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Il Cotonificio Amman di Pordenone, da fabbrica dismessa a polo culturale. Una proposta di recupero

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L’ex Cotonificio Amman-Wepfer di Pordenone è stato per circa un secolo il più grande opificio cotoniero presente in provincia di Pordenone.

Cotonificio Amman

Anno 1913: acquarello di L. Parolini_fonte: Archivio privato famiglia Amman – Ello (Lecco)

Lo stabilimento ha di fatto cambiato la storia del capoluogo friulano, in quanto le opportunità lavorative offerte hanno determinato una importante crescita demografica ed economica della città e del suo hinterland.

La nascita del complesso risale al 1875, periodo in cui il territorio pordenonese era stato da poco riannesso al Regno d’Italia. Sorto come piccolo opificio, dopo quello sito nella frazione di Torre del 1840, negli anni a seguire aumentò le proprie dimensioni e introdusse rilevanti innovazioni tecnologiche fino a raggiungere un livello d’importanza tale che la stessa città veniva citata come la “Manchester del Friuli‘‘.

Oggi l’ex complesso cotoniero versa in un grave stato di abbandono. Recentemente la proprietà è stata acquisita da un gruppo di investitori veneti sui quali si ripongono le speranze per un suo recupero, che valorizzi adeguatamente la storia del sito e ridia allo stesso lo splendore che si merita quale uno dei principali simboli identitari della città.

Pordenone e l’industrializzazione italiana

La progressione storica dell’industria pordenonese ha contribuito al processo di promozione dell’Italia dalla periferia al centro dell’economia mondiale. Ciò si rileva meglio se si rapporta in particolare la grandezza dell’industria tessile pordenonese a quella nazionale.

Si consideri che quando venne fondata la filiera produttiva filatura-tintoria-tessitura, fra Torre e Rorai Grande, Pordenone si inseriva come caso singolare nel panorama dell’industria cotoniera lombardo-veneta. Per esempio, nel 1857, le 32 filature lombarde disponevano in media di 3800 fusi circa, mentre l’impresa di Torre ne disponeva dieci mila. Nel 1861, nell’unico cotonificio di Pordenone allora esistente, si lavoravano ventimila fusi, mentre in Italia nel settore cotoniero se ne censivano complessivamente circa 400 o 450 mila. Attorno al 1880, dopo la realizzazione del Cotonificio Amman-Wepfer, nei due cotonifici pordenonesi i fusi erano raddoppiati, mentre in tutta Italia se ne contavano 750 mila.

Il capitale forestiero dette impulso al settore trainante del tessile avendo cura di inserire gli stabilimenti nel paesaggio circostante con una collocazione che consentirà agli stessi di sfruttare in modo migliore i salti delle acque canalizzate e che manterranno anche con l’introduzione delle turbine e poi dell’energia idroelettrica.

I quattro impianti (Pordenone, Rorai, Torre, Cordenons) che costituivano la filiera produttiva filatura-tintoria-tessitura sono individuabili ai margini dei centri abitati e le loro ciminiere marcano il profilo della città insieme con i campanili.

La realizzazione di cotonifici produsse cambiamenti a tratti del paesaggio, prima di tutto con le opere di sistemazione idraulica poi con la presenza della stessa mole degli edifici. La crescita degli abitanti da essi indotta infatti portò all’espansione di Pordenone e delle sue frazioni.

Ex Cotonificio Amman-Wepfer: storia dell’ex manufatto industriale

La costruzione del cotonificio A. Amman & Wepfer, avviene nel 1875. A differenza di altri presenti sul territorio si presenta come una fabbrica molto proiettata in avanti per idee, invenzioni e gli stessi macchinari che vi verranno introdotti, facendone il cotonificio più studiato del Friuli grazie alle sue peculiarità estetiche e strutturali.

In materia innovativa, infatti, si svilupperà tutto in orizzontale: solo piano terra, per favorire il movimento dei materiali, agevolarne la gestione e ridurre anche le conseguenze di eventuali incendi.

