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La centrale termoelettrica del porto di Genova, sì al vincolo

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La centrale termoelettrica del porto di Genova rappresenta un’importante testimonianza storico-architettonica-impiantistica del nostro patrimonio industriale, per tale ragione deve essere tutelata e destinata ad un riutilizzo compatibile con le sue caratteristiche.

CENTRALE TERMOELETTRICA DEL PORTO DI GENOVA: LA STORIA

Il complesso della Centrale termoelettrica del Porto costituisce una delle ultime testimonianze del passato industriale ‘energetico’ che ha caratterizzato la storia della città di Genova.
La centrale, che è rimasta in funzione fino al 2016, si trova all’interno del porto, sotto la Lanterna, simbolo di Genova, alla radice dei moli San Giorgio e Idroscalo.

La centrale termoelettrica fu costruita nel 1929 dalla Società Anonima “CONSORZIO CENTRALI TERMICHE” (CONCENTER), per dotare la “Grande Genova” di una terza centrale da affiancare a quelle di via Canevari e Sampierdarena.

Genova in quegli anni è una città in grande espansione. Nel 1926 è portata a compimento, con uno dei più vasti ampliamenti territoriali condotti in Italia in quel periodo, l’aggregazione dei 19 comuni limitrofi per favorire lo sviluppo delle attività industriali e portuali. In questo quadro si rende necessario potenziare l’offerta di energia con la costruzione di una terza centrale.

Nella scelta della localizzazione per la costruzione della nuova centrale, oltre a fattori puramente tecnici, ha probabilmente contribuito la volontà di celebrare l’innovazione tecnologica, oltre a quella di fornire, a chi giungeva a Genova via mare, un’immagine della città che congiungesse idealmente la città antica e quella industriale verso il futuro.

Il complesso originario tuttora conservato, costituito da corpi di fabbrica di diverse altezze, affiancati, con struttura in pilastri e travi reticolari di ferro chiodato e tamponamenti in mattone, è stato progressivamente ampliato e adeguato, negli anni, alle nuove esigenze e alle normative vigenti.

Il carbone necessario al funzionamento della centrale veniva rifornito via mare mediante navi e chiatte da cui veniva trasportato alla sommità della copertura, dove era posizionato il Bunker; originariamente il parco carbone si trovava su molo Giano, successivamente viene spostato a molo ex Idroscalo.

Il complesso, rilevato nel 1934 dalla Edison, e successivamente del Gruppo Edison Volta, con la nazionalizzazione del 1962 passa a ENEL. Per adeguarlo alle nuove richieste della città viene ampliato con un nuovo corpo destinato a uffici e sevizi (1951), e l’impianto viene potenziato con l’installazione di nuovi gruppi. Successivamente (1968) viene costruito il nuovo carbonile e sono ulteriormente integrati gli impianti e adeguati alle nuove richieste di sostenibilità.

L’impianto rimane perfettamente funzionante fino al 2016 e alla definitiva chiusura nel 2017, adeguandosi allo sviluppo della città e delle attività industriali con volumi di fornitura crescente e adeguamenti alle normative vigenti.

CENTRALE TERMOELETTRICA DEL PORTO DI GENOVA: IL PRESENTE

Il complesso della centrale costituisce quindi una testimonianza particolarmente significativa di quello che era la città e il patrimonio industriale nei primi decenni del ‘900; il fatto che si sia conservato perfettamente funzionante anche con i successivi ampliamenti e adeguamenti contribuisce al valore testimoniale.

A seguito della dismissione, la sua conservazione era fortemente a rischio: la sua posizione, all’interno dell’area portuale, lo rende di grande interesse per le espansioni operative del porto, e ne è stata persino ipotizzata la localizzazione dei depositi chimici di società petrolifere.

