sia per la cittadinanza eporediese sia per le diverse tipologie di utenza esterna.

Il Politecnico di Torino, per supportare le politiche dell’amministrazione e la candidatura UNESCO nel processo di valorizzazione, anche economica, della Core Zone, con una visione innovativa e in modo sperimentale, ha strutturato un Sistema Informativo Territoriale (SIT), concepito quale modello dinamico e interoperabile in grado di mettere in relazione più di 100 edifici (residenze, edifici industriali, uffici, edifici destinati a servizi),con il loro contesto territoriale. Il gruppo di lavoro ha considerato le infrastrutture e gli spazi pubblici aperti con un ruolo equivalente agli edifici nel processo di valorizzazione territoriale in modo da integrare le politiche pubbliche e gli interventi operativi privati.

Il SIT, grazie all’implementazione di numerosi strati informativi, ha supportato l’esperienza didattica condotta con gli studenti dell’Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio del corso di Laurea magistrale in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio del Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design), A.A. 2016/2017, i quali hanno studiato il sistema di beni della suddetta Core Zone ed elaborato, a partire dai dati raccolti e inseriti nel SIT, coerenti progetti di riuso e valorizzazione.

Le attività didattiche di questo Atelier sono state condotte applicando la metodologia “Problem Based Learning (PBL)”, nell’ambito del progetto “Citylabs: Engaging Students with Sustainable Cities in Latin-America” co-finanziato dal programma Erasmus + dell’Unione europea.

Sono stati in tal modo definiti e prospettati alcuni scenari per il futuro di Ivrea, ipotizzando mix funzionali alternativi per gli edifici dell’area interessata, anche nell’ottica di fornire nuovi luoghi di integrazione e innovazione sociale e di rigenerazione economica e culturale, destinati a diversi segmenti di domanda.

La valorizzazione del patrimonio olivettiano, coinvolto nella Candidatura alla WHL UNESCO di “Ivrea città industriale del XX secolo”, è stata pertanto affrontata, da una parte, individuando interventi di restauro e di riuso compatibili con le architetture realizzate dagli architetti del movimento moderno e, dall’altra, tenendo conto della fattibilità economicofinanziaria degli interventi di riuso e di retrofit, considerando gli edifici della Core Zone come un unico sistema integrato al territorio, al fine di favorire le convergenze tra convenienze private e pubbliche in un contesto “fragile” dal punto di vista economico e sociale rispetto all’entità dell’offerta e in presenza di risorse pubbliche limitate.

Se il riconoscimento dell’architettura olivettiana come patrimonio culturale è impulso cruciale alla sua salvaguardia e valorizzazione sostenibile, analogamente la comprensione, da parte degli studenti, della rilevanza dei contenuti di valore culturale materiale e immateriale è stata fondamentale nella delineazione di proposte progettuali coerenti tanto con i caratteri identitari dei manufatti che con la loro vocazione funzionale, passata e futura.

La presentazione pubblica delle proposte progettuali afferenti la questione – quanto mai attuale – della conservazione e rivitalizzazione del patrimonio architettonico del sito candidato nella WHL, costituisce dunque occasione per riflettere su possibili indirizzi di salvaguardia e, soprattutto, di valorizzazione – attuata attraverso il riuso sostenibile – di beni che sono organica testimonianza di felici processi insediativi e di organizzazione sistemica del territorio; beni attualmente sottoutilizzati, o in dismissione, talvolta a rischio di ruderizzazione, e che stentano a trovare destinazioni d’uso sufficientemente attrattive, sotto il profilo della sostenibilità economico/gestionale e di interesse da parte dell’utenza.

Scarica qui il Programma Convegno Ivrea 16 giugno 2017




Musil di Brescia: presentazione del progetto della nuova sede centrale

Musil Brescia – Sistema Museale dell’Industria e del Lavoro di Brescia: il nuovo progetto della sede centrale museale sarà presentato sabato 10 giugno ore 10:00 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia a Brescia.

Musil-Brescia-sede-di-Rodengo

All’incontro saranno presenti il Sindaco di Brescia Emilio Del Bono, la Giunta comunale, Massimo Negri, responsabile della progettazione museologica e museografica della nuova sede centrale del Musil e Klaus Schuwerk, progettista dell’opera.

Il Musil di Brescia

il Musil di Brescia è frutto di una lunga elaborazione e della raccolta di un’ ampia collezione di reperti integrata da una ricca varietà di fonti documentarie (archivi, libri e riviste, manifesti, fotografie, filmati).

L’asse portante e l’obiettivo principale del Musil è la conoscenza, divulgazione, studio dell’industrializzazione e delle trasformazioni storiche prodotte dalla sua diffusione e generalizzazione, trovando nel territorio bresciano un caso esemplare, di rilievo nazionale e europeo.

Musil di Brescia: presentazione della nuova sede centrale

La sede centrale del Musil, collocata nel sito e in una parte delle strutture che ospitarono la più grande fabbrica di Brescia agli inizi del Novecento, si inserisce in un sistema già pienamente funzionante, e unico nel suo genere in Italia, che comprende il Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo, il magazzino visitabile e museo del cinema di Rodengo Saiano, il Museo del ferro nel quartiere di San Bartolomeo.

La sede centrale del Musil di Brescia si propone come un progetto aperto ai contributi dei diversi soggetti interessati a questo nuovo spazio di conoscenza, educazione e animazione culturale al servizio della città e del suo territorio: ne verranno quindi illustrate le funzioni e la struttura anche in relazione al progetto generale di rigenerazione urbana in cui questa iniziativa viene a collocarsi.

Saranno presentati inoltre i temi, le diversi tipologie di reperti e di documenti come pure le molteplici forme di comunicazione che animeranno le sale del museo dove si incontreranno diversi linguaggi nello spirito della sua architettura contemporanea dove coesistono nuove forme accanto ai capannoni storici della ex-Tempini.

Per saperne di più sull’evento cliccare qui

 




ZTC: Crespi d’Adda parte delle Zone a Traffico Culturale Estate 2017

ZTC: Villaggio operaio di Crespi d’Adda e Centrale Taccani in provincia di Bergamo. Ecco i due luoghi, parte del nostro patrimonio industriale, che sono stati scelti per dare vita al progetto Zone a Traffico Culturale che si terrà tra i mesi di giugno e luglio 2017 (sono aperte le iscrizioni, vedi sotto)


Finanziato dalle Fondazioni Cariplo e Peretti, il progetto Zone a Traffico Culturale presentato da Parco Adda Nord e Coclea cooperativa sociale onlus, ha l’ambizione di interpretare artisticamente i luoghi del patrimonio industriale nella valle dell’Adda, facendone cantieri di condivisione culturale.

Oltre a Parco Adda Nord e Coclea Onlus, che ne sono promotori e partner, il progetto coinvolge i comuni di Trezzo sull’Adda, Capriate San Gervasio, Vaprio d’Adda e Cassano d’Adda, luoghi dove si svolgeranno le ZTC.

ZTC – Zone a Traffico Culturale: la poetica

Le culture dell’Adda intrattengono un millenario colloquio col fiume. Una decisiva ragnatela d’acqua sostiene ’economia di questa valle: potente è colui che possiede non latifondi ma concessioni idriche. Sulla riva, l’Adda convoca antiche cartiere, mulini, falegnamerie, tessiture che da fine Ottocento le centrali idroelettriche accelerano in attività industriali: gli impianti Edison di Cornate d’Adda, quello Enel di Trezzo sull’Adda, il villaggio operaio di Crespi d’Adda, la cartiera ex-Binda e la Velluti Visconti di Modrone a Vaprio d’Adda, il Linificio Canapificio Nazionale di Fara d’Adda e Cassano d’Adda. Le località rivierasche, dove l’economia si sgranchisce da agricola a industriale, portano nel nome il proprio segreto d’acqua: mettono al lavoro la dea Adda; mutano in dispositivo idraulico il fiume, che i Celti veneravano in figura di capricciosa divinità. Questa conversione dal sacro all’operoso scandisce un dramma storico in tre atti.