Gli ampi capannoni vengono illuminati dall’alto, sfruttando la luce naturale. Per questo motivo le coperture sono costituite da una sequenza di piccoli e lunghi tetti a capanna (shed), a due falde simmetriche, la falda rivolta a nord è in buona parte finestrata per dare luogo ad un’ottima illuminazione senza sole diretto.

I capitali investiti erano di Alberto Amman, nato a Monza ma di famiglia austriaca, proprietario di altri cotonifici in Lombardia, e di Emilio Wepfer di famiglia cotoniera svizzera ma nato a Angri nel salernitano.

I motivi principali che determinarono la scelta di collocare il cotonificio a Pordenone furono: disponibilità di energia idraulica quasi gratuita, manodopera a basso costo e senza pretese, possibilità di buoni collegamenti per i trasporti: fiume Noncello, ferrovia e strada.

Il luogo scelto fu quello delle ‘’Melosette’’, vicino a Borgo Meduna, alla periferia di Pordenone, in una zona bassa e paludosa ma in cui poteva sfruttarsi un buon salto d’acqua.

La forza motrice per le macchine della prima filatura inizialmente era ottenuta con una turbina idraulica posta a lato del complesso, alimentata dal “canale della filatura” derivata dal fiume Noncello. Dieci anni dopo l’insediamento del cotonificio, viene trasformato il movimento dei macchinari da meccanico ad elettrico e altri canali artificiali vengono costruiti per sfruttare i “salti d’acqua”. La fabbrica raggiunge una importante espansione produttiva.

Il processo è complesso: si acquista cotone grezzo e vengono venduti filati e tessuto finito. Sono lavorati sul posto anche i cascami per farne ovatta.

Nel tempo il complesso si evolve anche dal punto di vista architettonico con una vera e propria architettura pensata e curata nei dettagli, anche attraverso un uso elegante di materiali tradizionali quali mattoni e ghisa.

Dopo la grande esondazione del Noncello, del 1966, il grosso della produzione cesserà e nel 1999 lo stabilimento e l’azienda si sposterà a Travesio (PN), Comune della pedemontana pordenonese. Ad oggi rimane in funzione solo la centrale elettrica.

Cotonificio Amman di Pordenone. Da fabbrica dismessa a polo culturale. Proposta di recupero

Il progetto proposto è finalizzato alla creazione di un polo culturale per il territorio di riferimento previo recupero e valorizzazione del sito in funzione di detta destinazione d’uso.

L’Arch. Filippo Enna si fa carico di offrire soluzioni affinché un complesso manifatturiero, oggi degradato e sommerso da una vegetazione incontrollata, torni a rappresentare un fiore all’occhiello per la comunità pordenonese, capace di rispondere alle pressanti esigenze di ampliamento del vicino Consorzio Universitario, distante solo poche centinaia di metri, nella frazione di Borgomeduna.

E’ avvertita l’esigenza di un rilancio e di un nuovo sviluppo della presenza universitaria a Pordenone. C’è infatti la volontà di offrire ulteriori corsi di laurea più vicini alle esigenze delle aziende e alle necessità di sviluppo del territorio e che riguarderanno nuovi trend di sviluppo quali sostenibilità, digitale e energie rinnovabili. Con il progetto proposto si coglie l’obiettivo di unire cultura e storia, rendendo fruibile per le nuove generazioni di studenti un patrimonio che per i loro stessi avi ha rappresentato importante fonte di lavoro e crescita sociale.

Testimonianza di un legame storico che continua e stimolo per una positiva evoluzione culturale e occupazionale.