CENTRALE TERMOELETTRICA DEL PORTO DI GENOVA: IL FUTURO

L’interesse per la conservazione e valorizzazione della centrale termoelettrica del porto di Genova, motivato dalla testimonianza storico-architettonica-impiantistica della struttura, non concerne solo l’assetto architettonico originale, ma anche quello impiantistico, ambedue considerati negli aspetti più significativi del progressivo ampliamento/potenziamento e trasformazione. Un ulteriore interesse è rappresentato dalla sua localizzazione in adiacenza alla Lanterna, simbolo della città di Genova.

Per questo l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), con Italia Nostra Genova hanno chiesto (30.09.2017) alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Liguria che la struttura venga vincolata nel suo assetto architettonico e impiantistico, ai sensi del decreto legislativo 26.3.2008, n° 62 (integrazioni al decr. Legislativo 22.1.2004, n°42, codice dei Beni Culturali, art. 10, comma 3, lett.d), che il progetto di riuso ne preveda la conservazione con una destinazione d’uso compatibile e che tenga nella debita considerazione l’intero settore con particolare riguardo per le valenze storico-architettonico-paesaggistiche della Lanterna di Genova.

Nel corso dell’istruttoria della pratica AIPAI, con la Scuola Politecnica dell’Ateneo genovese (DICCA- Dipartimento di Ingegneria Chimica Civile e Ambientale e DIME – Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica, Gestionale e dei Trasporti) ha lavorato in accordo con la Soprintendenza, per produrre, anche con la collaborazione di Enel, la documentazione necessaria.

Se per la struttura architettonica non dovrebbero sussistere problemi alla sua conservazione, avendo ormai più dei 70 anni richiesti dalla normativa, per la parte impiantistica la soluzione è più problematica, poiché gli impianti, dovendosi adeguare alle nuove esigenze produttive e alla nuova normativa, sono stati in parte rinnovati.

E’ stato fondamentale in questa fase l’apporto del DIME, con la collaborazione del quale è stato possibile individuare le componenti impiantische del complesso originario e quelle che, anche se introdotte in tempi successivi sono di grande interesse dal punto di vista didattico, scientifico, nonché qualitativo, e soprattutto significative per la produzione energetica e del funzionamento dell’impianto.

La ricerca puntuale e documentata(*) ha portato, in questi giorni (9 agosto), all’avvio del procedimento di vincolo. Come osserva il Soprintendente Vincenzo Tinè, il procedimento riguarda oltre la parte architettonica anche quella impiantistica: si è deciso di conservare anche le parti dell’impianto risalenti al progetto originario, nonché alcune componenti inserite in fase successiva per poter leggere nella sua completezza almeno una linea del ciclo produttivo.

Se, come ci auguriamo, non si sovrapporranno ostacoli al vincolo, si potrà procedere quanto prima alla ricerca di un interessamento da parte degli Enti pubblici e /o privati che dovrebbero intervenire per promuoverne un riuso compatibile.

Sono state al momento già avanzate diverse ipotesi di riuso, parallelamente alla conservazione di parte della centrale come museo di se stessa – vi sono molti esempi in tal senso sia all’estero che in Italia – un’integrazione con un museo dell’industria e dell’energia in particolare – che a Genova non esiste – un centro didattico per le energie (fossili e rinnovabili), nonché un centro per l’arte contemporanea.

In questa fase sarà comunque determinante un accordo tra l’amministrazione comunale e l’Autorità Portuale, proprietaria dell’area su cui insiste la centrale, per individuare un riuso compatibile, che valorizzi l’intera area, con la Lanterna, rendendo questi spazi alla città e a un uso collettivo e interattivo con le scuole.

(*) effettuata a cura di Aipai e dell’Università degli Studi di Genova, Scuola Politecnica (Prof arch Sara De Maestri, Prof ing Pietro Giribone, Prof ing Pietro Zunino, con la collaborazione dell’ing Giacomo Fui)

 

Testo a cura del prof. arch. Sara De Maestri
Università degli Studi di Genova
Dipartimento di Ingegneria Civile Chimica e Ambientale (DICCA)

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