ZTC – Zone a Traffico Culturale: il progetto

Il progetto Zone a Traffico Culturale si articola in 4 appuntamenti nel corso del 2017 e 2018 (ovvero una ZTC estiva e una invernale per ciascun anno di progetto).

Il progetto Zone a Traffico Culturale si divide in una sessione estiva ed una invernale. Entrambe le sessioni – Zone a Traffico Culturale estate 2017 e Zone a Traffico Culturale inverno 2018, si articolano in 4 appuntamenti.

Ogni appuntamento ZTC sarà composto da 3 Masterclass ognuna condotta da un artista professionista. Obiettivo finale condiviso tra le masterclass: mettere in scena una performance aperta al pubblico.

ZTC n. 1- Zone a Traffico Culturale estate 2017: le masterclass

ZTC Masterclass Musica: Cog In The Machine di Morgan 10-17 giugno 2017

Partiamo dal fatto che il mondo digitale proceda da un occultamento: quello dei cavi, prima di tutto. Perché non vuole mostrare l’oscenità dei meccanismi.
Proprio come il mondo classico non rappresentava il realismo dei propri altari sacrificali. Che abbia reso definitivamente immateriale quello che la civiltà dell’elettricità aveva solo cominciato a rendere trasparente? Quali sono le nuove macchine dell’artigianato musicale? Come cablare le nuove macchine in equilibrio tra l’analogico e il digitale? E quale musica queste nuove macchine dovrebbero propagare? Una musica sociale, contro la dispersione – “per evadere dall’evasione” (Fausto Amodei) – , che scopra i garbugli dei cavi fatti di quotidianità, aspirazioni e lotte. Nei luoghi dell’elettricità e del paternalismo, Morgan accompagna a riappropriarsi della macchina attraverso la canzone che abbia memoria e futuro.

ZTC Masterclass Musica: Morgan

Marco Castoldi, in arte Morgan, è nato a Milano il 23 dicembre 1972. È musicista, scrittore, maître à penser, uomo di cultura. Scopre presto la musica, inizia a suonare molto giovane la chitarra, poi passa al pianoforte ed in seguito s’innamora perdutamente del sintetizzatore.
Fonda nel 1991 i Bluvertigo, band per la quale compone musiche e testi, pubblicando dal 1995 album tra i quali Acidi e Basi, Metallo Non Metallo, Zero.
Da solista pubblica dal 2003 Canzoni dell’appartamento (Premio Tenco) Da A a A, E’ Successo a Morgan, Morganicomio. Pubblica il remake di Non al denaro, non all’amore né al cielo inciso nel 1971 da Fabrizio De André ed ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, due volumi di Italian Songbook in cui reinterpreta brani di Piero Ciampi, Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Umberto Bindi, Domenico Modugno, Piero Ciampi, Pino Donaggio, I Gufi, Roberto De Simone, Charles Aznavour, Rodolfo De Angelis, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Giorgio Gaber e molti altri. E’ regista teatrale nell’opera lirica Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa al Teatro Coccia di Novarae nel 2014 compone le musiche e i brani per l’adattamento teatrale per la regia di Gabriele Russo al testo Arancia Meccanica di Anthony Burgess. In televisione è partecipa come giudice a otto edizioni di XFACTOR e ora è giudice ad AMICI.
Nel 1998 pubblica con Bompiani Dissoluzione e nel 2014 con Einaudi il suo libro autobiografico Il libro di Morgan.

ZTC Masterclass teatro: Corpi al Lavoro di Massimo Negri e Luca Stano 10-17 giugno 2017

Quando un lavoratore firmava il contratto con il Signor Crespi, gli veniva anche assegnato un posto al cimitero del villaggio, per sé e la sua famiglia. Era la prima affermazione di una estrema cura del corpo, o meglio di una cura del corpo in quanto tale. Poi, nella fabbrica, la filatura del cotone, richiedeva una grande quantità di congegni, mossi da forze potenti e spinti agli estremi limiti di velocità, in ambienti insalubri. Il corpo doveva essere presidiato e mantenuto in salute, per essere produttivo. Infine, un altro corpo, quello architettonico, più grande, perfetto e funzionale, racchiudeva i corpi dei lavoratori. I corpi ricordano, parlano, sono il luogo dove il potere si inscrive. I corpi – ridotti a parte insignificante di una massa sterminata di comparse, ritrovano la consistenza della singolarità attraverso una drammaturgia che restituisce voce, suoni, nomi ai loro vissuti irripetibili. Guidati da Massimo Negri e Luca Stano in un percorso tra gli spazi e i dati documentali disponibili, i partecipanti alla masterclass esplicitano nei loro corpi, i vissuti singolari inscritti nei corpi anonimizzati di coloro che a Crespi vissero e lavorarono.

ZTC Masterclass teatro: Massimo Negri

Direttore Scientifico del Master in Museologia Europa all’Università IULM di Milano e docente di museologia all’Università di Padova. Ha collaborato alla progettazione di corsi di alta formazione nel settore dei beni culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Collabora con università, fondazioni e musei di diversi paesi in materia di exhibition planning e di aggiornamento professionale. Membro del Comitato Scientifico del Museo del Duomo di Milano, del Comitato Scientifico del MUSIL di Brescia, del Comitato Scientifico del Museo Fratelli Cervi. È direttore della fondazione olandese European Museum Academy.

ZTC Masterclass teatro: Luca Stano

Attore, regista, drammaturgo e acting coach. Ha iniziato la carriera come autore e attore in Norvegia presso NorgeTV, si diploma come attore presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, studia poi a Los Angeles e Londra, lavora in teatro con M. Schmidt, Carrozzeria Orfeo e S. Mabellini.
Diverse le sue regie teatrali e la sua produzione per cortometraggi cinematografici.
Sono molti gli spot tv nazionali di cui è protagonista per la regia, tra gli altri, di L. Lucini e G. Capotondi. Per il cinema ha lavorato di recente come acting coach per l’opera prima “Babylon Sisters” di G. Roccati.

ZTC Masterclass fotografia: Spazi Ritratti di Luca Campigotto

29 e 31maggio luoghi del patrimonio industriale e 6 e 7 giugno a Crespi d’Adda

Se l’aristocrazia si rappresenta nell’incisione e nel ritratto pittorico, l’industria trova la propria immagine di modernità proprio nello sviluppo fotografico. Della centrale idroelettrica «Alessandro Taccani», sull’Adda di Trezzo, si conservano numerose lastre di vetro che restituiscono il cantiere; ugualmente di Crespi d’Adda, villaggio operaio lungo il fiume, oltre un centinaio sono gli sviluppi da lastra di vetro. Questi scatti si collocano esternamente alla scena fotografata, essendo immagini di rappresentanza promosse dalla proprietà: testimoniano efficienza, disciplina, padronanza; rincuorano circa la bontà del progresso tecnico, che offre a tutti un’occasione di miglioramento sociale. Le centrali idroelettriche, le industrie in attività o dismesse rappresentano ancora questo messaggio? Quale genius loci abita i luoghi industriali che attendono la riconversione? Il silenzio e la vastità monumentale di fabbriche, un tempo risonanti di operai e suoni industriali, non inducono nostalgia ma ispirano nuove interpretazioni. La fotografia può forse essere la prima arte capace di trasformare la percezione di questi spazi. Quale punto di vista può interessare il fotografo odierno nel racconto del patrimonio industriale dell’Adda? Come indagare e rappresentare
la mise en intrigue di corpi, luoghi spazi, tempi?