Inglobata l’area interessata al contesto urbano, attraverso il suo risanamento, l’interesse del progetto è rivolto al recupero degli edifici storici integri, in particolare quelli che presentano una coerenza architettonica al progetto originario, compreso il ripristino dei canali d’acqua che un tempo attraversavano il complesso e alimentavano i macchinari tessili. La visione generale del progetto di recupero è conservativa dei manufatti esistenti, tranne delle superfetazioni che nel tempo erano state realizzate; queste ultime verrebbero eliminate, mentre delle aggiunte sarebbero eseguite dove un tempo erano presenti, ma con uno stile architettonico contemporaneo, in maniera tale da restituire agli edifici interessati l’immagine del passato, anche dal punto di vista volumetrico, ma dando la possibilità all’osservatore di dare una lettura più completa rilevando quella che era la vecchia architettura, senza però creare un falso storico.

Caratteristiche identitarie e volumi degli edifici storici del complesso vengono rivisti in relazione alle nuove destinazioni d’uso.

Così nell’ex filatura bassa, con la sua storica facciata, vengono realizzate le unità abitative degli studenti universitari, sfruttando il disegno compositivo caratteristico delle vecchie colonnine in ghisa, anch’esse recuperate. Colonnine che vengono recuperate anche in altri ambienti per creare delle corti o per segnare singolari camminamenti coperti da pergolati.

La volumetria della torre d’ingresso con l’orologio e dei capannoni che un tempo ospitavano uffici e officine per le macchine tessili e magazzini vengono sfruttate per i nuovi uffici universitari, aule e una biblioteca soppalcata.

Spazi più importanti, come quelli dell’ex deposito del cotone sodo, vengono utilizzati per la creazione di sale congressi, sala ristorazione e altre polivalenti.

Una parte denominata ‘’lungo fiume’’, consistente in un camminamento sopraelevato che costeggia la parte del fiume Noncello rettificato tramite canale, si distingue per essere composta da due passerelle che permettono di collegare l’ex complesso Amman, da una parte con Via Santi Martiri Concordiesi, dall’altra con il Parco del Seminario. La stessa si caratterizza anche per una piazza-spazio polivalente, che si sviluppa a gradoni in corrispondenza della curva del canale.

L’ex centrale termica destinata a spazio mostre, su due livelli.

La ciminiera diventa il Landmark del complesso. Il fumaiolo, in mattoni, era stato privato di cinque metri della sua altezza iniziale dopo il terremoto del Friuli, nel 1976. Viene restituita l’immagine che aveva un tempo, ma con un materiale diverso, il vetro. Al suo interno è posto un ascensore vetrato di forma cilindrica predisposto per interventi di questo genere, che consente di raggiungere la cima e godere del panorama circostante.

Un progetto quindi che mira, soprattutto, al recupero della memoria storica, ma nel contempo guarda anche al futuro e all’utilizzo di nuove tecnologie e materiali che rispettino le preesistenze, quindi inserendosi in modo ‘’gentile’’, ma distinto, nel complesso architettonico esistente.

Sito archeologico industriale: Cotonificio Amman-Wepfer di Pordenone
Settore industriale: Settore tessile
Luogo: provincia di Pordenone – Regione Friuli Venezia Giulia
Proprietà/gestione: Privata
Testo a cura di: Arch. Filippo Enna – contatto: filippoennaarchitetto@gmail.com. Tratto dalla tesi di laurea ‘’Cotonificio Amman di Pordenone. Da fabbrica dismessa a polo culturale. Proposta di recupero’’ di Filippo Enna. Politecnico di Torino – Torino. Anno accademico 2020-2021. Relatore Prof. Daniele Regis, Correlatori: Prof.ssa Cristina Coscia, Arch. Roberto Olivero.

 

PREMI E SEGNALAZIONI
TESI MERITORIA 2021 – Torino – tesi valutata dalla Commissione di laurea ‘’meritevole di pubblicazione’’.
PREMIO DI LAUREA AGNESE GHINI 2021 – Parma – tesi ritenuta meritevole di segnalazione per le tematiche legate alla riqualificazione socio-ambientale degli spazi marginali.
PREMIO DI LAUREA ARCH. MICHELE BERARDO 2022 – Torino – tesi risultata vincitrice del premio per il progetto di conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico.

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