ZTC Masterclass fotografia: Luca Campigotto

Luca Campigotto (Venezia, 23 febbraio 1962) è un fotografo italiano. Si è laureato a Venezia in storia moderna con una tesi sull’epoca delle grandi scoperte geografiche. Dall’inizio degli anni novanta ha legato la propria ricerca al tema del viaggio, realizzando progetti a colori e in bianconero sulle città di notte e i paesaggi selvaggi. I suoi lavori principali sono dedicati a Venezia, Il Cairo, i paesaggi di montagna della Grande Guerra, New York e Chicago. Come ha scritto W. Guadagnini: «[…] le sue fotografie slittano ben presto in un’altra dimensione, che è quella dell’immaginario. Un immaginario che davanti allo spettacolo naturale cerca non un Altro da sé, né la conferma delle proprie certezze, ma i modi per rendere visibile la dismisura dell’emozione».

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla prima ZTC – Zone a Traffico Culturale estate 2017

Tutti i dettagli ed il modulo di partecipazione sono disponibile sul sito www.zoneatrafficoculturale.it




La forza delle immagini: fotografie su industria e lavoro al MAST di Bologna

LA FORZA DELLE IMMAGINI: il lavoro e i maestri della fotografia in mostra alla Fondazione MAST di Bologna, oltre cento opere su industria pesante e meccanica, digitalizzazione e società consumistica

La forza delle immagini: alla Fondazione MAST di Bologna,  le immagini di sessanta autori dagli anni venti a oggi su industria e lavoro

Oltre cento fotografie alla Fondazione MAST (Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia) documentano realtà e mutamenti dell’industria pesante e meccanica, della società dei consumi e della digitalizzazione. La mostra La forza delle immagini, curata da Urs Stahel, esamina gli ambienti del sistema industriale e tecnologico, toccando temi di natura sociale, attraverso le immagini di noti fotografi, tra i quali Berenice Abbott, Richard Avedon, Margaret Bourke-White, Jim Goldberg, Germaine Krull, Edgar Martins, Rémy Markowitsch, Edward Steichen, Thomas Struth e Marion Post Wolcott.

I tempi della produzione e quelli della storia delle tecnologie si leggono, ad esempio, nelle immagini che del metallo ci offrono Germaine Krull, Berenice Abbott, Nino Migliori, Takashi Kijima e Kiyoshi Niimaya, secondo tagli e prospettive che ne mettono in luce la duttilità o la resistenza, le trasformazioni, i processi siderurgici, gli utilizzi. Il metallo è stato materia prima di un’ epoca industriale, come testimoniano le foto di Germaine Krull, seguito da plastica e gomme, fino alla recente fase della deindustrializzazione, descritta da immagini di aree industriali dismesse. Ad esempio, il Kodak district a Rochester, ripreso Catherine Leutenegger, dove un’azienda storica, icona per oltre un secolo del “fare fotografia”, è oggi ridotta a meno del 10 per cento delle dimensioni originarie in seguito al passaggio dalla pellicola alla fotografia digitale.

“Nessuna innovazione, neanche la più importante, può essere salvaguardata dal declino”, afferma Stahel, che aggiunge: “Ferrovie, automobili, dirigibili, aerei, bombe: l’umanità inventa, sviluppa, progetta, costruisce, produce e mette in opera a fin di bene e a fin di male”. Un concetto che, nel versante positivo, viene illustrato da una interessante carrellata sulle strutture industriali, grazie agli scatti di Thomas Struth in Laminazione a caldo, Thyssenkrupp Steel, Duisburg o di Edgar Martins in Centrale elettrica Alto Rabagão: barra collettrice, fino ai bianchi ambienti di lavoro della serie Global Soul di Henrik Spohler sul tema dell’invisibilità dei flussi di dati digitali.

Festival Internazionale Fotografia Europea 2017: le Mappe del tempo, tra memoria, archivi, futuro

Industria e lavoro, fabbrica e società, archeologia industriale e innovazione sono rappresentati mediante un intreccio di linee temporali che collegano la mostra al tema Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, leit motiv del Festival internazionale Fotografia Europea 2017, di cui MAST è partner.

“Gli archivi sono giganti silenziosi. Si svegliano e iniziano a parlare, se poniamo loro domande. Quando attingiamo con gli occhi e con la mente al fondo iconografico del passato, quando stabiliamo delle connessioni tra il presente e ciò che è stato (per MAST, tra produzione e consumo, tra l’uomo e la macchina), gli archivi e le collezioni svelano i loro tesori, consegnano informazioni e aprendo gli universi visivi che custodiscono”, dice Urs Stahel.
Ogni archivio o collezione ha una propria storia, una propria struttura, un sistema particolare fatto di ordine e disordine. Chi volesse approfondire il concetto può seguire il percorso che da Reggio Emilia, storica sede del Festival internazionale Fotografia Europea (fino al 9 luglio 2017), si articola in altre città dell’Emilia, con riflessioni sul ruolo delle immagini e sul concetto di archivio inteso come luogo, non solo fisico, dove trovare storie e immagini per meglio comprendere la contemporaneità e un possibile futuro.

Se si tratta di fotografia, un archivio contiene, nella gran parte dei casi, immagini raccolte con funzione soprattutto documentaria. Un’immagine, cioè, raffigura un certo oggetto, lo rappresenta, mostra un evento o uno specifico contesto: è il lato descrittivo della fotografia, che spesso porta a dimenticarne le qualità estetiche o le suggestioni visive.

“Le fotografie, infatti, possono fare assai più che descrivere: veicolano un potenziale emotivo, comunicando non un messaggio univoco, ma più concetti insieme, diversi e paralleli. Si tratta di messaggi connotativi, che spesso possiedono sfumature simboliche o metaforiche. Quando l’indice, la definizione e, dal lato opposto, l’emozione, il potere evocativo, si completano a vicenda, l’immagine acquisisce una eccezionale energia, come ritengo avvenga nell’opera tratta dalla serie Open See di Jim Goldberg, con l’ampia pianura ricoperta di rifiuti sulla quale una “guardia” controlla attentamente che i materiali di scarto siano separati dai cadaveri animali. Documento di un luogo, ma anche un monito per la nostra società consumistica che poco si cura di un utilizzo consapevole delle risorse”, conclude Stahel,

 

di Paola Sammartano

 

Informazioni:
Dove: Fondazione MAST. via Speranza 42, Bologna
Quando: la mostra sarà visitabile sino al giorno 10 settembre 2017
Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.00 – 19.00
Visite guidate: Sabato e Domenica 11.00 e 16.00
Ingresso gratuito




Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte – in mostra a Torino

Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte, una mostra a Palazzo Lascaris a Torino fino al 23 giugno.

Giovedì 11 maggio alle 11.30 a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15 a Torino), verrà inaugurata la mostra “Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte”, la mostra è promossa dal Consiglio regionale del Piemonte e realizzata da Carla F. Gutermann e dall’Associazione Culturale Kòres.

Dalla seconda metà dell’Ottocento, con l’espandersi delle nuove realtà industriali, l’esigenza di fornire una casa (vicino alla fabbrica) ai lavoratori inizia ad assumere un significato importante. I villaggi operai incominciano a sorgere in molte regioni del nord Europa dall’Inghilterra alla Germania, alla Francia (Saltaire, Noisel, Krupp) per poi diffondersi anche nell’Italia settentrionale ( Crespi d’Adda, Schio, Leumann) e, in particolare, in Piemonte.

Alla fine del XIX secolo Torino esce dalla sua crisi di identità dopo aver perso il ruolo di capitale d’Italia e si re-inventa come modello di sviluppo industriale. Tra i nuovi imprenditori sono soprattutto quelli che operano nel campo del tessile (Abegg, Du Pont, Gütermann, Leumann, Crumière, per citarne alcuni) a portare in Piemonte una diversa cultura imprenditoriale e un nuovo approccio nei rapporti tra proprietà e lavoratori. Costruire un gruppo di case per gli operai e gli impiegati della fabbrica con i servizi essenziali in comune (la scuola, la chiesa, il lavatoio) diventa un’esigenza che molti imprenditori illuminati realizzano nelle vicinanze dei loro stabilimenti.

Un’intera sezione della mostra è dedicata alla Borgata Leumann di Collegno, realizzata alle porte di Torino tra il 1875 e il 1907 dall’ingegnere-igienista Fenoglio, per gli operai del vicino cotonificio dello svizzero Napoleone Leumann. Oltre alle immagini d’epoca del villaggio saranno esposti anche alcuni oggetti legati alla sua storia.

In Piemonte altri grandi esempi di villaggi operai sono stati realizzati tra ‘800 e inizio ‘900 a Torino (Villaggio Snia), a Ivrea (Borgo Olivetti), a Perosa Argentina (Villaggio Gütermann), a Villar Perosa (Villaggio operaio della RIV SKF), il villaggio operaio della Manifattura di Cuorgnè, il villaggio Wild&Abegg a Borgone di Susa, il villaggio operaio dei Fratelli Bosio a Sant’Ambrogio, e nelle valli di Lanzo il piccolo agglomerato urbano dei tedeschi Remmert. In Italia altri gruppi di case operaie dello stesso genere vennero realizzati a Schio (Vicenza) e a Crespi d’Adda (Bergamo), fino agli ultimi insediamenti che risalgono alla prima metà del ventesimo secolo.

La mostra è stata curata da Alba Zanini (presidente dell’associazione Kores) e Carla F. Gutermann, storica e giornalista, in collaborazione con la Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana di Settimo Torinese.

La mostra “Una casa per tutti. I villaggi operai dal Nord Europa al Piemonte”, ricca di fotografie originali e di approfondimenti storici, resterà aperta a Palazzo Lascaris da lunedì a venerdì dalle 10 alle 18, fino al 23 giugno 2017. Ingresso gratuito.




Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale – Convegno a Biella

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale. Heritage telling, creative factory, temporary use, business model.

A Biella, il 30 e 31 marzo 2017, negli spazi di quelli che un tempo furono due fabbriche tessili, l’ex Lanificio Maurizio Sella e l’ex Lanificio Trombetta oggi Cittadellarte, luoghi protagonisti della storia economica e sociale del territorio e oggi parte del nostro patrimonio industriale, si terrà il convegno dedicato alla rigenerazione del patrimonio industriale dal titolo Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale. Heritage telling, creative factory, temporary use, business model.

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: Biella e le sedi del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

 

Un tempo detta la “Manchester d’Italia”, la città di Biella è nota per l’attività legata al settore tessile che ha origini antiche (tracce di lavorazione laniera sono state rintracciate già in epoca preromana) e che ha lasciato notevoli tracce del suo sviluppo nei grandi lanifici ottocenteschi costruiti lungo gli impetuosi torrenti. Inoltre, la particolarità del luogo consiste nel non aver mai abbandonato la lavorazione laniera, oggi infatti nel territorio si produce ancora circa il 40% di tutti i tessuti di lana pregiati nel mondo. È proprio per il suo passato industriale, per i suoi monumenti del lavoro, che Biella rappresenta una delle città italiane più significative nell’ambito dell’archeologia industriale.

La Fondazione Sella e la Cittadellarte di Pistoletto, realtà che hanno sede all’interno di due ex fabbriche tessili collocate sulle sponde del torrente Cervo, sono i luoghi dove si terranno le due giornate di convegno dedicate alla rigenerazione del patrimonio industriale.

La Fondazione Sella si trova all’interno dell’ex “Lanificio Maurizio Sella”, edificio dal 1988 vincolato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali come monumento di interesse architettonico e storico (guarda il video della Fondazione Sella ). La Cittadellarte di Pistoletto invece si trova all’interno dell’ex Lanificio Trombetta, un complesso di archeologia industriale tutelato dal Ministero dei Beni Culturali, acquistato dal Michelangelo Pistoletto nel 1991 e inaugurato dopo un lungo restauro nel 1998.

 

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: le tematiche del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Il convegno Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale è la naturale prosecuzione di un dibattito avviato tre anni fa.
Era il 30 maggio del 2014 quando a Pray, presso la Fabbrica della Ruota, luogo simbolo dell’archeologia industriale biellese, si teneva il convegno Patrimonio e paesaggio industriale dalla tutela allo sviluppo. Prospettive e modelli per itinerari di conoscenza, conservazione riuso e valorizzazione.
L’iniziativa si inseriva tanto nella consolidata attività di ricerca delle istituzioni promotrici quanto nel dibattito contemporaneo sulla rigenerazione urbana ed extra urbana delle aree a forte connotazione industriale in cui è in atto un processo di deindustrializzazione legato a trasformazioni economico-produttive e processi di globalizzazione del mercato le cui conseguenze hanno determinato una profonda metamorfosi territoriale.
In quella sede il tema è stato affrontato con approccio multidisciplinare e sguardo internazionale a partire dallo stato dell’arte del patrimonio industriale biellese, tra i più ricchi in Europa, dando origine a confronti con realtà italiane ed estere.
A tale iniziativa sono seguite strette collaborazioni fra gli enti organizzatori sul tema in oggetto che hanno portato ad un confronto sulle linee di rigenerazione contemporanee dell’eredità industriale urbana ed extra urbana e sui modelli di sostenibilità economica degli interventi.
Da queste riflessioni, dall’osservazione dei molteplici fenomeni a piccola e grande scala già in essere, e nell’ottica di poter costruire in questa sede un nuovo ed efficace dibattito pluridisciplinare, si sono individuate quattro tematiche strettamente connesse alla rigenerazione del patrimonio industriale, che saranno oggetto del convegno del 30 e 31 marzo:

Heritage telling – Il legame fra la storia dell’impresa e il territorio è molto stretto, sia da un punto di vista sociale, urbanistico, formativo (si pensi come le Università Italiane spesso sono state un bacino di reclutamento per molte aziende come l’Università di Bologna per Ducati ad esempio). In anni recenti sono sorti (spesso con virtuose collaborazioni fra pubblico e privato) di valorizzazione culturale e turistica che hanno dato vita e senso ai musei d’impresa, oltre al loro ruolo di “strumento” aziendale, ma rendendoli parte di network allargati con una fruibilità pubblica. Un esempio di questo fenomeno è il progetto “Motor Valley”, rappresentato da eventi, itinerari e progetti a tema motoristico ideati e voluti all’interno di un unico network dalla regione Emilia Romagna. L’integrazione delle nuove tecnologie narrative (web 2.0, social media, app…) all’archivio / museo fisico è reso possibile grazie alla rete. I Social Network e i nuovi “medium” comunicativi hanno un costante bisogno di contenuti nuovi, certamente molti possono venire dall’attività quotidiana dell’azienda ma altrettanti sono quelli che vengono dagli archivi aziendali, spesso veri e propri scrigni di storie straordinarie: basta pensare al fascino di narrazioni come quelle di Ferragamo, Martini, Alessi, Peroni, Barilla e tanti altri. Un Archivio o un Museo d’impresa non possono essere pensati come un’operazione di puro mecenatismo o beneficenza ma può diventare uno straordinario strumento di valorizzazione per l’azienda sia in termini di Marketing e Comunicazione. I contenuti storici degli archivi e dei musei d’impresa sono un patrimonio vivo e pieno di opportunità, per dirla come Gustav Malher: la tradizione non è culto della cenere, ma custodia del fuoco.

Creative factory – La città muta dal punto di vista fisico, economico, sociale; si dissolvono i confini della città, diventano labili e a geometria variabile cambia il modo di produrre e ciò che si produce e di conseguenza anche i luoghi dove la produzione avviene. Le grandi fabbriche vengono dismesse e quei “vuoti” diventano progressivamente luoghi per la produzione di conoscenza, servizi, tempo libero, residenza; aumentano e si diversificano le popolazioni, gli attori, le interazioni. Anche l’arte muta e si evolve verso un uso partecipato ed emozionale che spinge l’artista e l’arte sempre più ad uscire dalle gallerie per arrivare nelle piazze, nei giardini, nelle fabbriche dismesse, nei luoghi pubblici, per intervenire nel dibattito sulla città, per lavorare affianco al progettista.

Temporary use – Capire come funziona il temporary use, ovvero l’uso temporaneo degli spazi inutilizzati all’interno delle città/territorio come concreta opportunità di gestione in riferimento non solo alla scala architettonica, bensì anche economica e legislativa, individuando le migliori strategie per attuare un temporary use con il supporto di esempi nazionali e internazionali: dal terreno vuoto all’ex stabilimento industriale, alla sede istituzionale dismessa. L’analisi degli usi temporanei vuole dimostrare che le aree residuali hanno il potenziale di diventare terre fertili elaboratori urbani per nuovi tipi di attività con l’obiettivo di individuare metodi che integrino le potenzialità del temporaneo nella gestione della città e nella progettazione urbana.

Business model – La sfida per l’economia del territorio è legata alla capacità di integrare la tradizione con l’innovazione, la prima come linfa per la seconda e non una semplice coabitazione – spesso forzata e/o subita. Per far ciò, tutti gli stakeholder devono avere necessità e convenienza nel condividere questo percorso coevolutivo. Il patrimonio industriale – nelle sua varie declinazioni: dagli edifici, agli archivi, ai percorsi- può diventare un volano per i soggetti che devono generare e consolidare il proprio business model in prospettiva. Ad esempio creando un percorso dove si possa rivivere la storia imprenditoriale, visitare gli insediamenti storici, raccontando la loro tradizione imprenditoriale ed evidenziando le nuove realtà di successo. La value proposition del turista industriale è legata al racconto del patrimonio industriale e alla condivisione delle nuove realtà imprenditoriali per opportunità di business in termini di partnership industriali, tecnologiche oppure come mercati di acquisizione.

 

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: organizzatori e sostenitori del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

L’evento è organizzato da AIPAI – Associazione Nazionale per il Patrimonio Archeologico Industriale in collaborazione con l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Biella, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Biella, DOCBI – centro studi biellesi, Centro Interdipartimentale di innovazione ICxT dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, Università degli Studi di Padova, Master TPTI Erasmus Mundus in Techniques, Patrimoines, Territoires de l’Industrie, Histoire, Valorisation, Didactique.

L’evento è sostenuto dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Biella, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Biella, DOCBI – centro studi biellesi, Gruppo Banca Sella, Città di Biella, Cittadellarte, Associazione Nazionale Costruttori Edili Biella, Eurometallica srl, Futurall srl, Ronchetta & c. srl, Fratelli Bazzani spa, Unione Industriale Biellese

L’evento è patrocinato da Regione Piemonte, Consiglio Nazionale degli Architetti, Cittadellarte, Museimpresa

Media-partner Archeologiaindustriale.net

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: i crediti formativi del convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Evento accreditato presso il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e presso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Ai fini della Formazione Professionale Continua la giornata di Convegno del 30/03 assegnerà 8 CFP agli Architetti e 6 CFP agli Ingegneri, mentre la giornata del 31/03 assegnerà 7 CFP agli Architetti e 6 CFP agli Ingegneri, previa iscrizione ai rispettivi portali per l’ottenimento delle credenziali di accesso (nome utente e password), successiva iscrizione e pagamento di 15,00 euro per ciascun evento. È possibile iscriversi ad entrambi gli eventi oppure ad uno solo.
Per l’iscrizione gli Architetti P.P.C. potranno registrarsi al portale www.formazionearchitettibiella.it
Per l’iscrizione gli Ingegneri potranno registrarsi al portale www.ingegneribiella.it

Evento previsto nel percorso formativo del master TPTI Erasmus Mundus in Techniques, Patrimoines, Territoires de l’Industrie, Histoire, Valorisation, Didactique e del Percorso per i giovani talenti di Politecnico di Torino e Fondazione CRT.

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale: informazioni sul convegno sulla rigenerazione del patrimonio industriale

Per maggiori informazioni contattare
AIPAI: info@patrimonioindustriale
oppure architetto Manuel Ramello cell 393.9203751

Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale.
Heritage telling, creative factory, temporary use, business model

Il Programma

30 marzo BIELLA – MIAGLIANO – PRAY BIELLESE

SEDE: Ex Lanificio Maurizio Sella – Biella

9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti
9.30 Saluti istituzionali
Antonella Parigi, Regione Piemonte Assessore alla cultura, turismo
Manuela Salvitti, MiBACT – Soprintendente per le province di BI-NO-VCO-VC
Giovanni Luigi Fontana, AIPAI -Presidente
Gelsomina Passadore, Presidente Ordine Architetti di Biella
Marco Cavicchioli, Sindaco della Città di Biella

10:15-12:45 I sessione lavori
Coordina Giovanni Luigi Fontana

IL FASCINO INSIDIOSO DELL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
Pio Baldi, Accademico di S. Luca
DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI PAESAGGIO CULTURALE?
Marco Trisciuoglio e Michela Barosio – Politecnico di Torino – dipartimento di Architettura e Design
RE-ACTS, VOCAZIONE AL RIUSO ADATTIVO
Manuel Ramello, Architetto Vice presidente AIPAI
PERCORSI DI RIGENERAZIONE POST-INDUSTRIALE: ARTE, CULTURA, CREATIVITA’, NUOVE TECNOLOGIE
Cristina Natoli, MIBACT –Soprintendenza per le province BI, NO, VCO e VC
SCENARI ANAMORFICI RIGENERANO UN PATRIMONIO DIMENTICATO
Stefania Dessi introduce Emanuele Ronco – MIBACT- Segretariato regionale per il Piemonte – Truly urban artist
RIGENERARE O DEL FUOCO DEL TEMPO E DELL’INIZIO
Ferdinando Fava, Università di Padova
DOLOMITI CONTEMPORANEE: INESSENZIALITA’ DEL BUDGET, CONCRETEZZE POIETICHE
Gianluca d’Incà Levis, Dolomiti contemporanee, curatore
BIELLA IN TRANSIZIONE: DA DISTRETTO MONOCULTURALE A ECOSISTEMA
Marco Berchi, Biella in transizione, project manager

13:00-14:00 Light lunch

14:00-15:00 Visita al Lanificio Sella
15:30 Visita Lanificio Poma, Miagliano
17:00 Visita alla Fabbrica della Ruota, Pray Biellese

19:30 Cena per i relatori presso la Fabbrica della Ruota

31 marzo BIELLA

SEDE: Fondazione Cittadellarte Pistoletto – Biella

9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti
9.30 Saluti istituzionali
Giuseppina De Santis, Regione Piemonte Assessore alle Attività produttive (Industria, Commercio, Artigianato, Imprese cooperative, Attività estrattive), Energia, Innovazione, Ricerca e connessi rapporti con Atenei e Centri di Ricerca pubblici e privati, Rapporti con società a partecipazione regionale.
Gennaro Miccio, MiBACT , Segretario Regionale per il Piemonte
Carlo Piacenza, Presidente, Unione Industriale Biellese
Generoso De Rienzo, Presidente,Ordine Ingegneri di Biella
Valeria Varnero, Assessore alla progettazione Urbana Integrata

10:15-12:45 II sessione lavori
Coordina Giovanni Vachino

IL PATRIMONIOINDUSTRIALENELLA LISTA UNESCO DEL PATRIMONIOMONDIALE
Massimo Preite, Università degli Studi di Firenze, Ticcih Board
ARCHIVI E MUSEI D’IMPRESA COME STRUMENTI DI VALORIZZAZIONE TERRITORIALE
Marco Montemaggi, Museimpresa
BUSINESS MODEL EMERGENTI PER LA RIGENERAZIONE DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE
Marco Pironti, Università degli Studi di Torino
MRF ed ENVIPARK, LA FABBRICA RIGENERA IL SISTEMA SOCIOECONOMICO
Davide Canavesio, AD Environment Park, TNE Torino Nuova Economia.
DALLE IDEE AL PIANO DI GESTIONE
Renato Lavarini, coordinatore candidatura UNESCO «Ivrea Città industriale del XX secolo»
LA RIGENERAZIONE DELL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA: TAX CREDIT ED OCCASIONI PRODUTTIVE
Paolo Tenna, AD FIP Film Investimenti Piemonte
RICUCIRE GLI STRAPPI DEL PAESAGGIO CON UN FILO ECOLOGICO
Hilario Isola, artista

13:00-14:00 Light lunch

14:00-15:00 Visita alla Fondazione Cittadellarte Pistoletto

15:30 Tavola rotonda
SOSTENIBILITÀ E PROSPETTIVE DI RIGENERAZIONE DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE
Moderano Marco Pironti e Manuel Ramello

Consolata Buzzi, archivio storico e progetti culturali BUZZI UNICEM
Francesco Ferraris membro Gruppo Giovani Imprenditori
Giovanni Luigi Fontana, AIPAI, presidente
Carlo Infante, changemaker, presidente di Urban Experience
Doris Messina, SELLA LAB direttrice
Gennaro Miccio, MIBACT – Segretario Regionale per il Piemonte
Paolo Naldini, Cittadellarte direttore
Manuela Salvitti, MIBACT- Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di BI, NO, VCO e VC
Giovanni Vachino, Presidente, Docbi – Centro Studi Biellese
Pier Francesco Corcione, Direttore Unione Industriale Biella




Progetto BresciaNuova: INSIDE THE TIME, si riparte dalle aree industriali dismesse di Brescia

Progetto BresciaNuova nasce da gruppo interdisciplinare composto da giovani studenti e professionisti con la passione di prendersi cura di Brescia tramite la progettazione urbana nonché la riqualificazione delle aree industriali dismesse.

 

Dare una svolta alla città di Brescia partendo proprio da uno dei sui pilastri: l’industria.

È questa la convinzione sulla quale si basa tutta l’attività del Progetto BresciaNuova che studia strategie innovative per le aree dismesse, riqualifica spazi pubblici, reinventa il contesto urbano, accende dibattiti su temi urbani, coinvolge altri giovani che hanno voglia di esprimere le proprie idee sul futuro della città.

Dopo un lavoro intenso di un anno passato come semplice gruppo informale che si divertiva a portare avanti proposte originali per la città, ha deciso di formalizzarsi come associazione culturale no profit nel novembre del 2015. Oggi Progetto BresciaNuova presenta per la prima volta un lavoro organico e sistematico sulle aree dismesse di Brescia: INSIDE THE TIME, un progetto video che racconta alcune delle aree industriali dismesse di Brescia più significative.

INSIDE THE TIME sarà presentato sabato 11 marzo alla Camera di Commercio di Brescia alle ore 10:30. (visita l’evento su Facebook)

Il progetto è patrocinato da Moving Culture, MUSIL, Brescia Mercati, Archeologiaindustriale.net, Istituto Nazionale di Urbanistica, Save Industrial Heritage, Legambiente, Camera di Commercio di Brescia. Gli sponsor del progetto sono la Industrial Asset Management e la Germani Trasporti. Media Partner tematico Archeologiaindustriale.net.

Incontriamo Jacopo Alessandro Tassoni, ideatore e capogruppo del Progetto BresciaNuova

 

Cosa ha fatto scattare la scintilla che ha dato origine al Progetto BresciaNuova?

La scintilla è scattata sia da motivazioni individuali che dall’influenza del contesto urbano in cui ci troviamo a vivere e ad operare.

In un primo luogo abbiamo deciso di fondare Progetto BresciaNuova perché volevamo lasciare qualcosa di propositivo nella città in cui viviamo. Un giorno proposi l’idea ad alcuni colleghi e ad amici d’infanzia. Alcuni rimasero entusiasti  e incominciammo a riunirci nella terrazza di casa mia.

Con il passare del tempo abbiamo deciso di prendere le cose più seriamente e, dopo due anni e mezzo di avventura, siamo ancora qui a credere nel nostro sogno. Oggi siamo in 12, un team interdisciplinare di giovani studenti e professionisti che dedica il proprio tempo per il futuro della città.

Inoltre l’influenza di pensiero che appartiene a questo specifico contesto urbano è stata decisiva. Brescia è la città della Fondazione Micheletti e del Musil Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia, due realtà note a livello internazionale per il proprio apporto alla ricerca e valorizzazione del patrimonio industriale.

 

Come nasce INSIDE THE TIME? Ci parli del progetto?

La volontà del Progetto BresciaNuova è di ripartire dalle fondamenta di Brescia, l’industria, per reinventare il contesto urbano, si materializza per la prima volta nel progetto video INSIDE THE TIME: alla scoperta ci alcune tra le più interessanti aree industriali dismesse di Brescia.

L’industria per Brescia è stata linfa vitale: ha portato posti di lavoro, ha incrementato la popolazione e la dotazione dei servizi, ha fatto crescere la città in termini economici ed urbanistici facendola diventare una delle più ricche ed efficienti del Paese.

Gli avvenimenti che si sono susseguiti tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta hanno dato vita a processi di revisione dell’economia, delle relazioni sociali e degli stili di vita, che non potevano non lasciare il segno anche sulla trasformazione urbana.

Ciò che ci appare dinnanzi agli occhi oggi è una città segnata da un progressivo ridursi dei suoi spazi e dallo smaterializzarsi dovuto alla dismissione dei grandi impianti industriali con la conseguente deindustrializzazione di vaste aree urbane e l’abbandono di gran parte delle loro attrezzature e infrastrutture.

Pertanto risulta evidente come ripartire dalla base, dalle fondamenta di una città, possa essere il modo migliore per superare una crisi profonda e diventare un paradigma da seguire. È ciò che ci auguriamo avvenga al più presto.

Le aree industriali dismesse di Brescia che abbiamo indagato sono state scelte sulla base della loro potenzialità di suggerire una specifica idea di città: cinque narrazioni visive per le quali abbiamo ideato un titolo che potesse rievocare forme, immagini, sensazioni tipiche di quell’area.

Le aree industriali dismesse di Brescia selezionate in INSIDE THE TIME, progetto video del Progetto BresciaNuova, sono:

ex Magazzini Generali , “Templi di Archeologia Industriale”
ex Pietra, “Abissi d’Acciaio” 
ex Cantine Folonari, “Spazio in Fermento”
ex ATB, “Scheletri di Ruggine”
ex Tempini, “Relitti Disarmati”
ex fornaci di ponte Crotte, “Vulcani di Calce”

 

Perché è importante recuperare le aree industriali dismesse? Cosa sono e qual è il loro potenziale?

Recuperare le aree industriali dismesse è una questione puramente strategica: le aree industriali dismesse offrono la possibilità di ripensare una strategia di sviluppo attraverso la collocazione di altre funzioni eccellenti o per il riequilibrio di porzioni urbane e territoriali sotto il profilo delle dotazioni e dei servizi.

La localizzazione di queste aree industriali dismesse all’interno della città e lungo importanti infrastrutture di trasporto determina un aspetto di fondamentale interesse per una visione urbana strategica.

La concezione del lavoro e della città dell’età industriale è superata, pertanto occorre ripensare, insieme alle istituzioni, alle associazioni, ai portatori di interesse e alle comunità locali, il modo attraverso cui vedere, pensare e vivere queste ampie aree urbane, attraverso servizi e funzioni tipici della vita quotidiana.

Nietzsche scriveva “Qualche cosa d’esistente è sempre nuovamente interpretata da una potenza superiore in vista di nuovi propositi, così che in fondo, l’intera storia di una ‘cosa’ può essere in tal modo un’ininterrotta catena di segni che accenna sempre nuove interpretazioni e riassestamenti” penso che sintetizzi al meglio questo tema.

 

Quali sono gli obiettivi del progetto INSIDE THE TIME?

Il nostro obiettivo centrale è quello di rendere appetibili le aree industriali dismesse ad investitori e imprenditori, attraverso suggestioni e progetti mirati per uno determinato ambito urbano, con specifici investimenti da predisporre.

 

Sabato 11 marzo presenterete INSIDE THE TIME alla Camera di Commercio di Brescia, ci racconti un po’ dell’evento?

La presentazione “INSIDE THE TIME” sarà suddivisa in due fasi: in un primo momento verrà proiettato un film-documentario sulle aree industriali dismesse di Brescia sopra citate con lo scopo di offrire una panoramica generale del patrimonio industriale bresciano. Successivamente verrà presentato il progetto elaborato dal nostro team per le casere degli ex Magazzini Generali. Si cercherà di dare un taglio interdisciplinare e trasversale agli aspetti progettuali, anche grazie a specifiche indagini condotte sul territorio. Riscoprire una nuova attrattiva nell’investire nella rigenerazione delle aree dismesse.

È necessario che le nuove generazioni di imprenditori diano il proprio contributo per il recupero lungimirante e strategico delle aree industriali dismesse e per favorire la cooperazione con gli attori locali nello scenario urbano. Le aree industriali dismesse celano enormi ricchezze, che aspettano solo di essere trovate e di essere sfruttate, affinché diventino luoghi significativi per la comunità locale di oggi e di domani.

 

Come viene finanziato il progetto INSIDE THE TIME?

Nonostante la desolante crisi immobiliare e i forti periodi di difficoltà che hanno coinvolto il nostro paese in questi anni, esistono ancora persone che hanno il coraggio di sognare e di credere nel futuro. È il caso di Flavio Regosa e Mauro Ferrari, imprenditori lungimiranti che hanno sempre creduto in noi e hanno dimostrato alle famiglie bresciane di amare questo territorio, investendo in idee che non traggono un beneficio immediato.

Flavio Regosa e Mauro Ferrari sono a capo di aziende leader nel settore rispettivamente della Industrial Asset Managment e della Germani Trasporti, che amano la città, il suo territorio, attente perfino al patrimonio architettonico e culturale e, soprattutto, che credono nei giovani, nelle loro idee, nella loro capacità di cambiare le cose. Nello specifico potrebbero divenire gli antesignani del recupero innovativo delle aree dismesse, attraverso un nuovo modo di vedere, pensare e vivere la città. Flavio Regosa e Mauro Ferrari hanno deciso di investire nel lancio del nostro messaggio. L’auspicio è che questo interesse possa continuare come segno di una nobile intenzione a migliorare questa città e non solo.

In questi anni abbiamo visto come la capacità finanziaria di reggere le grandi operazioni immobiliari, le progettazioni dall’alto, è venuta meno. Penso che la scommessa per il futuro sia investire nelle progettazioni dal basso, attraverso un processo di sussidiarietà, grazie a professionisti interdisciplinari che aiutano la comunità locale a far emergere aspirazioni e necessità. La partecipazione della cittadinanza alla costruzione del futuro della propria città la riteniamo un fattore importantissimo, per questo motivo, oltre alla partecipazione di bandi e alla richiesta di finanziamento agli investitori, ci piacerebbe aprire una campagna di crowdfunding per il fundraising dei costi progettuali.

 

Qual è la prospettiva futura ovvero l’evoluzione di Progetto BresciaNuova?

Spesso il futuro delle persone e delle organizzazioni va più in là di qualsiasi prospettiva più o meno auspicabile. La visione di massima è che Progetto BresciaNuova possa essere un’esperienza bella, utile e sostenibile per il più alto numero di persone possibile, restando un’associazione o diventando qualcosa d’altro. Non mi soffermo su un’idea specifica in quanto penso che più che la nostra volontà, saranno il tempo e i segnali ad indicarci la migliore delle strade possibili da percorrere per realizzare questo sogno.




Dayanita Singh: Museum of Machines – In mostra alla Fondazione MAST di Bologna

La Fondazione MAST presenta per la prima volta in Italia un’esposizione personale di Dayanita Singh, una delle figure più rilevanti della fotografia contemporanea.

 

Chi è Dayanita Singh:

Nata a Delhi nel 1961, Singh è una protagonista affermata della scena artistica internazionale e una delle rare fotografe indiane note in tutto il mondo, autrice di un’opera decisamente peculiare, che riflette una visione straordinariamente personale del suo paese pur esplorando temi che superano qualsiasi confine geografico.

Negli ultimi cinque anni il suo lavoro è stato esposto presso l’Art Institute di Chicago, la Hayward Gallery di Londra, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte sul Meno, il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi e la Fundación Mapfre di Madrid. Ha partecipato inoltre a due edizioni consecutive della Biennale di Venezia, nel 2011 e nel 2013.

Dopo gli esordi nel fotogiornalismo e i numerosi reportage sull’India realizzati negli anni novanta per importanti testate internazionali, Singh ha preso le distanze dal linguaggio giornalistico e dalla prospettiva tipicamente coloniale da cui il suo paese è spesso stato ritratto, sviluppando una ricerca fotografica documentaristica e poetica insieme e realizzando progetti e pubblicazioni in cui le immagini si susseguono secondo criteri, displays e ritmi narrativi nuovi.

Dayanita Singh ha infatti elaborato una forma espositiva molto originale: attraverso una serie di arredi in legno – paraventi, carrelli, tavoli che riprendono il concetto di griglia modernista – costruisce ciò che lei stessa definisce “musei”: strutture mobili, portatili, modulabili, che permettono di conferire al suo lavoro una fisionomia mutevole e un significato sempre nuovo. In questi “musei”, attraverso un racconto per immagini privo di parole, Singh rielabora storia personale e storia collettiva, vita privata e vita pubblica, presenza e assenza, realtà e sogno, trasformandoli in un insieme frammentario ma pervaso da un profondo sentimento di umanità, dall’interesse e dal rispetto profondo per tutto ciò che la circonda: persone, ambienti sociali, oggetti, archivi, macchine.

 

Museum of Machines, la mostra fotografica alla Fondazione MAST di Bologna:

La mostra allestita nella Photo Gallery della Fondazione MAST e ideata dal suo curatore Urs Stahel prende il nome dal Museum of Machines, recente acquisizione della Collezione MAST. Il percorso espositivo propone circa 300 fotografie articolate in serie – oltre a Museum of Machines, anche Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Machines, Museum of Men e File Museum, e alcune altre opere – che raccontano il lavoro e la produzione, la vita, la sua gestione quotidiana e la sua archiviazione.

Macchinari enormi che fumano ed esalano vapori, processi e metodi lavorativi, luoghi deputati all’esecuzione e all’organizzazione del lavoro, presentati in maniera quasi labirintica grazie a una forma espositiva molto articolata e originale, non si limitano a descrivere ambienti produttivi ma danno vita a scenari psichici in cui riconosciamo esperienze, dolore, speranze.

A proposito del Museum of Machines il critico e scrittore Aveek Sen osserva: “Trascorrendo del tempo con queste creature e contemplando gli spazi d’incontro che occupano o evocano, paradossalmente sentiamo farsi strada dentro di noi la sensazione di trovarci di fronte a una personalità, a un carattere individuale”.

Racconta il curatore della mostra, Urs Stahel: “Oggi Dayanita Singh è una delle artiste indiane più apprezzate e tra le fotografe più famose sul piano internazionale. La mostra al MAST consente non soltanto di osservare le opere esposte, ma anche di conoscere da vicino una vita piena, ricca, dedicata interamente all’arte, una personalità forte e complessa, divenuta negli anni sempre più matura e consapevole, senza smarrire la curiosità, l’interesse per gli altri, il piacere del gioco.”

Al livello 0 della Photo Gallery di MAST la mostra prosegue con Archives e Factories, due proiezioni di altre immagini di Dayanita Singh dedicate rispettivamente agli archivi e alle fabbriche, e con l’installazione del Museum of Chance.

 

Informazioni:

Dove: MAST.  via Speranza 42, Bologna
Quando: la mostra sarà visitabile sino a giorno 8 gennaio 2017
Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.00 – 19.00
Ingresso gratuito




Le cattedrali dell’energia – Mostra alla Fondazione AEM

La mostra “Le cattedrali dell’energia. Architettura, industria e paesaggio nelle immagini di Francesco Radino e degli Archivi Storici Aem”, con oltre cento immagini racconta e descrive gli edifici, i luoghi e le architetture dell’impresa dediti alla produzione dell’energia da nord a sud Italia.

 

Le cattedrali dell’energia: la mostra fotografica alla Fondazione Aem

Esposta presso la Casa dell’Energia e dell’Ambiente di Milano dal 21 ottobre al 27 gennaio, la rassegna è ideata e promossa dalla Fondazione Aem – Gruppo A2A, curata da Francesco Radino e Fabrizio Trisoglio e si articola in due sezioni in stretto dialogo fra loro che mettono in evidenza due sguardi, due epoche e che ripercorrono la storia delle “cattedrali dell’energia” dai primi del novecento ad oggi.

L’inedita campagna fotografica a colori, realizzata da Francesco Radino nel 2016, illustra gli edifici simbolo di Aem, le nuove architetture del Gruppo A2A, tracciando un lungo percorso – testimonianza della contemporaneità – che dalle centrali valtellinesi porta in Friuli e che dai termovalorizzatori lombardi giunge agli splendidi invasi della Calabria. Si tratta di costruzioni dall’aspetto molto differente che uniscono utilità a estetica e creano nuovi equilibri con la natura circostante. I quattro elementi naturali acqua, terra, aria e fuoco assumono di conseguenza un’importanza imprescindibile, che non solo li lega ai processi di produzione dell’energia, ma li rende parte attiva nell’unione trasversale di paesaggio e architettura.

Nella sezione dal taglio storico, un’accurata selezione di scatti fotografici in bianco e nero, appartenenti al prestigioso patrimonio fotografico conservato negli Archivi Storici Aem, illustra con scatti di Vincenzo Aragozzini, Guglielmo Chiolini, Antonio Paoletti, Gianni Moreschi una panoramica delle strutture industriali della prima metà del Novecento, che ritraggono imponenti centrali, officine, ricevitrici e monumenti elettrici di Milano, di Cassano d’Adda e della Valtellina, oltre a dettagli dei macchinari, quadri di manovra per le linee elettriche o per il servizio tramviario.

Il corpus di immagini nella sua completezza mostra una varietà di edifici, caratterizzati dalla prevalenza di elementi storici o moderni. Ne sono esempio la centrale idroelettrica del Roasco, progettata dal celebre architetto Piero Portaluppi, che ricorda un castello medievale, gli impianti di Grosotto e Fraele dalla matrice neorinascimentale e neoromanica, mentre il richiamo allo stile gotico è evidente nella centrale termoelettrica di Monfalcone, dalle ampie navate che ribadisce la connessione al tema delle “cattedrali” così come riporta il titolo della mostra. Espressioni più moderne, geometriche, legate all’alternanza dei pieni e dei vuoti, sono la ricevitrice sud di Milano e la centrale idroelettrica di Calusia in Calabria, progettata da Giovanni Muzio.

Alberto Martinelli, presidente di Fondazione Aem – Gruppo A2A, da tre anni ha aperto le porte dell’Archivio Storico alla città, promuovendo un’inedita serie di mostre fotografiche, convegni e creando un dialogo tra patrimonio storico e contemporaneo come emerge dal suo testo di presentazione della mostra: “alla selezione delle ‘cattedrali storiche’ di Aem, documentate dai preziosi scatti degli Archivi Storici di Fondazione, si accompagnano le splendide immagini contemporanee di Francesco Radino, già protagonista negli anni Ottanta con Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin di grandi servizi fotografici per la municipalizzata milanese.

Insieme ai luoghi storici di Aem e delle altre realtà che compongono oggi il Gruppo A2A, la nuova campagna fotografica ha indagato i più moderni impianti dell’azienda e i suoi nuovi territori di competenza, non più storicamente ancorati all’area lombarda ma da anni ormai diffusi su tutto il territorio italiano”.

 

Le cattedrali dell’energia, mostra alla Fondazione Aem: il catalogo

L’esposizione Le cattedrali dell’energia è corredata da un prezioso volume di oltre 150 immagini di grande valore storico e artistico che approfondiscono significativamente il tema. Nel libro, a cura di Francesco Radino e Fabrizio Trisoglio, sono presenti le introduzioni istituzionali di Alberto Martinelli, presidente di Fondazione Aem – Gruppo A2A e di Giovanni Valotti, presidente A2A e importanti contributi critici di: Roberto Mutti, Francesco Radino, Ornella Selvafolta e Fabrizio Trisoglio. Il coordinamento generale è di Luisa Toeschi, consigliere di amministrazione di Fondazione Aem.

 

“Le cattedrali dell’energia” in mostra alla Fondazione Aem: biografia di Francesco Radino

Francesco Radino nasce a Bagno a Ripoli (Firenze) nel 1947. Dopo studi di Sociologia, negli anni Settanta si dedica completamente alla fotografia in vari ambiti da quello industriale al design, dall’architettura al paesaggio. Da sempre intreccia lavoro professionale e ricerca artistica ed è oggi considerato uno degli autori più influenti nel panorama della fotografia contemporanea in Italia.

A partire dagli anni Ottanta partecipa a numerosi progetti di carattere pubblico di ricerca sul territorio, fra i quali le campagne fotografiche Archivio dello Spazio all’interno del Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano, il progetto Osserva.Te.R promosso dalla Regione Lombardia, il progetto European Eyes on Japan, Atlante italiano 2003 per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Tramsformazione per il Museo di Fotografia Contemporanea di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo (Milano).

Stimato in Italia e all’estero, Radino dal 1984 ha collaborato con l’Aem a numerose campagne fotografiche, che hanno costituito uno dei fondi più ricchi e pregiati dell’Archivio fotografico contemporaneo di Fondazione Aem. Ha pubblicato inoltre numerosi libri e realizzato diverse opere audiovisive.

Ha esposto in gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali.

Le cattedrali dell’energia: informazioni 

Sede Casa dell’Energia e dell’Ambiente, piazza Po 3 – Milano
Date 21 ottobre 2016 – 27 gennaio 2017
Inaugurazione giovedì 20 ottobre 2016, ore 18.30
Orari da lunedì a venerdì, ore 9 – 17.00
chiuso dal 24 dicembre 2016 al 7 gennaio 2017
Ingresso libero
Contatti: Tel. +39 02 7720 3935 fondazioneaem@a2a.eu – www.fondazioneaem.it